L’Amazzonia brasiliana: il passaporto per un futuro a rischio

Amazzonia, Brasile
Incendi nella foresta amazzonica per destinare il terreno al pascolo. Fonte: Depositphotos

Secondo studi recenti, se la deforestazione dell’Amazzonia (attualmente, circa il 18% della superficie è interessata da questo fenomeno) dovesse arrivare al 22-28%, l’ecosistema andrebbe incontro a un degrado irreversibile e diventerebbe una savana. In questo modo, la foresta perderebbe definitivamente la sua capacità (già ridottasi ampiamente negli ultimi anni) di contrastare il cambiamento climatico, rilasciando piuttosto enormi quantità di CO2 nell’atmosfera. Infatti, la tutela delle foreste (così come di torbiere, praterie e zone umide) è fondamentale perché, immagazzinando anidride carbonica, rallentano gli effetti della crisi climatica.

La foresta amazzonica ha un ruolo chiave e per questo motivo la sua gestione è da anni al centro dell’agenda politica brasiliana. L’urgenza e l’importanza delle questioni ambientali, che si legano strettamente anche alla protezione delle popolazioni originarie che vivono in Brasile, però, si scontrano con il peso degli interessi dell’agroindustria e del settore petrolifero, che invece mettono al centro le proprie priorità economiche.

Mettere a fuoco questi temi è necessario e urgente, tanto più con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali. Il primo turno è previsto per il prossimo 4 ottobre e vedrà come candidati principali l’uscente Luiz Inácio Lula da Silva del Partido dos Trabalhadores e Flávio Bolsonaro (figlio dell’ex presidente Jair, incandidabile perché condannato a 27 anni di carcere per l’assalto al Congresso del 2023, nel tentativo di impedire l’insediamento di Lula).

Un rapido identikit

L’Amazzonia è una foresta tropicale umida che si estende per circa 6,74 milioni di chilometri quadrati, lungo il bacino del Rio delle Amazzoni. Occupa 8 Paesi sudamericani: Bolivia, Perù, Colombia, Venezuela, Guyana, Guyana Francese, Suriname e Brasile. La foresta ospita circa 2.500 alberi e 30.000 specie animali. Si stima che almeno il 10% di tutte le specie animali e vegetali conosciute viva all’interno di questo ecosistema, che è considerato il più variegato al mondo.

La foresta amazzonica contribuisce alla regolazione delle temperature della regione, sostiene i sistemi idrogeologici locali e conserva la biodiversità. Inoltre, ha un ruolo fondamentale nel rallentamento del cambiamento climatico attraverso la fotosintesi, poiché le piante sottraggono anidride carbonica all’atmosfera e la immagazzinano nella biomassa (tronchi, radici, foglie) e nel suolo.

Secondo uno studio pubblicato nell’ambito del progetto Monitoring of the Andean Amazon Project – iniziativa gestita dall’Ong statunitense Amazon Conservation, che si occupa di raccogliere ed elaborare dati sulla foresta amazzonica attraverso l’uso di satelliti e droni – nel 2022 la foresta (nel suo complesso, considerando tutti gli 8 Paesi su cui si estende) conteneva 71,5 miliardi di tonnellate di carbonio (una quantità pari a quasi due anni di emissioni globali di anidride carbonica, secondo i livelli di picco raggiunti nel 2022). In più, tra il 2001 e il 2020, la differenza tra la quantità di carbonio emesso e assorbito dalle piante era pari a 1.700 milioni di tonnellate: in quei vent’anni, l’Amazzonia ha assorbito dall’atmosfera più CO2 di quanta ne rilasciava.

La foresta amazzonica è stata quindi considerata per anni un pozzo di carbonio: assorbendo più CO2 di quanta ne emetteva, contribuiva a rallentare l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera.

Oggi, però, questa funzione è compromessa. In particolare, le zone sudorientali, brasiliane, della foresta sono diventate aree di emissione di grandi quantità di anidride carbonica. Ciò accade soprattutto in luoghi di intensa deforestazione per lo sviluppo di attività agricole e di allevamento e nelle aree interessate da incendi, dove cresce nuova vegetazione che ha maggiore probabilità di tornare a bruciare.

Il Brasile e la tutela della foresta

Tra il 1985 e il 2023, i Paesi amazzonici hanno perso circa 88 milioni di ettari di foresta (circa il 20% della superficie originaria), a causa dell’impatto combinato di più fattori, come deforestazione illegale per lo sfruttamento economico del territorio, incendi e degrado ambientale. Poiché circa il 60% della superficie della foresta è situato in Brasile, questo Stato assume un ruolo centrale nella tutela dell’Amazzonia.

I primi due mandati di Lula (2003-2011) sono stati caratterizzati da una sistematica riduzione della deforestazione, con il raggiungimento nel 2010 del minimo storico (all’epoca) di 7.000 chilometri quadrati deforestati. Questa tendenza è stata radicalmente invertita da Jair Bolsonaro, che durante la sua presidenza (2019-2023) ha fatto registrare un aumento costante delle aree interessate da questa attività, fino a raggiungere un picco di 13.038 chilometri quadrati di foresta abbattuta nel solo 2021, il valore più alto registrato negli ultimi 15 anni.

Nel corso del suo ultimo mandato (iniziato nel 2023), Lula ha riportato l’attenzione sul tema, nominando Maria Osmarina Marina Silva Vaz de Lima come ministra dell’Ambiente. Ambientalista, vincitrice del premio Goldman nel 2010 per il suo impegno contro la deforestazione, aveva già ricoperto la stessa carica tra il 2003 e il 2008, durante la prima presidenza Lula. Il presidente ha anche creato una Segreteria per il clima, l’energia e l’ambiente presso il ministero degli Affari Esteri. Mentre, con una serie di interventi normativi, ha incluso 2,5 milioni di ettari di territorio nelle aree protette, creando o ampliando unità territoriali di conservazione.

Secondo i dati raccolti dall’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais, mettendo a confronto l’area soggetta a deforestazione nel 2022 (ultimo anno del governo di Bolsonaro) con quella interessata dal fenomeno nel 2025, nel corso del mandato di Lula è stata registrata una riduzione complessiva del 50% della deforestazione in Amazzonia e del 32% nel Cerrado. Nel 2025, sono andati persi 5.796 chilometri quadrati, il dato più basso degli ultimi 11 anni.

Ma, nonostante la tutela della foresta amazzonica occupi formalmente un ruolo centrale nell’agenda politica di Lula, molti provvedimenti assunti durante il suo mandato non hanno avuto l’impatto sperato, sia nella gestione dei territori amazzonici che sulla vita delle popolazioni originarie che li abitano. Inoltre, sono spesso stati affiancati da misure che si pongono in netto contrasto con la finalità di tutela dell’ecosistema amazzonico.

Finanziamenti e leggi per contrastare la deforestazione (forse)

Dal 2023, Lula ha tentato di tutelare la foresta soprattutto con provvedimenti di natura istituzionale, calati dall’alto sulla realtà amazzonica.

Con il decreto numero 11.367, firmato l’1 gennaio 2023, il presidente brasiliano ha dato vita a una nuova fase del Plano de Ação para a Prevenção e Controle do Desmatamento na Amazônia Legal (Piano di azione per la prevenzione e il controllo della deforestazione nell’Amazzonia legale), creato nel 2004 durante il suo primo mandato. Lula ha anche istituito una Commissione interministeriale permanente con il compito di sorvegliarne la realizzazione.

Il Piano prevede una serie di misure volte a raggiungere entro il 2030 l’obiettivo “deforestazione zero”. Ciò grazie all’eliminazione della deforestazione illegale e alla piena compensazione degli effetti dell’abbattimento autorizzato di alberi, tramite il rafforzamento della legislazione e degli incentivi economici per la conservazione dell’ecosistema amazzonico.

Il governo brasiliano, inoltre, ha ripristinato il Fundo Amazônia, un organismo istituito nel 2008 e controllato dal Banco Nacional do Desenvolvimento, che raccoglie donazioni provenienti da entità statali e le utilizza per finanziare progetti di prevenzione, monitoraggio e contrasto alla deforestazione. Questo ente era rimasto paralizzato durante il mandato di Bolsonaro a causa dello scioglimento dei comitati responsabili della gestione delle donazioni da parte dell’allora ministro dell’Ambiente, Ricardo Salles.

Allo stesso tempo, però, il governo Lula ha preso decisioni e varato provvedimenti che vanno in direzione di un netto contrasto con queste finalità.

Ad esempio, è stato dato impulso ai lavori di ripristino dell’autostrada BR-319, che collega Manaus, nello stato di Amazonas, alla città di Porto Velho, in quello di Rondônia, attraversando una parte della foresta amazzonica. Questo intervento, secondo le dichiarazioni di Lula, era diretto a promuovere l’espansione delle attività estrattive e di allevamento. Il tutto apparentemente senza considerare i rischi per la salute e la tutela ambientale espressi dalla comunità internazionale e gli stessi obiettivi di preservazione ambientale contenuti nella sua agenda.

Ulteriori criticità riguardano l’entrata in vigore della Lei ordinária 15190/2025, nota come Legge generale per le licenze ambientali. Questa normativa è stata bollata dagli attivisti con il nome di “Legge della devastazione”, poiché introduce delle semplificazioni nella procedura necessaria alle imprese estrattive per chiedere l’autorizzazione a realizzare opere ritenute strategiche dal governo centrale. Il risultato però è dedicare minore attenzione al loro possibile impatto ambientale.

Popolazioni indigene e risorse naturali

Un ruolo fondamentale nel garantire il rispetto e la protezione della foresta amazzonica è svolto dalle popolazioni originarie che la abitano e che adottano stili di vita rispettosi delle risorse naturali a loro disposizione. Il tutto nonostante gli ostacoli derivanti dagli scontri con l’agroindustria e il settore estrattivo e l’altalenante tutela fornita dal governo.

La regione denominata Amazônia Legal (che comprende il territorio degli stati brasiliani di Acre, Amapá, Amazonas, Pará, Rondônia, Roraima, Tocantins, Mato Grosso e parte del Maranhão), è una delle aree con la più alta concentrazione di popolazioni originarie di tutto il Brasile, nonché una zona ricoperta quasi totalmente dalla foresta amazzonica. Secondo i dati del censimento effettuato nel 2022 dall’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística, in Brasile erano presenti 1.693.535 persone che si identificavano come indigene. Il 51,25% di esse (867.919 persone) risiedeva nell’Amazônia Legal.

Nel corso del suo ultimo mandato, Lula ha istituito un ministero dedicato alle popolazioni indigene e ha creato il programma Bolsa Verde, che prevede l’erogazione di un sussidio mensile di 600 reais (circa 100 euro) alle famiglie che risiedono in territori tradizionali, utilizzano in modo sostenibile le risorse naturali e contribuiscono alla protezione del territorio e dell’ambiente. In questo modo, lo Stato ha anche cercato di evitare l’esodo dalle aree rurali verso le città, contrastando la povertà, rafforzando l’economia locale e disincentivando pratiche di deforestazione illegale per destinare il terreno ad attività economiche, come l’allevamento.

Nel 2025 poi, durante la Cop30 tenutasi nella città brasiliana di Belém, la ministra dei popoli indigeni Sonia Guajajara ha sottoscritto un decreto che riconosce quattro nuovi territori indigeni, riconoscendo il ruolo chiave delle popolazioni indigene nella lotta alla deforestazione.

Nonostante ciò, questi popoli continuano a subire le pressioni delle grandi attività produttive e non sempre riescono a difendere i propri territori e le risorse naturali.

Tentativi di lotta al garimpo

Anche il garimpo – l’estrazione non autorizzata di minerali da suolo e acqua da parte di singoli o gruppi di persone che spesso utilizzano prodotti inquinanti come il mercurio – è una delle prime cause di deforestazione, oltre che di contaminazione dei fiumi e intossicazione degli abitanti. Alcune misure hanno attribuito maggiori poteri di intervento alle forze armate e alla polizia federale nei territori indigeni – dove si concentra buona parte delle attività dei garimpeiros – per individuare i responsabili dell’estrazione mineraria illegale.

Secondo il Relatório Anual do Desmatamento no Brasil (Relazione annuale sulla deforestazione in Brasile) pubblicato dalla rete MapBiomas nel 2023, ciò ha determinato una riduzione dei territori interessati dal garimpo. Infatti, mentre nel 2022 (durante il governo Bolsonaro), le attività estrattive illegali occupavano 241.000 ettari (in forte aumento rispetto ai 149.000 del 2018), già dal 2023 il ministero dei Popoli Indigeni ha registrato una riduzione del 36% delle aree coinvolte in questa attività.

I dati però mostrano che il garimpo continua a costituire una minaccia per la tutela dell’Amazzonia.

Ombre petrolifere sulla tutela dell’Amazzonia

Ma soprattutto, Lula ha dimostrato di essere sensibile alle pressioni esercitate dall’industria petrolifera, interessata a esplorare il sottosuolo dei territori circostanti il Rio delle Amazzoni e la sua foce, alla ricerca di nuovi giacimenti. 

Nel 2023, l’Agência Nacional do Petróleo, Gás Natural e Biocombustíveis aveva autorizzato l’esplorazione di 21 nuove aree nel bacino del Rio delle Amazzoni, al fine di individuare nuovi giacimenti di petrolio e gas, stimando la presenza di un potenziale di circa 30 milioni di barili nell’area.

Nel 2025, il Brasile è ufficialmente entrato nell’Opec e, nell’ottobre dello stesso anno, sono state autorizzate perforazioni esplorative nell’area della Foz de Amazonas (la foce del Rio delle Amazzoni), a circa 170 chilometri al largo della costa dello stato di Amapá. L’Observatório do Clima ha definito questa misura un sabotaggio della Cop30, tenutasi proprio a poca distanza.

Nell’agosto 2026, l’azienda petrolifera statale Petrobras ha confermato la scoperta di petrolio nell’area di esplorazione. Lula ha dichiarato che si tratta di un “passaporto per il futuro del Paese” e che i proventi del petrolio saranno utilizzati per creare un fondo per finanziare le misure di adattamento al cambiamento climatico. Un annuncio che appare difficilmente concretizzabile e che presenta una profonda contraddizione: finanziare misure di contenimento degli effetti della crisi climatica con i proventi di attività che contribuiscono a provocarla.

Il ruolo del Congresso e delle autorità statali

Durante il mandato di Lula, ha inciso anche la presenza di un Congresso a maggioranza conservatrice. Fortemente influenzato dagli obiettivi dei grandi attori dell’agroindustria, interessati allo sviluppo di allevamento e agricoltura, l’organo legislativo ha approvato normative i cui effetti rischiano di compromettere gli sforzi dedicati alla lotta contro la deforestazione.

Anche le singole amministrazioni statali contribuiscono a rendere complessa la tutela dell’Amazzonia. Gli stati di Mato Grosso e Rondônia, ad esempio, hanno varato leggi che revocano i benefici fiscali concessi alle aziende che avevano aderito alla moratoria sulla soia. Si trattava di un patto tra industrie del settore, in vigore dal 2006, con il quale esse si impegnavano a non acquistare soia prodotta in aree interessate dalla deforestazione. Nell’agosto 2026, una sentenza del Supremo Tribunal Federal ha stabilito che queste leggi sono compatibili con la Costituzione brasiliana.

In seguito, numerosi grandi gruppi si sono ritirati dall’accordo e, secondo studi effettuati dal Wwf, questo potrebbe determinare 1,4 milioni di ettari di deforestazione aggiuntiva nel prossimo decennio.

Inoltre, è ancora pendente davanti il Supremo Tribunal Federal un processo su una legge approvata dal Congresso nel 2023. La legge seguiva la tesi del marco temporal, una teoria giuridica secondo cui le popolazioni originarie del Brasile potrebbero ottenere il riconoscimento solo dei territori occupati a partire dal 5 ottobre 1988 (data di entrata in vigore della Costituzione federale), senza tenere conto di espulsioni e deportazioni forzate ai loro danni.

Nonostante la previsione più gravosa (l’obbligo di provare l’occupazione dal 1988) sia stata dichiarata incostituzionale, è ancora in sospeso la valutazione di alcuni aspetti legati a eventuali risarcimenti per espropri e l’introduzione di scadenze per presentare la domanda di riconoscimento dei territori.

L’Amazzonia al bivio

Il 4 ottobre 2026 si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane. L’attenzione è focalizzata soprattutto su due candidati: il presidente uscente, Luiz Inácio Lula da Silva, e Flávio Nantes Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, dichiarato ineleggibile fino al 2031 dal Tribunal Superior Eleitoral brasiliano.

La scelta dei cittadini brasiliani tra i due candidati detterà anche le priorità in materia di tutela ambientale. Ci si aspetta che una presidenza Bolsonaro persegua soprattutto gli interessi dell’agroindustria e riporti la deforestazione ad alti livelli. Nel caso in cui invece Lula ottenesse un nuovo mandato, potrebbe proseguire il proprio programma, caratterizzato da interventi istituzionali ma anche da compromessi con le lobby dei settori industriali.

Le conseguenze di questa scelta, inoltre, non saranno limitate allo scenario brasiliano, perché il trattamento che sarà riservato all’Amazzonia avrà ricadute globali sulla gestione delle conseguenze del cambiamento climatico.

 

Fonti e approfondimenti

Al Jazeera, “Brazil’s Supreme Court to weigh cases that could weaken Amazon protections”, 11 agosto 2026.

Azevedo Victoria, “Lula repete pré-sal, chama descoberta de petróleo na Foz do Amazonas de ‘passaporte para o futuro’ e fala em compromisso com meio ambiente”, O Globo, 17 agosto 2026.

Ferrante Lucas. 2024. “A road to the next pandemic: the consequences of Amazon highway BR-319 for planetary health”. The Lancet 8(8).

Instituto Chico Mendes de Conservação da Biodiversidade, “Decretos expandem a proteção ambiental na Amazônia e na Caatinga em 675 mil de hectares”, 08 settembre 2026.

Lacerda Nara, “Boicote ao Fundo Amazônia foi “opção política” da gestão Bolsonaro”, Brasil de Fato, 09 novembre 2022.

MapBiomas. 2023. Relatório Anual do Desmatamento no Brasil.

Magnani Amanda, “New studies portray Amazon as surprisingly resilient, but tipping point looms“, Mongabay, 14 agosto 2026.

Ministério da Ciência, Tecnologia e Inovação, “Dados do PRODES apontam redução no desmatamento na Amazônia e no Cerrado brasileiros”, 3 novembre 2025.

Monitoring of the Andean Amazon Project, “MAAP #144: The Amazon & Climate Change: Carbon Sink vs Carbon Source”, 30 agosto 2021.

Monitoring of the Andean Amazon Project, “MAAP #215: Unprecedented Look at Carbon across the Amazon (part 1)”, 09 agosto 2024.

Portal Amazônia, “Em 2025, desmatamento tem redução de 11,08% na Amazônia”, 01 novembre 2025.

Science Panel for the Amazon. 2025. Amazon Assessment Report 2025 Connectivity of the Amazon for a Living Planet.

Soy Moratorium Portal. Zero deforestation in the Amazon biome.

 

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