La protezione dell’Amazzonia brasiliana: una questione di sicurezza nazionale?

Amazzonia

La protezione della foresta amazzonica e la complessa gestione delle sue immense risorse sono sempre state al centro delle politiche dei governi brasiliani. Nel Paese esiste una netta divisione ideologica tra chi considera la regione amazzonica come un patrimonio mondiale da proteggere e chi, invece, come un’opportunità da sfruttare in favore dello sviluppo economico, spesso sacrificandone l’integrità.

La questione può quindi definirsi politica, dando vita a schieramenti opposti che si alternano al potere e portano a periodi di crescente deforestazione o di efficace contrasto alla colonizzazione della regione. 

Il coinvolgimento dei militari

Il ruolo delle forze armate, protagoniste nella storia del Brasile, assume un particolare rilievo per la questione amazzonica. La visione militare, infatti, si basa su logiche  legate a difesa, strategia e sicurezza nazionale, il che ha spesso portato a una forte colonizzazione della regione, favorendo grandi infrastrutture nel mezzo della foresta e penalizzando ambiente e popolazioni indigene. Nonostante ciò, i militari possono svolgere una funzione importante per la protezione della foresta amazzonica, avendo l’autorità di imporre con la forza leggi ambientali e divieti. Allo stesso tempo, il loro intervento può cadere preda della corruzione, essendo quello dei militari un ambiente di difficile controllo e regolazione. Inoltre, è importante ricordare come l’efficacia del loro contributo dipenda dal lavoro di coordinamento con le altre organizzazioni governative deputate alla protezione della regione.

Il rapporto delle forze armate con l’attuale presidente Bolsonaro è complicato, come dimostrano le recenti dimissioni del ministro della Difesa e dei comandanti dell’esercito, della marina e dell’aviazione. Nonostante questo indebolimento, che indica una crisi interna ai corpi armati legata alle differenze di visione di alcuni generali sull’attuale presidenza, la relazione con Bolsonaro rimane salda.

Il caso Bolsonaro

Dopo aver raggiunto un minimo storico nel 2012, la deforestazione è gradualmente aumentata, accelerando bruscamente dal 2015 ad oggi. Uno degli incrementi più significativi degli ultimi anni è riconducibile proprio a Bolsonaro, presidente del Brasile dal 1° gennaio 2019. Dopo l’entrata in carica dell’attuale presidente, si è registrato un aumento del 34% della deforestazione rispetto all’anno precedente, seguito da un ulteriore incremento del 40% nel 2020

Durante i roghi del 2019 e del 2020, diventati famosi in tutto il mondo grazie all’enorme diffusione sui social delle spaventose immagini provenienti dalla foresta amazzonica, il metodo Bolsonaro è rimasto invariato. I principali ingredienti sono il negazionismo, le accuse rivolte alle ONG ambientaliste di diffondere fake news e la riaffermazione della sovranità nazionale del Brasile sulla questione. 

L’inattività del presidente brasiliano di fronte agli incendi ha portato alla minaccia da parte di alcuni Paesi UE, in primis dal presidente Macron, di non ratificare l’importante accordo commerciale UE-Mercosur. Dopo questa presa di posizione, l’approccio di Bolsonaro sembra essere cambiato. L’immediata conseguenza è stata il massiccio schieramento dell’esercito nella foresta amazzonica a partire da maggio del 2020, con il fine di contrastare i roghi diffusi nella regione.

Sotto Bolsonaro, l’utilizzo delle forze armate è stato aspramente criticato dagli esperti, in quanto ha contribuito allo smantellamento della fitta ed efficace rete di protezione ambientale creata negli ultimi decenni, con la quale il coordinamento è stato completamente assente.

Chi protegge l’Amazzonia? 

Il principale organo che disegna e mette in atto le politiche ambientali in Brasile è il ministero dell’ambiente (MMA), che opera in sette aree tematiche: agenda ambientale urbana, biodiversità, clima e desertificazione, educazione e cittadinanza ambientale, aree protette ed ecoturismo, servizi ambientali e relazioni internazionali. Il Ministério do Meio Ambiente lavora a stretto contatto con una serie di altre organizzazioni, governative e non, che svolgono funzioni più specifiche.

Tra queste c’è l’IBAMA, braccio esecutivo del ministero dell’Ambiente, che svolge la funzione di amministrazione e implementazione delle politiche approvate dal ministero. Gli organi menzionati, assieme all’Istituto Chico Mendes per la conservazione della biodiversità (ICMBio) e la Fondazione Nazionale dell’Indio (FUNAI), fanno parte di uno schema integrato di protezione ambientale che ha dato ottimi risultati nel passato. Tra il 2004 e il 2012, attraverso le stesse istituzioni, l’iniziativa PPCDAM del presidente Luiz Inácio da Silva ha portato a una diminuzione della deforestazione dell’83%, suscitando un considerevole appoggio da parte della comunità internazionale.

L’amministrazione di Bolsonaro ha però innescato uno sconvolgimento di questa efficace rete di protezione ambientale. Tramite tagli al budget, che hanno raggiunto il 25% nel 2020 nel caso dell’IBAMA, e la creazione del nuovo Consiglio Nazionale per l’Amazzonia Legale (CNAL), la cosiddetta PPCDAM è stata definitivamente smantellata. Il CNAL verrà parzialmente finanziato da fondi provenienti dal caso Lava Jato, che saranno quindi allocati alla protezione dell’ambiente.

Il nuovo organismo creato dal presidente lascia però spazio a diversi dubbi, a partire proprio dall’uomo che ne dirige le azioni: Hamilton Mourão. In passato, il generale Mourão ha fatto molto parlare di sé a causa di una dichiarazione pubblica in cui definiva Carlos Alberto Brilhante Ustra un “uomo d’onore”. Ustra fu l’uomo a capo delle politiche di repressione della dittatura (1964-1985), ufficialmente riconosciuto dal sistema giudiziario come “torturatore”. Per quanto riguarda le questioni ambientali, la sua esperienza riguardante si limita all’aver capitanato alcune spedizioni militari nella regione amazzonica.

Secondo João Roberto Martins Filho, professore dell’Universidade Federal de São Carlos specializzato nel ruolo dei militari in Brasile, la ragione dietro la nomina di Mourão e la militarizzazione delle istituzioni nazionali è chiara: mantenere le promesse della campagna elettorale. Compresa una legge mineraria che avrebbe un’influenza negativa sui diritti delle popolazioni indigene, le concessioni ai garimpeiros, minatori “informali” e i progetti riguardanti lo sviluppo di  grandi infrastrutture nella regione. 

La protezione dell’Amazzonia brasiliana: una questione di sicurezza nazionale

Una questione di sicurezza nazionale?

Per comprendere le motivazioni alla base dell’ambientalismo militarizzato di Bolsonaro e Mourão, bisogna fare un salto nel passato.

Data l’enorme importanza strategica della regione amazzonica, derivata in primis dalla quantità di risorse e dalla funzione di polmone verde del pianeta, l’Amazzonia ha sempre attirato un grande interesse sia all’interno che all’esterno del Paese. Diverse sono state le proposte di “internazionalizzare” la regione, trattandosi di un bene comune per tutto il pianeta. La limitazione della sovranità nazionale nei confronti del Brasile e degli altri Paesi della regione non è mai stata accettata. Dal punto di vista giuridico, le ragioni sono chiare: essendo la sovranità nazionale uno degli elementi costitutivi più importanti di uno Stato, essa viene difficilmente sacrificata. 

Quando nel 1989 il presidente francese Mitterand propose “l’internazionalizzazione della foresta” in virtù dell’importanza globale della regione, ci furono tensioni. Temendo una possibile invasione da parte della Francia lanciata dalla Guyana francese, situata al confine nord del Brasile, i militari brasiliani hanno storicamente spinto per una forte presenza nella regione per questioni di difesa. Sempre secondo João Roberto Martins Filho, questa visione sarebbe molto popolare ancora oggi nel mondo militare, e ormai istituzionale, brasiliano. 

I cambiamenti in atto nel sistema internazionale, che vedono una sempre maggior influenza di attori non statali quali le ONG e le multinazionali, hanno coinvolto anche la regione amazzonica. L’ostilità del settore militare brasiliano verso qualsiasi intromissione dall’esterno è stata quindi redirezionata, passando dalla Francia di Mitterand alle ONG internazionali che lavorano per proteggere la foresta.

Quest’ultime darebbero origine alla cosiddetta “minaccia globalista. Secondo i militari, per proteggere la sovranità nazionale del Paese è quindi necessario integrare la regione tramite autostrade, collegamenti e grandi opere, per permettere un’efficiente connessione fino alla frontiera nord del Paese. Da qui deriva il nuovo impulso dato da Bolsonaro a progetti creati durante il periodo della dittatura, come il Plano Calha Norte (PCN) e l’estensione dell’autostrada BR-163. Per finanziare gli ingenti costi, il presidente brasiliano ha allocato circa 40 milioni di dollari al dipartimento PCN del ministero della Difesa .

L’economia al centro

La visione di Bolsonaro riguardante la protezione e lo sfruttamento della regione amazzonica è ben definita. Sia nel bene che nel male, gli interessi di carattere economico sembrano essere gli incentivi più efficaci per spingere il presidente ad agire. In vista del raggiunto accordo sul trattato UE-Mercosur, ma anche della sua mancata ratifica, l’accordo commerciale rappresenta una grande leva che i Paesi europei possono sfruttare a favore della protezione della regione amazzonica.

In questo contesto, il recente annuncio del presidente relativo al ritiro di contingenti militari dalla regione a partire dal 30 aprile difficilmente potrà portare effetti positivi nel caso in cui non venga accompagnato da un’inversione di rotta nella politica ambientalista di Bolsonaro. A partire dalla riallocazione di risorse agli efficaci organismi di protezione ambientale già presenti nel Paese.

 

 

Fonti e approfondimenti

Rhett A. Butler, “Amazon deforestation increases for 13th straight month in Brazil, Mongabay, 09/05/2020.

Rhett A. Butler, Brazil revises deforestation data: Amazon rainforest loss topped 10,000 sq km in 2019 , Mongabay, 10/06/2020.

Giovanna Coi, “Euramérica: le relazioni commerciali tra UE e America latina”, Lo Spiegone, 23/22/2019.

Peter Speetjens, “Long entrenched Brazilian military mindset is key to Amazon policy: Expert, Mongabay, 26/10/2020.

Francesca Rongaroli, “Lo “sviluppo” in Amazzonia, secondo Bolsonaro, Lo Spiegone, 10/03/2019.

Procuradoria da república no distrito federal, “MPF pede afastamento de Ricardo Salles do Ministério do Meio Ambiente por improbidade administrativa, 06/07/2020.

Renata Garcia, “Introduction to IBAMA”, Thebrazilbusiness, 16/05/2015.

Giacomo Zito, Il Brasile del Lava Jato, la storia e le conseguenze”, Lo Spiegone, 21/07/2019.

Conectas Human Rughts, Mourão statement on Ustra.

Aylin Woodward, “Brazil’s new president has started taking steps towards damaging the ‘lungs of the planet”, Business Insider, 05/02/2019.

Jimmy Carillo, “Conoce a los garimpeiros”, Las Rutas del Oro, 23/03/2015.

Chloé Maurel, “Given its rich heritage and its role in regulating the world’s climate, is ‘internationalising’ the Amazon an option?”, Equal Times, 18/12/2019.

Portal Ambiental, “Brasil retira 3 mil 400 militares de la Amazonía”, 10/02/2021.

The Guardian, “Brazil’s Bolsonaro unveils bill to allow commercial mining on indigenous land”, 06/02/2020.

BBC News Mundo, “Bolsonaro: renuncia en bloque la cúpula militar de Brasil por primera vez en la historia por sus desacuerdos con el presidente”, 30/03/2021. 

 

 

Editing a cura di Giulia Lamponi

 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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