America latina e COP26: impegni presi e prospettive per la regione

COP26
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La 26esima Conferenza Delle Parti (COP) si è svolta a Glasgow nelle prime settimane di novembre 2021. I Paesi partecipanti sono stati 197, oltre a numerose organizzazioni private, centri studio sul clima e ricercatori indipendenti. All’interno delle complesse negoziazioni sui trattati per far valere i propri interessi, sia regionali che nazionali, anche l’America latina si è fatta strada per provare a raggiungere i propri obiettivi.

Il mix energetico dell’America latina

L’America latina continua a dipendere eccessivamente da combustibili fossili. Se a livello globale si parla di un 80% del rifornimento energetico derivante da fonti non rinnovabili, nella regione latinoamericana ci si aggira attorno a un 75% di energia primaria di origine fossile

Il mix energetico regionale si differenzia molto a seconda delle risorse e capacità tecniche proprie di ogni Stato, delle politiche energetiche messe in atto e da quanto quest’ultime tengano conto della dimensione ambientale. Da un lato ci sono Paesi come Venezuela, Messico e Brasile che contengono il 90% delle riserve regionali di petrolio. In particolare, il Venezuela detiene le riserve petrolifere più grandi del mondo, ancor più di altri produttori di petrolio come l’Arabia Saudita, l’Iran o l’Iraq. Lo stesso discorso vale per il gas naturale, concentrato per la maggior parte in Venezuela e altri Paesi come il Messico, la Bolivia, Trinidad, Tobago e l’Argentina. 

Dall’altro lato, il grande potenziale rinnovabile dell’America latina, che deriva ancora una volta dalle sue immense risorse, rimane largamente inespresso. Ad oggi, solo il 25% dell’energia deriva da fonti rinnovabili come i bio-combustibili e l’idroelettrico. Alicia Bárcena, la segretaria esecutiva della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), ha più volte sottolineato il potenziale latinoamericano nella produzione di “idrogeno verde”. Quest’ultimo, a differenza del normale idrogeno, viene prodotto grazie all’utilizzo di fonti rinnovabili durante l’elettrolisi dell’acqua.

Come la regione è arrivata alla COP26

Per quanto riguarda i risultati raggiunti prima della Conferenza e il progresso sulla tabella di marcia degli Accordi di Parigi, si possono sottolineare eccezioni sia in positivo che in negativo. La Costa Rica e l’Uruguay sono i due Paesi più orientati alla sostenibilità dell’America latina dal punto di vista ambientale, secondo un indice multidimensionale di América Economía basato su diversi fattori, tra cui emissioni di gas effetto serra, matrice energetica, biodiversità, contaminazione dell’aria e via dicendo.

L’NDC (Nationally Determined Contribution) della Costa Rica, ovvero il piano nazionale per il raggiungimento degli Accordi di Parigi, è uno dei più ambiziosi della regione e prevede una riduzione del 44% delle emissioni di CO2 già per il 2030. Secondo il Climate Action Tracker, è proprio la Costa Rica l’unico Stato delle Americhe il cui sforzo è considerato come “quasi sufficiente” nella lotta al cambio climatico. 

A contrastare gli esempi positivi, ci sono diverse situazioni critiche. C’è innanzitutto il Brasile, di gran lunga il più grande emettitore di CO2 in America latina, che si è distinto negli ultimi anni anche per gli elevati tassi di deforestazione. Il suo potenziale rinnovabile rimane inesplorato per mancanza di investimenti e il settore agricolo, una delle maggiori cause di emissioni di gas effetto serra, è rimasto fuori dall’NDC brasiliano. 

Un altro gigante regionale, il Messico, non è in linea per mantenere le promesse fatte a Parigi. Sotto López Obrador, il Paese si sta spostando verso fonti energetiche come il petrolio. Il governo punta ad aumentare la produzione interna attraverso PEMEX, l’impresa petrolifera nazionale in passato coinvolta in grandi scandali di corruzione.

Il nuovo impulso da Glasgow e il futuro della regione: gli accordi stipulati

Aldilà delle valutazioni sui risultati generali raggiunti durante la COP26, in larga parte negativi o timidamente sufficienti, ci sono alcuni punti positivi da sottolineare per l’America latina. Sebbene non si sia riusciti a mettere tutto nero su bianco nel testo finale della conferenza, non bisogna sottovalutare il potere del dialogo positivo instauratosi su cambiamento climatico e sostegno ai Paesi in via di sviluppo per la transizione energetica.

Il nuovo accordo sulla deforestazione

Il primo grande risultato della COP26 riguardante l’America latina è senza dubbio il nuovo accordo sulla deforestazione. L’impegno è stato dichiarato il 2 novembre e coinvolge ben quattordici Paesi latinoamericani, assieme a un altro centinaio di governi, con il fine di arrestare la deforestazione entro il 2030. L’intesa ricorda la New York Declaration on Forests del 2014, in cui le Nazioni partecipanti avevano promesso di dimezzare la deforestazione entro il 2020, senza però riuscirci. Il nuovo accordo aggiunge la fondamentale firma di Brasile e Russia, Stati chiave per la lotta alla deforestazione.

Dei 19 miliardi di investimenti previsti, sia pubblici che privati, alcuni governi europei assieme agli Stati Uniti hanno promesso di destinare 1.7 miliardi di dollari a popolazioni indigene. Questo fatto riguarda da vicino l’America latina, data la presenza consistente di popoli originari che riceverebbero finanziamenti. I popoli indigeni sono globalmente riconosciuti dalle Nazioni Unite come i più importanti guardiani di risorse naturali come le foreste, svolgendo un ruolo attivo fondamentale per la protezione dell’ambiente. 

La nuova area protetta nelle Galápagos: l’impulso dell’Ecuador

Guillermo Lasso, il presidente dell’Ecuador, ha annunciato l’1 novembre alla Conferenza Delle Parti (COP) l’estensione di 60mila km dell’area protetta delle Galápagos, nell’oceano Pacifico. Si tratta di una misura importante che aumenta di quasi il 50% l’area della zona protetta. 

Il fine è quello di proteggere la biodiversità del luogo e le specie in via d’estinzione grazie al divieto totale della pesca o della pesca con palamito. Il progetto segue l’ambizione del Corridor Marino Del Pacífico Este Tropical (CMAR), una zona protetta integrata di 500mila km quadrati finanziata da Costa Rica, Colombia, Ecuador e Panamá.

Iniziativa AFOLU 2040, un esempio di cooperazione regionale

Presentata durante questa COP, si distingue come particolarmente positiva l’iniziativa AFOLU 2040 “Costruendo Resilienza nella Regione Centroamericana”. Il progetto, iniziato nel 2019 e messo in moto da otto Stati del Centro America insieme alla Repubblica Dominicana, tratta di protezione del territorio e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. 

L’obiettivo è quello di arrivare a gestire dieci milioni di ettari di paesaggio che siano allo stesso tempo produttivi, sostenibili e resilienti al cambio climatico. Ciò significa agire sul territorio con misure come protezione delle foreste, abbassamento dell’impronta ecologica dei sistemi produttivi agricoli, introduzione di pratiche sostenibili nell’agricoltura e creazione di sistemi efficaci di monitoraggio per la mitigazione e adattamento al cambio climatico.

L’accordo non raggiunto per i fondi Loss&Damage

Gli investimenti per fondi Loss&Damage rappresentavano un punto chiave per l’America latina durante le negoziazioni della COP26. Per Loss&Damage si intendono quei fondi stanziati dai Paesi sviluppati per quelli in via di sviluppo, con il fine di risarcirli in quanto vittime delle emissioni di gas effetto serra, prodotte principalmente dagli Stati più ricchi. 

Il meccanismo si basa su un principio fondamentale, ovvero il riconoscimento comune che i Paesi che più emettono CO2 non sono quelli che ne pagano il prezzo più alto. L’America latina conta solo per il 5% delle emissioni globali di gas effetto serra, ma ne subisce in maniera sproporzionata le conseguenze a causa delle sue caratteristiche geografiche, climatiche e di sviluppo.

Il dialogo instauratosi durante la Conferenza di Glasgow è stato positivo, come ha sottolineato Andrea Meza, ministra dell’Ambiente e dell’Energia del Costa Rica, ma i risultati concreti raggiunti non sono stati soddisfacenti. Nonostante le disperate richieste d’aiuto della Guinea, rappresentante delle Nazioni meno sviluppate alla COP26 o l’iconico discorso “sott’acqua” del ministro degli esteri di Tuvalu, nessun accordo ufficiale è stato firmato. Ciò che rimane è l’intenzione di finalizzare la questione con un’intesa durante la prossima COP nel 2022, che dovrebbe tenersi in Egitto.

Le iniziative comuni della 26esima Conferenza Climatica

Oltre alle iniziative sopracitate, alcuni Paesi latinoamericani hanno preso parte anche ad altre iniziative globali della COP26. Brasile e Messico, assieme a più di cento altri Stati, hanno firmato il Global Methane Pledge, che mira a ridurre del 30% le emissioni di gas metano entro il 2030. Il Cile, uno dei leader regionali delle rinnovabili, ha firmato un nuovo impegno per ridurre l’utilizzo di carbone come fonte energetica e sostituirlo gradualmente con energie pulite. 

Nel quadro della Glasgow Declaration on Zero-Emission Cars and Vans, finalizzata a rendere emissioni-zero il settore dei trasporti urbani, alcune città come Bogotà, Cuenca e San Salvador hanno dichiarato la loro intenzione di diventare carbon-neutral per quanto riguarda i trasporti entro il 2035.

Il bilancio parziale sull’accordo

Nonostante la speranza di rivoluzionare l’approccio multilaterale al cambiamento climatico con accordi importanti su target di emissioni CO2 e fondi Loss&Damage sia stata disattesa, alcuni passi positivi per l’America latina sono stati compiuti. Le promesse riguardanti la periodica revisione degli NDCs e l’apertura del dialogo sui fondi Loss&Damage lasciano ben sperare, nel caso in cui vengano finalizzati concretamente già dal prossimo anno. Il tempo a disposizione, però, è ormai molto limitato, come  ha recentemente ricordato l’ultimo rapporto dell’IPCC.

 

 

 

Fonti e approfondimenti

Tagliapietra Simone. L’energia del mondo: geopolitica, sostenibilità, Green New Deal”. Il Mulino, pp.10, 2020

Koop Fermín. “Latin America continues to back fossil fuels despite climate change”. Diálogo Chino, 08/06/2021

Auty Richard. “Sustaining Development in Mineral Economies: The Resource Curse Thesis”. Routledge, 1993 (original copyright 1933)

IILA-CEPAL. “America Latina e Caraibi: la sfida dell’energia”. Collana di studi latinoamericani, 2010

CEPAL. “Latin America and the Caribbean Has All the Right Conditions to Become a Renewable Energy Hub with Great Potential in Green Hydrogen”, 05/06/2021.

CNN World. “Tuvalu minister stands knee-deep in the sea to film COP26 speech to show climate change”, 09/11/2021.

Colombo Andrea. “La protezione dell’Amazzonia: una questione di sicurezza nazionale?”. Lo Spiegone, 02/05/2021

Johnson Keith. “Mexico Tries to Turn Back the Clock on Energy”. Foreign Policy, 04/10/2019

De La Barra Andrés. Ranking latinoamericano de sustentabilidad. América Economía, 01/03/2020

Climate Action Tracker. CAT net zero target evaluation: Costa Rica

Zito Giacomo. Il caso Lava Jato in America latina”. Lo Spiegone, 03/09/2019

Magnolo Francesca. “Le Conferenze sul clima dal 1995 a oggi: verso la COP25”. Lo Spiegone, 23/11/2019.

Krumholtz Michael. “Indigenous groups are the most vital protectors of Latin American forests, per UN report”. Latin America Reports, 29/03/2021

IPCC. “AR6 Climate Change 2021: The Physical Science Basis”.

Alonso Judit. “América Latina y El Caribe en la COP26, entre anuncios y cuestiones pendientes”. DW, 09/11/2021

Rannard Georgina and Gillett Francesca. “COP26: World leaders promise to end deforestation by 2030”. BBC News, 02/11/2021

El Universo. “COP26: Guillermo Lasso ofrece nueva reserva marina en Galápagos a cambio de canje de deuda”, 01/11/2021

UNEP. Climate Initiatives Platform: Central American Integration System Initiative (SICA)

Rowling Megan. “Climate ‘loss and damage’ earns recognition but little action in COP26 deal”. Reuters, 13/11/2021

Global Carbon Atlas 2021

Nemitz Ellen. “Latin America makes important commitments at COP26”. Fair Planet, 09/11/2021.

 

 

Editing a cura di Giulia Lamponi

 

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