L’Altra America: Venezuela

L’anno appena trascorso e gli eventi di questi giorni hanno riconfermato il Venezuela come uno dei protagonisti della sua regione. Attraverso la costante (e preoccupata) osservazione delle organizzazioni internazionali, si è cercato di dare una misura della gravità della crisi; si è guardato da diverse angolazioni all’accentramento di potere di Maduro, alla distorsione delle “dottrine” bolivariana e chavista, agli interessi inevitabilmente legati al possesso e al commercio del petrolio.

Per dare un senso alla complessa evoluzione dell’attualità, però, bisogna prima di tutto tenere conto dei trascorsi storici di questo Paese e di qual è il suo profilo politico ed economico. Ecco quindi che l’Altra America dedica il suo spazio alla República Bolivariana de Venezuela.

Incastonato tra Colombia, Brasile e Guyana, lo Stato federale del Venezuela si colloca nella parte settentrionale del Sud America; il lungo tratto di costa è bagnato dal Mar dei Caraibi e dall’Oceano Atlantico. Dal punto di vista fisico, il territorio è caratterizzato da una porzione di Ande nella parte nord (Cordillera de Mérida) e da due vaste regioni pianeggianti a sud: il bassopiano alluvionale dell’Orinoco (Los Llanos) e l’altopiano della Guayana.

La popolazione presenta uno dei più alti tassi di urbanizzazione del mondo ed è estremamente disuguale sia per distribuzione che per provenienza. Oltre alle migrazioni interne al continente, il Venezuela è stato interessato negli anni del dopoguerra da una consistente immigrazione spagnola, italiana e portoghese. Più ridotte sono le percentuali di afroamericani e amerindi (questi ultimi concentrati nella provincia di Amazonas).

La capitale Caracas (2 milioni di abitanti) è anche il maggiore centro economico, grazie al vertiginoso sviluppo intrapreso nelle decadi passate, la cui ombra è – nonostante tutto – ancora oggi riconoscibile nella selva di grattacieli e nell’imponente rete di autostrade che la collegano con le altre città principali. Anche la rapida espansione di Maracáibo (1,8 milioni) ha fatto leva sui vicini giacimenti petroliferi, nonché sul ruolo delle industrie.

Caracas – vista delle torri del centro Simón Bolívar, famose come “Torres El Silencio”

Cenni storici dall’indipendenza a oggi

Fu lo stesso Simón Bolívar, in qualità di capo rivoluzionario delle forze che spodestarono la dominazione spagnola, a proclamare la nascita del Venezuela come Repubblica e ad assumerne la presidenza nel 1819. Tuttavia, questo non significò la fine degli scontri fra i generali, i grandi proprietari terrieri e gli allevatori. Anzi, proprio queste ostilità determinarono nel 1830 il fallimento della Gran Colombia (l’accorpamento di territori con Colombia, Ecuador e Panama) e il ritorno alla sovranità indipendente. La guida autoritaria di José Paez, se da un lato favorì le oligarchie e il fenomeno del caudillismo, dall’altro permise al Paese di consolidarsi sul piano economico, attraverso la coltivazione e l’esportazione del caffè. L’ascesa dei movimenti liberali, espressione politica dei piccoli e medi proprietari, controbilanciò l’iniziale predominio conservatore

Già allora, le due fazioni politiche si dividevano diametralmente sul tema del federalismo e questo fece scoppiare la sanguinosa guerra civile del 1858-63. Prevalsero i liberali-federalisti, ma verso la fine del secolo tornò ad accentuarsi la tendenza all’autoritarismo.

Nel 1922 furono scoperti enormi giacimenti petroliferi che attirarono consistenti investimenti da parte delle multinazionali, grazie anche al raggiungimento della stabilità politica. Nel giro di pochi anni, il Venezuela diventò il secondo produttore mondiale di petrolio.

La disparità nella distribuzione delle nuove ricchezze e l’opposizione alle politiche dittatoriali diedero impulso alla rivolta del 1945, guidata dal partito progressista Acción Democrática (AD). Ottenuto il suffragio elettorale, si spianò la strada per alcune riforme in ambito agrario e industriale, oltre che per la statalizzazione di buona parte degli introiti petroliferi. Al colpo di stato dei conservatori (1948), ne seguì un altro di matrice opposta (1958) per reinstaurare le elezioni democratiche.

Il colpo di stato del 23/01/1958 depose Pérez Jiménez, riportando le elezioni democratiche che vedranno la vittoria di Betancourt.

Sotto la presidenza di Rómulo Betancourt, venne stipulata la Costituzione del 1961. Per stabilizzare la democrazia si ricorse alla suddivisione dei poteri in esecutivo, legislativo e giudiziario. L’alternanza dei partiti e l’ordine socialdemocratico furono ulteriormente consolidati con l’accordo tra AD e i Cristiano-Democratici: il patto di Punto Fijo. Dopo alcuni anni di boom economico, il Venezuela risentì pesantemente del crollo del prezzo internazionale del petrolio.

Nel 1998 fu eletto presidente Hugo Chávez – che sei anni prima aveva tentato di imporsi con un golpe. Chávez non perse tempo nella messa in atto della sua Revolución pacífica: destituì i giudici corrotti e sospese i poteri del Congresso. L’anno successivo, una nuova Costituzione proclamò la nascita della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che sancì un notevole accentramento di potere nelle mani del presidente (fu soppresso il Senato) e il totale controllo da parte dello Stato delle risorse petrolifere.

Un colpo di stato di sole 48 ore destituì il leader populista nel 2002. Tornato al potere, Chávez riuscì a riconquistare il pieno appoggio delle classi povere, grazie a un notevole ampliamento delle riforme – il “Progetto socialista di trasformazione radicale” – e al suo grande carisma. Dopo il trionfo elettorale del 2006, lanciò un nuovo piano di nazionalizzazioni del campo energetico e delle telecomunicazioni, mirato a finanziare i programmi di spesa sociale. Il referendum del 2009 ha abrogato il limite di rielezione alla carica di presidente. Giunto ormai al suo quarto mandato, Chávez morì nel 2013, anno in cui gli successe il suo vice Nicolás Maduro.

Il murales rappresenta tre personaggi chiave della storia venezuelana: Maduro, Bolívar, Chávez

Il Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) continuò a detenere un forte consenso, seppur attraverso fasi di instabilità e di violenza. Mentre le condizioni economiche del Paese peggioravano, il governo inaspriva le misure di repressione nei confronti delle opposizioni antichavistasNonostante tutti i provvedimenti e le misure di razionamento, la situazione è precipitata tra il 2016 e il 2017: alcuni dei sintomi più visibili sono l’impennata dell’inflazione, l’irreperibilità dei generi di prima necessità e un grave aumento del tasso di criminalità. Quando i deputati dell’opposizione votarono la messa in stato d’accusa di Maduro – ritenendolo responsabile della tragica crisi umanitaria del Paese – il Tribunale Supremo esautorò il Parlamento, assegnando di fatto tutti i poteri al capo di Stato. Lo scorso maggio, con il Venezuela sull’orlo di una guerra civile, Maduro è stato rieletto da una schiacciante maggioranza, con molte polemiche.

Politica estera

Il governo Maduro porta avanti la retorica di Chávez sia nella trasformazione radicale del suo Paese (il controllo dello Stato si è progressivamente esteso a tutti i settori considerati strategici), sia nell’allineamento regionale con gli altri rappresentanti del “Socialismo del XXI secolo”. Sono da interpretare in questo senso la creazione dell’ALBA e l’impegno per l’istituzione di UNASUR. Il Venezuela ha inoltre lanciato l’iniziativa PetroCaribe, basata su rapporti commerciali con molti Stati dell’America Centrale.

La Repubblica Bolivariana mantiene uno stretto legame con Cuba ed eccellenti rapporti con Bolivia e Nicaragua, mentre quelli con Colombia ed Ecuador sono complessi e altalenanti. Le relazioni con Argentina e Brasile, un tempo ottime, si sono fortemente deteriorate per via della “svolta a destra” dei nuovi governi.

Il confronto con gli USA ha raggiunto toni estremamente critici. Di conseguenza, il Venezuela si è mosso nella direzione di alleanze politico-commerciali con potenze di altri continenti, quali Iran, Russia e Turchia. Il rapporto con la Cina è in continua ascesa: Pechino è già diventata il secondo partner commerciale di Caracas.

Economia

Dall’inizio del secolo scorso, il petrolio ha monopolizzato l’economia venezuelana, a discapito della crescita sotto tutti gli altri punti di vista. La raffinazione rimane un’attività rilevante, ma la maggior parte delle esportazioni avvengono allo stato di greggio.

Chávez visita uno degli stabilimenti petroliferi PDVSA

Il Venezuela potrebbe contare anche su altre risorse energetiche e minerarie (gas, ferro, bauxite, oro, diamanti), nonché su un notevole potenziale idrico. L’agricoltura e l’allevamento soffrono ancora oggi dei problemi strutturali derivati dallo schema coloniale, e restano settori a scarsissima capitalizzazione. Limitato è anche lo sviluppo industriale, se si eccettuano il settore petrolchimico e quello metallurgico.

Come si è visto, la politica economica del Venezuela è consistita per molte decadi in campagne di espropri e nazionalizzazioni. Il dirigismo statale si nota anche nell’applicazione del tasso di cambio controllato, fattore che – in combinazione con la grave dipendenza del Paese dall’esportazione del petrolio – è stato causa determinante della recessione attuale.

Ordinamento dello Stato e bandiera

Il Venezuela è una Repubblica presidenziale, in cui le elezioni politiche si svolgono ogni sei anni. Il capo dello Stato viene scelto tramite elezione diretta e ha la possibilità di ripresentarsi per un numero indefinito di mandati (a seguito del già citato referendum del 2009). Sempre il presidente nomina il vicepresidente e stabilisce la dimensione e la composizione del governo. L’Assemblea Nazionale (una forma di Parlamento unicamerale) si riunisce periodicamente, ma è stata progressivamente esautorata dalle competenze decisionali.

La più recente modifica della bandiera è avvenuta nel 2006, per volontà di Chávez: al tricolore a bande orizzontali è stata aggiunta una stella, l’ottava, come simbolo della provincia di Guayana Esequiba (in disputa con il confinante Stato della Guyana). Le sette stelle della versione originaria, che risale al 1836, rappresentano le sette province che appoggiarono la rivoluzione. Riguardo ai colori, le interpretazioni variano: una vede il giallo come il colore dell’America latina, il rosso quello della Spagna e il blu come l’Oceano che le separa.

Fonti e approfondimenti:

Zanatta Loris, “Storia dell’America Latina contemporanea”, Editori Laterza, 2010

Panorama, “Il Venezuela: la storia in foto dagli Spagnoli a Maduro” (1498-2017), 01/08/2017 https://www.panorama.it/news/esteri/venezuela-storia-foto-spagnoli-maduro/

Info Mercati Esteri, http://www.infomercatiesteri.it/politica_economica.php?id_paesi=56, 01/02/2017

BBC News, “New Venezuela flag divides nation” 13/03/2006 http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/4800202.stm

Lo Spiegone, “Sempre più grave il tracollo del Venezuela, ora l’Ecuador abbandona l’ALBA”, 04/09/2018 https://lospiegone.com/2018/09/04/crisi-del-venezuela-ecuador-abbandona-alba/

Lo Spiegone, “Maduro vince le elezioni, le opposizioni non riconoscono i risultati”, 21/05/2018 https://lospiegone.com/2018/05/21/maduro-vince-le-elezioni-le-opposizioni-denunciano-brogli/

Lo Spiegone, ““La crisi venezuelana è colpa di Chavez”: intervista a Loris Zanatta sulle elezioni in Venezuela” 15/10/2017 https://lospiegone.com/2017/10/15/la-crisi-venezuelana-e-colpa-di-chavez-intervista-a-loris-zanatta-sulle-elezioni-in-venezuela/

Nueva Sociedad, “Leer el chavismo” 03-04/2017 http://nuso.org/articulo/leer-el-chavismo/

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