Lavoratori stranieri in Cina: la sottile linea tra legalità ed illegalità

Il caso della Mclver, insegnante di origine canadese che ha ricevuto una “pena amministrativa” per aver lavorato illegalmente in Cina, ha fatto fa risaltare il mercato illegale dell’insegnamento inglese nel Paese di Mezzo. In Cina la domanda di mercato per gli insegnanti di inglese madrelingua è molto alta ma, allo stesso tempo, è molto facile cadere in un’occupazione illegale.

Non sono solo le scuole che non possono offrire visti di lavoro adeguati per gli insegnanti a spingerli all’illegalità, ma anche il fatto che le loro qualifiche non soddisfano i requisiti di visto di lavoro della Cina. Stranieri facilmente accolti in scuole cinesi si espongono così, spesso consapevolmente, al rischio di essere multati, detenuti o deportati.

Un ambiente politico opaco e monopartitico

La giovane canadese Sarah McIver il 19 dicembre 2018 ha ricevuto la pena per “lavoro illegale” ed è potuta tornare in Canada solo dopo 10 giorni di detenzione. Secondo il National Post, la ragazza avrebbe riferito di aver insegnato in Cina per diversi mesi prima della sua detenzione, dopo che i funzionari della scuola l’avevano trasferita in un istituto di una città diversa da quella in cui era stata inizialmente assunta e quindi diversa da quella segnata sul suo visto. Probabilmente a causa di questa irregolarità, la giovane è stata accusata dal Governo cinese di lavorare illegalmente, tenuta a saldare un’indennità ed espulsa dal Paese dopo un arresto di più di dieci giorni.

Il suo caso è stato sotto i riflettori non solo per le manovre eccessive del Partito agli occhi occidentali, ma anche per via della recente saga diplomatica tra Pechino e Ottawa. Infatti McIver, dopo l’ex diplomatico canadese Michael Kovrig e l’imprenditore Michael Spavor, è la terza canadese detenuta in seguito all’arresto del 1° dicembre a Vancouver di Meng Wanzhou, il capo dell’ufficio finanziario di Huawei. Il CFO (Chief Financial Officer) è stato rilasciato su cauzione ma, in quanto figlia del fondatore di una delle aziende tecnologiche più importanti della Cina, ha scatenato la rabbia dei suoi connazionali e molti hanno interpretato queste detenzioni come una mossa politicamente orchestrata.

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Crediti foto: Sarah Mazzetti

I casi hanno lasciato traumatizzati i membri della famiglia della giovane e hanno causato ondate di shock alla comunità di diplomatici stranieri, consulenti aziendali, giornalisti, lavoratori con e senza scopo di lucro. Non è sempre rassicurante operare in un ambiente politico opaco e monopartitico come quello della Cina in cui ogni attività, dai consulenti aziendali agli operatori umanitari, può essere interpretata come raccolta di informazioni.

Allo stesso tempo, le leggi cinesi sono redatte con un linguaggio nebuloso che dà alle autorità un’ampia libertà di decidere cosa sia accettabile e improvvisamente cambiare rotta. Il confine della legge in Cina è piuttosto confuso ed è difficile dire che un’azione sia legale o illegale nella pratica, specialmente nel codice civile e nella pratica del diritto economico – contrariamente alla legge sul crimine violento che viene applicata rigorosamente.

Consigli di sopravvivenza per vivere in Cina          

I consigli di chi ha già vissuto in Cina non si limitano a “non indicare con le bacchette”, “non regalare orologi o fiori bianchi”, “sentiti libero di contrattare ogni prezzo” o “non ti soffiare il naso a tavola”. Sono consigli culturali divertenti e sicuramente utili ma è bene anche informarsi sulla prassi da seguire per avere le carte in regola per lavorare in Cina.

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Per insegnare in Cina legalmente, il candidato deve essere nativo nella lingua che insegna, avere una laurea, almeno due anni di esperienza di insegnamento o un certificato di insegnamento riconosciuto a livello internazionale. Quindi, ad esempio, gli insegnanti madrelingua che hanno conseguito una laurea in insegnamento e una licenza dal loro governo nazionale e gli insegnanti che hanno una laurea in insegnamento dell’inglese come lingua straniera, sono stati formati in ESL (English as a Second Language) e possiedono un certificato linguistico TEFL (Teaching English as a Foreign Language) o CELTA (Certificate in English Language Teaching to Adults) hanno il diritto di insegnare (inglese in questo caso). Inoltre, i candidati devono ottenere un “certificato per stranieri” (外国专家证, wàiguó zhuānjiā zhèng) e devono essere in buona salute e non avere precedenti penali.

Gli istituti scolastici e le scuole devono invece possedere le qualifiche corrette per assumere insegnanti stranieri certificati, autorizzazione acquisita attraverso la registrazione presso gli Uffici di stranieri esperti e il superamento dell’ispezione annuale. Inoltre, è lo stesso istituto che è tenuto ad avviare le pratiche per richiedere il visto lavorativo del candidato (外国人员就业证, wàiguó rényuán jiùyè zhèng).

Secondo la Legge sull’immigrazione del 2013, i datori di lavoro possono essere multati fino a 100.000 yuan, più di 13.000€, per ogni straniero impiegato illegalmente, mentre gli stranieri che lavorano illegalmente possono essere multati tra 5.000 yuan (€651 ca.) e 20.000 yuan (€2600 ca.), detenuti tra cinque e quindici giorni e per poi essere espulsi.

Illegale è normale

Malgrado gli alti rischi, il lavoro illegale in Cina è una realtà. La storia di Mclver non è un caso isolato e può rappresentare il destino di tantissimi stranieri che, consapevolmente o meno, infrangono la legge cinese rientrando in una realtà grigia a rischio di indagini con leggi vaghe e potenti. Sono tre i fattori che spingono lo straniero che sbarca in Cina all’illegale.

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Prima di tutto non tutti gli istituti sono idonei ad assumere lavoratori stranieri e optano per ingaggiarli illegalmente per risparmiare tempo e denaro, a rischio più o meno basso – almeno per loro. A Pechino ad esempio, secondo l’Ufficio degli esperti stranieri comunale, ci sono circa 500 scuole e centri di formazione qualificati all’assunzione di insegnanti stranieri. Tuttavia, le scuole e centri di formazione in città sono più di 7000. Questo meccanismo aumenta di conseguenza la domanda di insegnanti del “mercato nero”.

In secondo luogo è sempre più complesso ottenere un visto per lavorare in Cina, quindi l’illegalità diventa un compromesso “temporaneo”. Sono tanti i casi di persone che sbarcano nella terra del Dragone con un visto turistico per cercare lavoro o un visto da studente per frequentare un’università, ma guadagnare qualcosa con un lavoretto parallelo.

Infine, gli stranieri bianchi rispondono alle esigenze del mercato dell’insegnamento di inglese. Molte istituzioni educative cinesi (e anche alcune università) assumono insegnanti stranieri senza qualifiche di insegnamento purché abbiano una faccia straniera. È facile avere già dalla prima settimana in Cina un paio di contatti su WeChat – piattaforma messaggistica simile a WhatsApp – che insistono perché tu faccia parte della loro scuola. Le condizioni? Contratto probabilmente fittizio e rischi amministrativi ma una remunerazione alta (150-300 yuan/h per le lezioni private, nonché €20-40, e dai 6000 ai 16000 yuan/mese per 38 ore alla settimana, equivalenti a 800-2000€ /mese) che fa gola anche a chi già possiede un lavoro con un visto in regola.

Fonti e approfondimenti

XINHUA, “New law targets foreigners’ illegal presence”, 30/06/2012, http://www.chinadaily.com.cn/china/2012-06/30/content_15539201.htm

HAUGEN Heidi Østbø, “Destination China: The Country Adjusts to its New Migration Reality”, Migration Policy, 4/03/2015, https://www.migrationpolicy.org/article/destination-china-country-adjusts-its-new-migration-reality

BLATCHFORD Andy, “If China is scrutinizing Canadians’ visas, then the feds should let people know: MP”, The Canadian Press, 19/12/2018, https://globalnews.ca/news/4779460/third-canadian-detained-china-otoole/

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