Il caso Lava Jato in America latina

Continua il ciclo di approfondimenti sul caso Lava Jato. Dopo aver conosciuto, in ampi termini, la storia dello scandalo e aver conosciuto gli attori implicati in Brasile, in questo articolo descriveremo un approfondimento sulle conseguenze che il caso ha portato per tutto il continente. Per farlo, abbiamo scelto di analizzare alcuni casi emblematici, ovvero quelli di Perù, Colombia e Messico. Prima di arrivare a ciò, abbiamo ritenuto necessario soffermarci su alcuni degli attori principali che hanno fatto in modo che emergesse come questa opera di corruzione si fosse ramificata in tutto il continente, ancora prima delle indagini ufficiali. Prima delle investigazioni delle varie fiscalías (organi indipendenti del potere giuridico statale), a muovere significativi passi in avanti sono stati alcuni gruppi di giornalisti i quali, attraverso una collaborazione capillare, sono riusciti a velocizzare e ampliare le indagini, arrivando a diventare loro stessi testimoni e interlocutori nei processi.

Nuove forme di giornalismo collaborativo

I primi giornalisti a fiutare l’importanza dello scandalo e le sue possibili ramificazioni sono stati tre peruviani: Gustavo Gorriti e Romina Mella di “IDL-Reporteros” e Milagros Salazar di “Convoca”. Dalle loro indagini, svolte con l’aiuto di alcuni colleghi brasiliani e di altri Paesi dell’America latina, si sono venuti a scoprire gli interessi di numerosi personaggi di spicco della politica latinoamericana, principalmente peruviani. In realtà, sin dalle prime storie pubblicate nel 2011, “IDL-Reporteros” già aveva sollevato dei dubbi riguardo la trasparenza dell’operato di Odebrecht in Perù e, una volta scoppiato il caso Lava Jato in Brasile nel 2014, aveva da subito compreso l’importanza di ampliare le inchieste in tutto il continente.

Con diversi scopi e modalità, i tre giornalisti (membri dell’ICIJ, il consorzio internazionale di giornalisti investigativi) hanno fondato due diversi gruppi con il fine di agevolare lo scambio di informazioni tra colleghi di differenti Paesi del continente. Se quello di Gorriti, definito dallo stesso una “militia”, si basava solo sulla necessità di collaborazione e di condivisione, il gruppo di Milagros Salazar arrivò alla creazione di un’unica piattaforma, “Investiga Lava Jato”, in cui tutti i collaboratori erano liberi di pubblicare e di condividere le informazioni. A oggi, “Investiga Lava Jato” è la migliore piattaforma per approfondire in maniera intuitiva la portata degli affari illeciti della Odebrecht. Il risultato più importante di questo lavoro di gruppo (composto da una ventina di giornalisti provenienti da 11 Paesi diversi) è stata la realizzazione diVia Sobrecosto”. Entrambi i gruppi, guidati da Gorriti e Salazar, si sono trovati a collaborare in un nuovo progetto promosso dall’ICIJ che ha portato alla luce un ulteriore scoop che potrebbe portare all’avvio di nuove indagini sempre legate al caso Odebrecht.

Per quanto riguarda i Paesi più colpiti da Lava Jato, oltre al Brasile, è necessario considerare Argentina, Colombia, Repubblica Dominicana, Panama e Perù. Con ciò non si vuole affermare che questi siano i Paesi dove sono stati “investiti” più soldi per le tangenti ma quelli dove gli scandali hanno rivelato maggiori collusioni tra le ditte incriminate e uomini della politica locale. Nel caso del Venezuela, ad esempio, questa proporzione tra ampiezza dello scandalo e valore delle tangenti non viene rispettata, in quanto nel Paese le indagini sono state bloccate sul nascere. Per questo si è preferito concentrarsi su alcuni esempi già citati proprio per vedere come è evoluta la vicenda a seconda dei diversi livelli di collusione con il mondo politico e imprenditoriale.

Il Perù

L’analisi dei casi chiave non può prescindere dal Perù, il Paese che ha vissuto più drammi dall’inizio della vicenda. Ad oggi è l’unico Paese in cui tutti gli ex presidenti ancora in vita sono indagati o in carcere preventivo. Le indagini della magistratura hanno svelato come tutti i governi, a partire dal 2001, siano interessati da questo scandalo e le conseguenze sono state enormi. Alejandro Toledo (presidente dal 2001 al 2006) si è rifugiato negli USA e sta affrontando una causa per l’estradizione; Ollanta Humala (2011-2016) sta affrontando un processo con sua moglie Nadine Heredia, e i due rischiano rispettivamente 20 e 26 anni di carcere; l’amatissimo Alan García (1985-1990, 2006-2011) che cercò asilo in Uruguay (rifiutato) decise di suicidarsi lo scorso aprile nel momento in cui la polizia era andata ad arrestarlo. Nel 2018, l’allora neo-eletto presidente Pedro Pablo Kuczynski rinunciò al suo incarico a causa delle indagini nei suoi confronti per delle presunte tangenti ricevute quando era ministro dell’economia del governo Toledo. Ora si trova agli arresti domiciliari a scontare tre anni di carcere preventivo.

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Alejandro Toledo ai DAVOS nel 2003. Fonte: Wikimedia Commons

Oltre a tutti gli ex presidenti, altri importanti nomi legati allo scandalo sono quelli di Keiko Fujimori (figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori) condannata a tre anni di carcere preventivo, e quelli di vari ex sindaci della città di Lima (come Susana Villarán) oltre che ex ministri ed ex vice-ministri. Tra i progetti per cui si è indagato, si annoverano la costruzione della Linea 1 della metropolitana di Lima e di numerose autostrade, tra cui la “Vía de Evitamiento en el Cuzco”.

La Colombia

In Colombia, a differenza di altri Paesi, il caso è strettamente legato solo ed esclusivamente alla Odebrecht. La ditta brasiliana ha cominciato a lavorare nel Paese circa 25 anni fa. Da allora, attraverso partecipazioni azionarie e conglomerati, ha contribuito alla realizzazione di decine di opere pubbliche nel Paese. La fiscalía colombiana, per ora, sta indagando solo su cinque dei numerosi appalti, sui quali non si hanno ancora numeri certi per il valore delle tangenti. I casi più eclatanti, su cui si è concentrata l’attenzione dei media, sono quelli legati alla realizzazione del secondo tratto della “Ruta del Sol”, un’autostrada lunga più di mille chilometri che collegherà Bogotà alla costa settentrionale del Paese, e l’ampliamento della strada “Ocaña – Gamarra”. Dalle indagini sono sorti i primi arresti che hanno portato a sette condanne, mentre almeno altre 12 persone sono indagate. Si tratta principalmente di congresistas (parlamentari), impresari e persone legate all’affidamento dei contratti per le opere pubbliche. Tra questi, spicca un personaggio in particolare, l’ex parlamentare Otto Nicolás Bula, considerato il più importante “ventilatore” di informazioni. Alcuni degli imputati (tra cui due ministri) sono oltretutto strettamente legati all’ex presidente Juan Manuel Santos, il che non esclude un suo possibile coinvolgimento nel giro di corruzione.

Si è voluto scrivere della Colombia in quanto è l’esempio più evidente di come non sia funzionato il coordinamento tra i vari organi che stanno portando avanti le indagini in tutta l’America latina. In Colombia, sin dal 2010, erano state aperte delle indagini sul caso della Ruta del Sol ma si è dovuto aspettare fino al 2017 prima di vedere concretizzarsi le investigazioni. In quei sette anni, come denuncia Colombiacheck – membro del sopraccitato gruppo “Investiga Lava Jato” – , le indagini sono state insabbiate per mancanza di prove e, presumibilmente, per mancanza di interesse. Ancora adesso gli organi interessati faticano a determinare alcuni movimenti illegali a causa della mancanza di collaborazione. La stessa fiscalía colombiana sta lavorando solo su prove e documenti che è riuscita ad ottenere per proprio conto, senza che provenisse alcun aiuto da parte di enti esterni.

Il Messico

Il terzo e ultimo caso è quello del Messico, uno dei Paesi in cui l’apparato politico, almeno finora, non sembra essere coinvolto nel giro di affari della Odebrecht. Nonostante le reiterate accuse dell’attuale presidente AMLO nei confronti del suo predecessore, per il momento gli indagati rimangono pochi e relegati all’azienda petrolifera più importante del Paese, la Petróleos Mexicanos (Pemex). Le indagini riguardano due casi in particolare: da una parte la vendita da parte di Pemex di gas naturale all’azienda brasiliana a un prezzo del 60% inferiore rispetto a quello di mercato, dall’altra l’acquisto da parte di PEMEX di una fabbrica di fertilizzanti a un costo sproporzionato rispetto al prezzo stimato dal governo federale. Il motivo dell’accusa risiede nel fatto che l’azienda che ha beneficiato per la vendita della fabbrica, l’AHMSA (Alto Hornos de México), avrebbe trasferito, un mese dopo, 3 milioni 700 mila dollari a una firma offshore della Odebrecht dalla quale, secondo le rivelazioni di “Quinto Elemento Lab”, nell’agosto del 2017 sarebbero usciti 5 milioni di dollari destinati alla Zecapan SA, la offshore dove sarebbero depositate le tangenti destinate a Emilio Lozoya Austin, ex direttore generale della Pemex.

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Emilio Lozoya. Fonte: Wikimedia Commons

Al momento sono quasi due mesi che Lozoya sta sfuggendo a un mandato di arresto nei suoi confronti. Ora, i media messicani sono molto fiduciosi del fatto che, se si dovesse interrogare Lozoya, si potrebbero scoprire nuove rivelazioni sul caso. Il Messico, infatti, è il caso esemplare per capire come, ancora oggi, il caso Odebrecht continui a sconvolgere la politica e l’opinione pubblica del continente.

Fonti e approfondimenti

El ‘nodobrecht’ colombiano, Colombiacheck

Óscar Castilla C, Jonathan Castro, Elizabeth Salazar, Ernesto Cabral, Jason Martínez e Iván Cortez, La lista negra del Caso Lava Jato, OjoPúblico, attualizzato al 28/02/2018

Catalina Lobo-Guerrero, How Lava Jato Brought Together Latin America’s Investigative Journalists, Global Investigative Journalism Network, 14/08/2019

Investiga Lava Jato

Quinto Elemento Lab

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