Elezioni generali in Perù: un panorama complesso di programmi e candidati

Foto di Lanz - Wikimedia - CC BY-SA 2.0

Questa domenica, 11 aprile, il Perù torna alle urne per rinnovare le cariche del presidente della Repubblica, di 130 parlamentari dell’Assemblea unicamerale del Paese e di cinque rappresentanti del Parlamento Andino. Le intenzioni di voto vedono ai primi posti Yonhy Lescano Ancieta di Acción Popular (lo stesso partito che ha prevalso alle parlamentarie del 2020) e altri quattro candidati, tra cui l’ex calciatore George Forsyth e Keiko Fujimori. Secondo i sondaggi, si trovano mediamente tutti tra il 16% e l’8 delle preferenze, per questo è difficile che qualcuno riesca a vincere al primo turno: è quasi certo che si dovrà passare al secondo.

I cittadini chiamati alle urne sono poco più di 25 milioni, il 18% dei quali alla loro prima votazione generale. È un numero notevole di nuovi elettori e per la prima volta comprende anche i neo-diciottenni, che potranno recarsi alle urne anche se festeggiano il compleanno il giorno stesso del voto. 

Il candidato di punta

In testa a qualsiasi sondaggio, anche se di pochi punti percentuali, è Acción Popular. Il suo candidato, Yonhy Lescano Ancieta, secondo ogni scenario, è anche il favorito per il secondo turno e, quindi, quello che diverrà più probabilmente il nuovo presidente della Repubblica del Perù. Acción Popular è tra le formazioni politiche più longeve nella storia del Paese. Fondato nel 1956, è il partito che per più tempo e per più volte ha occupato la presidenza del Perù. Al suo interno presenta numerose fazioni ed è infatti una formazione di difficile posizionamento politico:  la duttilità del partito gli ha permesso, nel corso della sua storia, di appoggiare coalizioni politiche sia di destra che di sinistra.  Alle ultime elezioni generali, nel 2016, era la sesta forza politica. Nel corso dei successivi quattro anni, ha ottenuto sempre più consensi fino a diventare il partito più votato alle parlamentarie del 2020, aumentando le preferenze del 73%. 

La dottrina politica acciopopulista

La sua dottrina ideologica prende il nome di “Acciopopulismo” (una fusione di “azione” e “populismo”) ed è simile a molte dottrine neoliberali, anche se presenta alcune peculiarità. Secondo l’Acciopopulismo lo stato si deve limitare a regolare e incentivare l’impresa privata, seppur puntando a uno sviluppo il più possibile sostenibile. Uno dei suoi massimi pensatori, Fernando Belaúnde Terry, ha definito l’Acciopopulismo come la dottrina della tradizione nazionale del Perù, sintetizzata nel motto “Perù come dottrina”. Al centro del pensiero acciopopulista c’è la ricerca di una conciliazione tra un umanesimo occidentale riformulato e le idee e le pratiche del passato andino. Lo scopo è quello di raggiungere una sintesi che sia propria del Perù. 

All’interno della dottrina politica, quindi, confluiscono temi del comunismo peruviano e del movimento indigenista, sintetizzati in una definizione nazionalista, rivoluzionaria ma anche democratica. In merito al termine “rivoluzionario” bisogna però aggiungere che non si intende una rivoluzione socialista, ma una continua spinta per il cambiamento nelle strutture sociali e culturali. La forza del partito risiede quindi nella sua capacità di conciliare visioni diverse in una dottrina politica apparentemente coesa. Tra gli altri punti di forza del partito, c’è il fatto di essere tra i meno colpiti dagli scandali di corruzione che hanno devastato la credibilità dei peruviani nella propria classe politica degli ultimi cinque anni.

Storia dell’ultima legislatura

La storia dell’ultima legislatura peruviana inizia con l’elezione a presidente della Repubblica di Pedro Pablo Kuczynski, costretto a dimettersi due anni dopo per lo scoppio in Perù del caso Lava Jato, in cui lui stesso si era trovato coinvolto. A prendere il suo posto è stato il suo vice, Martín Vizcarra. Questi si era presentato al popolo come un uomo lontano dai giochi politici, pronto a mettersi in gioco per proporre un progetto di riforme strutturali e costituzionali per cambiare il sistema politico peruviano, rendendolo più resiliente alla corruzione. Contro di lui si mosse compatta una buona fetta del Parlamento, capitanato dal partito più forte della minoranza, Fuerza Popular di Keiko Fujimori.

Figlia dell’ex dittatore del Perù e tra le figure politiche più influenti del Paese, la stessa Fujimori è stata vittima di scandali legati alla corruzione e alla compravendita di voti. Arrestata, è stata dimessa a pochi mesi dalle elezioni e, nonostante si continui a investigare su di lei per reati come riciclaggio di denaro e ostruzione alla giustizia, corre per queste elezioni con una buona chance di superare il primo turno. La base di potere di Fujimori risiede in un elettorato molto fedele, pronto a sostenerla soprattutto perché vede in lei l’unica leader capace di far ripartire la stagnante economia del Paese. Il suo partito, Fuerza Popular, è tra i favoriti per andare al ballottaggio. 

L’unico partito di sinistra

Subito dietro, nelle percentuali delle preferenze, c’è un altra delle candidate già presenti nella scorsa elezione: Verónika Mendoza. Presentandosi con il Frente Amplio por Justicia, Vida y Libertad, nel 2016 riuscì a ottenere il terzo risultato migliore per percentuale di preferenze e il secondo per numero di parlamentari nel Congresso. A queste elezioni si presenta invece con un nuovo partito, Juntos por el Perú, una coalizione di movimenti sociali e vari partiti della sinistra peruviana. Di stampo apertamente socialista e femminista, è uno tra i pochi partiti che spinge per la formulazione di una nuova Costituzione per il Perù affinché diventi più democratica e inclusiva. Il suo piano di governo si concentra molto sull’implementazione del welfare statale, a favore della fortificazione del sistema sanitario e dell’educazione pubblica.

I “rottamati”

L’ex presidente Vizcarra, da “uomo del popolo” amato e supportato, ha visto la sua popolarità calare drasticamente negli ultimi mesi. Aveva raggiunto il suo apice nel 2019 quando si era fatto promotore di una delle riforme più imponenti del sistema politico e istituzionale del Perù dai tempi della nuova Costituzione, varata dall’ex dittatore Alberto Fujimori nel 1993. Dopo essersi presentato come la vittima di un “golpe” parlamentare che lo ha costretto alle dimissioni, è stato coinvolto nello scandalo “vacunagate (“vacuna”, in spagnolo, significa vaccino). Ora è interdetto dalle cariche pubbliche, rischia di rimanerlo per i prossimi 10 anni e gli è stato vietato di lasciare il Paese.

Il partito per cui era candidato, Somos Perú, è ora dato sotto la soglia di sbarramento. Ma quello di Vizcarra non è l’unico partito presente nella scorsa legislatura che rimane sotto il 5%, segno di come una gran parte del Paese voglia attuare un cambio di rotta decisivo nell’attuale classe politica. Con molta probabilità, non riusciranno a ottenere un seggio nemmeno il Frente Amplio (coalizione di movimenti di sinistra, nel 2016 terzo partito per numero di preferenze) e il Partido Morado (formazione sorta nel 2017 di cui fa parte l’attuale presidente Francisco Sagasti). Secondo le intenzioni di voto, invece, avrebbero guadagnato la fiducia dell’elettorato peruviano due “nuove” formazioni politiche: il partito di destra Renovación Popular, guidato da Rafael López Aliaga, e il centrista Victoria Nacional. Insieme al fujimorista Fuerza Popular e a Juntos por el Perú, questi due partiti si contendono il secondo posto per il ballottaggio.

Le “novità”: il milionario fondamentalista cristiano

Renovación Popular (RP) è di corrente conservatrice, rientra nella galassia dei partiti populisti di destra ed è fortemente anticomunista, crede nella decentralizzazione dei poteri e basa i suoi valori sul fondamentalismo cristiano. Il suo candidato, Aliaga, viene definito da El País come “un milionario celibe legato all’Opus Dei che promette di combattere il ‘nuovo ordine marxista’”. Aliaga è stato anche cliente della Mossack Fonseca, la firma panamense al centro dello scandalo Panama Papers. In un’inchiesta raccolta da IDL-Reporteros, i giornalisti hanno scoperto che, grazie alla consulenza della ditta, l’attuale candidato avrebbe imbrogliato un suo ex socio d’affari falsificando un documento per ottenere il controllo di una società. Così come con Fujimori, Aliaga deve le ragioni del suo successo al fatto che i peruviani credono possa dare un forte impulso all’economia nazionale. La sua proposta in economia e il suo progetto di decentralizzazione dei poteri statali hanno giocato un ruolo centrale in favore della loro proposta agli elettori.

Nonostante si presenti con un nome nuovo, Renovación Popular è in realtà il diretto successore di Solidaridad Nacional, partito che si presentò alle scorse presidenziali con il candidato Hernando Guerra García. Il cambio di nome potrebbe essere legato anche al fatto che l’imprenditore, a queste elezioni, ha deciso di cambiare formazione per presentarsi tra le fila di Fuerza Popular.

La “novità”: i centristi

Il partito Victoria Nacional, anch’esso conservatore ma con posizioni più liberali e posizionato al centro dello spettro politico parlamentare, ha invece puntato su proposte come il cambio della Costituzione e la lotta contro la corruzioneIl suo candidato presidente è l’ex calciatore venezuelano (ma figlio di un diplomatico peruviano) George Forsyth. L’interesse di Forsyth si è rivolto sin dall’inizio verso quel 18% di neo-elettori desiderosi, in maggioranza, di una svolta radicale nel sistema politico del Paese. Con un programma molto attento all’abbandono scolastico dei più giovani, punta al desiderio di rinnovamento delle nuove generazioni e si fa portavoce di un sentimento di antipolitica molto forte nel Paese. Nonostante agli esordi avesse raccolto quasi il 20% di preferenze, ora si ferma intorno al 10%, ma comunque tra i favoriti per il passaggio al ballottaggio.

Fonti e approfondimenti:

Programma elettorale: 

 

Ipsos Perù, El Comercio, Simulacro de voto urbano rural, marzo 2021

Ipsos Perù, El Comercio, Intención de voto y situación política, marzo 2021

Redazione, Elecciones 2021: revisa aquí los perfiles de los candidatos presidenciales, Andina.pe, attualizzato allo 07/04/2021

Política LR, Subcomisión aprueba inhabilitar a Vizcarra por 10 años para cargos públicos, La República, 31/03/2021

Sandra Alvarado, George Forsyth vuelve a liderar la intención de voto de los jóvenes con 13%, Gestión, attualizzato al 25/03/2021

Carlos Fernando Castañeda Castro, Pensamiento político de Acción Popular

Accion Popular: pensamiento politico, Politikaperu

Gustavo Gorriti e Rosa Laura, López Aliaga y los Panama Papers, IDL-Reporteros, 31/03/2021

María Isabel Álvarez, Caso Keiko Fujimori: los procesos pendientes ante la fiscalía, El Comercio, 27/01/2021

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