Chi combatte in Siria?

Dopo cinque anni di conflitto siriano bisogna fare chiarezza su quali siano le fazioni in lotta nel paese per capire gli eventuali sviluppi che seguiranno la tregua in vigore dalla mezzanotte del 28 febbraio. La galassia dei gruppi armati è complessa ma può essere semplificata molto tenendo a mente le grandi fratture che dividono le parti.In questo semplice schema spieghiamo come sono divisi i gruppi attivi nel conflitto.

Alla divisione più intuitiva tra laici, religiosi e fondamentalisti religiosi va infatti sommata la divisione religiosa interna tra musulmani sciiti e musulmani sunniti. La popolazione siriana è in maggioranza sunnita ma la minoranza sciita, pur rappresentando solo il 12% della popolazione, possiede la quasi totalità del potere politico e militare. Per dovere di precisione va detto che quelli che nel linguaggio comune chiamiamo sciiti siriani sono in realtà musulmani alawiti, una corrente minoritaria e spesso malvista dello sciismo. La minoranza è coesa e strettamente legata al governo degli Al-Assad, la frattura tra esercito regolare e ribelli è quindi resa ancora più grave dalla divisione religiosa e dallo squilibrio di potere.

Altra linea di frattura tra i gruppi è l’atteggiamento verso la cosiddetta ideologia Ba’ath, caratterizzante del governo Al-Assad e condivisa nella storia ad esempio da Saddam Hussein. Si basa sul nazionalismo arabo e desidera inseguire l’ideale della riunificazione della nazione araba attraverso la cooperazione di “partiti progressisti rivoluzionari” nei singoli paesi. È un’ideologia laica, parzialmente socialista e focalizzata sulla modernizzazione del Medio Oriente, posizione che spesso mette in contrasto i suoi sostenitori con chi desidera che lo stato si basi sul diritto islamico.

Gruppo importantissimo nel conflitto è l’insieme delle milizie curde. Parte del popolo curdo abita infatti nel nord della Siria, oltre che in Turchia, Iraq, Iran e Armenia. Storicamente i curdi hanno subito continue discriminazioni se non veri e propri tentativi di sterminio da parte del governo siriano, che non li ha mai riconosciuti nonostante rappresentino l’11% della popolazione del paese. Questi gruppi vedono quindi nella guerra civile l’occasione di fondare un proprio stato, capace di garantirne l’autonomia, fondato sull’ideale politico del confederalismo democratico.

Questi sono i grandi gruppi in lotta, divisi al loro interno in moltissimi partiti, milizie e brigate.

  • Forze Governative. Sono le forze leali al governo di Assad, formate dall’esercito regolare e da brigate spinte da ideologie che spaziano dal panarabismo al ba’athismo fino al marxismo. Filo conduttore che lega tutte le parti è il desiderio di vedere la Siria rimanere uno stato laico, con qualche divisione tra chi preme per elezioni democratiche e chi per la permanenza al potere della dinastia Al-Assad.
  • Opposizione, spesso definiti “ribelli”. Sono uniti dall’opposizione al governo ma sono eterogenei. Il gruppo principale è l’Esercito Libero Siriano, laico ma in lotta in quanto oppositore dell’ideologia Ba’ath, alleato alle altre forze sunnite, spesso definite “Fronte Islamico”, che sono favorevoli ad uno stato più religioso e conservatore.
  • Islamisti Radicali. In lotta l’uno con l’altro anche se entrambi gruppi jihadisti volenterosi di una Siria fondamentalista, sia il gruppo Stato Islamico che Al-Nusra derivano da Al-Quaida. La spaccatura deriva dalla separazione dell’ISIS dall’organizzazione originaria dovuta alle sue mire globali di restaurazione del califfato, mentre Al-Nusra pur nascendone all’esterno ha giurato fedeltà ad Al-Quaida.
  • Forze curde. Sono spinti dalla volontà di garantire l’autonomia della minoranza come parte del progetto nazionale più ampio di tutta la popolazione curda. Si oppongono al regime di Al-Assad ma il loro impegno più urgente è difendere il loro territorio nel nord del paese dalle mire dei gruppi fondamentalisti. Ne fanno parte infatti anche le brigate YPG e YPJ, famose per aver difeso la città di Kobane dall’ISIS.

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