Niente di nuovo (o quasi) sul fronte occidentale

Le primarie americane sono rimaste più o meno uguali a come le avevamo lasciate nei nostri ultimi appuntamenti con Bernie Sanders e con i risultati di un lontano SuperTuesday. In queste ultime settimane non c’è stato nessuno scossone e tutto è, più o meno, ormai indirizzato. Adesso si aprono nuove sfide e nuovi scenari.

Repubblicani

Tra le file del Great Old Party la candidatura di Donald Trump ha preso il volo, proprio martedì ha vinto in 5 Stati distanziando di molto i suoi rivali. Il tycoon ha detto di sentirsi il candidato repubblicano. In questo momento Trump ha 400 delegati in più del suo avversario più vicino, Ted Cruz. Trump ha incominciato a comportarsi da candidato presidente e ha iniziato la sua campagna contro la Clinton, la sua quasi certa avversaria.

 

Donald_Trump_(8567813820)_(2)

Ieri Trump ha tenuto un discorso in cui ha descritto le linee guida della sua politica estera nel caso in cui diventasse presidente. I temi chiave sono fondamentalmente tre:

  1. Rifare l’America grande come un tempo: è anche il motto della sua campagna (Make America great again) e in politica estera questo si concretizzerebbero in isolazionismo. Trump sogna degli Stati Uniti che si preoccupino solo di se stessi e puntino tutte le proprie energie al proprio interno. In un mondo totalmente connesso e interdipendente, questa sembra l’ennesima trovata politica costruita per toccare i cuori dei campagnoli che, nel cuore degli Stati Uniti, vorrebbero ancora vivere nel 1915. Ha condannato le guerre in Iraq e ha detto che gli alleati dovrebbero imparare a difendersi da soli.
  2. Riallacciare le amicizie con la Russia e la Cina: Trump parla di riallacciare i rapporti con i due paesi stranieri, come se dovesse convincere tre vecchi amici a fare pace, senza minimamente rendersi conto di cosa voglia dire. Il secondo fatto è che manca di coerenza, nella prima parte della conferenza ha parlato di stringere i rapporti e poi ha parlato di imporre la volontà americana a tutti con la forza.
  3. Eliminare ogni politica fatta da Obama: Il cuore della politica estera sarebbe, alla fine, distruggere tutte le decisioni prese da Obama. Si è detto pronto a stracciare i trattati commerciali che Obama ha sponsorizzato (TTIP E TPP), e ha aggiunto che non si farà trattare come l’attuale presidente accetta di fare.

cruzccc

Tutti lo hanno attaccato dopo questo discorso. Lindey Graham, senatrice repubblicana del Sud Carolina, ha affermato che Reagan si sta rigirando nella tomba. La senatrice americana rispecchia perfettamente il pensiero del partito Repubblicano, proprio per questo sono arrivate due notizie importanti nel partito. La prima è l’annuncio di Cruz e Kasich di fare di tutto per opporsi a Trump e questo porterà ad una desistenza. Cruz non correrà in Indiana e Kasich non correrà in Oregon e New Mexico. La seconda notizia invece è un intervista di Paul Ryan, ex candidato vice presidente di Mitt Romney, in cui afferma che se si arriverà ad una convention aperta, Trump dovrà accettare qualsiasi cosa si deciderà, velando una minaccia.

Democratici

jfjafa

Hillary Clinton ha vinto 4 stati su 5, lasciando a Bernie Sanders solo il piccolo Rhode Island. Le chance di vittoria del senatore del Vermont sono crollate, lui ha detto che continuerà fino alla convention ma inizierà a licenziare parte dei suoi impiegati, dato che non è più sostenibile. Questo gesto è  l’unico segno di resa del senatore. Adesso parte la corsa a chi sarà il vice presidente della Clinton. Vi presentiamo i nomi dei più papabili:

Elizabeth_Warren_CFPB.jpg
Elizabeth Warren

Elizabeth Warren: è la candidata dell’estrema sinistra, permetterebbe di riportare sotto la Clinton tutti gli elettori dei Sanders che non vorrebbero votare l’ex First Lady. Il punto problematico è che tra la Clinton e la Warren, usando un eufemismo, non corre buon sangue.

thomas perez
Thomas Perez

Thomas Perez: è il ministro del Lavoro del secondo governo Obama, è un cattolico cubano e questo aiuterebbe molto sul grado di appeal tra i latini, nel caso in cui il candidato repubblicano, chiunque esso sia, scelga un latino, per esempio Marco Rubio, come vice presidente, la sua candidatura potrebbe diventare molto interessante.

Julian Castro
Julian Castro

Julian Castro: è il candidato latino, con la C e la L maiuscola, del partito democratico. Un’icona di giustizia e uguaglianza, è molto apprezzato. Alcuni dicono che sarà il protagonista delle prossime elezioni presidenziali. Il suo nome è molto più forte di Perez. C’è il rischio che il vice-presidente annebbi la candidata alla presidenza e questo Hilary non lo può permettere.

deval patrick
Deval Patrick

Deval Patrick: è il governatore del Massachusetts ed è afro-americano, permetterebbe di avvicinarsi ad un’altra minoranza. Il lato negativo è che non influenza uno swing State (stato in bilico), il Massachusetts è democratico da prima che esistessero i democratici, e il fatto che sia afro-americano potrebbe non servire data la popolarità della Clinton tra i neri.

sherrod brown
Sherrod Brown

Sherrod Brown: è un bianco, senatore dell’Ohio, questo è il suo grande lato positivo. Infatti in America si dice “dove va l’Ohio va la nazione”. Un punto negativo potrebbe essere che se Brown si ritira dal Senato il suo posto sarà preso da un repubblicano e potrebbe essere un duro colpo per i Democratici.

Tim Kaine
Tim Kaine

Tim Kaine: anche lui è un bianco ed è il senatore della Virginia. Parla fluentemente spagnolo, è molto carismatico e potrebbe pesare in uno stato in bilico. Il suo problema è la sua storia. Viene descritto come molto moderato ed è troppo vicino alla finanza, condanna che già pesa su la Clinton

amy Klobuchar
Amy Klobuchar

Amy Klobuchar: è una donna e renderebbe realtà la possibilità di avere presidente e vice presidente donna. I media la dipingono come una donna estremamente simpatica. Il suo problema è che è la senatrice del Minnesota, uno stato molto democratico, dunque la sua candidatura non sarebbe di peso.

mark warner
Max Warner

Max Warner: è un altro senatore della Virginia molto, molto progressista. Garantirebbe un aiuto decisivo in uno Stato in bilico e anche una mano a portare gli elettori di Sanders a votare.

Vi è inoltre la possibilità che Bernie Sanders diventi il vice-presidente della Clinton. Questo è uno scenario che è molto improbabile adesso, accadrà solo nel caso in cui la Clinton sarà così in difficoltà da aver bisogno di aiuto da sinistra. La (quasi) candidata alla presidenza adesso inizierà seriamente a ragionare sul suo vice-presidente, ma sono molte le variabili che dovrà soppesare.

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...