Alla Russia interessa ancora l’Ucraina?

Mentre venti di guerra soffiano dal Medio Oriente e aria di terrore stagna sopra l’Europa per la minaccia terroristica, nessuno guarda a Est dove ancora non è sopita e risolta la questione ucraina. È passato molto tempo da quando tutti i giornali ospitavano nelle loro prime pagine foto e racconti di piazza Maidan, della Crimea e del Donbass. La Russia è diventata protagonista in Medio Oriente e alcuni si chiedono se ancora nutra degli interessi sull’Ucraina.

La risposta al dubbio è, senza ombra di dubbio, “sì”. La realtà però è sempre più complessa di quanto vorremmo che fosse e Putin sa che in questo momento non può manifestare le proprie mosse in tutti i quadranti geografici. Cerchiamo di capire l’attuale situazione del confronto Russia Ucraina e di quanto è importante per la situazione politica di tutto lo spazio post-sovietico a contatto con l’Europa.

Ucraina, scontri a kiev

La situazione attuale in Ucraina è quella di una guerra silenziosa, nel Donbass ancora si scavano trincee, ancora ci sono leggere schermaglie e si vive in una nebbia di guerra pronta a riesplodere. Un clima che potrebbe essere quasi definito da guerra fredda.

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La posizione della Russia è chiara ed è stata sancita nel discorso del primo gennaio del Presidente. Putin ha affermato che fino a che la Nato non smetterà di ammassare forze, rinnovare armamenti e dimostrarne il potenziale ai confini russi, tutto questo sarà considerato una minaccia alla sicurezza.

La posizione della NATO non si è fatta aspettare e le parole del segretario generale Stoltenberg hanno definito la Russia una competitor con cui la NATO è pronta a competere in ogni campo.

Russian President Putin during his meeting with Armenian President Sarksyan in Yerevan

La flessibilità è sempre stato l’elemento caratteristico dei rapporti internazionali tra la Russia e i suoi alleati della zona post sovietica. Negli ultimi decenni infatti abbiamo assistito a rapporti flessibili che tendevano ad essere più o meno calorosi in base alle necessità dei due paesi.

La flessibilità in questo caso è stata rappresentata per anni dalla capacità di oscillare tra la Free Trade Zone con la Russia e il processo di avvicinamento all’Europa. Quando i due processi sono evoluti e hanno mostrato la propria natura inconciliabile tutto il castello di carta è crollato.

Dopo l’occupazione della Crimea e la crisi del Donbass questa situazione è diventata ancora evidente. In Ucraina si sono  formate delle istituzioni che sono totalmente anti-russe. Adesso la situazione si fa molto complessa. Il Parlamento è ormai diviso in due ali. I “falchi” che sono estremamente avversi a Putin e le “colombe” che sono disposte solo ad una pace. Non è presente nessuna parte di elite vicina alla Russia e i rapporti sono gravemente compromessi.

La Russia è uscita gravemente ferita da questa situazione e ha paura che questa situazione possa ripetersi in due paesi chiave per la sua politica internazionale: la Bielorussia e il Kazakhistan.

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La garanzia che la Russia non avrebbe mai usato la forza contro uno di questi tre paesi era contenuta nel Memorandum di Budapest. L’accordo dice espressamente che in cambio della partecipazione al Trattato di non Proliferazione Nucleare dei tre paesi, la Russia si impegna a non violare mai i confini delle tre repubbliche.

Con l’invasione della Crimea questo accordo è diventato carta straccia e molte parti della società delle due Ex Repubbliche Sovietiche si sono preoccupate. La minaccia è diventata molto credibile e la flessibilità si sta incominciando a contrarre. I due regimi autoritari sono molto esposti da molte parti.

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La Bielorussia è conosciuta come l’autocrazia più longeva del mondo. Proprio come l’Ucraina vive di grandi rapporti commerciali e demografici con la Russia. Negli anni precedenti alla crisi Ucraina, il regime aveva scelto di puntare esclusivamente su questi rapporti. L’invasione della Crimea ha messo il paese in difficoltà. Lukashenko ha dovuto riallacciare con velocità i rapporti con l’Occidente per potersi garantire un piano B. La paura c’è nella società, la Bielorussia rimane l’unico paese che ha ancora la piena sovranità territoriale nelle ex Repubbliche sovietiche europee, ma sanno che questo sarà vero se continuerà la flessibilità.

Lukashenko ha dovuto affrontare grandi critiche ed è stato costretto a indire elezioni, poi vinte con l’80% dei voti. Questo è stato fatto per cercare di liberare la situazione sul fronte occidentale e interno. La Russia fa pressioni molto forti e per questo il regime ha dovuto imporre la visione di Mosca sull’Ucraina.

Il Kazakhistan è un altro stato in grande difficoltà e di grande importanza per Putin. La maggior parte delle relazioni economiche russe sono legate alla repubblica sovietica del presidente Nazarbayev. Il regime ha sempre avuto un comportamento doppio sull’Ucraina, nonostante abbia sempre negato alla Russia la possibilità di far partire mezzi dal suo territorio, porta avanti la visione russa sulla vicenda. In questo scenario il paese si ritrova paralizzato e il suo presidente è preoccupato.

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Putin sta studiando nuove soluzioni per tutti e tre i paesi, ha mantenuto la linea dura fino ad oggi e ha capito che questa non paga. Il gioco negli Stati vicino alla Russia sta diventando sempre più difficile e importante. Le finanze russe non sono floride in questo momento e le misure economiche europee sono state sanguinose.

Tutti i problemi che vivono e si sviluppano in questi paesi per la Russia trovano la propria soluzione in Ucraina. Se Putin riuscirà a risolvere il problema senza sembrare debole, senza distruggere tutto e riuscendo a dividere la , allora anche gli altri due paesi continueranno a stargli accanto.

Approfondimenti:

http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/russia-eurasia/putins-russia-really-back-rapporto-ispi-15515

http://www.ispionline.it/articoli/articolo/russia-eurasia-europa-global-governance/la-nato-mostra-i-muscoli-alla-russia-ma-attenzione-non-dimenticarsi-del-mediterraneo-15248

 

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