Tassazione e multinazionali: il caso Apple

A fine settembre la Commissione per la Concorrenza europea, capitanata dalla Commissaria Margrethe Vestager, ha annunciato un provvedimento (non una multa, come ha precisato la stessa Vestager) contro Apple. Il colosso di Cupertino dovrà infatti versare nelle casse irlandesi ben 13 miliardi di euro (più interessi) per tasse non pagate.

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Margrethe Vestager

L’obbligo sancito dalla Commissione europea è il più aspro che sia mai stata previsto. Tuttavia, Apple non è la prima multinazionale che subisce questo tipo di provvedimenti dall’UE: in particolare ricordiamo i casi di Starbucks in Olanda e della Fiat in Lussemburgo  (la giustizia europea ancora sta valutando i dossier), o ancora i controlli dell’Antitrust su presunte agevolazioni fiscali per Amazon e McDonald’s concesse sempre da quest’ultimo Paese. Parlando di provvedimenti già sanciti, fino ad oggi quello più oneroso era stato rivolta al colosso dell’energia francese Edf, costretto a versare ben 1,37 miliardi nelle casse francesi perché accusato di aver beneficiato di un regime fiscale favorevole.

Ora, il trattamento fiscale delle multinazionali, in particolari di colossi mondiali come quelli precedentemente citati, è una materia di aspro dibattito. Il dilemma fondamentale che si pone riguardo a tale questione è se sia giusto che i Paesi attraggano le multinazionali con regimi fiscali accomodanti, garantendo al Paese investimenti diretti esteri, questo porta posti di lavoro, soldi e nuove conoscenze, ma spesso anche sfruttamento. Oppure se sia più corretto tassare questi colossi con le aliquote già stabilite per le altre aziende, avendo sì delle entrate fiscali molto significative, ma rischiando di far fuggire la multinazionale nei paesi in cui la legislazione è più morbida e accomodante (comportamento che caratterizza un’azienda come multinazionale).

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Tom Cook

Parlando del caso Apple, l’Amministratore delegato Timothy Cook  si è detto molto rammaricato per la decisione della Commissione europea. Nella lettera aperta alla comunità Apple europea ha dapprima ricordato quanto Apple avesse fatto per l’Irlanda, in particolare per la città di Cork (sede centrale di Apple in Europa) dagli anni ’80 in poi, i posti di lavoro che la società ha creato nei paesi europei (1,5 milioni secondo Cook), nonché l’aiuto che fornisce alle piccole-medie aziende tutti i giorni. Cook ha poi concluso la lettera lanciando un monito a tutte l’Unione Europea: la sanzione (qualora fosse confermata dal ricorso che sia Apple che l’Irlanda vogliono effettuare presso la Corte di Giustizia europea) sicuramente avrà effetti molto negativi per Apple, ma ciò produrrà ancora più drastiche conseguenze per gli investimenti in tutta Europa, poiché qualunque azienda, sempre secondo Cook, correrebbe improvvisamente il rischio di vedersi tassata in base a leggi mai esistite.

Nello specifico, la Commissione europea per la concorrenza sostiene che Apple sin dalla suo stabilimento in terra irlandese abbia approfittato di un regime fiscale decisamente favorevole in cambio di posti di lavoro. Secondo l’indagine, Apple ha affidato il mercato europeo a due sue controllate, ossia Apple Sales International e Apple Operations Europe (che hanno appunto sede in Irlanda): i profitti realizzati da Apple, secondo la Commissione, venivano tassati ad un’aliquota effettiva (sui suoi utili europei ) dell’1% nel 2003 e dello 0,005% nel 2014, rispetto al 12,5% che invece viene richiesto alle altre aziende. Poiché per la legislazione internazionale i profitti di un’azienda vanno tassati dove l’azienda crea valore, ecco che Apple può pagare le tasse sugli utili (e quindi su tutte le vendite che avvengono in tutti i paesi europei) in Irlanda, senza commettere alcun illecito.

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Il punto fondamentale della vicenda è che l’Unione Europea, non prevedendo un’unione fiscale oltre a quella monetaria, non potrebbe sanzionare Apple costringendola a pagare le tasse non corrisposte: ogni Stato membro ha una propria legislazione fiscale, su cui l’Unione non può intervenire. Quest’ultima pertanto può obbligare al risarcimento delle tasse esclusivamente perché gli aiuti di stato del governo irlandese dal 1993 al 2015 (non sin dall’insediamento di Apple in Irlanda perché la Commissione può indagare solo a partire da dieci anni prima dell’anno in cui è stata aperto il dossier, ossia 2003)  ad Apple sono stati considerati  tali da aver alterato la concorrenza, poiché ha permesso alla casa di Cupertino di non pagare tasse su quasi tutte le vendite effettuate, ponendosi quindi in una posizione di vantaggio sulle concorrenti.

Ci si potrebbe chiedere perché l’Irlanda non sia soddisfatta di riceve ben 13 miliardi (più interessi), tuttavia la risposta è stata già fornita precedentemente: in cambio di un regime fiscale accomodante, Apple ha contribuito in modo significativo alla ripresa economica dell’Irlanda con la creazione di più di 5.000 posti di lavoro e garantendo investimenti consistenti per tutta l’isola. A preoccupare ulteriormente il governo irlandese è l’annuncio della Commissione europea di un controllo anche per Google e McDonald’s che hanno in Irlanda la sede centrale per il mercato europeo. Il governo, che basa il suo modello di sviluppo proprio sulla ricezione degli investimenti diretti esteri grazie alla sua condizione di “paradiso fiscale”, vede la possibilità di perdere la principale fonte di reddito.

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L’annuncio della Commissione europea ha sancito un precedente non indifferente in materia di tassazione delle imprese multinazionali: dovremo aspettare ora il parere della Corte di Giustizia europea e le relative reazione delle altre compagnie. Certo è che la Commissaria Vestager non sembra intenzionata a smettere le sue indagini. Sarebbe, però, interessante capire se questi atti vengano effettuati come ponte per costituire un’unione fiscale o semplicemente per tentare di rafforzare la credibilità dell’Unione agli occhi dei cittadini, in particolare dopo la Brexit.

Fonti:

http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2016/08/30/commissione-irlanda-vantaggi-fiscali-illegali-fino-miliardi-per-apple_VXYA0K1E7jWIuFRz3soOwJ.html?refresh_ce

http://www.lettera43.it/politica/vestager-la-donna-incubo-delle-multinazionali_43675258419.htm

http://whttp://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/09/11/apple-scontri-unione-europea-083321

ww.lastampa.it/2016/08/30/economia/dallue-maximulta-da-miliardi-a-apple-9Eh1MANcWGGvzUN8FsH0tN/pagina.html

http://www.lastampa.it/2016/08/30/economia/domande-e-rispostetutto-quello-che-c-da-sapere-sulla-multa-a-apple-Lb70vGowBdXapQktIPmLTK/pagina.html

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