Gli insediamenti nella West Bank: la risoluzione

Dopo aver ricordato la storia degli insediamenti israeliani nella West Bank, ci concentriamo sulla risoluzione che ha creato il caos nelle relazioni tra Israele e USA. Riassumiamo gli eventi che hanno portato alla crisi, analizziamo il testo della risoluzioni,  confrontandola con le precedenti risoluzioni, e le conseguenze politiche che ha portato.

Il 23 dicembre al Consiglio di Sicurezza è stata presentata da 4 paesi (Nuova Zelanda, Malesia, Venezuela e Senegal) la risoluzione 2334 (2016) sulla questione degli insediamenti israeliani nella West Bank. Questa non è una novità, atti giuridici sulla Palestina vengono presentati al Consiglio di Sicurezza con una certa frequenza soprattutto da paesi arabi o vicini all’ Autorità Palestinese. La risoluzione è stata scritta dall’Egitto, un paese terzo, ma poi presentata da altri 4 membri del Consiglio, come vuole la consuetudine.

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La scintilla che ha fatto esplodere la situazione è stata la votazione su questa risoluzione che non ha seguito le classiche linee guida storiche. Di fatti tutte le risoluzioni che toccano Israele sono sempre state accompagnate dal veto degli Stati Uniti d’America, che essendo un membro permanente del Consiglio, blocca totalmente l’iter della risoluzione. Questa volta invece gli USA si sono astenuti dal voto e di conseguenza la Risoluzione è passata con 9 voti favorevoli e 6 astenuti.

Andiamo adesso ad analizzare la risoluzione ( Il cui testo integrale potete leggere qui). Nei primi due paragrafi si legge la determinazione con cui il Consiglio di Sicurezza ha attaccato il comportamento di Israele, che viene chiamato forza occupante e gli insediamenti vengono definiti come “acquisizione di territori con la forza”. Termini molto decisi e rari per il Consiglio di Sicurezza che ci ha abituato a temi pacati, a volte eufemistici.

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Testo della risoluzione 2334 (2016)

La risoluzione continua affermando che gli insediamenti sono un tentativo di alterazione demografica e culturale dello Stato di Palestina, affermando, con sottigliezza, che il governo è alla base della politica degli insediamenti in un tentativo di annacquamento del sentimento nazionale palestinese. Inoltre definisce gli insediamenti un elemento molto pericoloso per la soluzione del conflitto con due stati democratici.

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Testo della risoluzione 2334 (2016)

Il Consiglio di Sicurezza continua a sottolineare quello che era già stato affermato in precedenza portando avanti l’idea di due nazioni divise. La soluzione a due stati è sempre stata la più equilibrata per l’ONU, nella quale si prevede la nascita di due stati:  uno israeliano e uno palestinese dotati di esclusiva sovranità. Questa soluzione è sempre stata combattuta dallo stato di Israele che non accetta di lasciare una parte di quello che considera suo territorio e ha sempre proposto la soluzione a uno stato. 

La risoluzione 2334 continua su questa linea di condanna a Israele in tutto il testo, ricordando solo in minima parte le responsabilità che anche i palestinesi hanno. Questo comportamento è totalmente sorprendente soprattutto se analizziamo le altre risoluzioni che sono state votate e approvate dal Consiglio di Sicurezza sull’argomento. La più famosa è la risoluzione 242 del 1967 (il cui testo potete trovare qui) in cui per la prima volta l’ONU ha abbracciato la soluzione a due stati. Anche solo dai termini si capisce che l’atteggiamento è totalmente differente. Israele non viene definita forza occupante e le due parti in conflitto sono considerate quasi alla pari, interpretando anche la presenza palestinese come occupazione del territorio israeliano, e questo si denota dal termine belligerency.

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Questa particolare durezza ha fatto infuriare il primo ministro Benjamin Netanyahu che ha cercato in ogni modo di stoppare la votazione e la risoluzione, appellandosi anche al nuovo presidente eletto Donald Trump. Anche il presidente russo Vladimir Putin è stato chiamato dal primo ministro israeliano, ma in questo momento con in ballo l’alleanza con Iran, Turchia e Siria ( paesi non amici di Israele) non è permesso a Putin di assurgersi a difensore di Israele . Trump ha  contattato il presidente egiziano Al Sisi, un’ingerenza che mai si è verificata per un presidente non ancora nominato, ottenendo l’astensione dell’Egitto.

L’amministrazione Obama, attraverso le parole del Segretario di Stato John Kerry, si è difesa affermando che questa è la rappresentazione della volontà dell’amministrazione di voler risolvere la questione più importante del Medio Oriente: la questione palestinese. Ha ricordato che la soluzione a due stati è l’unica soluzione possibile per la conservazione di Israele come stato ebreo e democratico. Ha affermato che la soluzione a stato unico non è rispettosa delle due parti e non è nell’interesse di nessuna delle due parti.

Il primo ministro israeliano ha risposo ringraziando l’amministrazione Obama per gli sforzi fatti per Israele, ma successivamente ha attaccato la risoluzione e soprattutto il discorso di Kerry che, a suo parere, si è concentrato solo sulla risposta israeliana, ma non sulla sofferenza del popolo ebreo. Ha continuato parlando di quanto questa risoluzione non vada nell’interesse di Israele e sperando che la prossima amministrazione e il Congresso limitino i danni di questa risoluzione. Il governo israeliano ha quindi lanciato un messaggio a Trump che ha risposto, promettendo che con lui al comando Israele sarà protetta e difesa. Mossa che sembra sicura con la nomina del nuovo ambasciatore americano David Freedman, uno strenuo difensore israeliano, a Telaviv e la nomina di Nikky Haleym come rappresentante americano all’ONU, ex governatrice del South Carolina che aveva messo fuori legge le organizzazioni pro-palestina.

La risoluzione non è vincolante per Israele che non sarà obbligato a nessuna azione, che anzi ha aumentato il sostegno per i coloni, ma è una sconfitta di immagine dura e una grande vittoria per i palestinesi. La vittoria di questo dicembre rischia però di essere più che una vittoria, un ultimo tentativo di difendere la propria volontà di vedere pace tra palestinesi e israeliani. Il futuro non sembra roseo per i territori occupati della West Bank che con il prossimo presidente Trump potrebbero essere ancora più dimenticati e lasciati nelle mani di un Israele che è sempre più sionista e conservatore.

Fonti Approfondimenti

http://edition.cnn.com/2016/12/15/politics/trump-picks-campaign-adviser-friedman-as-us-ambassador-to-israel/

http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/2334(2016)

http://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/RES/2334(2016)

http://www.aljazeera.com/news/2016/12/set-vote-israeli-settlements-161223163243355.html

http://edition.cnn.com/2016/12/14/politics/nikki-haley-trump-un-ambassador/

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