I Droni: pro e contro dell’arma del futuro

L’affermarsi della guerra non convenzionale nel XXI secolo ha portato all’emergere di  nuove sfide per le forze USA. L’impantanamento degli  eserciti a stelle e  strisce  nel  corso  degli ultimi anni in Medio Oriente ha determinato la perdita di numerosi soldati e civili. Organizzazioni terroristiche e diversi gruppi armati hanno trovato terreno fertile in  territori come Pakistan, Yemen, Somalia e naturalmente Iraq e Afghanistan. In quest’ottica, la nascita dello Stato Islamico è solo l’ultimo episodio  di  un percorso iniziato già nei primi anni 2000 nel corso dell’amministrazione Bush. Nell’ultimo decennio  gli USA, ma anche il resto dell’Occidente, si sono trovati di fronte ad  un nemico sfuggente e difficile da stanare. La guerriglia è di fatto la principale caratteristica dei conflitti asimmetrici, ossia quelle guerre in cui una delle parti è, per mezzi e forze, nettamente superiore all’altra. Nello scenario appena descritto Washington ha saputo adattare il proprio arsenale alle nuove esigenze della guerra moderna. In particolare sotto L’amministrazione Obama, gli Americani hanno fatto vasto uso di un’arma capace di estrema precisione ed efficacia, ma allo stesso tempo oggetto di forti critiche da parte delle organizzazioni in difesa dei diritti umani: I droni.

Gli UAV (Unmanned Aerial Vehicles), più noti come droni, sono dei velivoli  pilotati a distanza atti a individuare e colpire bersagli con grande precisione. Secondo le stime americane, questa tecnologia ha permesso tra il 2011 e il 2013 di neutralizzare 3300 miliziani di al-Qaeda. Tuttavia, i dati di altre organizzazioni tracciano un’immagine ben diversa. In base alle stime del Bureau of Investigative Journalism solo nel 2011 i droni hanno provocato la morte di ben 146 civili, mentre un articolo dell’Huffington Post pubblicato nel 2015 ha messo in evidenza come quasi il 90% delle persone uccise dagli attacchi effettuati con UAV siano vittime civili. Quali sono quindi le argomentazioni che hanno portato l’amministrazione Obama ad impiegare i droni su così vasta scala? Quali sono i vantaggi  di quest’arma? Quali sono invece le debolezze e i pericoli?

Per capire la scelta di Obama di affidarsi a questa tecnologia bisogna un attimo fare alcune considerazioni. Quando Obama si insedia alla casa Bianca nel 2009 gli stati Uniti hanno già alle spalle molti anni di guerra logorante nel Medio Oriente. La pressione dell’opinione pubblica per la riduzione degli effettivi su questo teatro è molto forte, ma la minaccia posta da organizzazioni terroristiche e milizie locali lo è altrettanto. Gli UAV si sono presentati quindi come la soluzione migliore per gestire questa situazione. I droni hanno consentito all’amministrazione Americana di mantenere la pressione sui propri nemici, bersagliando costantemente ed eliminando diversi terroristi di alto e basso calibro, tutto ciò senza dover inviare nuove truppe in terre straniere e permettendo quindi di ridurre l’impegno militare all’estero (la riduzione dei così detti “boots on the ground”). Si è trattata quindi di una mera scelta tecnica e di un’ottimizzazione del rapporto costo-risultati.

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Drone di tipo Predator- US

Presi di per sé i droni presentano molti vantaggi dal punto di vista militare. Essi hanno consentito fino ad adesso di individuare ed eliminare terroristi esperti di altissimo rango. Questo fattore costituisce un enorme vantaggio per gli USA . Ogni volta che il capo di una cellula terroristica o un leader di al-Qaeda viene eliminato esso è  rimpiazzato da elementi più giovani e meno esperti, aumentando quindi  la possibilità che essi compiano errori. D’altro canto, anche il  bersagliamento tramite UAV di elementi parte di quadri più bassi, ma dotati di un determinato expertise tecnico, può giovare alla lotta al terrorismo. Per esempio l’uccisione di individui in grado di falsificare passaporti, fabbricare bombe, reclutare uomini e trovare  fondi è un elemento indispensabile per ridurre la possibilità di attacchi contro i soldati USA presenti nei diversi teatri di guerra e contro gli stessi cittadini statunitensi sul suolo americano.

L’utilizzo di UAV costringe anche i miliziani a ridurre drasticamente gli spostamenti. A differenza delle normali forze aeree, i droni militari come il Predator e il Reaper sono in grado di rimanere in volo per molto tempo sulla stessa  zona, monitorando il territorio e identificando subito attività sospette. In questo modo i gruppi terroristici non hanno la possibilità di addestrare nuove reclute o di spostare rifornimenti e materiale da un luogo all’altro.

Inoltre, l’utilizzo di droni è spesso considerato come il metodo meno sanguinoso a disposizione di Washington. I missili Hellfire utilizzati dai Predator hanno una capacità esplosiva molto più ridotta delle bombe da 230 kg usate invece dai jet convenzionali F-16. Gli UAV sono anche ritenuti più efficaci e meno violenti dei militari locali. Per esempio le forze armate di Pakistan e Yemen sono rinomate per il loro frequente ricorso alla tortura e all’esecuzioni sommarie, e in diverse occasioni esse, al fine di eliminare terroristi,  hanno bombardato senza troppi scrupoli aree civili causando un grande numero di vittime innocenti.

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Ma perché allora, se i droni sono così efficaci e precisi, vengono additati come strumenti inumani? La risposta a  questa domanda va cercata non nelle caratteristiche degli UAV, ma nel modo in cui essi vengono utilizzati  dagli Stati Uniti. Di seguito verranno illustrati i  principali motivi per cui i droni causano spesso la morte di civili:

  • L’utilizzo di signature-strikes: Il primo fattore che spesso porta all’uccisione di innocenti è il criterio con cui la CIA e l’Esercito americano identificano i bersagli da colpire, ossia la pratica dei signature-strikes. In base a tale metodo, gli obbiettivi vengono identificati non a seguito di prove certe, ma in base a modelli di comportamento. Ogni attività sospetta, come l’attraversamento ripetuto di frontiere o scaricare e caricare materiale  su una vettura è sufficiente per essere considerati un potenziale bersaglio. Come riportato da Michael Boyle “un alto ufficiale del dipartimento di Stato ha sottolineato che quando gli ufficiali della CIA vedono tre ragazzi che fanno esercizi ginnici all’aria aperta pensano erroneamente che si tratti di un campo di addestramento nemico“.  E’ quindi chiaro che questo criterio spesso porta a  degli errori di  calcolo e alla conseguente morte di innocenti. I terroristi inoltre spesso vivono in stretto contatto con le comunità locali; parlano  con commercianti, fanno la spesa, vanno dal medico, come ogni umano hanno rapporti con le persone che vivono nella loro  città, piccola o grande che sia, ma chiunque entri in contatto  con un terrorista viene considerato dalla CIA come un sospetto. I signature-strikes sono una pratica approssimativa e suscettibile di errori. Tale criterio nasce dalla  necessità di  eliminare  i terroristi prima che essi possano colpire. Un ufficiale della CIA o dell’esercito si troverà sempre a dover prendere decisioni alla svelta, ma  i signature-strikes spesso si rivelano non essere il metodo migliore.
  • L’impiego di Double Tap Strikes: E’ pratica comune della CIA e dell’esercito USA effettuare i così detti Double Tap Strikes. Questi attacchi consistono in due raid consecutivi a distanza di poco tempo (1 o 2 ore). Il loro scopo è assicurarsi che l’attacco vada a buon fine, ma  così facendo si colpiscono anche i soccorritori e i familiari delle vittime giunti sul luogo per assistere i feriti, causando dunque una grande quantità di civili uccisi. Il problema è così grande che un’organizzazione umanitaria è arrivata ad imporre una regola al proprio staff con la quale si proibisce di andare sul luogo di un bombardamento prima che siano passate  6 ore dall’attacco. Anche la popolazione locale, che è al corrente di questa pratica, oramai evita di recarsi nelle aree colpite. In questo modo, i feriti vengono lasciati a sé per molto tempo dopo un raid.
  • Infine, i terroristi vivono spesso con le loro famiglie. In paesi come Afghanistan, Pakistan e Somalia è consuetudine convivere con la propria famiglia allargata nella stessa dimora. Di conseguenza, quando la CIA ordina un attacco UAV contro l’abitazione di un terrorista si uccidono inevitabilmente anche i suoi parenti.

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A queste problematiche di tipo umanitario si aggiungono anche una serie di effetti indesiderati dal punto di vista strategico. I droni sono molto impopolari agli occhi delle popolazioni locali, e spesso vengono utilizzati dai terroristi come propaganda per attrarre nuove reclute. La guerra al terrorismo non si vince solo eliminando i perpetuatori e gli organizzatori degli attacchi, ma anche conquistando le menti dei cittadini. Se per ogni terrorista ucciso al-Qaeda o lo Stato Islamico ne riescono a reclutare altri dieci la guerra non avrà mai fine.

Inoltre, gli attacchi dei droni minano la legittimità dei governi degli Stati dove essi vengono compiuti. Il Pakistan per esempio è in grado di combattere il terrorismo anche con le proprie forze, ma le ingerenze americane rendono lo Stato pakistano debole agli occhi dei propri cittadini, e dove un attore perde legittimità, altri potrebbero guadagnarla.

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Altri problemi possono essere identificati dal punto di vista giuridico. Come possiamo considerare nell’ottica del Diritto della Guerra un pilota di droni che opera sul suolo americano? esso deve essere considerato come un combattente anche quando a fine giornata timbra il cartellino e torna a casa dalla propria famiglia? O Ancora, chi è responsabile se uno di questi attacchi va storto? Gli UAV sono usati sia da CIA che dall’esercito degli Stati Uniti, e le pratiche etiche adottate dai due organismi non sono ancora note.

Il grado di trasparenza legato all’impiego di droni è molto basso. Ciò potrebbe creare enormi problemi in futuro. Al momento gli USA sono l’unica nazione capace di impiegare questa tecnologia su vasta scala, ma anche altri paesi stanno acquisendo tale capacità. L’Italia utilizza droni per operazioni di monitoraggio della propria costa; Israele ha già un buon programma UAV a disposizione; il Pakistan ha costruito il suo primo drone nel 2013, e la Cina sta facendo rapidi progressi nel settore. Una maggiore trasparenza sarà necessaria in futuro per stabilire e consolidare le pratiche legate all’utilizzo dei droni.

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