Droni in mano “nemica”: le milizie houthi in Yemen

Droni in mano "nemica": le milizie houthi in Yemen
EJ Hersom - DVIDS - Pubblico dominio

Le milizie houthi in Yemen sono uno degli attori non statali che sta sfruttando al meglio i vantaggi apportati dall’utilizzo di droni. Di fatto, i sistemi UAV (Unmanned Aerial Vehicles – in italiano “Velivoli a pilotaggio remoto”) rappresentano un’arma perfetta nelle strategie di guerra asimmetrica, in quanto permettono anche alla parte belligerante più debole di minacciare lo spazio aereo avversario e colpire obiettivi sensibili con costi minimi.

Iniziata nel 2014 con la presa della capitale Sana’a da parte dei ribelli antigovernativi houthi (nome ufficiale Ansar Allah), la guerra in Yemen costituisce una delle crisi umanitarie più gravi al mondo. Nel 2015, una coalizione di Stati arabi, formata da Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait, è intervenuta nel conflitto a supporto del governo yemenita, nella speranza di sedare l’insurrezione delle forze di Ansar Allah.

Forte del supporto statunitense, la coalizione capeggiata da Riyad, sin dal suo coinvolgimento, ha dato luogo a diversi bombardamenti nel tentativo di indebolire le roccaforti dei ribelli houthi. 

In tale contesto, Ansar Allah ha dato prova di straordinarie capacità organizzative riuscendo a procurarsi e impiegare sistemi UAV nel corso del conflitto

Tale è stato l’utilizzo di droni da parte delle forze houthi che il 2 agosto del 2019 un rappresentante di Ansar Allah ha dichiarato che, solo tra il maggio e l’agosto dello stesso anno, la milizia ha effettuato ben 50 raid contro le forze della coalizione tramite l’impiego di droni.

I droni houthi

Il primo caso di utilizzo di sistemi UAV da parte degli Houthi risale già al 2015, quando la milizia ha fatto uso di un quadricottero DJI Phantom – un modello commerciale di taglia ridotta disponibile sul mercato – per effettuare un’operazione d’intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR – Intelligence Surveillance Recognition) nella provincia di Ma’rib. Tale sistema era stato sottratto dalle forze houthi a una stazione televisiva locale, ma l’evento già dimostra come anche i sistemi UAV più piccoli possano essere utilizzati efficientemente per raccogliere informazioni. 

Tuttavia, negli anni a seguire, Ansar Allah ha ampliato il numero e le tipologie di droni nel proprio arsenale, acquisendo anche diversi droni militari di taglia media dotati di un raggio d’azione superiore ai modelli commerciali già disponibili alla milizia, e ottenendo quindi la capacità di effettuare veri e propri raid contro le forze nemiche.

Tra questi figura il Qasef-1, un drone d’attacco con una portata di 200 km e una lunghezza di 250 cm. Il drone è armabile con una testata esplosiva di 30 kg. Tale modello viene utilizzato per effettuare attacchi ‘suicidi’, in quanto il sistema viene impiegato come fosse un missile cruise con l’intento di colpire il personale militare della coalizione o infrastrutture strategiche.

Nel novembre del 2016, la Guardia presidenziale degli Emirati Arabi Uniti ha sequestrato un camion in cui sono stati trovati diversi Qasef-1 non ancora assemblati, mentre, l’anno seguente, gli Houthi hanno dichiarato di aver raggiunto la capacità di produrre sistemi UAV per operazioni offensive

Nonostante Ansar Allah abbia sottolineato di poter fabbricare sistemi UAV, vi sono forti dubbi sulla veridicità di tali dichiarazioni. Di fatto, le analisi di diversi Qasef-1 ritrovati, rivelano una marcata somiglianza con i droni Abadil-CH e Abadil-T di produzione iraniana, suggerendo un supporto tecnologico fornito dalla Repubblica Islamica ai ribelli Yemeniti, al fine di contenere l’influenza dei propri avversari (Arabia Saudita e Stati Uniti) nella regione.

Un altro sistema nelle mani degli Houthi, il quale possiede un raggio d’azione di maggiore estensione, è il SAMAD-1. Questo modello può arrivare fino a 500 km di distanza, mentre i modelli successivi, il SAMAD-2 e il SAMAD-3, raggiungono rispettivamente i 900 e 1200 km di distanza, facendo rientrare, Riyadh, Abu Dhabi e Dubai nel raggio di azione delle forze di Ansar Allah. Inizialmente concepiti come droni di ricognizione e operazioni d’intelligence, i SAMAD sono stati modificati dagli Houthi al fine di condurre operazioni d’attacco.

I raid degli Houthi

Nel corso del 2019 si è potuto constatare un rapido intensificarsi dei raid effettuati dagli Houthi tramite sistemi UAV. Nell’aprile dell’anno scorso un drone houthi è stato intercettato e neutralizzato dalle forze della coalizione nei pressi della città di Khamis Mushait.

Di maggior rilievo è invece l’assassinio del generale Mohammad Saleh Tamah, capo dei servizi d’intelligence dell’esercito lealista yemenita. Tale evento ha messo in rilievo la capacità acquisita dagli Houthi di colpire con precisione tramite sistemi UAV il personale militare di alto rango della coalizione. Sebbene l’assassino di Saleh Tamah sia un grande successo per Ansar Allah, l’organizzazione non è ancora riuscita a replicare un tale tipo di raid contro ufficiali sauditi ed emiratini. 

Inoltre, gli Houthi utilizzano i sistemi UAV anche per colpire le strutture strategiche della coalizione. Il 5 agosto del 2019, Ansar Allah ha effettuato un attacco contro l’aeroporto saudita di Abah (già colpito nel giugno dello stesso anno) e Najran, danneggiando le loro infrastrutture e bloccando il traffico aereo. Nello stesso giorno, i sistemi UAV houthi hanno anche condotto un attacco contro la base aerea militare saudita di King Khalid, anch’essa nei pressi di Abah, dimostrando l’acquisita capacità degli Houthi di colpire obiettivi civili e militari d’importanza strategica.

Tuttavia, i raid che hanno destato più preoccupazione nella comunità internazionale e nella coalizione sono quelli condotti contro i punti nevralgici della produzione energetica saudita. Il 17 agosto del 2019, gli Houthi hanno rivendicato la responsabilità di un attacco perpetrato tramite sistemi UAV contro i giacimenti petroliferi e di gas di Shaybah nella parte orientale dell’Arabia Saudita, operati dal gigante energetico saudita Aramco. Di entità più grave è stato invece il raid condotto neanche un mese dopo, il 14 settembre 2019, contro le infrastrutture petrolifere dell’Aramco di Khurais e Abquaiq, sempre nella parte orientale del Paese. L’attacco, anche esso rivendicato dai ribelli houthi, ha provocato diversi danni agli impianti sauditi, interrompendo la produzione degli impianti per quasi due giorni.

Considerata la distanza dal territorio Yemenita dei giacimenti in questione, ancora non è chiaro se tali raid possano essere effettivamente attribuiti ai ribelli houthi. In tale occasione, gli Stati Uniti avevano additato l’Iran come reale responsabile degli attacchi, ma il vasto raggio d’azione dei droni SAMAD-2 e SAMAD-3, confermato anche da un report delle Nazioni Unite, suggerisce che Ansar Allah possa essere realmente l’autore degli attacchi contro le infrastrutture dell’Aramco.

Una vittoria propagandistica per gli Houthi

La capacità degli Houthi di operare droni con efficacia costituisce senza dubbio uno smacco enorme a livello propagandistico per la coalizione capeggiata da Riyad. Ansar Allah ha dimostrato di poter eliminare personale militare di alto rango con attacchi di estrema precisione, esattamente come nel caso dell’assassinio del generale Mohammad Saleh Tamah. Gli Stati Uniti e le forze della coalizione araba hanno condotto in passato diversi attacchi chirurgici tramite sistemi UAV, proprio allo scopo di eliminare i leader dei ribelli houthi. Ora, anche Ansar Allah detiene la stessa capacità: una sfida e una provocazione intollerabile per gli avversari degli Houthi.

Come se non bastasse, grazie alla maggiore estensione del raggio d’azione dei droni SAMAD-2 e SAMAD-3, gli Houthi possono ora colpire direttamente il territorio saudita, mettendo in pericolo la stessa popolazione civile, nonché le infrastrutture strategiche di Riyad. Tale fatto costituisce una vera e propria umiliazione per l’Arabia Saudita se si considera che nel 2019 il Paese è stato il quinto al mondo per spesa militare, con un budget di ben 61,9 miliardi di dollari.

In tale ottica, gli Houthi si rivelano un avversario risoluto e disposto a intensificare il conflitto ulteriormente pur di raggiungere i propri obiettivi. Inoltre, ogni attacco in territorio saudita o contro le forze della coalizione può essere rivendicato come legittima risposta ai raid nemici in Yemen, imponendosi come attore legittimo nel Paese.

Vantaggi tattici e strategici

Sebbene i vantaggi propagandistici derivanti dall’uso di droni da parte di tale milizia siano quelli più evidenti, vi sono anche diversi aspetti prettamente militari da tenere in considerazione. Come in altri casi (Hezbollah, Hamas, Stato islamico e milizie libiche) i droni presentano dei vantaggi tattici enormi per gli attori non statali, poiché permettono di condurre operazioni d’intelligence, surveillance e recognition con maggiore efficacia e di aumentare la propria precisione in combattimento. 

Tuttavia, nel caso degli Houthi, l’impiego di sistemi UAV consente anche di conseguire obiettivi di indubbio valore strategico (ossia con conseguenze che vanno al di là dei meri vantaggi conseguiti sul campo di battaglia). Un esempio è il raid rivendicato dagli Houthi contro le infrastrutture dello stabilimento petrolifero dell’Aramco effettuato il 14 settembre del 2019. Di fatto, gli impianti colpiti sono i più importanti del Paese con una produzione giornaliera di 8,45 milioni di barili; il totale prodotto ogni giorno in Arabia Saudita si aggira intorno ai 12,4 milioni. In base a quanto dichiarato dall’Aramco, gli attacchi hanno causato una riduzione della produzione dell’impianto di ben 5,7 milioni di barili. 

Nonostante la capacità produttiva delle infrastrutture sia stata ristabilita nel giro di sole 48 ore, l’attacco rivela come l’utilizzo dei droni da parte degli Houthi possa mettere a repentaglio l’economia saudita. Inoltre, qualora tali raid dovessero infliggere in futuro danni di più grave entità agli impianti di Riyad, le ripercussioni sul mercato globale del petrolio potrebbero essere più incisive. L’utilizzo dei droni da parte degli Houthi ha reso la milizia yemenita un attore non statale con cui la comunità internazionale deve fare i conti.

 

Fonti e approfondimenti

Ben Hubbard, Palko Karasz e Stanley Reed, Two Major Saudi Oil Installations Hit by Drone Strike, and U.S. Blames Iran, The New York Times, 14 settembre 2019

Dhia Muhsin, Houthi use of drones delivers potent message in Yemen War, International Institute for Strategic Studies, 27 agosto 2019

Evolution of UAVs employed by Houthi forces in Yemen, Conflict Armament Research, 19 febbraio 2020

Ian Williams, Shaan Shaikh, The Missile War in Yemen. Center for Strategic and International Studies, giugno 2020

Lisa Barrington, Aziz El Yaakoubi, Yemen Houthi drones, missiles defy years of Saudi air strikes, 17 settembre 2019

Nada Altaher, Jennifer Hauser e Ivana Kottasová, Yemen’s Houthi rebels claim a ‘large-scale’ drone attack on Saudi oil facilities, CNN, 15 settembre 2019

Timeline: Houthis’ drone and missile attacks on Saudi targets, Aljazeera, 14 settembre 2019.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

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