Droni in mano “nemica”: Hezbollah e Hamas

Un drone Hezbollah Misrad-1

Nel primo articolo del nostro progetto sull’utilizzo dei droni da parte di attori non statali abbiamo analizzato i vantaggi tattici sul campo di battaglia per milizie e gruppi terroristici derivanti dall’accesso a tale tecnologia. I sistemi UAV (Unmanned Aerial Vehicles) migliorano esponenzialmente l’efficacia in combattimento degli attori non statali, in quanto consentono loro di raccogliere intelligence con maggiore efficienza, raggirare le difese avversarie e minacciare così lo spazio aereo nemico. I droni costituiscono, inoltre, un ottimo strumento di propaganda nelle mani di questo tipo di organizzazioni, permettendogli di presentarsi come una forza combattiva tecnologicamente avanzata.

Hezbollah e Hamas figurano tra le milizie più all’avanguardia nell’impiego dei sistemi UAV. Di fatto, le due organizzazioni stanno lentamente arricchendo il proprio arsenale con un considerevole numero di droni, sfruttando al meglio le potenzialità di queste armi nel loro costante conflitto contro lo Stato di Israele.

Hezbollah e l’impiego di droni

Il primo utilizzo di velivoli a pilotaggio remoto da parte di Hezbollah risale al novembre del 2004. In tale occasione, un drone Misrad-1 decollato dal Libano meridionale sorvolò lo spazio aereo della città di Nahariya, nel distretto settentrionale di Israele, per poi fare ritorno indisturbato in Libano. L’operazione di ricognizione, durata appena 20 minuti, colse completamente alla sprovvista le forze aeree israeliane, le quali non riuscirono a neutralizzare la minaccia.

Il sistema utilizzato, il Misrad-1, non è altro che una versione modificata del drone di ricognizione iraniano Abadil, suggerendo un coinvolgimento della Repubblica islamica nell’acquisizione di tale tecnologia da parte di Hezbollah. Infatti, sin dal 1982, Teheran ha fornito grande supporto a tale milizia nella propria lotta contro lo Stato di Israele, provvedendo anche a condividere know-how tecnologico oltre che risorse finanziarie e armamenti. Una successiva incursione, simile a quella appena descritta, avvenne nel 2005. Anche in quest’occasione, il drone utilizzato era un Misrad-1.

Di natura diversa è invece l’attacco sferrato nel 2006 nel corso della Guerra del Libano. In tale episodio, Hezbollah impiegò tre droni Abadil contro Israele al fine di colpire obiettivi strategici. Ciascuno dei sistemi era armato con testate esplosive di 40-50 kg, ma questa volta gli F-16 israeliani riuscirono a eliminare la minaccia repentinamente.

Ancora più eclatante è l’incursione dell’ottobre del 2012, quando un drone di Hezbollah riuscì ad avvicinarsi pericolosamente al complesso nucleare israeliano di Dimona. In quest’occasione, il velivolo è stato prontamente neutralizzato dalle forze aeree israeliane, ma la successiva analisi del relitto ha rivelato la possibilità che il drone avesse già trasmesso delle immagini del celebre centro di ricerca nucleare; uno smacco propagandistico di enorme portata per Hezbollah, ma anche una grande vittoria per l’Iran (probabile mandante di tale operazione).

Un grande passo avanti per Hezbollah

Ricognizione e raccolta d’intelligence sembrano essere gli scopi principali di Hezbollah nel proprio impiego di sistemi UAV nello spazio aereo israeliano. Tuttavia, il continuo sviluppo dei droni a disposizione di tale organizzazione lascia intendere che presto Hezbollah potrebbe essere capace di sferrare anche attacchi di natura offensiva con maggiore efficacia.

Il coinvolgimento di Hezbollah nella guerra civile in Siria costituisce, inoltre, un ottimo terreno di prova per le capacità di questo attore di impiegare droni sul campo di battaglia. Nel 2014, l’organizzazione ha utilizzato un sistema UAV armato per bombardare un centro di comando del gruppo terroristico Nursa Front (affiliato con al Qaeda), a ridosso del confine col Libano. Tale evento costituisce una pietra miliare per Hezbollah, perché consente all’organizzazione di presentarsi come il primo attore non statale capace di sferrare con successo attacchi tramite l’utilizzo di droni armati. Di fatto, sono ancora pochi gli Stati che hanno impiegato sistemi UAV per tale tipo di missioni. In quest’ottica, l’episodio del 2014 evidenzia una non trascurabile (anche se minima) erosione del gap tecnologico tra attori statali e milizie.

Inoltre, la collaborazione tra Iran e Hezbollah nello scenario siriano potrebbe aumentare considerevolmente le competenze di quest’ultimo nell’utilizzo di sistemi UAV. L’Iran ha già impiegato nel corso del conflitto il drone Shahed 129 per colpire le forze ribelli opposte al regime di Assad; Hezbollah potrebbe trovare giovamento da tale esperienza indiretta sul campo.

I droni di Hamas

L’altra organizzazione che possiede un numero consistente di droni nel proprio arsenale è Hamas. Sin dal 2014, il gruppo terroristico ha investito risorse ed energie per l’acquisizione di sistemi UAV, proprio nell’intento di penetrare le difese dell’Iron Dome israeliano.

Nel 2014, Hamas ha rilasciato un video propagandistico di un drone Abadil armato con diverse testate. L’organizzazione ha dichiarato negli anni passati di avere sviluppato diverse varianti di tale sistema: L’A1A adatto a missioni finalizzate alla raccolta d’intelligence, l’A1B per bombardare le forze nemiche e, infine, l’A1C progettato invece per compiere missioni “suicide”. In quest’ultimo caso, il drone verrebbe utilizzato come un missile cruise con l’intento di colpire obiettivi strategici o la popolazione israeliana.

Nel corso degli anni, Hamas ha attuato diverse operazioni di ricognizione in territorio israeliano, dimostrando la propria capacità di infiltrare lo spazio aereo nemico.

Tuttavia, nel 2016, lo sviluppo di droni da parte dell’organizzazione ha subito una grave battuta d’arresto con l’eliminazione in Tunisia dell’ingegnere Mohammed Alzoari (probabilmente assassinato dai servizi segreti israeliani), il quale da anni lavorava alla progettazione di sistemi UAV per Hamas. Nonostante tale passo indietro, Hamas continua ad accrescere la propria forza aerea, anche utilizzando droni commerciali di piccola taglia accessibili sul mercato e facilmente modificabili.

Nel settembre del 2019, Hamas ha perpetrato un piccolo attacco contro una postazione difensiva israeliana. In tale occasione, un drone armato proveniente dalla striscia di Gaza ha rilasciato degli esplosivi contro alcune truppe israeliane lungo la frontiera. L’attacco, per lo più inefficace, non ha provocato alcuna vittima tra i militari colpiti, ma solamente dei danni lievi a un veicolo delle forze di difesa israeliane.

Anche se le incursioni di Hamas nello spazio aereo israeliano sembrano essere facilmente neutralizzabili tramite l’impiego degli F-16 dell’IDF (Israeli Defense Force) o di sistemi anti-aerei, tali soluzioni sono poco ottimali dal punto di vista finanziario. Molti dei piccoli droni commerciali utilizzati da Hamas hanno un valore commerciale di qualche centinaio di dollari, una somma irrilevante se comparata al costo del volo di un-F16 o dei missili lanciati dalle difese anti-aeree israeliane. Nel caso in cui Hamas (o Hezbollah) dovesse aumentare consistentemente le proprie operazioni di incursione aerea, continuare a utilizzare tali mezzi potrebbe rivelarsi una politica insostenibile sul lungo termine.

Intelligence, Surveillance, Reconnaissance

Tenendo a mente gli esempi elencati, risulta semplice fare alcune considerazioni tattiche sull’impiego dei sistemi UAV da parte dei due attori. Grazie ai droni, Hezbollah e Hamas sono in grado di infiltrare lo spazio aereo di Israele con maggiore frequenza. Sebbene le potenzialità offensive dei droni a disposizione delle due organizzazioni siano ancora alquanto limitate, non va trascurata invece la loro nuova acquisita capacità di compiere operazioni di sorveglianza aerea. Tale fatto diviene ancora più significativo se si prende in considerazione la potenza di fuoco dei due attori.

Sia Hamas che Hezbollah possiedono un vasto arsenale da poter utilizzare contro le posizioni israeliane. Solo nel 2006, durante la guerra in Libano, Hezbollah disponeva di circa 15.000 tra razzi e missili di diversa gittata e potenziale esplosivo: si stima che al giorno d’oggi tale dato abbia raggiunto la cifra di ben 130.000 unità. Anche Hamas ha a disposizione un arsenale considerevole, con un numero di missili che si aggira intorno alle 5.000 unità. Finora, entrambi i gruppi si sono limitati a impiegare la propria potenza di fuoco senza avere la possibilità di raccogliere immagini e informazioni in tempo reale sugli effetti dei loro raid: i sistemi UAV potrebbero rivelarsi una soluzione a tale limite. Infatti, i droni possono essere impiegati dalle due milizie per valutare i danni provocati da un primo attacco missilistico, al fine di correggere il tiro nel corso del secondo raid.

Droni: il punto debole dell’Iron Dome?

Non bisogna trascurare, inoltre, come le difese anti-aeree israeliane siano meno efficaci contro i sistemi UAV a causa della taglia ridotta di quest’ultimi e della loro traiettoria di volo più bassa. In aggiunta, l’inferiore velocità dei droni rispetto ad altri velivoli o missili li rende difficilmente individuabili dai sistemi radar. Tutte queste sono debolezze non trascurabili, specialmente considerando quanto Israele faccia affidamento sul sistema di difesa Iron Dome per la propria sicurezza. L’acquisizione di un numero maggiore di sistemi UAV da parte di Hezbollah o Hamas potrebbe permettere alle due milizie di scagliare sciami di droni all’interno dello spazio aereo nemico, impedendo al sistema di difesa israeliano di neutralizzare tutte le minacce.

Una grande vittoria di propaganda

Sebbene i droni costituiscano un rischio da non sottovalutare per Israele, per il momento un utilizzo più consistente di sistemi UAV da parte di Hezbollah e Hamas sembra essere irrealistico, a causa della durissima risposta delle Forze di Difesa Israeliane che un tale tipo di attacco riceverebbe. Tuttavia, non bisogna trascurare il grande impatto mediatico che Hezbollah e Hamas riescono ad avere con ogni incursione aerea effettuata grazie a sistemi UAV. Tale tecnologia permette ai due gruppi terroristici di presentarsi come una forza combattiva capace di minacciare lo spazio aereo di Israele, nonché la sua popolazione civile: una vittoria schiacciante dal punto di vista propagandistico.

 

Fonti e approfondimenti

Ababil (Swallow) Unmanned Air Vehicle, Global security, Accesso effettuato il 20 ottobre 2020

Anshel Pfeffer, ‘The Future Drone Warfare Lab’, Hareetz, 27 gennaio 2018

Anna Ahronheim, ‘How can Israel stop Hamas drones infiltrating from the Gaza Strip?’, The Jerusalem Post, 8 settembre 2019

Chaim Levinson, ‘A Golden Age for the Mossad: More Targets, More Ops, More Money’, Haaretz, 26 agosto 2018

Dan Gettinger and Arthur Holland Michel, A Brief History of Hamas and Hezbollah’s Drones, Drone Center, 14 luglio 2014

David Cenciotti, ‘Here’s The Iranian-Made Drone Hamas Is Flying Over Gaza’, Business Insider, 14 luglio 2014

Hezbollah Stockpiling Drones In Anticipation of Israeli Strike, Al Monitor, 15 febbraio 20013

Milton Hoenig, ‘Hezbollah and the Use of Drones as a Weapon of Terrorism’, Federation of American Scientists, 5 giugno 2014

Missiles and Rockets of Hezbollah, Missile Threat, Center for Strategic and International Studies, 26 giugno 2018

Mossad blamed as Tunisian scientist ‘with Hamas ties’ killed near his home, The Times of Israel, 16 dicembre 2016

Peter Bergen and Emily Schneider, ‘Hezbollah armed drone? Militants’ new weapon’, CNN, 22 settembre 2014

Yaakov Lappin, ‘Israel Air Force pilots practice shooting down enemy drones in massive drill’, The Jerusalem Post, 30 aprile 2014

Yaniv Kubovich, ‘Mortars, Rockets and Drones: A Look at Hamas’ Arsenal’, Haaretz, 5 maggio 2019

Yochi Dreazen, ‘The Next Arab-Israeli War Will Be Fought with Drones’, The New Republic, 27 marzo 2014

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