India: la guerra civile cova nel Nordest

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Esiste una parte dell’India lontana dal resto della federazione, quasi completamente esclusa dal rapido sviluppo economico che il resto del paese sta vivendo, e tanto inquieta che non è raro incontrarvi la polizia militare. I sette stati del Nordest sono quasi isolati a causa della conformazione del territorio e nel corso degli anni sono stati il teatro delle azioni di decine di gruppi terroristi di varia natura. Oggi i cambiamenti in atto nei paesi confinanti sembrano finalmente offrire una possibilità di sviluppo a questo angolo remoto del mondo, ma lo spettro della guerra civile è ancora lontano dallo scomparire.

Gli stati del Nordest sono spesso chiamati dalla popolazione “Sette Sorelle” e sono: Arunachal Pradesh, Assam, Manipur, Meghalaya, Mizoram, Nagaland e Tripura. La loro superficie totale si avvicina a quella del Regno Unito e vi abitano almeno 40 milioni di persone. Questi territori sono collegati al resto dell’India da uno strettissimo lembo di terra, il Corridoio di Siliguri, una vallata di poco più di 17 kilometri di diametro nel suo punto più impervio. Questa particolarità geografica deriva dalla separazione di quello che oggi è il Bangladesh dall’India nel 1947.

Il Nordest non fa parte dello spazio dell’india storica, territorio base per la fondazione dello stato dopo la decolonizzazione del 1947, ma nella sua storia ha visto avvicendarsi regni indipendenti e numerose invasioni birmane e cinesi, fino al dominio inglese. Solo durante questo periodo la zona viene artificialmente legata al subcontinente, fatto che sì ne fa decollare l’economia grazie alla coltivazione del thé e dell’oppio, ma ne segna il destino geopolitico.

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La posizione geografica, la storia e la popolazione delle Sette Sorelle hanno innescato una dinamica che nel corso degli anni ha portato la zona a vivere in una situaizone delicata e instabile, che può essere descritta secondo tre caatteristiche:

Isolamento

Il Nordest confina con realtà difficili: il Bangladesh è un paese povero, sovrappopolato e spesso instabile, la Cina è ormai un paese ricco, ma le zone del Tibet e dello Yunnan a ridosso del confine sono arretrate e solo oggi inizia un vero sviluppo. La Birmania, infine, è stata governata per decenni da un regime duramente isolazionista sul piano internazionale. Dopo la secessione bengalese, tra l’altro, l’intera zona ha perso l’accesso al mare, subendo gravi limitazioni nei contatti con l’estero.

I confini di questi paesi non sono facilmente attraversabili dagli indiani, dati i rapporti diplomatici tesi che questi stati hanno con Nuova Delhi, rendendo di fatto il Corridoio di Siliguri l’unico accesso via terra al resto del mondo. Una volta superato lo stretto tra l’altro non si arriva nell’India del boom economico, di Bollywood e delle società informatiche, dovendo ancora attraversare le zone agricole poverissime del Bihar e del Bengala Occidentale. Queste zone hanno infatti condiviso parzialmente l’esclusione del Nordest, subendone le stesse ricadute economiche.

L’isolamento ha causato il rapido deterioramento economico di tutta la zona, in cui la povertà è in crescita rapida e costante fin dagli anni ’60. Sull’insoddisfazione così generata e la sfiducia verso le istituzione ha poi fatto presa la propaganda di molti gruppi estremisti e questa instabilità rende ancora più complicato attirare investimenti nella zona, affievolendo ulteriormente le speranze di sviluppo.

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Divisione Etnica

Nel Nordest convivono decine di etnie di lingua e cultura diversa e vi sono comunità di quasi tutte le religioni presenti in Asia, fatto che lo rende il territorio con più diversità all’interno di un paese come l’India di cui questo è già un tratto caratteristico.

Al fianco dei gruppi più diffusi convivono minoranze tribali come i Bodo, i Naga, i Kuki e i Methi, piccole comunità con origini antichissime con origini birmane, tibetane o addirittura thailandesi. Molte di queste comunità abitano sulle aspre montagne che segnano il confine con il Myanmar, e sono state a più riprese protagoniste di disordini con le istituzioni indiane.

Questa diversità di per sè non è portatrice di conflitto e instabilità ma due fattori hanno contribuito a far sì che alcune di queste differenze creassero conflitto. La crescente povertà, unita alla totale sfiducia nelle corrotte istituzioni federali ha fatto sì che nascessero decine di gruppi militanti, molti dei quali si appellarono all’appartenenza etnica nella loro propaganda.

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Guerriglia Armata

Molte delle sigle di insorti attive nel Nordest hanno tratto grande ispirazione dal Partito Comunista Bengalese ma soprattutto dall’influsso della Cina maoista nella zona, diretto in chiave anti-indiana durante il conflitto armato del 1962 per una disputa di confine tra i due paesi (tutt’ora in corso).

Questo ha portato molti gruppi ribelli a trovare nel socialismo massimalista una componente almeno parziale della loro ideologia, che in realtà poggia su altre dinamiche, soprattutto relative all’indipendentismo locale contrapposto allo stato centrale indiano percepito come corrotto, etnocentrico e disinteressato del Nordest.

Il più forte e attivo tra questi gruppi “misti” è stato per anni l’ULFA, il Fronte per la liberazione dell’Assam, impegnato nella ricerca della secessione di questo stato dall’India per fondare una nazione socialista nella Valle del Brahmaputra. Sigle analoghe ricercarono una sorta di indipendenza per le aree un tempo indipendenti come le colline di Kachar, ma con il tempo hanno quasi tutti rassegnato le armi all’esercito di Delhi.

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Diverso è il discorso per i gruppi basati sull’identità etnica: soprattutto sulle montagne al confine con il Myanmar molti gruppi sono nati con lo scopo di ottenere una sorta di autodeterminazione del loro gruppo etnico, istanza che spesso si è rivelata solo di facciata. Questi gruppi erano soprattutto intenzionati a prendere il controllo politico/militare della zona, impervia e difficilissima da controllare da parte delle autorità statali ma molto strategica per i loro interessi economici.

I Monti Arakan pongono gli stessi problemi anche alle autorità dell’altro versante,tanto che anche alcuni insorti birmani abitano la zona, rendendola di fatto una terra controllata dalle bande armate, in cui manca la sovranità di entrambi gli stati e in cui di fatto i confini non esistono.

Qui i terroristi indiani entrati in contatto con quelli birmani rifugiati nelle stesse zone, con cui hanno spesso collaborato. I gruppi si sono forniti a vicenda armi e addestramento e approfittando del loro controllo sulla zona hanno iniziato a finanziarsi con il contrabbando di armi, oppio e giada, in accordo con reti criminali cinesi ma a volte anche indiane e birmane.

I gruppi terroristi ribelli rappresentano ancora un grave problema per le Sette Sorelle, ma stanno via via perdendo forza. Non sono più gli anni ’80, quando nascevano continuamente nuove sigle e quelle forti causavano attacchi gravissimi in tutta l’area, e le sigle sopravvissute si stanno trasformando in poco più che bande di narcotrafficanti che usano l’ideologia solo come mezzo di reclutamento.

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La sicurezza del Nordest è oggetivamente migliorata negli ultimi anni tanto che oggi molte aree sono tornate pacifiche e sotto il controllo della legge
, nonostante restino zone dove a governare sono le armi. La maggior parte dei gruppi ha cessato ogni attività, spesso in cambio di una parziale autonomia territoriale, ma con le altre cause del conflitto ancora presenti questa parvenza di ordine sembra solo temporanea.

La povertà è ancora la principale di esse: tutta l’area, in particolare la Valle del Brahmaputra è molto fertile e ricca di risorse minerarie, che però non vengono sfruttate, e in mancanza di alcun tipo di investimento l’economia del Nordest è immobile. Per sostentare la popolazione l’India investe il 10% del suo pil, una somma spropositata che però viene filtrata da una classe burocratica tra le più corrotte della terra, fatto che unito alla povertà contribuisce al malcontento esplosivo di tutta l’area.

Negli ultimi anni però qualcosa si sta muovendo e l’aiuto potrebbe inaspettatamente venire  dai “vicini problematici” della regione.

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Dal 2008 Bangladesh e Myanmar stanno trattando la costruzione di collegamenti commerciali con il Nordest, in una politica di revisione parziale del loro isolazionismo. Presto, almeno secondo i piani dei governi, strade e ferrovie collegheranno l’Assam ai porti bengalesi e a Mandalay, e questo dovrebbe portare la tanto attesa crescita della regione. L’attore su cui pendono le maggiori aspettative è però sicuramente la Cina.

La Cina continentale è un territorio in cerca di sviluppo economico, desideroso di nuovi mercati  e di uno sbocco diretto sul mare più vicino rispetto alla costa del Pacifico, magari direttamente nel Golfo del Bengala, che potrebbe ottenere grazie ad una rotta su strada passante per il Nordest e per il Myanmar.

Portare ordine nel caos del Nordest è quindi interesse di tutti gli attori della regione, che però presentano un grave problema di comunicazione diplomatica, specialmente quando si parla di geopolitica. Anni di incidenti e dispute territoriali hanno raffreddato la cooperazione nell’intero quadrante, ma le nuove sfide economiche della globalizzazione e i nuovi corsi della politica estera stanno facendo rinascere la speranza.

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Il Nordest, lo abbiamo detto, è migliorato negli ultimi anni e la possibilità che la situazione precipiti in una guerra civile vera e propria sembrerebbe quindi scongiurata da almeno due fattori, primo tra tutti la frammentazione del fronte anti-governativo. I gruppi insorti hanno raramente cooperato, finendo spesso per lottare anche tra di loro, e questo è stato determinante per la loro marginalizzazione e sconfitta militare.

Anche l’interesse nazionale e internazionale a mettere in sicurezza la zona in futuro giocherà un ruolo determinante. Per ora il problema sussiste e fino a che non si saneranno le fratture che hanno cusato il conflitto la situazione rimarrà immobile, e la corruzione potrebbe ostacolare i piani di investimento all’orizzonte. Sebbene molto lontana dall’esplodere, quindi, la guerra cova nel Nordest continua a tenere milioni di indiani nella povertà e in costante stato d’assedio, nell’incertezza che il minimo sconvolgimento faccia precipitare nuovamente la situazione, visto che molte sigle, per quanto “quiete” esistono ancora e non hanno rassegnato le armi.

 

Fonti e Approfondimenti

Thant Myint-U – Myanmar. Dove la Cina incontra l’India (Un capitolo)

Antonio Armellini – L’elefante ha messo le ali. L’India del XXI secolo

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https://www.idsa-india.org/an-nov-00-8.html

http://thediplomat.com/2014/12/narendra-modis-northeast-india-outreach/

http://www.foreignpolicyjournal.com/2013/03/16/indias-northeast-in-the-chessboard-of-geopolitics/

http://tacstrat.com/index.php/2014/10/17/india-unveils-plans-to-build-mountain-road-along-disputed-border-with-china/

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