Elezioni Regno Unito: l’Irlanda del Nord tra Brexit e riunificazione

In un clima quantomai teso, le elezioni del Regno Unito si avvicinano. L’8 giugno prossimo i sudditi di sua maestà saranno chiamati a esprimersi per rinnovare tutti i 650 membri della Camera dei Comuni.  Il sistema con cui si andrà a votare (maggioritario puro) si basa su una divisione del territorio in collegi uninominali: questo significa che il candidato con più consensi nel proprio collegio, sarà automaticamente eletto come deputato.

Proprio per questa ragione è opportuno chiarire come sono distribuiti i seggi: l’Inghilterra ha a disposizione il maggior numero di posti nella camera bassa, 533; seguono Scozia (59), Galles (40) e Irlanda del Nord (18).

PicMonkey Collage

Per i cittadini nordirlandesi sarà il terzo appuntamento elettorale in poco più di un anno. Come vi avevamo già raccontato in un precedente articolo, la tornata dello scorso marzo (per il Parlamento locale) aveva mostrato un paese spaccato in due, dove i nazionalisti di sinistra del Sinn Féin, pur non ottenendo la maggioranza, avevano raggiunto il risultato più importante della loro storia.  Motore trainante di ciò era stata senza dubbio la politica impressa dalla nuova leader, Michelle O’Neill, basata sulla volontà di uscire dal Regno Unito e di ricongiungersi con la parte sud dell’Eire.

La possibilità di riunificazione, prevista dagli accordi del Venerdì Santo, è avallata anche dall’Unione Europea che, tramite i suoi vertici, ha dichiarato automatica l’annessione dell’Irlanda del Nord in caso ciò si verificasse.

L’UE, ovviamente, spera di poter sfruttare la situazione di instabilità dell’Ulster per avere più forza nella contrattazione su Brexit.  D’altro canto, così  come gli scozzesi, anche i nordirlandesi avevano votato a larga maggioranza per il ‘remain’ (56% contro il 44% dei ‘leave’). E come dargli torto: l’Irlanda del Nord ha ricevuto, solo nell’ultima ondata di finanziamenti, circa 2,5 miliardi di sterline in fondi europei; e altri due sarebbero stati concessi entro il 2020.

La proposta della leader del Sinn Féin, tuttavia, non ha avuto il riscontro sperato: se, da una parte, la maggioranza del popolo nordirlandese vorrebbe restare in Europa, dall’altra non è così  automatico che questo significhi volersi ricongiungere con la parte sud dell’isola. Un sondaggio realizzato da Ipsos Mori per la Bbc, infatti, ha evidenziato come su questo tema ci sia una spaccatura importante: il 63 % dei nordirlandesi vuole restare sotto la corona, il 22% si vuole annettere all’Eire mentre il 13% ancora non lo sa.

Oltretutto l’idea di una riunificazione imposta dall’altro potrebbe avere ricadute sociali importanti dal momento che la regione mantiene al suo interno forti contrasti dovuti alla religione (più del 50% della popolazione è di fede protestante) e alla recente fine della guerra civile. Buona parte della popolazione continua a sentirsi britannica e non  rinuncerebbe così facilmente alla propria identità nazionale.

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Fino a queste elezioni i principali partiti dell’Irlanda del Nord si dividevano i seggi di Westminster spettanti alla regione in questo modo:  Democratic Unionist Party (DUP) 8 seggi, Sinn Féin (SF) 4 seggi, Social Democratic and Labour Party (SDLP3 seggi, Ulster Unionist Party ( UUP 2 seggi.

Vediamo ora chi sono e come si stanno preparando i principali attori alle elezioni dell’8 giugno.

Sinn Féin

Letteralmente ”noi stessi”in lingua irlandese. È un partito di stampo repubblicano con forti accenti indipendentisti. Fondato nel 1905 da Arthur Griffith è attualmente guidato da Michelle O’Neill.

Il risultato del referendum sulla permanenza nell’UE ha rilanciato il tema della creazione di uno statuto speciale per questo territorio. Il Sinn Féin cercherà di costruire il proprio successo su questi temi, in aggiunta alla promessa di creare posti di lavoro e case popolari.

“È un’opportunità per gli elettori di opporsi a Brexit e di rifiutare i tagli e l’austerità promosse dai conservatori. È l’opportunità per un futuro basato sull’uguaglianza, il rispetto, l’integrità e l’unità” ha dichiarato recentemente Michelle O’Neill .

In vista delle elezioni l’SF ha aperto i colloqui con l’SDLP per un “patto elettorale anti-Brexit”. Entrambi i leader si sono dimostrati concordi nel coinvolgere gli altri partiti del ‘remain‘ al fine di evitare all’Irlanda del Nord i pericoli di una possibile ‘hard Brexit‘.

Democratic Unionist Party

Il Partito Unionista Democratico ha nascita più recente e corrente opposta a quella dell’SF: fondato nel 1971 è il maggior partito conservatore dell’Irlanda del Nord ed è fedele alla regina . Nonostante sia ancora la prima forza del paese, il DUP si è fermato al 28,06 %  nelle recenti elezioni locali, ottenendo 28 seggi (10 in meno rispetto al 2011).

Impegnatosi in una campagna elettorale “pro Brexit” (in cui è arrivato a investire 425 mila sterline), il partito, tramite la sua leader Arlene Foster, ha dichiarato che queste elezioni generali “forniscono al popolo l’opportunità di votare per l’unione”.

Anche se allineato con la presidente uscente Theresa May, il DUP ha recentemente manifestato posizioni affini a quelle del leader laburista Jeremy Corbyn sull’innalzamento dello stipendio minimo a 12 sterline e sull’aumento del tetto per l’indebitamento fiscale personale.

House of Commons

Ulster Unionist Party

Il Partito Unionista dell’Ulster è il più moderato tra i conservatori. Nonostante abbia inizialmente sostenuto la necessità di restare nell’Unione Europea, dopo la Brexit ha cambiato idea, arrivando a ipotizzare un piano di dieci punti per l’uscita dell’Irlanda del Nord dall’UE in cui è ipotizzata anche la formazione di una “Brexit war room” (letteralmente “sala di guerra Brexit”) al fine di affrontare al meglio il processo di uscita.

Il leader della formazione, fondata nel 1905 come SF, è attualmente Robin Swann. Quest’ultimo si è impegnato ad aprire un tavolo di trattative con l’altro partito unionista, il DUP, al fine di rafforzare la posizione del Regno Unito nei futuri trattati: “L’Irlanda del Nord ha bisogno di una forte rappresentanza a Westminster ora più che mai”.

Social Democratic and Labour Party

Per concludere la rassegna dei principali protagonisti in Irlanda del Nord , è importante parlare del SDLP.

Il Partito Social Democratico e Laburista ha ottenuto, nella scorsa tornata elettorale, soltanto tre seggi al parlamento britannico, ma può godere di un rapporto privilegiato con il Labour Party inglese grazie a un accordo non scritto. Il suo leader, Colum Eastwood, ha recentemente lanciato una campagna per l’assegnazione all’Irlanda del Nord di uno statuto speciale all’interno dell’Unione Europa (qualora Brexit dovesse essere confermata negli attuali termini). Tra i vantaggi di questa proposta ci sarebbe la possibilità di continuare la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali.

Eastwood ha, inoltre, dichiarato che Brexit è stato “forse il più grande evento politico dopo la suddivisione di questa isola nel 1921” e che sarebbe stata la priorità numero uno del partito da qui in avanti.

A pochi giorni dalle elezioni questo è il panorama dell’offerta politica nordirlandese. La votazione dell’8 giugno, che noi de Lo Spiegone continueremo a seguire per voi, si prospetta più decisiva che mai. 

FONTI:

https://inews.co.uk/essentials/news/politics/general-election-2017-northern-ireland-political-parties/

https://lospiegone.com/2017/05/31/il-regno-unito-tra-elezioni-e-brexit/

https://lospiegone.com/2017/03/05/elezioni-irlanda-del-nord-il-paese-si-spacca-ora-la-devolution-e-a-rischio/

http://www.bbc.com/news/uk-northern-ireland-37309706

 

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