I colpi di stato in Africa e il caso dello Zimbabwe

Tra il 14 e il 15 novembre 2017, i militari hanno preso il potere in Zimbabwe. I colpi di stato militari non sono una novità in Africa: erano numerosissimi durante il periodo della Guerra Fredda, sono decisamente diminuiti nel periodo successivo. Il military coup dello Zimbabwe, comunque, non arriva isolato. Negli ultimi anni, a partire dall’inizio del nuovo millennio, sembra che ci sia stato un aumento nel numero di questi.

Un colpo di stato militare (o military coup o golpe militare) avviene quando l’esercito tenta di spodestare il governo al momento al potere, determinando anche la caduta degli organi legislativi, che solitamente ospitano in maggioranza i rappresentanti dell’esecutivo in carica. E’, quindi, una modificazione dell’ordine costituzionale che avviene a causa di un’illegittima presa di potere dell’esercito. I motivi che spingono le forze armate a sovvertire il sistema costituzionale di uno stato possono essere ritrovati nella volontà di proteggere i propri interessi, che vengono lesi, ad esempio, con la diminuzione dei fondi che il governo decide di stanziare a loro favore; oppure, l’esercito può decidere di muoversi in difesa della popolazione. Se il governo in carica agisce in modo da impedire il corretto funzionamento della vita costituzionale, abusando dei poteri ottenuti democraticamente, i militari intervengono per spodestarlo. In questo caso il tempo dei militari al potere sarà limitato al periodo necessario a ripristinare il normale ordine democratico.

Diminuzione e aumento del numero dei colpi di stato in Africa

Negli anni Sessanta, la maggior parte degli stati africani ha ottenuto l’indipendenza. Nella maggior parte dei casi il potere fu preso dal più forte dei gruppi indipendentisti che era stato impegnato nella lotta per la liberazione del Paese; in altri casi ad avere la meglio fu il gruppo indipendentista più mansueto, quello che andava più a genio alle ex potenze coloniali, che pur non avendo più il diretto controllo dei territori africani, riuscivano comunque a far pesare la loro influenza. Così è stato per tutto il periodo della Guerra Fredda, quando numerosi military coups furono finanziati, sponsorizzati o addirittura organizzati dalle ex potenze coloniali.

Secondo uno studio dell’African Development Bank sono stati 200 i tentativi di colpo di stato (non solo militari) nel continente africano tra il 1960 e il 2012. Di questi il 45% ha avuto successo. Lo studio rivela che in tutti i tre periodi presi in considerazione (1960-69, 1970-89 e 1990-2012), la zona che riporta il dato maggiore è l’Africa Occidentale, seguita da Africa Centrale e Orientale e, ultima, Africa del sud. E’ inoltre interessante notare che, mentre nel secondo periodo si sono registrati 99 tentati colpi di stato, solo 67 sono avvenuti tra il 1990 e il 2010.

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Numerose sono le ragioni che possono spiegare la tendenza alla decrescita nel numero dei military coups in Africa. Tanto per cominciare, la fine del bipolarismo, la costruzione di un mondo multipolare, in cui gli interessi di numerose potenze si intrecciano nell’intero globo, ha diminuito la necessità degli stati forti al livello internazionale di avere governi a proprio favore in paesi ricchi di risorse e spesso situati in posizioni strategiche. Di conseguenza, senza aiuto e sostegno da parte delle grandi potenze attuare un colpo di stato, portarlo a termine e riuscire a rimanere al potere è diventato assai più difficile per i militari africani

A rendere difficile il mantenimento del potere da parte degli eserciti è anche la nuova struttura istituzionale che si è andata a costituire nel continente: l’Unione Africana, le organizzazioni regionali come ECOWAS e SADC, possiedono strumenti che impediscono di riconoscere come legittimi i governi che arrivano al potere con metodi anticostituzionali e antidemocratici. Queste organizzazioni, specialmente quelle regionali, hanno acquisito con il tempo la capacità di reagire in modo fulmineo agli eventi destabilizzanti.

Anche il processo di democratizzazione che è stato portato avanti da alcuni governi, ma soprattutto da gruppi di giovani e dalla neonata classe media, ha contribuito a diminuire la probabilità che si verifichi un colpo di stato. Sia i giovani che la nuova classe media, credono fermamente nei principi della democrazia occidentale e spesso ostacolano la presa di potere da parte dei militari, o comunque non li appoggiano più come una volta; l’idea che il passaggio delle redini dello stato debba avvenire nel rispetto delle regole costituzionali è diventata parte integrante del pensiero popolare.

Ci sono però casi, molto comuni negli ultimi anni, in cui il presidente eletto decide di non lasciare il potere quando dovrebbe. La maggior parte delle costituzioni africane prevedono sistemi e presidenziali e hanno un limite per i mandati che lo stesso presidente può ricoprire (solitamente due). Questo fenomeno viene chiamato thirdtermism e tra il 2000 e il 2015 sono stati 15 i leader che hanno provato a rimanere al potere anche i termini costituzionali glielo impedivano. Questo genere di manovre non può essere considerato colpo di stato, in quanto, in quest’ultimo, si prevede la partecipazione attiva dell’esercito.

  • Come anticipato, negli ultimi anni i tentativi di colpi di stato hanno avuto un picco inaspettato. Dal 2010, in Africa Subsahariana ci sono stati otto tentativi di golpe militari, senza contare quello in atto in Zimbabwe, quattro dei quali hanno avuto successo (in Niger nel 2010, Mali e Guinea Bissau nel 2012 e in CAR nel 2013), confermando la percentuale di successo generale, che, come detto, si aggira intorno al 45%. Le motivazioni di questo nuovo picco, possono essere ritrovate in due fenomeni globali:
    la crisi economica: come abbiamo già detto spesso la motivazione che spinge gli eserciti ad agire è il taglio di fondi stanziati dai governi per il mantenimento delle forze armate e, se ci sono meno soldi in generale, si decide spesso diminuire le finanze utilizzate a tele scopo
    la war on terror: dopo aver colpito il Medio Oriente, la guerra ai gruppi terroristici di matrice islamica si è spostata in Africa. La collaborazione tra forse speciali internazionali ed eserciti locali ha dato molto potere a questi ultimi che hanno probabilmente pensato che non esista (non sono sicura del verbo)  momento migliore di questo per agire.

Le ultime notizie dallo Zimbabwe

Il caso dello Zimbabwe è probabilmente da catalogare come uno di quelli in cui l’esercito “interviene in nome della democrazia”, almeno per quello che si sa fino ad ora. I militari, con la voce del Generale Maggiore Sibusiso Moyo, hanno annunciato nella notte tra il 14 e il 15, dai microfoni della TV nazionale che avevano da poco occupato, che  non si trattava di un colpo di stato, che il loro unico obiettivo era arrestare i criminali tra le fila del governo.

Tutto è cominciato qualche mese fa, quando le discussioni riguardo il successore di Mugabe hanno avuto inizio. Dopo 37 anni al potere, trovare qualcuno che possa prendere il suo posto non è affatto facile. Nessun altro ha mai governato la Zimbabwe indipendente. La scelta, alla fine, era tra Grace, moglie del Presidente, e, a quanto pare, l’unica persona di cui lui veramente si fidi, e Emmerson Mnangagwa, il suo vicepresidente e collaboratore. Mugabe ha mostrato la sua predilezione per la moglie la settimana scorsa, licenziando Mnangagwa. Secondo il capo dell’esercito Constantino Chiwenga, il sistema costituzionale era stato leso dalla decisione di Mugabe di cacciare il suo vice, così si è deciso di agire.

Per ora, ciò che si sa è che Mugabe è agli arresti domiciliari, notizia che è stata diffusa dal presidente sudafricano Jacob Zuma. Non ci sono notizie certe sulle sorti di Grace: ieri si è sostenuto per un po’ che se ne fosse andata in Namibia, ma non ci sono state conferme ufficiali. Anche alcuni dei suoi sostenitori sono sotto il controllo dei militari, tra questi  il commissario politico di Zanu- PF Saviour Kasukuwere, il ministro dell’educazione Jonathan Moyo e il ministro delle finanze Ignatius Chombo.

Zuma e tutta SADC (southern Africa Development Community) hanno cominciato a muoversi per cercare di metter fine alla crisi il prima possibile. I dirigenti dell’organizzazione regionale si incontreranno in giornata, intanto i rappresentanti del governo sudafricano sono già ad Harare per cercare di spingere Mugabe a trovare un accordo coi militari.

Per quanto riguarda tutto il resto, non si può prevedere cosa succederà, lo Zimbabwe e il mondo intero, aspettano nuovi aggiornamenti. Comunque, viste le forze che stanno entrano in campo, tenendo conto della velocità con cui lo stanno facendo e della necessità per queste che la stabilità nell’area venga mantenuta, la possibilità che i militari riescano ad aggiudicarsi la giuda del Paese è un’ipotesi lontana. 

 

Fonti e Approfondimenti:

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