Chi ha ucciso Sudan? Il bracconaggio nell’Africa sub-sahariana

di Luca Perrone

Nel 1960 si potevano contare ben 2.000 esemplari di rinoceronti bianchi settentrionali in vita; oggi, dopo la morte di Sudan, l’ultimo esemplare maschio, se ne contano appena due, entrambe di sesso femminile. Chi e cosa ha condannato questa specie all’estinzione?

Il bracconaggio illegale è oggi un’arma contro la democratizzazione del continente africano e contro il “bene comune” del pianeta. Ogni anno, infatti, il bracconaggio compiuto a danno di specie protette genera un volume d’affari prossimo ai 24 miliardi di dollari, poco meno dell’ultima manovra finanziaria approvata dal Parlamento italiano. Gruppi criminali e/o terroristici finanziano, grazie a questa attività, ulteriori traffici illeciti, che spaziano dal traffico di droga a quello delle armi, dal traffico di esseri umani alla corruzione.

Stati deboli, che faticano ogni giorno per assicurare il cibo ai propri cittadini, difficilmente possono anche avviare e sostenere politiche di salvaguardia ambientale, con il risultato che per i bracconieri è spesso troppo facile operare in zone che, almeno in teoria, sarebbero protette da vincoli legali. Molto spesso, infatti, i bracconieri operano in parchi e riserve faunistiche protette dalla legge, dove l’azione di controllo e prevenzione da parte dei guarda parchi sono, dove esistono, insufficienti e tardive. Come riportato dal sito Focus, nel 2015: “nella Repubblica Democratica del Congo in 15 giorni sono stati massacrati 30 elefanti nel Parco Nazionale del Garamba, a maggio in Mozambico c’è stata un’impennata di uccisioni di rinoceronti, a luglio in Ghana migliaia di squali sono stati pescati e uccisi per le loro pinne mentre a ottobre in Zimbabwe sono stati avvelenati col cianuro 26 elefanti”.

 

Il bracconaggio, oltre ad essere un crimine contro il bene comune, contro la ricchezza faunistica del nostro pianeta, è uno dei principali antagonisti del processo di democratizzazione in Africa. Più il fenomeno in questione si estende, più diventano ricchi e potenti decine o forse centinaia di gruppi armati che destabilizzano il continente nero. Secondo quanto riportato dal WWF, in Africa sarebbero particolarmente dediti a questo traffico le cellule di Al Shabaab, gruppo terroristico islamico di origine somala; RENAMO, partito politico del Mozambico protagonista della guerra civile combattuta tra il 1981 e il 1994; Lord Resistancy Army, gruppo armato ribelle di matrice cristiana attivo nella Repubblica Democratica del Congo; Boko Haram, gruppo terroristico di matrice islamistica nigeriano; Seleka, gruppo armato della Repubblica Centro Africana e cellule di Janjaweed, milizia filogovernativa sudanese combattente nella guerra civile del Darfur. Lo stesso ex segretario generale delle nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha denunciato con violenza l’intimo legame che si è venuto a creare tra terrorismo e bracconaggio, incoraggiato e sostenuto anche dalla caduta di importanti regimi, in primis quello libico di Gheddafi.

Il governo della Tanzania, tra il 2013 e il 2014, lanciò una vasta operazione militare e paramilitare in tutto il Paese per fermare proprio le bande di bracconieri che infestavano la regione. L’obiettivo ufficiale era quello di eliminare ogni fonte di reddito illegale che potesse finanziare o essere solo riconducibile alle attività di qualche organizzazione terroristica. L’operazione, denominata “Tokomeza”, si è rivelata essere una sorta di “Terrore giacobino all’africana”: stupri, torture e arresti di massa illegali si registrarono nelle città così come nelle regioni più remote del Paese, per un computo finale di sette morti e migliaia di persone detenute e torturate.

I bracconieri sono spesso uomini africani poverissimi, mercenari più per necessità che per vocazione. Dietro di loro, invece, si muove una potente e ricchissima industria del lusso che progressivamente sta spostando le sue direttrici dal Nord America e dall’Europa verso i paesi emergenti dell’Asia. Cina, Giappone, Hong Kong e Singapore sono le nuove mete di questo traffico: nel 2006, si contarono più di 8000 casi di esportazioni illegali di pitoni e tartarughe dall’Africa verso l’Asia; nel 2015 i casi registrati sono stati più di 78.000. Non solo Asia però: anche gli Stati Uniti e le stesse elite politiche africane spesso si celano dietro questo losco traffico: Grace Mugabe, consorte dell’ex presidente dello Zimbabwe, è ufficialmente indagata anche per traffico illegale di avorio. Il World Wildlife Crime Report 2016 della UNODC, United Nations Office on Drugs and Crime, ha analizzato tra i tanti casi studio proprio il mercato dell’avorio. La popolazione mondiale degli elefanti si attesta attorno al mezzo milione di esemplari, di cui ben il 60% vive in Tanzania, Zimbabwe e Botswana, per un totale di circa 5 milioni di chilogrammi di avorio disponibili nell’intero ecumene. Il tasso di bracconaggio, calcolato per la Tanzania attorno al 7% annuo dell’intera popolazione di elefanti deceduta, ha fatto si che il loro numero diminuisse, tra il 2007 e il 2013, da 136.753 a 63.624 unità.

 

Il 31 dicembre del 2017 il governo cinese ha varato una legge che impedisce il commercio e la compravendita di avorio proveniente dall’Africa nel Paese: una decisione storica che permetterà sicuramente di combattere meglio il fenomeno del bracconaggio e del relativo indotto. Hong Kong, invece, ha deciso di non limitare il commercio dell’avorio e, già nel luglio dello stesso anno, le autorità della città avevano sequestrato un carico illegale di zanne di elefanti di ben 7,2 tonnellate, per un valore di mercato pari a otto milioni di euro. In Cina, come in tutto il Sud est asiatico, l’avorio è molto ricercato come materia prima per sculture e prodotti d’artigianato, tanto che fino al XXI secolo inoltrato l’intaglio dell’avorio era considerato un patrimonio culturale da parte del governo di Pechino.

Analogo discorso venne affrontato dalla UNODC per quanto concerne il corno dei rinoceronti. “Storicamente” si può leggere “il corno dei rinoceronti è stato usato dalla medicina tradizionale asiatica per combattere febbre e malattie cerebrovascolari. Più recentemente, la credenza nell’efficacia [di questo] nel trattamento anche di altri disturbi, dallo smaltimento di una sbornia fino alla cura per il cancro, sembra aver fatto aumentare la domanda del bene[1]”. Nel 1960 si potevano contare oltre 100.000 rinoceronti neri africani, oggi ne sopravvivono a malapena 28.000 comprendenti però tutte le specie. Come abbiamo già scritto, se per il rinoceronte nero africano la situazione è grave, per quello bianco settentrionale siamo ad un passo dalla catastrofe. Il prezzo di questo bene ha da qualche tempo superato quello della cocaina: 95.000 dollari al chilo contro i 91.600 della polvere bianca.

 

Il bracconaggio illegale delle specie animali protette è comunque solo uno dei tanti volti dei crimini ambientali: il giro d’affari degli atti illegali compiuti a danno dell’ambiente “che comprendono deforestazione, bracconaggio, traffico di animali, pesca illegale, estrazione illegale e scarico di rifiuti tossici – è compreso tra i 70 ed i  213 miliardi di dollari all’ anno. Una cifra enorme se si pensa che gli aiuti mondiali allo sviluppo arrivano a circa 135 miliardi di dollari”.

Oltre agli animali, i bracconieri massacrano senza pietà anche i ranger che cercano con grande coraggio, ogni giorno, di impedire la loro attività criminosa. Dimba Richards, Anigobe Bagare e Matikuli Tsango erano tre ranger congolesi del parco di Garamba, rimasti uccisi nel 2016 in un conflitto con dei bracconieri che si apprestavano ad assaltare un branco di elefanti. Nello stesso parco, ma nel 2015, era stato già assassinato il ranger Agoyo Mbikoyo, anche lui caduto per difendere le preziose zanne d’avorio degli elefanti ospiti del parco. Nel 2017 cadde invece in Tanzania Wayne Lotter, sud africano di nascita, cofondatore della PAMS Foundation, organizzazione impegnata nella formazione di giovani africani in tematiche legate alla salvaguardia ambientale, che ha fatto arrestare lungo la sua militanza oltre duemila bracconieri in Tanzania, prima di essere assassinato da un commando armato. Negli ultimi dieci anni sono più di mille i ranger ad aver perso la vita in scontri armati contro i bracconieri.

In conclusione, urge fare una riflessione. Qualche tempo fa la notizia dell’uccisione del leone Xanda in Zimbabwe per mano di  un cacciatore americano, dietro il pagamento di circa 46.000 dollari, fece scaturire proteste non solo nel Paese africano, ma anche in Europa e negli stessi Stati Uniti d’America. Il lato emblematico risiede che nel fatto che la legge diede ragione al cacciatore americano poiché il leone si trovava fuori dai confini della riserva. Con i soldi che i cacciatori (legali) pagano per abbattere questi animali in via d’estinzione si finanziano tutti i progetti per la salvaguardia di quelli stessi animali. Un rompicapo praticamente: più animali protetti si uccidono, più ci sono soldi per la loro salvaguardia. È necessario avviare una seria riflessione a livello mondiale: bruciare le zanne degli elefanti o i corni dei rinoceronti sequestrati ai bracconieri è una vittoria di Pirro. Dietro la zanna bruciata, i cui proventi non andranno alle organizzazioni criminali e/o terroristiche, c’è sempre un elefante ucciso. I roghi con la merce sequestrata sono un palliativo inutile.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

Articolo – È morto Sudan, l’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale in corriere.it, 20/03/2018.

Articolo –  Il bracconaggio vale 23 mld di dollari e finanzia anche il terrorismo in focus.it, 19/11/2015.

Articolo – Tanzania, ucciso Wayne Lotter, il nemico dei bracconieriin www.ansa.it.

Brenna Lorenzo, Congo, tre ranger sono morti per difendere gli elefantiin lifegate.it, 25/04/2016.

Brenna Lorenzo, Congo, un ranger è stato ucciso perché proteggeva gli elefantiin lifegate.it, 8/05/2015.

Cerruti Fulvio, è morto Sudan, l’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale in La Stampa.it, 20/03/2018.

Delli Compagni Agostina, I nuovi bracconieri? Sono i terroristiin wired.it, 3/02/2015.

Mazzantini Umberto, Il terrorismo si finanzia col commercio illegale di fauna selvatica, legname e materie prime in greenreport.it, 25 giugno 2014.

Poletti Fabio, In dieci anni trucidati mille ranger. La guerra silenziosa di bracconieriin Lastampa.it, 15/03/2016.

Wwf.it.

news-medical.net

http://www.congotribune.net/en-asie-explosion-des-importations-danimaux-africains-proteges/

http://allafrica.com/stories/201803260496.html

http://development.newzimbabwe.com/ivory-smuggling-zrp-confirms-grace-mugabe-under-investigation/

unodc.org/documents/data-and-analysis/wildlife/World_Wildlife_Crime_Report_2016_final.pdf.

http://www.ipsnews.net/2014/01/anti-poaching-operation-spread-terror-tanzania/.

http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2016/09/20/news/tanzania_antibracconaggio_violenze-3241063/

https://www.lifegate.it/persone/news/divieto-avorio-cina-2017

http://www.lastampa.it/2013/11/12/societa/lazampa/il-corno-di-rinoceronte-pi-caro-della-cocaina-inarrestabile-il-mercato-nero.

http://www.repubblica.it/ambiente/2017/07/21/news/zimbabwe_ucciso_il_figlio_di_cecil_ora_basta_i_leoni_siano_patrimonio_umanita_-171306215/.

 

 

[1]Rhinoceros horn has historically been used in traditional medicine in Asia to treat fever and cerebrovascular disease. More recently, belief its efficacy in treating other ailments, from hangovers to cancer appear to have increased demand.

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