Akashinga, il coraggio è donna

Copertina a cura di @side_book

Il bracconaggio è una delle minacce principali per la fauna africana, soprattutto per i cosiddetti “Big Five”, i cinque grandi animali della savana: il leone, il leopardo, il rinoceronte, il bufalo e l’elefante africano. Tra le specie più a rischio al mondo, sono anche i trofei più ambiti dai cacciatori di frodo. Secondo le Nazioni Unite, che hanno integrato la protezione dell’ecosistema terrestre nel programma d’azione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, almeno trentunomila specie sono a rischio d’estinzione al giorno d’oggi. Il traffico di animali esotici (o di loro parti) distrugge gli ecosistemi, mettendo a rischio anche la vita degli esseri umani e aumentando la possibilità di conflitti.

Ogni anno, almeno trentamila elefanti e migliaia di rinoceronti sono messi in pericolo dall’attività di bracconieri in tutta l’Africa per le loro zanne e corni. Questo massacro ne ha ridotto progressivamente il numero e, nonostante negli ultimi anni la vendita legale di animali, o di loro parti, si sia visibilmente ridotta, il mercato nero continua a essere una grave minaccia a livello globale. Nella Valle meridionale dello Zambezi, in Zimbabwe, una task-force composta solo da ranger donne sfida gli stereotipi di genere e i rischi della caccia di frodo per i grandi mammiferi africani. Le chiamano “Akashinga”, che in chishona vuol dire “le coraggiose”.

Una storia di rinascita

L’idea di fondare un’unità composta da sole donne è venuta a Damien Mander, un ex soldato delle forze speciali australiane e veterano della guerra in Iraq, ritiratosi dalla vita militare e trasferitosi in Zimbabwe, dove nel 2009 ha fondato l’International Anti-Poaching Foundation (IAPF). Rimase colpito dalla presenza di intere riserve dedicate alla caccia di grandi mammiferi e dalla pressoché assenza di controlli da parte dei governi locali; quando la sua associazione cominciò a operare, molte di quelle riserve si trovavano in uno stato di abbandono. Mander decise di impegnarsi per trasformarle in aree di conservazione controllate e tutelate dalle comunità locali, generando così benefici per gli animali, ma anche per la popolazione. Nel corso degli anni, l’IAPF è stata in grado di proteggere una superficie di circa quattro milioni di ettari, centinaia di migliaia di specie animali e formare più di duecento ranger esperti, distribuiti in task-force altamente specializzate nel contrasto alla caccia illegale.

Come se la sua idea non fosse già abbastanza ambiziosa, nel 2017 l’ex cecchino iniziò a pensare a come poter sviluppare appieno il potenziale delle tante donne che incontrava nei villaggi visitati durante i suoi giri di ricognizione nella Valle dello Zambesi. Raccontando la storia delle Akashinga nell’omonimo documentario prodotto da James Cameron per il National Geographic, Mander parla della grinta delle donne con cui si confrontava, che molto spesso provenivano da un passato fatto di violenza e abusi. Lo Zimbabwe è uno degli Stati più poveri dell’Africa, condizione che colpisce le donne particolarmente. L’idea di poter dare una seconda possibilità a donne e ragazze che avevano perso tutto ispirò Mander, che cercava un modo per rendere l’impatto della sua associazione ancor più incisivo per le popolazioni locali. Decise così di organizzare delle giornate di selezione e delle sessioni di allenamento per formare ranger da assegnare a unità femminili da impiegare nella tutela dei grandi animali. Invitava solo donne disoccupate, vittime di violenza, vedove, orfane, relegate ai margini della società. Molte di loro erano mogli di bracconieri finiti in carcere. Seguendo il modello della Black Mamba Anti-Poaching Unit, sperimentata anni prima in Sudafrica, allenava e formava queste donne seguendo gli stessi schemi degli uomini: voleva dimostrare che non esistono lavori maschili e femminili, che non c’è limite alla forza delle donne.

Un impatto positivo

Dal 2017, le unità Akashinga non si sono mai fermate. Oggi, circa quaranta ranger pattugliano le riserve protette dello Zimbabwe, arrestando i bracconieri che violano il divieto di caccia. Prima di entrare in azione, devono affrontare un addestramento duro e sfibrante, imparando le tecniche di pattugliamento, i rudimenti del primo soccorso e le tecniche di arresto e perquisizione. Una volta entrate a far parte dell’unità ed essere diventate ranger, seguono e supportano a loro volta la formazione delle nuove reclute. Secondo le stime, da quando i ranger dell’IAPF controllano il territorio della Valle dello Zambesi, il fenomeno del bracconaggio si è ridotto dell’80%. Le donne delle pattuglie Akashinga hanno contribuito notevolmente a questo risultato, come racconta Mander nel documentario del National Geographic. Dotate di resistenza e sangue freddo, affrontano uomini armati fino ai denti senza paura, rischiando talvolta la vita: fino ad oggi, due ranger sono morte mentre guadavano un fiume. 

Ma il valore delle unità femminili non si limita al contrasto della caccia. Come Mander stesso, molte ranger seguono un’alimentazione vegana e visitano le scuole per sensibilizzare gli studenti circa i benefici di una coesistenza pacifica con gli animali e la natura. Portando con orgoglio le loro divise, parlano alle giovani donne dei villaggi motivandole a studiare e lavorare per raggiungere l’indipendenza. Akashinga non è solo un esperimento di promozione della parità di genere, ma l’esempio concreto che una società basata su inclusione e protezione dell’ambiente può produrre benefici economici. La maggior parte dei fondi raccolti dall’IAPF vengono reinvestiti nelle comunità e nei villaggi dell’area. Mander punta a portare il numero di Akashinga a quattromilacinquecento entro il 2030, per incrementarne l’impatto positivo.

 

 

Fonti e approfondimenti

Smith N. Lindsey, Why Zimbabwe’s female rangers are better at stopping poaching, National Geographic Magazine, Wildlife Watch, 06/2019.

Joe McCarthy, How Zimbabwe’s All-Women Anti-Poaching Unit Sparked a movement, Global Citizen, 08/02/2019.

Gianni Bauce, Zimbabwe: le guerriere della natura, AfricaRivista, 10/08/2019.

Talita Coorea, Are women less corrupt than men?, Transparency International, 25/10/2018.

Maria Wilhelm, Akashinga: the braves ones, National Geographic Documentary Films, 2020.

 

 

Editing a cura di Niki Figus 

Copertina di Simone d’Ercole

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