L’Astropolitic cinese tra soft power e multilateralismo  

La complessità degli odierni scenari internazionali è solita mettere in ombra un aspetto altrettanto rilevante degli assetti geopolitici mondiali: quello della geopolitica dello spazio, talvolta definita (non senza equivoci e molteplicità di interpretazioni) “Astropolitics”. Se poi a muovere le fila di tale aspetto è anche la Cina, tramite l’esercizio del consueto soft-power, la questione diventa evidentemente di maggior rilievo ed interesse.

La geopolitica dello spazio

Nel confrontarsi con la dimensione dello spazio extra-atmosferico, le teorie delle relazioni internazionali ricalcano in genere le visioni più classiche sul tema, introducendo tuttavia alcuni elementi di riflessione assolutamente inediti. Sia la scuola di pensiero realista che quella liberale, infatti, sembrano convergere su un assunto di fondo: indipendentemente dal peso politico e giuridico che verrà dato all’evoluzione del significato e del contenuto attribuiti al concetto di “sovranità” nello spazio (che si appresta a divenire argomento di grande dibattito), non v’è dubbio che la fase in cui stiamo vivendo è caratterizzata da una forte cooperazione internazionale tra i molteplici attori globali attivi nel settore spaziale.

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A turbare tale apparente idilliaco rapporto multilaterale è però un interrogativo facilmente deducibile: se la fase della cooperazione, dopo la Guerra Fredda, avrebbe dovuto rappresentare un momento fertile per la produzione di accordi vincolanti in tema di attività spaziali, perché la maggior parte degli strumenti giuridici utili per tale questione risale quasi esclusivamente all’arco temporale tra gli anni ‘50 ed ‘80 del secolo scorso?

Con le sole eccezioni dell’accordo sulla Stazione Spaziale Internazionale e di taluni strumenti di soft law (come le Confidence Building Measures), è evidente che, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, lo stimolo per portare a termine trattati in ambito spaziale si è progressivamente affievolito. Sulle ragioni di tale stasi, le due sopracitate principali scuole di pensiero (realista e liberale) convengono nel sostenere che è stato il rischio di uno scontro senza precedenti tra i due grandi rivali della Guerra Fredda a far apparire conveniente per tutti gli attori in gioco l’idea di regolare e limitare le rispettive azioni nello spazio extra-atmosferico. Oggi, che la minaccia di una militarizzazione dello spazio (e le sue conseguenze) si è eclissata, l’incentivo a concludere accordi come il Moon Agreement e l’Outer Space Treaty è stato sostituito dall’adozione di misure di tipo prettamente organizzativo-economico.

Il soft power cinese nel settore spaziale

In questo contesto di disfacimento e ricostituzione degli assi di cooperazione internazionale, un ruolo importante è giocato dai rapporti Cina-Brasile nell’ambito di un ambizioso progetto di Earth sensing, iniziato nel 1988 con un accordo di partnership tra le rispettive agenzie spaziali, INPE per il Brasile e CAST per la Cina. Il progetto, dal nome China-Brasil Earth Resources Satellite (CBERS), prevedeva un investimento iniziale di 300 milioni di dollari (per il 70 % a carico della Cina), con l’obiettivo di svincolarsi dalla supremazia tecnologica dei Paesi sviluppati. Il mutuo interesse per lo spazio, frutto della convergenza fra un momento prospero per la Cina in termini di capitali investiti nel settore industriale ed il coinvolgimento del Brasile in attività extra-atmosferiche, è sfociato così nella costruzione di due satelliti di telerilevamento, CBERS-1 e CBERS-2, identici sia nelle caratteristiche che nell’equipaggiamento.

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Il successo di quest’ultima missione ha convinto i due Stati partner a rinnovare il loro accordo nel 2002, determinando il lancio e la registrazione di ulteriori satelliti ad opera della Cina fino al 2014. Ciascuno di questi satelliti è stato collocato in un’ “orbita eliosincrona”, in modo tale che possa sorvolare costantemente un determinato punto alla stessa ora solare locale. In un lasso di tempo variabile tra i 5 ed i 26 giorni, quindi, le telecamere poste sul satellite sono in grado di coprire l’intera superficie terrestre.

Come si può notare, il Brasile è collocato in un’area geografica corrispondente alla cosiddetta “orbita geostazionaria”, all’interno della quale il periodo di rivoluzione del satellite che la percorre coincide con la rotazione della Terra. In pratica, cioè, i satelliti sono costantemente puntati su un certo territorio per tutta la durata della loro vita. E dato che il numero di slot disponibili nell’orbita geostazionaria è molto limitato, proprio nel periodo in cui l’accordo Cina-Brasile è stato concluso, si sono verificati considerevoli scontri tra i Paesi dell’Equatore e quelli delle altre latitudini: i primi rivendicavano la sovranità sull’orbita geostazionaria a scapito dei secondi, così da poter gestire l’allocazione degli spazi destinati ai diversi satelliti.

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Questi scontri, tuttavia, non hanno avuto alcun seguito in ambito internazionale, data l’esistenza di una normativa dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni sul tema. Ad ogni modo, nonostante l’incertezza del momento, la Cina è riuscita a garantirsi un positivo e fruttifero rapporto di cooperazione con il Brasile, nell’ottica del lancio di satelliti di comunicazione in orbita geostazionaria.

A fine 2014, l’accordo tra Cina e Brasile è stato rinnovato per consentire il lancio del CBERS-4B entro la metà del 2019, e per programmare l’attività spaziale dei prossimi dieci anni. Il trattato è stato corredato da un Memorandum d’intesa estremamente significativo, con il quale INPE e CAST hanno acconsentito a condividere dati satellitari e possibili applicazioni del telerilevamento. Un Memorandum che tuttavia ha inciso solo limitatamente sulla posizione di vantaggio della Cina, a cui è demandato  da sempre il controllo della strumentazione per l’acquisizione di dati e per lo spostamento dell’altitudine e dell’orbita dei satelliti.

L’enorme mole dei dati ricavati ha inoltre permesso alla Cina di collaborare fruttuosamente ad alcuni progetti europei inerenti i cosiddetti “Environmental Satellites” e “Synthetic Aperture Satellites”, nei quali si è distinta per competenza e leadership.

La prospettiva delle relazioni Cina-Brasile in tema di spazio appare senza dubbio rosea ed è molto probabile che, al fine di implementare il loro piano decennale di attività, gli accordi tra i due Paesi verranno ulteriormente rinnovati. Dunque, è importante sottolineare come la Cina anche in questo settore sia riuscita (con largo anticipo) a garantirsi un ruolo di supremazia, fondato sul soft power, che le consente tuttoggi di manipolare dati di grande rilievo, e di presentarsi nei consessi dedicati al tema con grandi expertise.

Fonti:

Bormann, Sheehan, Securing outer space, Routledge, 2009.

Sheehan, The international politics of space, Routledge, 2007.

Al-Rodhan, Meta-Geopolitics of Outer Space, Palgrave Macmillan, 2012.

Lutes, Hays, Toward a Theory of Spacepower, Institute for national strategic studies, 2010.

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