L’instabile amministrazione di Trump

L’annuncio delle dimissioni di Marc Short, capo dell’ufficio legislativo della Casa Bianca, e soprattuto i rumors di un possibile abbandono di John Kelly, dopo che nell’estate 2017 aveva egli stesso sostituo l’inquisito Priebus come Capo di Gabinetto di Trump, hanno preso un po’ tutti di sorpresa nell’ambito della politica americana rimettendo in luce l’instabilità dei consiglieri presidenziali.

Mentre sappiamo che Kelly ha avuto spesso diverbi con il presidente, Short, nonostante avesse più volte lamentato il disordine della politica nell’era di Trump, non aveva mai avuto posizioni critiche verso il Presidente e verso l’amministrazione in generale e per questo la decisione ha sorpreso tutti.
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Le ragioni dell’abbandono di Short saranno sicuramete chiarite apertamente e la Casa Bianca non ha né smentito né confermato il rumor dell’abbandono di Kelly, quindi manca ancora molto prima di fare luce su queste due posizioni
. Il dato che risulta allarmante è che in poco più di due anni il 75% – dato che andrebbe a crescere se dovesse essere confermata la decisione di Kelly – dei consiglieri personali e degli amministrativi di alto livello nominati da Trump sono stati sostituiti. Questo è il punto focale su cui è necessario concentare l’attenzione per spiegare come questo via vai aumenti la difficoltà della Presidenza Trump di mantenere coerenza amministrativa,  chiedendosi anche per quale motivo questo succeda proprio sotto questa amministrazione.

 

Il tasso di abbandono dell’amministrazione più alto degli ultimi 5 presidenti

Il primo anno di presidenza solitamente è un anno di “honeymoon” con la nazione. Solitamente l’euforia della vittoria impiega circa dodici mesi per essere smaltita, tranne in caso di devastanti avvenimento o incredibili errori politici. Questo accordo con la nazione permette al presidente di mantenere la propria squadra intatta, senza dover sacrificare alcun capro espiatorio sull’altare della pubblica opinione. Trump è riuscito invece a raggiungere un tasso di sostituzione del 50% il primo anno e del 75% il secondo, raggiungendo il record del più alto tasso di abbandono delle ultime cinque amministrazioni.
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Nel primo anno Obama ha cambiato un solo membro, Greg Craig, primo consigliere della Casa Bianca, principalmente per uno scandalo legato a Guantanamo, e George Bush invece ha lasciato intatta la sua squadra. Il presidente attuale è riuscito nell’impresa di mettere fuori gioco il capo di gabinetto Reince Priebus (inquisito nel Russiagate), il vice capo di gabinetto Katie Walks, l’addetto stampa Sean Spicer, l’assistente presidenziale alle pubbliche relazioni George Sifakis (seguito a ruota dal suo successore Scaramucci), il principale consigliere per la sicurezza Michael Flynn e il suo vice KT McFarland.

A vedere i nomi sembra quasi che Trump si sia impegnato per battere questo record, ma cerchiamo le ragioni per le quali tutto questo è avvenuto e continua ad avvenire

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Una classe dirigente che non è una classe dirigente

Il primo fattore è che il Presidente si basa più sulla fedeltà alla sua persona che alla competenza. Trump ha scelto le sue pedine dal settore privato e questo crea dei problemi importanti nell’amministrazione quotidiana. L’identikit solitamente ci dice che sono tutti uomini tendenzialmente anziani che hanno lavorato più nelle big corporation che nel governo. Un esempio è sicuramente l’ex Segretario di Stato Tillerson, il quale ha lavorato una vita alla EXXON e quando si è ritrovato a dover gestire una macchina farugginosa, come la Segreteria di Stato, ha dimostrato degli ampi limiti. A questo bisogna aggiungere che Trump ha voluto premiare gli uomini della sua campagna con posti di potere, ma questo lo ha obbligato a scegliere tra individui senza alcuna esperienza politica o amministrativa, ma solo elettorale.
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In tutto questo va detto che Trump non ha mantenuto nessun amministrativo dell’era Obama, scacciandoli in malo modo, creando in qualche modo uno stacco tra un’amministrazione e l’altra, ma lasciando un problema evidente di continuità ordinaria.
Per chiarire questo concetto è facile usare l’immagine degli ambasciatori. Trump due mesi dopo la nomina ha comunicato a praticamente tutti gli ambasciatori americani all’estero che sarebbero stati rimpiazzati, senza dire chiaramente da chi e quando. Questio ha lasciato delle ferite importanti nella diplomazia americana portando come risultato la perdità di fiducia degli altri attori internazionali, l’arrivo di figure impreparate al vertice dell’ambasciata e soprattutto un periodo di interregno totalmente caratterizzato dall’incertezza.

I professionisti non portano voti perché non assicurano risultati

Ma è necessario anche chiedersi il motivo profondo per cui il Presidente ha scelto di sostiture gli amministrativi spesso e volentieri. La ragione alla base è legata al fatto che nessuno di questi professionisti può assicurare che accadrà esattamente quello che Trump ha promesso in campagna elettorale.

Il Presidente è più interessato a mantenere le promesse fatte più che alla reale fattibilità di queste stesse. La domanda che bisogna porsi però è: com’è possibile rimanere fedeli ad una promessa irrealizzabile? Le regole sono due e il presidente Trump le sta rispettando in pieno: la prima è quella di non ammettere mai l’irrealizzabilità di questa e la seconda è licenziare tutti coloro che ne negano la realizzabilità. Per questa ragione se ne stanno andando molti. Sean Spicer se ne è andato dopo aver sostenuto in qualche modo che non tutte le agenzie di stampa fossero delle agenzie di menzogne al soldo dell’establishment, gli esperti legislativi se ne sono andati dopo aver negato la reale possibiltià di costruire il muro al confine etc etc.

Usando un termine di diritto privato, Trump chiede un contratto di risutato, cioè che assicura il raggiungimento del risultato, ai suoi addetti, quando tutti sappiamo che posizioni del genere non possono che essere dei contratti di mezzi, in cui viene garantito solo il massimo sforzo e il massimo impegno. Il Presidente sembra essere sempre più incapace di comprendere la forma reale della politica, ma questo sembra aumentare il suo appeal nel suo elettorato. Un presidente che non si fa dire di no da nessuno – e su nessuno dei suoi cavalli di battaglia – neanche da coloro che dovrebbero trasformare le parole in fatti.
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Fonti e apporofondimenti:

https://www.nationaljournal.com/?mref=logo

With the revelation of Marc Short’s impending departure, President Trump has lost the vast majority of Tier One staff members

Why is Trump’s staff turnover higher than the 5 most recent presidents?

http://thehill.com/homenews/administration/394686-kelly-expected-to-leave-white-house-this-summer-wsj

http://thehill.com/people/john-kelly

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