L’accordo sui migranti salva il governo Merkel

Angela Merkel ha raggiunto un accordo con il Ministro dell’Interno Horst Seehofer, che aveva minacciato di rassegnare le dimissioni per la sua contrarietà alle politiche migratorie del governo tedesco. Il collega della Cancelliera aveva dichiarato di voler rinunciare contemporaneamente alle sue cariche di Ministro e leader della CSU, il partito conservatore bavarese “gemellato” alla CDU cristiano-democratica della Merkel, generando una crisi politica di enorme portata.

Senza l’appoggio di un alleato così importante, infatti, il governo avrebbe perso la  maggioranza, rischiando quindi la sua stessa esistenza. Rimasti solo la CDU e i socialisti dell’SPD a sostenerlo, l’esecutivo Merkel si sarebbe trovato costretto a cercare rapidamente nuovi alleati per non rischiare un instabile governo di minoranza. L’ultima volta che le si era presentata questa evenienza, la Cancelliera aveva seccamente dichiarato che piuttosto che governare così avrebbe convocato nuove elezioni.
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Seehofer aveva motivato il suo strappo con la necessità per la coalizione di rivedere il suo punto di vista sul tema dell’immigrazione e del controllo delle frontiere, per giungere ad un nuovo punto di vista comune. Il capo della CSU aveva sostanzialmente dato un ultimatum al governo affinché adottasse politiche più dure prima del Consiglio Europeo della scorsa settimana, in particolare permettendo il respingimento dei richiedenti asilo già registrati in altri paesi europei
Dopo l’esito “tiepido” del Consiglio, in cui molto poco è cambiato nelle politiche comunitarie e nelle alleanze tedeche, Seehofer aveva fatto il suo annuncio.
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Il nuovo accordo

Entrambe le parti hanno dichiarato di aver raggiunto un compromesso soddisfacente, al termine di una trattativa serratissima. Il leader della CSU, ha annunciato trionfalmente che “ora abbiamo un accordo chiaro con cui in futuro saremo in grado di respingere gli immigrati illegali al confine tra Austria e Baviera”. I dettagli di quanto deciso saranno rilasciati nei prossimi giorni.

Seehofer ha quindi spinto Angela Merkel a mediare la sua posizione per cui le politiche migratorie vanno decise in sede europea, non unilateralmente dalla Germania e dagli altri paesi. Se questo accordo diventerà una politica vera e propria, però, dipenderà anche dalle azioni della SPD e da un eventuale voto parlamentare. La situazione si è quindi rilassata solo per il momento, ma anche dopo il rilascio dei dettagli dell’accordo saremo ben lontani da una normalizzazione dei rapporti tra le forze di governo.

Le azioni di Seehofer hanno infatti messo a rischio non solo la tenuta della coalizione di governo, ma anche gli oltre 70 anni alleanza tra i due partiti conservatori, in cui il politico bavarese ha da tempo un ruolo di primo piano.
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Horst Seehofer e la coalizione CDU-CSU

La CSU (Unione Cristiana Sociale) è spesso definita come l’equivalente bavarese della nazionale CDU (Unione Cristiana-Democratica), una similitudine che ha portato i due partiti a collaborare al Bundestag fin dal dopoguerra. I due gruppi conservatori di ispirazione cristiana sono da sempre uniti in quella che i tedeschi chiamano semplicemente “L’Unione”, l’alleanza di centrodestra per cui la CSU corre alle elezioni in Baviera e la CDU nel resto delle regioni.

Fino agli sviluppi recenti le differenze di vedute sono state molto sottili, rendendo l’alleanza solidissima. Le uniche frizioni derivano da alcune caratteristiche della CSU determinate dal suo radicamento nella regione meridionale della Germania. La Baviera è a maggioranza cattolica e tradizionalmente più conservatrice di altre aree del paese, fatto che si riverbera anche in alcune posizioni del partito di Seehofer.

Classe ’49, quest’ultimo è stato palamentare dal 1980 al 2008 con alcuni incarichi ministeriali già dagli anni Novanta durante la presidenza di Kohl. Dal 2008 abbandona la politica federale per diventare il presidente del Lander della Baviera, periodo in cui conquista anche la segreteria della CSU. Tornerà al Bundestag solo per prendere parte all’attuale governo.

La popolarità del leader ll’interno del partito conservatore è sempre stata altissima, fatto che gli ha permesso di mantenerne la guida, anche se le pressioni perché lasci spazio ad altri si stanno intensificando. Questo malcontento sta aumentando progressivamente da alcuni anni, soprattutto da quando alle elezioni 2018 la CSU ha perso il 10% dei consensi in Baviera.

Dal 2016 Seehofer ha spinto per politiche sempre più dure sulle migrazioni, tanto che la velocizzazione delle richieste di asilo e la facilitazione di respingimenti e rimpatri sono diventati punti cardine del suo programma. La voglia di arrestare l’emorragia di consensi provando ad intercettare il crescente sentimento anti-migranti (già capitalizzato ad esempio dalla AfD) ha contribuito a questo irrigidimento, e ha aperto una frattura con gli alleati della CDU.

Il leader della CSU aveva annunciato nel suo ultimatum che il suo partito avrebbe spinto autonomamente per una stretta sulla gestione delle migrazioni, optando però a sorpresa per le dimissioni una volta scaduto quest’ultimo. Seehofer aveva già pressato la Cancelliera lo scorso ottobre in occasione delle elezioni, spingendola verso posizioni  di minore apertura rispetto a quelle di solo pochi anni prima, quando la Germania aveva aperto i suoi confini ai profughi Siriani bloccati nei Balcani.
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I possibili scenari

La rottura immediata è stata evitata solo dalla mediazione dei colleghi di partito, che hanno persuaso il leader della CSU a rimandare la sua decisione e avere dei colloqui con la Cancelliera. Molte figure di spicco del partito bavarese avevano anche rassicurato i cronisti dichiarando di voler solo cambiare le politiche della coalizione, senza mirare a separar i due partiti o peggio a far cadere il governo. Gli scenari più plausibili vedevano quindi il leader della CSU ritirare le sue dimissioni, o almeno abbandonare in favore di un collega del partito.

La Cancelliera tra l’altro poteva contare su un vasto appoggio del suo partito e della SPD, due gruppi ulteriormente ricompattati dall’aggressività della proposta della CSU. Questo le garantiva un potere negoziale decisamente superiore a quello di Seehofer, ma evidentemente piuttosto che forzare la mano ha preferito un approccio più distensivo accettando (vedremo fino a che punto) le richieste dell’alleato.

Questo scontro al vertice del governo Merkel ricalca un copione già noto in Europa, in cui il dibattito sulla migrazione si polarizza fortemente tra chi appoggia i respingimenti alle frontiere e chi invece preme per politiche comuni di accoglienza. Nel caso tedesco questa dinamica ha scavato un solco all’interno di una coalizione ben strutturata, se avrà un simile fattore distruttivo anche altrove in Europa (o sulla stessa UE) probabilmente lo vedremo molto presto.

Come detto resta da vedere anche l’evoluzione della stessa situazione tedesca, che si chiarirà mano a mano che si sapranno i dettagli dell’accordo e le reazioni delle altre forze politiche.

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Fonti e Approfondimenti:

https://edition.cnn.com/2018/06/18/europe/merkel-seehofer-migration-intl/index.html

https://www.politico.eu/article/csu-leader-seehofer-offers-resignation-amid-migration-row/

https://www.politico.eu/article/horst-seehofer-takes-germany-to-the-brink-angela-merkel-migration-fight/

https://www.bbc.com/news/world-europe-44685727

https://www.bbc.com/news/world-europe-44685727

https://www.wsj.com/articles/merkel-faces-showdown-over-migrant-policy-1530539359

 

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