Il vertice Temer-Pence tra crisi venezuelana e accordi strategici

Lo scorso 26 giugno il Vice-Presidente statunitense, Mike Pence, si è recato in Brasile per incontrare il Presidente Michel Temer, prima tappa di un viaggio istituzionale che lo ha portato anche in Ecuador e Guatemala. 

Questo è il primo viaggio di un membro di alto rango della Casa Bianca in Brasile dall’insediamento di Michel Temer (maggio 2016), a distanza di quasi un anno dalla visita di Pence in Argentina, Cile, Colombia e Panama, che aveva visto esclusa la principale economia della Regione. 

Il numero due di Trump ha avuto modo di affrontare con il leader brasiliano la problematica dei flussi migratori dal centro-sud America verso gli USA e quella dei difficili rapporti tra il regime venezuelano di Maduro e gli altri Stati della regione. 

Tra crisi dei migranti e critica al regime venezuelano

Il tema dei migranti latinoamericani verso gli USA è stato recentemente sotto i riflettori internazionali per la drammatica vicenda dei minori separati dai genitori al confine statunitense.

Nonostante Trump abbia sospeso il decreto che autorizzava la separazione e detenzione dei figli di migranti irregolari, la questione rimane controversa e non priva di conseguenze. Pence ha assicurato che Washington e Brasilia stanno lavorando per riunire le famiglie separate dalla politica di “tolleranza zero”, che ha separato più di 2.000 bambini dai loro genitori, tra i quali anche 50 brasiliani. A riguardo, il Presidente Temer si è offerto di finanziare il rientro delle famiglie brasiliane che lo vorranno. 

Pence ha fatto un appello ai latinoamericani a non tentare di entrare negli Stati Uniti illegalmente, alimentando così i trafficanti. “Vogliamo che voi e le vostre nazioni prosperiate”, ha affermato, non poco ipocritamente, riferendosi agli aspiranti migranti di paesi come l’Honduras, il Guatemala e il Salvador in America centrale.

Il vice di Trump ha anche visitato il centro di accoglienza di Manaus, che ospita al momento 120 venezuelani fuggiti dalla crisi politica, sociale ed economica del loro Paese.  Occasione perfetta per rimarcare il nesso tra flussi migratori e la “dittatura brutale” in Venezuela. 

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In una dichiarazione congiunta i due hanno condannato fermamente il governo di Nicolás Maduro. Pence ha ringraziato il Brasile per aver guidato gli sforzi per espellere il Venezuela dal Mercosur ed essersi unito agli Stati Uniti per sospendere il Venezuela dall’OAS (Organizzazione degli Stati americani), esortando il Paese ad agire con ancora più fermezza. Temer nelle sue dichiarazioni ha preferito concentrarsi sulla crisi umanitaria, che ha portato decine di migliaia di venezuelani a fuggire verso altri paesi della Regione.

I flussi migratori dal Venezuela

Il primo studio completo in merito a questo fenomeno migratorio è stato elaborato dall’Observatório da Voz da Diáspora Venezuelana. I dati presi in considerazione sono quelli degli istituti statistici dei principali Paesi di arrivo e mostrano come circa 3 milioni di cittadini (su una popolazione di 31,6 milioni) hanno lasciato il Venezuela negli ultimi 18 anni, ossia dall’arrivo del chavismo al potere. Di questi, quasi la metà (1,2 milioni di persone) se n’è andata negli ultimi due anni. La maggior parte dei migranti si è diretta verso gli USA (400-450mila) e la Spagna (300mila). Questo “esodo” ha avuto inizio con il Governo di Hugo Chavez (1999-2013) e ha subito un incremento con l’attuale crisi del Governo Maduro.

Questi numeri, come spiega anche il Wall Street Journal, superano i richiedenti asilo siriani in Germania e i musulmani rohingya fuggiti dal Myanmar, pur non ricevendo adeguata copertura mediatica a livello internazionale. 

Páez, autore de libro “La voce della diaspora venezuelana“, sottolinea come il ritmo di crescita dell’emigrazione è talmente rapido da rendere difficilissima una raccolta dati verosimile del fenomeno, che è però percepibile in qualsiasi Stato del Continente dove “non c’è luogo in qui non si possa ascoltare l’accento venezuelano”. 

Nell’ultimo anno e mezzo si stima che circa 50mila venezuelani siano entrati nel solo Brasile.

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I motivi che spingono così tante persone a fuggire sono sicuramente il clima di insicurezza e violenza, la mancanza di cibo e di medicinali, l’impossibilità di accedere ai servizi sociali essenziali e la perdita del reddito. Secondo l’Osservatorio nel 2016 si sono registrate 28.479 morti violente (89 ogni 100 mila persone – A Londra lo stesso dato è di 1,6 ogni 100 mila), soltanto la Siria e la Somalia sono più pericolose.  Il FMI stima l’inflazione intorno al 13.000% e che entro la fine del 2018 l’economia venezuelana sarà la metà di quello che era nel 2013. Un terzo dei venezuelani mangia meno di due pasti al giorno e, secondo un’indagine su 6.500 famiglie, il 74% della popolazione perde in media 8.9 kg all’anno. 

Secondo l’UNHCR (Agenzia ONU rifugiati) dal 2014 il numero di cittadini venezuelani in cerca di asilo nel mondo è aumentato del 2.000%. Sebbene nel 2017 siano stati oltre 94.000 i venezuelani che hanno avuto accesso alle procedure d’asilo in altri paesi, molti di più sono coloro che optano per altre soluzioni di permanenza legale e, invece, centinaia di migliaia rimangono senza alcun documento o permesso di soggiorno legale nei paesi di arrivo.  Ciò li rende particolarmente vulnerabili allo sfruttamento, alla tratta, alla violenza, agli abusi sessuali, alla discriminazione e alla xenofobia. Per questi motivi l’Agenzia ONU ha deciso di aggiornare le linee guida in merito e incoraggiare gli Stati a garantire ai venezuelani l’accesso sul territorio e alle procedure d’asilo. Pence ha voluto consolidare la “strategic partnership” con il Brasile stanziando un milione di dollari di aiuti per far fronte alla crisi migratoria venezuelana.

Nel frattempo da Caracas, il Ministro degli affari esteri, Jorge Arreaza, ha risposto alle critiche con un tweet molto duro:

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Aloysio Nunes, ministro brasiliano degli affari esteri, ha tenuto a precisare che gli Stati Uniti hanno, nei confronti della situazione venezuelana, una posizione molto forte che “non combacia esattamente” con quella del Brasile. Per quest’ultimo la questione dovrebbe essere gestita a livello OSA e non sono accettabili le sanzioni unilaterali. 

Il gigante sudamericano ha contribuito all’espulsione del Venezuela dal Mercosur e, insieme ai 14 Stati del Gruppo di Lima, ha richiamato il suo ambasciatore nel Paese per protestare contro la recente rielezione di Maduro fino al 2025. Le elezioni venezuelane sono state criticate dalla comunità internazionale per l’evidente carenza delle basilari garanzie democratiche. Nonostante ciò, l’amministrazione Temer non intende seguire la linea di Washington, Bruxelles e Ottawa in merito a eventuali sanzioni che, si sostiene, debbano essere necessariamente stabilite su base multilaterale.

Vicinanze strategiche tra Brasilia e Washington 

Nonostante l’apparente attrito tra i due Paesi, le loro relazioni sono più floride che mai.

Lo scorso Novembre, il Brasile ha ospitato le forze armate di quasi 15 Paesi tra cui gli Stati Uniti, per delle esercitazioni militari al confine con Colombia e Perù. 

Uno dei punti all’ODG tra il 26 e 27 Giugno è stato quello di valutare la possibilità di sfruttamento del cosmodromo di Alcantara da parte degli USA. Il Centro de Lançamento de Alcântara, nello Stato di Maranhão (nord-est del Paese) è considerato il migliore al mondo per ubicazione in termini di vantaggi strategici, che assicurino risparmio di costi, tempi e carburanti per il lancio dei missili. 

Già nel 2001 si era parlato di cooperazione in merito con Washington, ma l’idea era stata bloccata dal Parlamento brasiliano, intimorito dalle minacce alla sovranità nazionale insite nelle richieste statunitensi: si chiedeva, infatti, che nella parte di base concessa venissero vietate riprese e fotografie oltre che l’ingresso del personale brasiliano.

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Nel 2017 le trattative sono riprese e la visita di Pence ha segnato la promulgazione dell’accordo-quadro di cooperazione in ambito aerospaziale ventennale. In una nota ufficiale del Governo brasiliano si legge: “Avvicineremo l’agenzia spaziale del Brasile alla NASA. Continueremo i negoziati sul mantenimento della tecnologia per l’uso commerciale della base di Alcantara”. I negoziati riguardano tutti i provvedimenti specifici cui l’accordo farà da “ombrello”. Nello specifico si prevede la determinazione delle modalità d’uso della base di Alcantara; cooperazione in ambito di osservazione e monitoraggio terrestre, operazioni spaziali, sistemi di esplorazione e proprietà intellettuale. Quest’ultimo punto, il più sensibile, è corredato da una specifica disposizione dell’accordo che elimina ogni possibilità di concedere diritti o interessi su invenzioni brevettate prima della sua entrata in vigore o non inerenti alle materie in oggetto.

Altro risultato raggiunto è l’accordo “Cieli aperti” che elimina ogni restrizione al numero di vettori autorizzati a volare tra i due paesi, fino ad ora non più di quattro per nazionalità.

Approfondimenti:

  • https://brasil.elpais.com/brasil/2018/06/26/politica/1530035507_209837.html
  • https://venezuelanalysis.com/news/13905
  • https://brasil.elpais.com/brasil/2017/08/10/internacional/1502379778_751102.html
  • https://www.unhcr.it/news/venezuela-fronte-del-continuo-esodo-persone-verso-lamerica-latina-lunhcr-pubblica-nuove-linee-guida-materia-protezione.html
  • https://www1.folha.uol.com.br/mundo/2018/06/aloysio-nunes-vai-aos-eua-para-discutir-situacao-de-criancas-separadas-dos-pais.shtml
  • https://venezuelanalysis.com/news/13815
  • http://www.defesanet.com.br/br_usa/noticia/29020/Brasil-cobra-resposta-dos-EUA-sobre-acordo-para-uso-da-base-de-Alcantara/

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