Ricorda: Il Manifesto del Partito Comunista del 1848

Considerato uno dei testi più influenti della storia contemporanea, il Manifesto del Partito Comunista ha preso forma in pochi giorni di lavoro. Il testo, nonostante sia il frutto del secondo Congresso della Lega dei Comunisti tenutasi nel novembre del 1847, è stato quasi interamente scritto da Karl Marx.

La fortuna del Manifesto è quella di essere stato pubblicato poco prima dello scoppio dei moti operai del 1848 che diedero avvio a una nuova, calda stagione sociale in tutto il Vecchio Continente. Nonostante questa coincidenza, il Manifesto è stato capace di raccogliere un sentimento popolare che pochi altri testi sono riusciti, ancora oggi, a racchiudere e rendere così semplice ma diretto.

Filosofo, politologo, sociologo, economista, è difficile dare una definizione precisa a Karl Marx ed è proabilmente impossibile dargliene una. Questa opera del 1848 ha dato una visione della storia inedita per il tempo, affermando che “la storia di ogni società esistita sinora è storia di lotte di classi”. Una visione del mondo conflittuale tra chi detiene i mezzi di produzione e chi, invece, è soggetto a quella proprietà, accusandone tutte le difficoltà che spesso si sono manifestate in mero sfruttamento. La metà del XIX secolo è “l’epoca della borghesia, si caratterizza tuttavia per il fatto che essa ha semplificato i conflitti fra le classi. Sempre più l’intera società si va scindendo in due grandi campi avversi, in due grandi classi direttamente contrapposete: borghesia e proletariato”. Ancora una volta, una visione netta di una socità dualista basata su un concetto unico: la proprietà.

 

class-struggle-pyramid.jpg

 

Nella visione marxista del Manifesto la proprietà è la colonna portante della divisione sociale. La proprietà è ereditaria, ci spiega il Manifesto: chi ha la fabbrica, la passerà ai figli; chi ha la terra, la passerà ai figli; chi ha l’azienda, la passerà ai figli. La rottura di questa catena di ineguaglianza che fa stagnare la società in un classismo impenetrabile può essere però fermata attraverso un elemento: il conflitto rivoluzionario. “La borghesia ha svolto nella storia un ruolo altamente rivoluzionario” ci dice Marx, ha distrutto il feudalesimo attraverso la rivoluzione francese, una delle tre grandi rivoluzioni della storia contemporanea. Eppure oggi “la borghesia sopprime sempre più il frazionamento dei mezzi di produzione, della propietà e della popolazione. Essa ha ammassato la popolazione, centralizzato i mezzi di produzione, concentrato la proprietà in poche mani. Come conseguenza necessaria, ne è risultata la centralizzazione politica.” 

Il conflitto di classe deve essere perseguito attraverso la creazione di “coalizioni contro i borghesi”, dice Marx. La scintilla che crea quello che viene definito “sommossa” è la capacità di riconoscersi all’interno della stessa classe, quella inferiore opposta a quella superiore. Eppure a distanza di 170 anni ci siamo resi conto che la nostra società non è più così “semplice” come veniva descritta da uno degli essere umani più influenti del pensiero contemporaneo. Il conflitto non è sommossa, o meglio non solo; le classi non sono proletari e borghesi, ma qualcosa in più.

Il conflitto del Manifesto può essere poi analizzato in una doppia dimensione: intensità e violenza. Poste queste due direttrici è più facile comprendere come il termine “conflitto” possa essere un incitamento alla rivoluzione, come a un semplice dialogo. Il conflitto marxista ha come obiettivo la rivoluzione, ma la violenza e l’intensità di un conflitto negli ultimi 170 anni è stata diversamente calibrata. Dai movimenti latinoamericani degli ultimi quarant’anni, ai movimenti studenteschi europei del 1968; dall’intensità della guerra civile cinese, alla Rivoluzione Culturale dell’ultimo decennio maoista; dagli anni di piombo, alle manifestazioni per i diritti civili nel mondo occidentale degli ultimi venti anni. Il conflitto esiste e per questo le classi esistono, ma la sommossa marxista non è sempre stata la maggiore forza trainante del cambiamento.

 

WPP.FIG16B.2

 

Così come il mondo del XX e del XXI secolo si è accorto di non essere unicamente immerso in una società a due classi ma a tre classi. Il Manifesto ha influenzato tutto il mondo politico dal 1848 ad oggi, ma è necessario affermare come la classe media non era contemplata al tempo. La piccola borghesia sarebbe stata prosciugata dalla borghesia e questo avrebbe fatto cadere il piccolo borghese nella fascia del proletariato, espropriato della proprietà. La teoretica filosofica marxista però non si è andata a trasforamre in realtà sociale. La classe media che è stata fermamente rifiutata dai paesi di socialismo reale è però risultata un elemento cardine di realtà sociologica, anche all’interno di paesi quali la Cina.

Grazie al conflitto di classe di Marx, simbolicamente incitato nel Manifesto del Partito Comunista del 1848, si è sviluppata la storia contemporanea. Il pensiero marxista è stato cardine per la nascita di eventi come la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e la Rivoluzione Cinese del 1949. La storia è cambiata radicalmente grazie al pensiero “di contrapposizione” marxista anche all’interno del mondo occidentale. Senza il Manifesto del Partito Comunista la nostra società sarebbe stata orfana di una visione dal basso verso l’alto della politica, della società e dell’economia. Marx ha avuto la capacità di racchiudere dentro un manifesto qualcosa che in precendenza non si era riusciti ad esprimere, risultando così in uno sviluppo progressivo filosofico che tutt’oggi continua instancabilmente. 

 

 

Fonti e Approfondimenti:

Marx, F. & Engels, F., Il Manifesto del Partito Comunsita, BUR, Milano, 1998

Rispondi