Il Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare

Il 10 e 11 dicembre, a Marrakech, in Marocco, si è riunita la Conferenza Intergovernativa sul Global Compact per la migrazione. Il suo scopo è stato quello di arrivare all’adozione del “Global Compact for safe, orderly and regular migration” (Global Compact per la migrazione sicura, ordinata e regolare), al termine di un lungo processo che ha preso il via nel 2016, quando a New York si è tenuto il primo incontro tra i Capi di Stato e Governo delle Nazioni Unite per discutere dei temi legati alle migrazioni e ai rifugiati.

In Italia si è sentito molto parlare di questo accordo intergovernativo, soprattutto dopo che Salvini ha annunciato che l’Italia non avrebbe preso parte alla suddetta conferenza.

La Dichiarazione di New York: i due Global Compact

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Come succitato il 19 settembre del 2016, a New York si è tenuto un importante incontro tra capi di stato e di governo per discutere di tematiche relative alla cooperazione e collaborazione per la gestione dei flussi migratori globali e la risoluzione delle problematiche ad essi collegate. Secondo alcune fonti l’incontro sarebbe stato fortemente incentivato dalla crisi dei migranti del 2015 e dal fallimento dellEuropa, incapace di trovare una risposta adeguata per la risoluzione di tale problema.

La risultante dell’incontro è stata la risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 19 settembre, o A/RES/71/1, contenente la Dichiarazione di New York su Rifugiati e Migranti. Adottata dai 193 Paesi delle Nazioni Unite, essa ha dato il via ai due anni di negoziati che hanno portato, l’11 dicembre, all’adozione del Global Compact. La previsione di questo percorso è contenuta nell’Annex II della dichiarazione, intitolato “Towards a global compact for safe, orderly and regular migration”.

Nel settembre 2016 si è infatti ribadita l’importanza della protezione del regime internazionale di protezione dei rifugiati e della gestione dei meccanismi per la protezione dei migranti e dei flussi migratori. Ancora prima di arrivare alla previsione del percorso di adozione del Global Compact, si è sottolineata la necessità di un approccio olistico al tema della gestione delle migrazioni e si è delineato il CRRF (Comprehensive refugee response framework), previsto nell’Annex I. Quest’ultimo deve essere applicato nei casi in cui vi siano crisi protratte riguardanti un ampio numero di rifugiati e pone l’attenzione su tutti i paesi che ospitano questa categoria particolarmente vulnerabile, al fine di promuovere un cammino di inclusione nelle varie società dei rifugiati stessi. Su questo primo strumento di azione si è innestato il processo dell’adozione del Global Compact sui rifugiati.

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Va quindi sottolineato come ci sia la necessità di distinguere i due Global Compact, dato che spesso se ne parla come se fossero la stessa cosa. La dichiarazione di New York prevede due Global Compact distinti, da negoziare e approvare con due procedimenti paralleli, ma separati. Per quanto riguarda il Global Compact sui rifugiati, il 13 novembre sul sito dell’UNHCR è stata pubblicata la notizia del passaggio della risoluzione “omnibus” sul lavoro della stessa UNHCR nella terza commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (la Commissione Sociale, Umanitaria e Culturale). Grazie all’approvazione da parte della maggioranza (nonostante il grande rifiuto degli USA), entro fine anno il testo sarà, con ogni probabilità approvato.

Il cammino verso il Global Compact for Migration

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Questo secondo accordo globale è stato previsto, come suddetto, dal secondo annesso della Res.71/1. Vi si prevedeva qui l’avvio di negoziati intergovernativi a livello globale per una durata di circa due anni per stabilire una serie di “principi, impegni e intese tra gli Stati membri in materia di migrazione internazionale in tutte le sue dimensioni”.
Nell’annesso si trova, inoltre, un importantissimo richiamo agli Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile da ottenere entro il 2030 (Agenda 2030). Il 10′ obiettivo “ridurre le disuguaglianze”, afferma nel suo punto n.7 la necessità di “rendere più disciplinate, sicure, regolari e responsabili la migrazione e la mobilità delle persone, anche con l’attuazione di politiche migratorie pianificate e ben gestite”.

Richiamandosi, dunque, a questo obiettivo venivano elencati alcuni punti salienti su cui si sarebbero dovuti concentrare i negoziati e di cui si fornivano, infine, le principali linee guida. Il processo di adozione del Global Compact sulla migrazione si è diviso in tre fasi principali riassunte nella sottostante infografica, consistenti in:

  • Una Fase consultiva : ha avuto luogo tra aprile e dicembre 2017 attraverso sessioni tematiche informali svolte su diversi livelli, dal regionale al locale.
  • Una Fase di “inventario” o “valutativa”: si è tenuta in Messico nel dicembre 2017 ed ha avuto come obiettivo quello di esaminare le informazioni e le conclusioni a cui si era giunti nella prima fase e di attuare un’analisi a livello globale in vista della terza fase, per cui erano previsti i negoziati intergovernativi globali.
  • Una Fase di negoziati intergovernativi: prende il via nel febbraio 2018 con l’adozione della “bozza zero” sul Global Compact, frutto delle due fasi precedenti. Questa fase si è conclusa l’11 luglio 2018, quando la bozza finale del Global Compact è stata pubblicata. Su questi due testi fondamentali si è poi svolta la conferenza intergovernativa di cui stiamo parlando, che ha portato all’adozione del testo finale del Global Compact.

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La Conferenza Intergovernativa di Marrakesh e il Global Compact for Migration

Si arriva così al 10 e 11 dicembre 2018, quando a Marrakesh si è tenuta la Conferenza Intergovernativa volta all’adozione del Global Compact for Migration. A questa conferenza non hanno preso parte diversi stati, tra cui chiaramente  si trovano quelli che hanno attuato politiche migratorie più restrittive negli ultimi anni, ma non solo. Un altro dato che appare chiaro dalla presenza/assenza dei vari paesi è quello di una spaccatura europea, tra paesi a favore di approcci cooperativi e globali e quelli in cui le componenti sovraniste e di destra sfruttano la paura verso i migranti per orientare l’opinione pubblica e le scelte governative. Grandi assenti della Conferenza sono stati gli USA, l’Australia,  l’Ungheria, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lettonia, Slovacchia, Svizzera, Israele e l’Italia.  Il Global Compact for Migration è quindi stato adottato da 164 Paesi.

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Ma in cosa consiste questo Global Compact? Esso rappresenta un accordo intergovernativo con elevato valore simbolico, ma non vincolante. Con l’adozione di tale accordo gli stati hanno voluto mostrare la volontà reciproca di cooperazione, collaborazione e rispetto di principi comuni. Nonostante si fosse prefissata la necessità di disciplinare l’intero spettro di situazioni relative alla gestione delle migrazioni, il testo finale approvato è apparso meno ambizioso e decisivo di quanto non ci si aspettasse all’inizio. Va però sottolineato come questo sia un fatto abbastanza scontato quando si parla di accordi intergovernativi, in cui prevale la necessità di trovare compromessi continui per soddisfare le necessità e volontà dei diversi Stati.

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La Conferenza Intergovernativa svoltasi il 10 e 11 dicembre ha avuto dunque l’obiettivo di adottare questo importante testo, contenuto nell’A/CONF.231/3 o “Draft outcome document of the Conference”. Nel documento viene riaffermata la visione comune della necessità di implementare una cooperazione globale in tema di gestione delle migrazioni, che deve essere ispirata da principi guida comuni, elencati al punto 15 quali orientamenti gender responsive e child sensitive, basati sulla difesa dei diritti umani, dello sviluppo sostenibile e della cooperazione internazionale.
Si riafferma poi l’importanza della Dichiarazione di New York, che viene riconfermata nella sua interezza.

Gli obiettivi del Global Compact for Migration

La centralità dell’accordo si ritrova, però, all’articolo 16 in cui vengono elencati i 23 obiettivi principali, che poi sono illustrati e spiegati più approfonditamente nelle pagine successive, dal punto 17 al 39. Gli obiettivi sono dunque molteplici ed è necessario menzionarne almeno alcuni se si vuole comprendere lo scopo di questo accordo.

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Si prevede, prima di tutto, la necessità di raccogliere e utilizzare dati accurati come base per attuare le politiche necessarie al fine di gestire le migrazioni, fornendo informazioni accurate e con tempistiche accelerate in ogni fase del flusso migratorio.

Occorre inoltre attuare una strategia d’azione nei singoli paesi di partenza dei flussi, minimizzando tutti i fattori strutturali che costringono le persone ad abbandonare tali paesi. Tali persone vanno inoltre tutelate attraverso l’assicurazione di una documentazione legale che attesti la loro identità e una protezione costante  nel corso della migrazione.

Una volta giunti nel Paese d’accoglienza va inoltre adottato un approccio cooperativo che assicuri standard di vita dignitosi e che fornisca condizioni adeguate a livello lavorativo, sfruttando al meglio le competenze di ciascun migrante, affinché esso possa anche essere reso partecipe del processo di sviluppo sostenibile nel Paese in questione.

Vanno inoltre forniti servizi base e incentivato un percorso verso una piena inclusione nella società di arrivo. A ciò si collega la necessità di eliminare ogni forma di discriminazione, modificando le percezioni erronee delle varie popolazioni nei confronti di chi migra, al fine di ottenere la migliore coesione sociale possibile.

Parte importante dell’accordo è anche la protezione del migrante dai gruppi organizzati che si basano sul contrabbando e il traffico di vite umane e che trovano proprio nei migranti le vittime privilegiate, essendo più semplice far scomparire nel nulla questa categoria di persone così vulnerabile.

Nell’ambito della sicurezza internazionale, i confini vanno gestiti in modo coordinato, al fine di rendere le migrazioni al tempo stesso più sicure e veloci. La detenzione dei migranti deve essere una misura da attuare come misura di ultima istanza e nel corso di tutto il flusso migratorio la protezione, assistenza e cooperazione consolare non devono mai venire meno.  L’ultimo obiettivo, il 23, racchiude tutti gli altri:


“Rafforzare la cooperazione internazionale e le partnership globali per una migrazione sicura, ordinata e regolare”


Il testo si conclude con delle osservazioni sull’implementazione dei diversi obiettivi e sulle modalità di revisione dei progressi che saranno via via ottenuti a livello locale, nazionale, regionale e globale.

Considerazioni Conclusive

Analizzare brevemente il Global Compact è utile per comprenderne la portata. Questo accordo, unico nel suo genere, si presenta come altamente inclusivo, caratterizzato da un approccio olistico, globale, cooperativo e centrato in primis sulla tutela dei singoli individui che si trovano nella posizione di dover migrare.
Sicuramente si sarebbe potuto fare di più e più paesi avrebbero potuto essere inclusi nell’adozione finale. Nonostante ciò, il Global Compact for Migration può essere considerato un ottimo punto di partenza in vista di una gestione collaborativa e proficua delle migrazioni. A dicembre 2018 questo è quello che possiamo dire, come i paesi decideranno di tenere fede a queste promesse non vincolanti e come implementeranno tali obiettivi, si vedrà solamente in futuro.

FONTI E APPROFONDIMENTI

https://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/global-compact-for-migration.html

https://migrationdataportal.org/themes/global-compact-migration

https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180205_gcm_zero_draft_final.pdf

https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180711_final_draft_0.pdf

https://refugeesmigrants.un.org/intergovernmental-conference-2018

migration

http://www.un.org/en/conf/migration/assets/pdf/Summary-of-official-meeting-GCM-10-Dec-18.pdf

GLOBAL COMPACT ON MIGRATION: https://undocs.org/A/CONF.231/3

https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180713_agreed_outcome_global_compact_for_migration.pdf

http://www.un.org/en/conf/migration/assets/pdf/GCM-Press-Release-12092018.pdf

https://www.un.org/press/en/2018/dev3375.doc.htm

https://www.ohchr.org/EN/Issues/Migration/Pages/GlobalCompactforMigration.aspx

https://refugeesmigrants.un.org/infographics

https://www.unhcr.org/en-us/news/press/2018/11/5beb1f394/unhcr-statement-global-compact-refugees-step-closer-affirmation-un-general.html?query=global%20compact%20on%20refugees

GLOBAL COMPACT ON REFUGEES https://www.unhcr.org/en-us/events/conferences/5b51fd587/advance-version-proposed-global-compact-refugees-20-july-2018.html

 

https://www.unhcr.org/towards-a-global-compact-on-refugees.html

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