La crisi delle relazioni finanziarie USA-Svizzera: il segreto bancario

Di Guglielmo Russo Walti

Basati su forme di democrazia simili, caratterizzate da federalismo e democrazia diretta, la Svizzera e gli Stati Uniti d’America possono essere considerati come due Stati gemelli cresciuti a distanza.  Esiste, infatti, un’intensa cooperazione economica nei settori della finanza, formazione, ricerca e innovazione, rafforzata da più di 500 aziende elvetiche che creano quasi mezzo milione di posti di lavoro negli USA. In egual modo, i rapporti diplomatici sono basati su forti interessi comuni, tanto che la Svizzera ha curato i rapporti diplomatici tra gli USA e Cuba dalla crisi dei missili del 1961 fino alla fine dell’embargo nel 2016 e continua a curare parzialmente quelli tra i due “deep states”- USA e Iran – dalla rivoluzione islamica del 1980 ad oggi.

La Svizzera e gli Stati Uniti sono due Paesi gemelli dal rapporto apparentemente stretto e leale che solo la (ex) caratteristica più conosciuta e meno trasparente della piazza finanziaria svizzera poteva scalfire: il segreto bancario. 

Resistere e tacere 

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L’attore Leonardo Di Caprio impersona un evasore fiscale statunitense in una banca di Ginevra (Paramount Pictures)

Il segreto bancario consiste nell’impedimento per ogni rappresentante di un’istituzione finanziaria svizzera di divulgare alcun tipo d’informazione dei clienti a terzi. In Svizzera era ampiamente praticato già alla fine del XIX secolo – cosa che attirò molti clienti esteri –  e a oggi si stima che il 30% della fortuna privata globale sia gestita dalle banche svizzere. Le primissime tensioni internazionali affiorarono in seguito allo scoppio della Great Depression del 1929 col tentativo da parte degli Stati Uniti e di altri Stati europei di arginare i flussi di capitale evasi verso la Svizzera.

Per tutta risposta la Svizzera emanò la Legge federale sulle banche e le casse di risparmio (LBCR) del 1934 che mirava a cementare il segreto bancario, introducendo nell’articolo 47 la responsabilità penale di un eventuale infrazione. L’approvazione dell’articolo 47 fu un affronto diretto al gemello d’oltreoceano, che tuttavia dovette subire il colpo. Solo nel corso degli anni Ottanta gli Stati Uniti riuscirono, attraverso pressioni, a ottenere delle concessioni. Tra queste rientra l’obbligo per le banche svizzere di sospendere il segreto nei casi di riciclaggio di soldi “sporchi” derivanti da attività illegali – escludendo tuttavia l’evasione fiscale – riducendo de facto il rischio di fungere da forziere per la criminalità organizzata.

Nella metà degli anni Novanta fu la class action guidata da Estelle Sapir, un’anziana signora di origini ebraico-polacche sopravvissuta all’Olocausto, ad assestare un duro colpo alle banche elvetiche. Grazie alla vasta sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul caso, molte banche svizzere furono condannate da corti di giustizia americane a risarcire circa 1,25 miliardi di USD (dollari statunitensi) a migliaia di ereditieri delle vittime del genocidio nazista, dopo averli nascosti per più di mezzo secolo nella grande cassaforte dei conti secretati.

Whistleblowers 

Nonostante ciò, le banche elvetiche continuarono la loro attività di segretezza in una percezione di immunità, anche aggrappate a giustificazioni legittime. Anche gli Stati Uniti, infatti, erano – e sono tuttora – dei “paradossi fiscali” specializzati nel fraudolento business offshore, come ad esempio il Delaware.

Tuttavia, se vale il detto “il potere (bancario, ndr) logora chi non ce l’ha” di andreottiana memoria, gli Stati Uniti lanciarono un ultimo grande affondo che avrebbe poi portato all’abolizione del segreto bancario. Nel 2007 al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) arrivarono ampie prove documentate dell’attività fraudolenta che UBS, la più grande banca svizzera, conduceva attivamente anche sul suolo statunitense, partecipando alle operazioni di trasferimento di capitale sottratto alle autorità fiscali. A fare la soffiata fu Bradley Birkenfeld, che fino al 2005 operava come private banker nella sede UBS di Ginevra; infatti, dopo essere stato arrestato e condannato a due anni mezzo di carcere negli USA per aver facilitato l’evasione fiscale di alcuni clienti statunitensi, decise di collaborare denunciando e documentando le attività illegali di UBS. 

 La reazione di Washington fu violenta e UBS, pur di non rilevare l’identità di 52 mila possessori di conti, fu obbligata a pagare una multa di 780 milioni USD.

© Chappatte in Le Temps (Switzerland)

Tutto ciò si aggiungeva allo scandalo degli Swiss Leaks che coinvolgeva i servizi segreti francesi, oltre a quelli americani, sul suolo franco-svizzero. L’arresto a Ginevra a fine 2008 e la seguente fuga architettata in Francia di Hervé Falciani, un ingegnere informatico impiegato nella succursale ginevrina del colosso finanziario britannico HSBC, è considerato come l’inizio della fine del segreto bancario elvetico.

Nella “Lista Falciani”, composta da stringhe alfanumeriche estratte da Falciani e arrivata alle autorità francesi grazie a un segretissimo intrigo internazionale, vi erano infatti i dati di più di 100 mila clienti e 20 mila società offshore che costituivano il più grande schema di evasione fiscale scoperto fino ad allora.

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Swiss Bank Program

L’intesa tra Washington D.C. e Berna si trovò nell’agosto 2013 in seguito allo scoppio dello scandalo Wendelin & Co., la più antica banca privata svizzera chiusa a seguito di una rovinosa diatriba legale col DOJ per aver agevolato la fuga di capitali degli evasori statunitensi ripudiati da UBS.

Secondo l’allora procuratrice generale statunitense Loretta Lynch, lo Swiss Bank Program fu una componente centrale per la lotta agli evasori. In pratica l’accordo permetteva alle banche consapevoli delle proprie infrazioni di pagare una multa evitando così di ricorrere ad azioni giudiziarie rovinose negli Stati Uniti. Le banche che avevano già un contenzioso penale prima dell’accordo – o che non si fossero impegnate nel mantenimento dello stesso – sarebbero incappate in pene più severe, come ad esempio avvenne per Crédit Suisse nel 2014, costretta a pagare al DOJ e alla Federal Reserve una multa di 2,8 miliardi USD.

Gli accordi di non persecuzione hanno fruttato quasi 1,5 miliardi USD agli organi governativi statunitensi, ma la somma supera i 6 miliardi USD considerando le più cospicue multe alle banche svizzere condannate per non aver rispettato i paletti dello Swiss Bank Program.  

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Fonte: Dati elaborati dall’autore dale statistiche del DOJ

Considerazioni finali

Prima della Great Recession del 2008 non era raro che un turista (evasore) statunitense comprasse dei souvenir svizzeri come orologi, coltellini o della cioccolata e che lasciasse, per liberare del posto in valigia, qualche somma di denaro occulta. Tuttavia, dopo un’intensa e a tratti scontrosa diatriba, con la firma sul Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA) la Svizzera ha imposto alle sue società finanziarie un’assoluta trasparenza nei confronti degli Stati Uniti. Il segreto bancario è ormai un bel ricordo per i banchieri elvetici e un brutto incubo finito per le autorità fiscali statunitensi, che comunque ha rischiato di compromettere un grandissimo sodalizio economico quasi, appunto, fraterno. 

Sarà curioso osservare come si evolveranno le situazioni analoghe nei Paesi europei dopo che la Germania ha incassato una multa di 400 milioni di euro da parte di UBS e soprattutto dopo la sentenza di un tribunale francese che ha condannato lo stesso colosso svizzero al pagamento di 4,5 miliardi di euro, la multa più alta mai stata inflitta in Francia. 

Fonti e approfondimenti:

Schwok, R. (2012). Politique extérieure de la Suisse: après la Guerre froide. PPUR Presses polytechniques, Lausanne.

U.S. Department of Justice, Swiss Bank Program https://www.justice.gov/tax/swiss-bank-program

Tax Justice Network. (2012). Financial Secrecy Index 2018. Narrative Report on Switzerland. http://www.financialsecrecyindex.com/PDF/Switzerland.pdf

Consiglio Federale, Legge federale sulle banche e le casse di risparmio https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/19340083/index.html

US Tax Program, “Swiss Banks – Participation Details” http://www.ustaxprogram.com/banks/

https://www.nytimes.com/1999/04/16/nyregion/estelle-sapir-73-who-fought-bank-over-holocaust-assets.html

Giulia Avataneo, Multa record per Ubs in Francia, Euronews, 20/02/2019 https://it.euronews.com/2019/02/20/multa-record-per-ubs-in-francia

Angelo Mincuzzi, Ginevra un anno fa così è morto il segreto bancario svizzero, Il Sole 24 Ore, 22/12/2018 https://angelomincuzzi.blog.ilsole24ore.com/2018/12/22/ginevra-un-anno-fa-cosi-e-morto-il-segreto-bancario-svizzero/.

Serge Michel, Gérard Davet et Fabrice Lhomme, « SwissLeaks » : the backstory of a worldwide investigation, Le Monde, 08/02/2015 https://www.lemonde.fr/evasion-fiscale/article/2015/02/08/swissleaks-the-backstory-of-a-worldwide-investigation_4572334_4862750.html

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