Spiegami le europee: intervista a Manfred Weber, spitzenkandidat PPE

Intervista di Sara Bianchi e Francesco Chiappini
Traduzione di Giada Deregibus

Tra poche settimane, precisamente dal 23 al 26 maggio, i cittadini europei saranno chiamati a votare per eleggere il prossimo Parlamento europeo. Votando per i vari gruppi politici, i cittadini avranno però anche un potere aggiuntivo: potranno, infatti, determinare chi sarà il prossimo presidente della Commissione europea. Ciò sarà possibile grazie al meccanismo degli Spitzenkandidaten, introdotto dalle elezioni europee del 2014, per aumentare la democrazia nell’Unione europea.

Fino ad oggi, abbiamo avuto modo di intervistare diverse personalità di spicco delle elezioni. Oggi è arrivato, però, il momento di parlare con uno dei più importanti Spitzenkandidaten, nonché uno dei principali leader europei: Manfred Weber del Partito popolare europeo.

Weber è un politico tedesco, membro della CSU e leader del PPE, che nel settembre 2018 ha dichiarato la sua intenzione di candidarsi alla presidenza della Commissione ed è stato, poi, eletto Spitzenkandidat nel novembre 2018.

Quale strategia politica intende usare EPP in vista delle prossime elezioni? E come pensa di avvicinare i nuovi votanti al dibattito politico?

Alle elezioni europee di maggio le persone decideranno per il futuro di questo continente. Significa che ci stiamo rimettendo a loro, alla gente. Troppo spesso, i cittadini sentono che le loro voci non vengono ascoltate: ecco cosa voglio cambiare. Per questo ho cominciato a viaggiare per l’Europa, organizzando dei tour di ascolto, così da sentire direttamente dalla gente comune cosa si aspettano da noi, le loro speranze, le loro preoccupazioni e aspirazioni. L’Europa è un progetto politico, umano, e dovrebbe essere condotto dai cittadini, non dai burocrati. Per questo la democratizzazione dell’Europa è cruciale: voglio dimostrare agli europei che possono davvero fare la differenza alle prossime elezioni.

Se sarà nominato Presidente della Commissione, pensa di continuare il lavoro cominciato dal suo predecessore per risolvere i problemi dell’Unione? Quali cambiamenti spera di vedere?

Negli scorsi anni siamo stati impegnati a gestire la crisi finanziaria e quella migratoria. Siamo riusciti nell’intento, superando diverse difficoltà. Abbiamo creato 13 milioni di posti di lavoro e ottenuto una percentuale di crescita del 2% nello scorso decennio. Abbiamo, inoltre, impedito l’85% degli arrivi clandestini, fenomeno al suo apice nel 2015. Ora abbiamo bisogno di scrivere un nuovo capitolo per l’Europa: i nostri punti di forza sono uno sguardo positivo e un programma ambizioso per rendere l’Europa più forte grazie a idee concrete. Per esempio, se dovessi diventare Presidente della Commissione lancerei in primo luogo un piano per sconfiggere il cancro. Il 40% degli europei si trova a dover affrontare questa malattia e io sono convinto che l’Europa debba fare qualcosa. Dobbiamo mostrare alle persone che possiamo seriamente creare un mondo migliore.

Cosa pensa del problema legato ai migranti? Quale sarebbe, secondo Lei, la soluzione più adeguata a risolvere il problema?

La questione sui migranti occupa la prima posizione tra le priorità europee. Le migrazioni clandestine devono essere fermate. Dobbiamo rendere i confini europei più sicuri e conoscere a fondo chi entra nel nostro continente. Allo stesso tempo, è nostro dovere aiutare coloro che ne hanno bisogno. Siamo a favore di un piano Marshall per l’Africa: se non creiamo una rete di sviluppo di successo in Africa, non dobbiamo sorprenderci del desiderio della popolazione di lasciare la propria terra per cercare un futuro migliore. Credo che ogni Stato Membro debba fare la sua parte. Italia, Grecia e Spagna non devono essere lasciate sole ad affrontare la situazione. Ecco perché trovo sia deludente che il regolamento di Dublino sia ancora in stallo nel Consiglio.

Un argomento di rilievo all’interno dell’Unione riguarda la “lotta interna” all’EPP, che coinvolge il partito Fidesz e il suo leader Orban. Considerando il Summit EPP del 20 Marzo, come crede si concluderà questa situazione?

Il 20 marzo, i membri dell’EPP hanno votato per la sospensione di Fidesz senza ulteriore notifica. È stata una decisione necessaria visto che i nostri valori non sono negoziabili. Hanno, quindi, perso il loro diritto di votare e Viktor Orban non è più invitato agli incontri EPP. Ora, un comitato di valutazione è stato indetto per decidere quale sarà la posizione di Fidesz all’interno dell’EPP, tenendo in considerazione le nostre serie preoccupazioni. 

Riguardo all’economia e alla finanza europea, quali riforme proporrete nei settori della governance dell’Eurozona e delle regole di budget? Su quali strategie e priorità dovrebbe essere costruito il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale?

L’Europa è un continente ricco di opportunità per talenti e business. Tutti gli europei meritano l’opportunità di trovare un lavoro e costruire un futuro per le proprie famiglie. Noi possiamo creare posti di lavoro e portare miglioramenti all’economia europea investendo nel suo immenso potenziale, attraverso una strategia basata su quattro pilastri: commercio, infrastrutture, innovazione e la nostra economia di mercato sociale.

Cosa pensa EPP della differenza di vedute tra la leader della CDU Kramp-Karrenbauer e il presidente Macron a proposito del futuro dell’Unione? Da che parte si schiera EPP?

Prima di tutto è necessario sottolineare quanto sia importante che i leader politici europei stiano prendendo in seria considerazione il futuro dell’Europa. Le persone devono capire con chiarezza quale posizione decidiamo di prendere in questo senso. Penso sia opportuno mettere in conto l’idea del compromesso. Questo è ciò che ci distingue dai nazionalisti e dagli egoisti: il fatto che noi siamo pronti a trovare soluzioni per i cittadini europei.

Qual è, secondo Lei, il futuro dell’Unione? Crede che risieda in un’Europa a più velocità o in un’Europa+27?

Non credo in un’Europa del nord, sud, est od ovest, non ci sono buoni o cattivi europei. Semplicemente, ci sono gli europei. In alcune parti d’Europa, le persone si sentono ancora trattare come cittadini di serie B; le condizioni di vita, gli standard sociali e le opportunità di lavoro sono troppo eterogenee all’interno degli Stati Membri dell’Unione. La mia Europa è un luogo in cui non ci si ferma fino a quando non si sono create le stesse opportunità per tutti, in ogni ambito. Il mio scopo personale è di incarnare l’idea di un ponte che possa tenere unita l’Europa: è l’unica via verso il futuro.

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