I paradossi della Trudeauconomics

Il 21 ottobre 2019, gli elettori canadesi saranno chiamati alle urne per eleggere i membri della Camera dei Comuni del quarantatreesimo Parlamento. Secondo molti analisti, il Canada non è immune alle forze populiste che stanno rimodellando le democrazie occidentali, a partire dai “vicini” statunitensi. Ci sono due Americhe divise su varie importanti tematiche come il cambiamento climatico, l’economia, le questioni sociali, l’immigrazione, la globalizzazione e il libero scambio. Inoltre il carismatico leader canadese Justin Trudeau ha dovuto affrontare, ad inizio 2019, la maggiore crisi politica della sua breve carriera dovuta allo scoppio dell’affaire SNC-Lavalin.

Ciò premesso, prima di scoprire l’esito delle elezioni canadesi, è interessante analizzare se e come la politica economica liberal-progressista del carismatico leader canadese potrà contribuire ad una sua eventuale rielezione o condurlo ad una bruciante sconfitta.

Le promesse

Nell’ottobre 2015 gli occhi del mondo erano puntati sul giovane e magnetico candidato liberal Trudeau, che con idee keynesiane e una convincente comunicazione basata sulla personificazione è riuscito a rompere l’egemonia decennale del Partito Conservatore. Tra i punti cruciali del suo programma:

  • la lotta ai cambiamenti climatici;
  • economia fiscale espansiva con benefici per la classe media e – a suo dire – per chi lavora duramente per entrare a farne parte”;
  • forte sviluppo di politiche di genere e tutela dei diritti delle minoranze come le popolazioni indigene;
  • il focus su una politica migratoria mirata ad aumentare la forza lavoro;
  • promuovere attivamente il commercio internazionale garantendo la tutela dei valori canadesi.

Questioni sensibili

Il commercio

In Canada più del 20% dei posti di lavoro dipende dal commercio internazionale e oltre il 65% del PIL è composto dalla somma di import/export. Questi dati confermano come e quanto il Paese sia tradizionalmente aperto al commercio, tema che perciò gode del consenso tripartisan (in riferimento ai tre maggiori partiti canadesi, ndr) e gran parte della società civile.
Sulla linea del suo predecessore Stephen Harper, che ha basato la sua politica estera sul rafforzamento dell’economia nazionale – stipulando ben sette trattati commerciali internazionali tra i quali spiccano il TTP (con vari Stati del Pacifico) e il CETA (con l’Unione Europea) – il governo liberale di Trudeau continua ad interfacciarsi con vivace attivismo commerciale in un mondo tendente al protezionismo, tanto da rendere il Canada il miglior paese del G7 per performance economica post-crisi del 2008.

Résultat de recherche d'images pour "principales zonas cerealicolas del mundo"
© Government of Canada

Sebbene vi sia una continuità della politica commerciale, il governo guidato dal primo ministro canadese si differenzia con una strategia più progressista, smarcandosi dai rivali conservatori, e per attirare i sempre maggiori elettori “verdi”. La “progressive trade agenda” di Trudeau mira infatti a promuovere gli interessi nazionali non rinunciando però alla garanzia di riflettere determinati valori, promuovendo parallelamente al commercio anche i diritti umani, i temi ecologici, l’inclusione delle classi minoritarie e la riduzione delle disuguaglianze di genere.

Tuttavia non mancano critiche sull’incoerenza della strategia, visto gli accordi commerciali stipulati con Paesi che non sembrano rispettare diritti ambientali o lavorativi come il CUSMA, anche definito come new-NAFTA (con Messico e Stati Uniti) o con il grande pacchetto di accordi con la Cina. Proprio con il gigante asiatico erano previsti molti accordi di libero scambio, anche per approfittare delle misure protezioniste del “vicino” governo Trump, che avrebbero giovato all’economia canadese, ma che si sono arenati dopo le critiche interne per la non-progressività degli accordi. Inoltre proprio i rapporti con la Cina sembrano difficili da ricalibrare in seguito all’arresto a Vancouver di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria nonché figlia del patron del colosso cinese Huawei.

Politica fiscale

Il governo liberale di Trudeau si è contraddistinto per una politica fiscale e monetaria espansiva con tassi d’interesse vicini allo 0% e un costante aumento del deficit pubblico con manovre focalizzate sul potenziamento della classe media e riduzione delle diseguaglianze.

Manifesto elettorale © Twitter

Tra i traguardi fiscali raggiunti è da menzionare l’accordo con le Province per i proventi derivanti dalla “cannabis tax, che ha liberalizzato l’uso della cannabis a scopo medicale e ricreativo (simile al modello del Colorado) e che nei primi sei mesi dalla ratifica ha incassato circa 186 milioni CAN $. Al contrario, l’introduzione di una “carbon-tax per rispettare le promesse ecologiste, ha riscontrato l’opposizione di quattro province (New Brunswick, Saskatchewan, Manitoba e Ontario) che si sono rifiutate di adeguarsi a quanto previsto al riguardo dal Pan-Canadian Framework on Clean Growth and Climate Change adottato nel 2016.

Il rischio che una tassa sulle emissioni vada a danneggiare la working-class canadese è alto e proprio su questo punto si sono concentrati i detrattori del governo. Stesso discorso riguarda il progetto di estensione della Trans Mountain Pipeline, oleodotto finanziato dal governo Trudeau e molto criticato dagli elettori pro-ambiente della British Columbia.
Altre criticità sono emerse dalle riforme fiscali; dalla promessa elettorale di tassare l’1% più ricco per abbassare le tasse ai redditi fino agli 81.000 CAN $ sono susseguite misure fiscali molto meno apprezzate, come ad esempio la considerazione dei buoni sconto dei lavoratori dipendenti nel commercio al dettaglio (considerati dagli stessi come incentivi in cambio dei salari bassi) come benefici imponibili. Infine, altre forti polemiche sono scoppiate in seguito all’accordo col colosso di videostreaming Netflix, che nonostante un investimento previsto di 500 milioni di US $ in Canada, non è tenuta ad applicare l’imposta sulle vendite sui suoi abbonamenti canadesi, facendo concorrenza sleale alle produzioni canadesi.

Politica sociale

Uno dei risultati maggiori ottenuti dal premier uscente è sicuramente il drastico abbassamento della povertà infantile, che nei quattro anni di mandato si è ridotta di un terzo. Il programma di 24 miliardi CAN $ di assegni familiari ha ridotto il numero di bambini che vivono sotto la soglia di povertà di 278.000 unità, avendo un forte impatto sui consumi e sulla stabilità economica a lungo termine attraverso un riequilibrio della distribuzione del reddito inclinato verso le famiglie a basso reddito.

Il primo ministro canadese da il benvenuto a famiglie di rifugiati siriani © Twitter

Un’altra importante sfida socioeconomica è stata la strategia di promozione dell’immigrazione per sostenere l’economia attraverso la forza lavoro. Dal 2015 quasi 1.200.000 migranti – circa il 3,25% dell’intera popolazione – sono entrati in Canada e si stima che oltre il 60% siano migranti economici. I dati hanno dato ragione al leader: il PIL è stabilmente sull’invidiabile soglia del 2% da inizio mandato e la disoccupazione è ai minimi trentennali intorno al 5,4%.

© Government of Canada

Scenari futuri

Dopo un inizio promettente e nonostante un’economia, dati alla mano, che sembra essere solida, la Trudeaumania sembra essersi affievolita nel corso degli ultimi mesi. Nonostante i buoni risultati economici raggiunti dall’esecutivo di Ottawa, scandali politici, frizioni interne con le province per quanto riguarda temi ambientali ma soprattutto una scarsa chiarezza su temi importantissimi per l’elettorato (come le misure fiscali e i trattati economici internazionali) hanno minato la credibilità di un politico che ha fatto della comunicazione trasparente la sua arma più forte.
Se il bilancio economico positivo riuscirà o no a compensare le perdite prognosticate nel bilancio elettorale lo scopriremo il 22 ottobre 2019.

Fonti

Bobbio, Emanuele, “Trudeau: rivoluzione o illusione?”, Lo Spiegone, 28/04/2016.

Bobbio, Emanuele, “Il mito di Trudeau finisce qui?”, Lo Spiegone, 01/03/2019.

Pedrielli, Antonio, “La politica migratoria del Canada”, Lo Spiegone , 26/02/2019.

Solomon, Evan, „Trudeaumania Two is starting to fade”, Maclean’s, 11/10/2017.

Graves, Frank & Valpy, Michael, “Canada is a tinderbox for populism. The 2019 election could spark it.”, Maclean’s, 03/12/2018.

BBC, “Justin Trudeau: Three challenges facing him in 2019”, BBC News, 03/01/2019.

Pilati, Antonio, “Il Canada punta sul commercio. Necessità e virtù da Harper a Trudeau”, Il Caffè Geopolitico, 08/01/2018.

Leblanc, Daniel, “Netflix ‘on track to exceed’ its $500-million commitment for productions in Canada” , The Globe and Mail, 29/09/2018.

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. 2019. Canada. Info Mercati Esteri. Diplomazia Economica Italiana.

Stephens, Hugh, “The trouble with Canada’s ‘progressive’ trade strategy” , OpenCanada.org, 08/12/2017.

Argitis, Theophilos, “How Trudeau’s Faring Economically Ahead of His Election Budget”, Bloomberg, 18/03/2019.

Cain, Patrick, “Cannabis taxes brought in $186 million in five and a half months”, Global News, 19/06/2019.

Bobbio, Emanuele, “Fenomeno Trudeau: la comunicazione politica in Canada”, You Trend, 17/04/2019.

Duffin, Erin, “Number of immigrants in Canada from 2000 to 2018 (in 1,000s)”, Statista, 13/05/2019.

 

Share this post

Rispondi