Le isole del Pacifico che stanno scomparendo

L’Oceania è uno dei continenti che più di tutti sta subendo le conseguenze del cambiamento climatico. Gravi problemi non solo vengono riscontrati nelle terre aride e desertiche dell’Australia, ma anche in molti dei piccolissimi Stati insulari che popolano l’oceano Pacifico. L’innalzamento del livello degli oceani, causato dal surriscaldamento globale sta, infatti, erodendo le coste delle isole che compongono questi Stati. Ad oggi si stima che alcuni di questi potrebbero addirittura scomparire entro vent‘anni.

L’emergenza climatica nel Pacifico

Kiribati e le Isole Salomone sono due degli Stati più isolati del globo. Kiribati è composto da 33 atolli e metà dei suoi 100 mila abitanti vive nella capitale, Tarawa Sud, atollo più grande dello Stato che consiste in una striscia di terra lunga pochi chilometri. Il punto più alto di tutto lo Stato è di soli due metri sopra il livello del  mare. Lo Stato delle Isole Salomone si compone di più di 900 atolli, dei quali solo sei sono abitualmente abitati. A differenza di Kiribati dove, tra i numerosi atolli che lo compongono, si trovano anche atolli montani e vulcanici.

La popolazione salomonese si aggira attorno ai 540 mila abitanti. L’economia di questi piccoli Stati insulari si basa sul turismo, l’agricoltura di sussistenza, il settore ittico e l’esportazione di alcuni materiali tra cui il legname, l’olio di cocco e l’olio di palma.

Il futuro degli atolli oceanici

Gli studi dimostrano che l’innalzamento del livello del Pacifico ormai da diversi anni sta avendo delle conseguenze devastanti e il continuo peggioramento della crisi climatica minaccia in modo serio la permanenza delle popolazioni su queste isole.  Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica IOP Science ha analizzato i mutamenti delle coste delle Isole Salomone attraverso l’analisi di immagini satellitari dal 1947 al 2014. Da quest’analisi è stato rilevato che almeno cinque piccoli atolli disabitati nel corso di questi anni sono spariti, mentre le sei isole abitate hanno visto le proprie coste ridursi considerevolmente.

L’innalzamento del livello del mare, che negli ultimi anni è arrivato a toccare anche un aumento di 0,88 centimetri all’anno, non è la sola conseguenza del surriscaldamento globale. Infatti, oltre alla continua erosione delle coste, questi Stati sono ormai costretti a fronteggiare tempeste e cicloni sempre più forti e imprevedibili che devastano interi villaggi. Inoltre, le alte temperature delle acque rischiano di compromettere la biodiversità marina e l’esistenza stessa della barriera corallina, un fenomeno comune a tutto il quadrante dell’Oceania.

 

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Mappa di Kiribati (fonte: Wikimedia Commons)

Le ripercussioni sulla popolazione nell’Oceano Pacifico

Inevitabilmente, questa crisi climatica ha delle ripercussioni importanti sulle popolazioni di queste isole. Negli ultimi anni si è manifestato un aumento di famiglie, o addirittura interi villaggi, obbligati a spostarsi verso l’entroterra. Abbandonando, quindi, le proprie abitazioni, a causa delle continue inondazioni. L’aumento del fenomeno della dislocazione delle popolazioni di villaggi costieri in zone più interne rischia però di creare in futuro una competizione serrata per le terre.

Nelle Isole Salomone è già successo che intere famiglie venissero trasferite in territori appartenenti a tribù diverse dalla propria dando vita a delle vere e proprie controversie giuridiche per la suddivisione dei terreni. Immaginando che situazioni del genere potrebbero verificarsi anche su larga scala, il problema ambientale rischia di diventare  un problema sociale. Famiglie di diverse tribù, e quindi appartenenti a culture completamente diverse, sarebbero costrette a vivere in prossimità. Il risultato potrebbe essere l’esplosione di vecchi focolai di violenze tra diverse tribù che hanno caratterizzato la storia di questo Stato fino a pochi anni fa.

La scarsità di acqua 

L’innalzamento del livello degli oceani ha conseguenze importanti anche sull’economia di questi Paesi: i continui cicloni, che ormai avvengono in tutte le stagioni dell’anno, frenano il settore turistico, mentre il surriscaldamento delle acque e le continue inondazioni si ripercuotono sulle coltivazioni e sulla pesca.

A causa di queste condizioni catastrofiche Kiribati sta anche fronteggiando un grave problema di scarsità di acqua dolce. L’innalzamento del livello del mare ha già iniziato a contaminare le riserve di acqua dolce di alcune isole. L’assenza di acqua potabile è un problema che potrebbe portare le popolazioni non solo ad abbandonare le zone costiere, ma anche le isole stesse.

L’inerzia della comunità internazionale

Già da diversi anni la comunità internazionale è a conoscenza dei gravi problemi che caratterizzano le popolazioni di Kiribati, delle Isole Salomone e di altri Stati insulari del Pacifico che vertono in condizioni simili grazie all’assiduo impegno dei loro rappresentanti politici. Il più importante tra di loro è stato Anote Tong, per 12 anni presidente di Kiribati, che per tutti gli anni in carica si è battuto per far conoscere la realtà del suo Paese minacciato dalla crisi climatica globale.

 

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Anote Tong, ex Presidente di Kiribati (fonte: Flickr)

La grave situazione delle isole del Pacifico è così posta sotto il focus a livello internazionale. Negli anni, anche le Nazioni Unite si sono più volte spese per pubblicizzare e richiedere un intervento repentino delle potenze mondiali.

Il riconoscimento di un problema a livello internazionale però non comporta sempre delle soluzioni efficaci: questo è il caso delle isole del Pacifico. Escluso il robusto impegno in tutta la regione del Pacific Islands Forum, organizzazione internazionale con status di osservatore alle Nazioni Unite, nell’implementazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile per il resto il quadro è poco incoraggiante.

Gli obiettivi fissati dagli accordi di Parigi sul clima sono troppo poco ambiziosi per trovare una soluzione alla catastrofica situazione di queste isole. Inoltre, l’aiuto sperato da parte dei principali partner regionali, Australia e Nuova Zelanda, tarda ad arrivare. Se la comunità internazionale non si impegnerà a trovare una soluzione efficace e repentina a questo problema nel giro di pochi decenni queste isole saranno destinate a scomparire con la drammatica perdita che ne comporterebbe.

 

Fonti e approfondimenti

– DW, “Climate change drives Solomon Islands’ people of the sea ashore“, 2/10/2017.

– UN News, “Pacific Islands on the front line of climate change: UN chief“, 28/9/2018.

– The Guardian, “Waiting for the tide to turn: Kiribati’s fight for survival“, 23/9/2017.

– ABC, “Climate change could drown Kiribati, but the nation looks for Noah’s Ark“, 22/7/2019.

– IOP Science, “Interactions between sea-level rise and wave exposure on reef island dynamics in the Solomon Islands“, 6/5/2016.

 

 

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