Verso la fine del franco CFA

Di Sebastian Cuschié

Il franco CFA, moneta di molti Stati africani dell’Africa occidentale e centrale, è oggetto di discussione sin dalla fine del periodo coloniale. In particolare, negli ultimi trent’anni, si è parlato spesso di creare una moneta unica che sostituisse il franco CFA negli Stati dell’UEMOA e che permettesse a tutti i Paesi dell’Africa occidentale di creare un mercato comune indipendente dall’euro e, quindi, dalla Francia.

Quando si parla di franco CFA si fa riferimento a due valute differenti di due zone economiche dellAfrica centro-occidentale, rispettivamente l’UEMOA (Unione Economica e Monetaria Ovest-Africana) e la CEMAC (Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale). Queste aree includono un totale di quattordici Paesi africani che furono per lo più ex-colonie francesi, ma non solo, anche la Guinea-Bissau e la Guinea Equatoriale.

 

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Le aree UEMOA e CEMAC del Franco CFA (fonte: Lo Spiegone)

 

Pur rappresentando due monete diverse, le caratteristiche che regolano il funzionamento  del franco CFA dell’UEMOA e della CEMAC sono le stesse. Infatti, in entrambi i casi, il franco CFA è stato legato attraverso un tasso di cambio fisso, originariamente al franco francese e, attualmente, all’euro. Inoltre, i Paesi che hanno adottato il franco CFA devono depositare il 50% delle proprie riserve valutarie nel Tesoro francese.  

 

Cos’è e da dove nasce il franco CFA?

Il franco CFA fu creato nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale e nel contesto degli Accordi di Bretton-Woods, e divenne la moneta ufficiale delle colonie francesi in Africa. Infatti, il significato dell’acronimo FCFA era inizialmente “Franco delle Colonie Francesi Africane”. Nel periodo post-bellico la Francia, indebolita dalla guerra, volle mantenere l’opportunità di ristabilire e riattivare i rapporti con i propri territori africani, che si erano rivelati indispensabili durante il secondo conflitto mondiale, soprattutto per quanto riguarda il commercio di materie prime. La Francia impose così ai suoi territori l’adozione del franco CFA ponendo un tasso di cambio fisso e favorevole con il franco francese.  

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, il processo di decolonizzazione dei Paesi del continente africano portò con sé anche l’adozione di rispettive valute nazionali; ciò non avvenne, però, con l’ex impero coloniale francese. I neo-Stati africani, consapevoli della loro fragilità all’indomani dell’indipendenza, firmarono con la Francia i cosiddetti accordi di cooperazione”, tramite i quali veniva affidata a Parigi parte della loro gestione economico-finanziaria. Con la decolonizzazione dei Paesi dell’Africa occidentale e centrale l’acronimo FCFA cambiò significato, diventando “Franco della Comunità Francese dell’Africa”.

Allo stato attuale, e a partire dagli anni Settanta, la sigla, pur restando inalterata, indica due ulteriori contenuti. Da un lato, il FCFA rappresenta il “Franco della Comunità Finanziaria dell’Africa” e riguarda gli Stati che si trovano nell’area UEMOA, dove l’istituto di emissione è la BCEAO (Banque Centrale des Etats de lAfrique de lOuest); dall’altro lato, la sigla vuole intendere il “Franco della Cooperazione Finanziaria dell’Africa centrale” e riguarda i Paesi che fanno parte della CEMAC e la cui Banca centrale è la BEAC (Banque des Etats de lAfrique Centrale).

 

La moneta comune in Africa Occidentale: l’eco

Parallelamente al consolidamento del franco CFA e della UEMOA, nellAfrica occidentale venne istituita, nel 1975, la Comunità Economica degli Stati dellAfrica Occidentale (ECOWAS – Economic Community of West African States). Se l’UEMOA è composta solamente dagli otto Paesi dell’Africa occidentale che condividono il franco CFA, l’ECOWAS comprende altri sette Stati, per un totale di quindici, e ha l’obiettivo di favorire l’integrazione e la cooperazione nell’Africa occidentale al fine di stabilirne un’unione economica e monetaria. 

 

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I membri dell’ECOWAS (fonte: Lo Spiegone)

 

È proprio dall’ECOWAS che, nel 1983, partì l’idea di creare una moneta comune che sostituisse il franco CFA e le altre valute nazionali degli Stati non-UEMOA. La possibilità delladozione della nuova moneta comune venne presa in considerazione a più riprese, ma non si riuscì mai a raggiungere questo obiettivo. 

È stato durante il vertice dei quindici capi di stato e di governo dell’ECOWAS, riuniti nel mese di giugno 2019 ad Abuja (Nigeria), che le trattative hanno subìto un’accelerata. Infatti, non solo durante quest’occasione si è formalmente deciso allunanimità il nome della moneta unica, che si chiamerà “eco”, ma si è anche decisa la data, o presunta tale, della sua entrata in circolazione: luglio 2020.  

 

Difficoltà e opportunità delladozione delleco

Il processo di adozione dell’eco da parte dei Paesi dell’ECOWAS non è però privo di ostacoli. Innanzitutto, gli Stati in questione dovranno soddisfare i cosiddetti criteri di convergenza”, indispensabili per eliminare i disequilibri macroeconomici che caratterizzano larea e garantire una stabilità alla nuova valuta, oltre ad un’omogeneità economica tra i Paesi. I criteri di convergenza principali sono i seguenti: 

  • Un rapporto deficit/PIL non superiore al 3%;
  • Un tasso di inflazione non superiore al 10%;
  • Un debito pubblico inferiore al 70% del PIL;
  • Disporre di riserve primarie sufficienti a coprire almeno tre mesi di importazioni.

Allo stato attuale, però, i dati non sono particolarmente incoraggianti in quanto, alla fine del 2018, nessun Paese della regione soddisfaceva i criteri di convergenza preposti. 

In secondo luogo, pare esserci un ritardo nella definizione, elaborazione e ratificazione di una serie di accordi e di riforme istituzionali tra i Paesi che intendono adottare la moneta comune, come ad esempio un trattato istituente l’Unione monetaria tra i Paesi membri dell’ECOWAS o l’elaborazione dello statuto della futura Banca centrale. 

Eppure, al di là delle difficoltà di tipo economico, cosa significa per gli Stati dell’Africa occidentale adottare una moneta comune? Secondo i sostenitori dell’eco, da un punto di vista economico-finanziario, la moneta comune permetterebbe di avere un tasso di cambio flessibile e di facilitare i pagamenti, i commerci e le transazioni tra i Paesi coinvolti, che contano una popolazione di oltre 350 milioni di abitanti e, di conseguenza, accrescerne le economie. Secondo altri, al contrario, ladozione delleco non porterà a particolari vantaggi a causa della fragilità delle economie che fanno parte dell’ECOWAS.

Ma se sul piano economico la strada da percorrere è ancora tanta, è dal punto di vista politico che l’adozione della moneta comune trova più senso. Infatti, per gli otto Paesi dell’UEMOA che utilizzano oggi il franco CFA come valuta corrente, la transizione alleco significherebbe non solo maggiore integrazione economica con i propri vicini, che attualmente utilizzano delle valute proprie, ma anche una sorta di indipendenza definitiva dal retaggio coloniale francese. L’adozione del franco CFA nel secondo dopoguerra ha comportato certamente anche un vantaggio per le fragili economie dei Paesi neo-indipendenti. Ciononostante, l’utilizzo corrente di questa valuta, a circa sessant’anni dalle indipendenze, contribuisce a rappresentare un legame con Parigi che non è ancora effettivamente terminato. Al contrario, labbandono del franco CFA e ladozione delleco rappresenta chiaramente la volontà di riguadagnare una totale autonomia, anche sul piano economico-finanziario. 

 

Conclusioni

Da come si può evincere dalle difficoltà riscontrate finora a proposito del soddisfacimento dei criteri di convergenza macroeconomica e del ritardo nelle procedure burocratiche per l’adozione di una nuova valuta e la creazione di una Banca Centrale, non è ancora scontato che i Paesi dellECOWAS riescano a transitare verso ladozione delleco a luglio 2020. Tuttavia, ciò che questa volta è diverso rispetto ai tentativi di creazione della valuta comune avvenuti nei decenni passati, è la chiara volontà politica e ideologica che sta alla base di questa transizione. Nei prossimi mesi si cercherà di capire se questa volontà politica può rappresentare veramente il motore di questa trasformazione o se i requisiti economici rappresenteranno un freno vincolante per poter raggiungere “l’obiettivo eco”.

Fonti e approfondimenti

Africanews. (2019). Reform of West Africa CFA: Analysts speak on risks and benefits | Africanews. [online]
Baioni, G. (2019). Eco, la moneta della comunità economica dell’Africa occidentale arriverà a gennaio 2020. E sostituirà (in parte) il franco Cfa – Il Fatto Quotidiano. [online] Il Fatto Quotidiano.
Dakar, A. (2019). Perché l’addio al Franco Cfa potrebbe essere una svolta per l’Africa. [online] l’Espresso.
Dewast, L. (2019). Pourquoi l’Afrique de l’Ouest veut une monnaie unique. [online] BBC News Afrique.
Kramo, G. (2019). CEDEAO : est-ce trop tard pour lancer l’Éco en 2020 ?. [online] Libre Afrique.
Le Monde.fr. (2019). La monnaie unique ouest-africaine risque d’être un échec cuisant. [online]
Mayaki, H. (2019). Consensus sur « ECO » comme dénomination de la monnaie unique de la CEDEAO | Communauté Economique des Etats de lAfrique de lOuest(CEDEAO). [online] Ecowas.int.
Suy, K. (2019). Le franc CFA est-il l’ennemi de l’Eco?. [online] BBC News Afrique.
Tchouassi, G. (2016). Le franc CFA, monnaie de la colonisation, de la communauté et de la cooperation : quel avenir?. ResearchGate

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