Cina e finanza verde: Finanziare la sostenibilità

una pianta
plant and land grabbing in madagascar

La Cina di Xi Jinping ha da tempo deciso di unirsi alla lotta contro il cambiamento climatico. Nel 2015 si è impegnata a ridurre entro il 2030 le emissioni di anidride carbonica del 60-65% rispetto ai livelli del 2005 e ad aumentare del 20% la propria quota di energia a basso contenuto di CO2. Tuttavia, il passaggio alla sostenibilità è dispendioso anche per la seconda economia mondiale e diventa quindi indispensabile varare politiche economiche che possano sostenere la crescita verde.

Finanza verde, di cosa si tratta?

L’espressione “finanza verde” indica tutti quegli strumenti finanziari che incentivano attori pubblici e privati a investire in settori e industrie verdi, appunto. Quando si parla di industrie verdi, ci si riferisce sia alla costruzione di impianti per la produzione di energia pulita, sia alla costruzione di edifici e infrastrutture che rispettino i canoni della sostenibilità ambientale. Impianti per lo smaltimento dei rifiuti, opere di bonifica delle aree inquinate e trasporti elettrici sono classici esempi di progetti definiti “verdi”.

Sino-sostenibilità, Cina e gli standard internazionali

Prima ancora di diventare la seconda economia mondiale, la Cina emerge alla fine degli anni Novanta come primo produttore mondiale di CO2. Nonostante i cieli grigi di Pechino suscitassero già da tempo il disappunto dell’opinione pubblica cinese e internazionale, per trent’anni l’impatto ambientale è stato messo in secondo piano rispetto alla crescita economica. Nello sforzo di traghettare il Paese fuori dalla carestia e dalla povertà, i leader cinesi hanno accelerato a dismisura l’industrializzazione del Paese, provocando danni irreversibili per l’ambiente. Ancora oggi l’uso eccessivo di combustibili fossili continua a danneggiare il suolo e le risorse acquifere, oltre che a rendere l’aria irrespirabile.

Nel 2012 il Partito comunista cinese di Xi Jinping decide che è tempo di cambiamenti. Così, come obiettivo nazionale, affianca allo sviluppo economico la realizzazione di una “Civiltà Ecologica”. Con l’avvento di una nuova ricchezza e un migliore stile di vita sono iniziate a emergere anche le conseguenze della crescita economica smisurata. Quelle stesse famiglie che grazie al miracolo economico dell’industrializzazione vivono in condizioni di vita estremamente migliori rispetto a quelle dei loro nonni, ora chiedono al governo meno emissioni e più sicurezza ambientale per loro stessi e le generazioni future.

Le riforme economiche hanno reso la Cina la seconda economia mondiale, garantendo agli adolescenti cinesi uno stile di vita non diverso da quello dei loro coetanei americani ed europei. Tuttavia, la Cina del Ventunesimo secolo si pone nuovi obiettivi. Nel 2015 il documentario Under the Dome (censurato in Cina ma disponibile su Youtube) rivela la frustrazione del popolo cinese per l’inquinamento urbano.

Una maggiore preoccupazione sul fronte domestico viene affiancata, negli stessi anni, dalle pressioni poste a livello internazionale. Gli accordi di Parigi (2016) e l’adozione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (2015) indicano che i leader mondiali stanno prendendo coscienza riguardo al problema ambientale. I vertici di Partito hanno realizzato che i danni causati all’ambiente da trent’anni di sfrenata crescita economica non possono più essere ignorati. Adottare uno stile di sviluppo più sostenibile diventa fondamentale sia per placare le preoccupazioni dei cittadini cinesi che per uniformare la Cina agli standard nazionali.

Investimenti poco incoraggianti 

Prendere coscienza del declino ambientale non basta per passare a un modello di crescita sostenibile, specialmente per il maggior consumatore mondiale di energia. Si stima infatti che il peso finanziario di una tale manovra si aggiri intorno ai 3-4 trilioni di dollari annuali, di cui il settore pubblico riesce attualmente a coprire tra il 10% e il 15%. Includere il settore privato nella battaglia contro il cambiamento climatico diventa per Pechino di fondamentale importanza, ma significa anche convincere banche e investitori privati a finanziare progetti che ancora non vengono visti come redditizi o convenienti.

Uno degli elementi che scoraggia potenziali investitori è il fatto che i danni causati all’ambiente dalle industrie inquinanti non si traducono in perdite monetarie per le aziende. Per questo, la tutela ambientale viene trascurata in favore del ricavo economico. Inoltre, le maggiori incertezze legate ai nuovi settori delle energie rinnovabili disincentivano quelli che vedono nelle classiche industrie pesanti un guadagno sicuro. Così, i progetti verdi faticano a trovare finanziamenti.

La finanza si tinge di verde

Per mettere fine a questo circolo vizioso, nel 2016 la Cina lancia le “Linee Guida per un Sistema di Finanza Verde”. Il documento viene rilasciato dalla Bank of China, insieme ad altri sette organi che gestiscono il sistema finanziario cinese. Esso stabilisce delle chiare definizioni di progetto verde e  crea incentivi al finanziamento di progetti per la tutela ambientale.

Tra gli strumenti utili a stimolare gli investimenti in settori sostenibili, l’emissione di green bonds è diventata una pratica particolarmente diffusa nella Repubblica Popolare. Questo tipo di obbligazione viene emessa da banche e società e viene vincolata a canoni ambientali, dando modo agli acquirenti di finanziare progetti sostenibili. Basti pensare che nel 2018 l’emissione di 9,6 miliardi di dollari in green bonds ha reso la China Industrial Bank il secondo emettitore a livello mondiale. Il loro valore a livello nazionale è di 31,2 miliardi di dollari.

Il Credito Verde è un altro esempio degli strumenti adottati dal governo di Pechino per finanziare lo sviluppo sostenibile. Le “Linee Guida” spingono gli istituti bancari ad aumentare il credito messo a disposizione dalle banche commerciali per finanziare progetti considerati verdi (green credit). Nella municipalità di Qingdao (provincia dello Shandong), lo sviluppo di un fondo verde del valore di 1,4 miliardi di dollari ha portato allo sviluppo di una piattaforma dove utenti pubblici e privati possono investire in progetti certificati da enti internazionali.

Attraverso questo metodo di finanziamento, enti privati cinesi ed esteri possono investire quantità relativamente piccole di denaro che verrà sommato alle spese più ingenti messe a disposizione da enti pubblici, garantendo una vasta copertura per la realizzazione di infrastrutture sostenibili.

Per cercare di coinvolgere gli investitori privati nel finanziamento di progetti simili, vari istituti finanziari (come la Asian Development Bank) stanno sperimentando le Public-Private Partnership.  Esse mettono insieme i fondi del settore pubblico e quelli di compagnie private. Ciò rende più agevole per piccoli investitori prendere parte a grandi progetti e divide i rischi legati alle rinnovabili tra i diversi investitori. In Ningxia (regione autonoma della Cina nord-occidentale), lo sviluppo di progetti per la gestione sostenibile delle risorse acquifere ha tratto particolare vantaggio dalla collaborazione tra governi locali e fondi privati.

Le sfide

Nonostante gli sforzi del Partito, la copertura finanziaria rimane insufficiente e la scarsità di risorse rallenta la lotta al cambiamento climatico. I finanziamenti, tuttavia, non sono l’unico problema. La mancanza di definizioni e trattati a livello internazionale impedisce la cooperazione tra Paesi stranieri. Inoltre, la mancanza di informazioni chiare riguardo ai rischi degli investimenti in Cina ostacola la partecipazione di attori internazionali nei progetti sostenibili made in China. Spesso infine, le direttive imposte dai vertici di Partito non vengono applicate a livello locale, dove la corruzione spinge i decisori a mantenere accordi che vanno a scapito delle norme ambientali.

Queste sfide non sono insormontabili. Tuttavia, richiedono una divulgazione più chiara dei dati legati agli investimenti verdi, nonché una più stretta regolamentazione da parte del governo cinese. La Cina di Xi Jinping dovrà impegnarsi per fare della sostenibilità ambientale una priorità a livello interno e internazionale, adoperando strumenti finanziari, politici e diplomatici. La finanza verde potrebbe rappresentare il fattore decisivo per mettere in moto la macchina della sostenibilità, salvando non solo l’ambiente ma anche la legittimità del Partito.

 

Fonti e approfondimenti

The World Bank, “The World Bank – Urban Financing and Innovation Project“, 30/04/2019

Wang Yao, “China’s Green Finance Strategy: Much Achieved, Further to Go“, LSE, 24/10/2018

Climate Bonds Initiative, “China Green Bond Market Newsletter Q1“, 2019

Commissione Europea, “Blended Finance for Green Investment in China”, Green Finance Network Post-Conference Position Paper

Chai Jing, “Under the dome”: https://www.youtube.com/watch?v=T6X2uwlQGQ

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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