Benvenuti nel Pyrocene: imparare a convivere con gli incendi

Pyrocene

Il termine Pyrocene, coniato da Stephen Pyne, docente all’Arizona University ed esperto di storia del fuoco, riassume in una parola tutte le immagini passate davanti ai nostri occhi dalla scorsa estate a oggi. I disastri che hanno consumato milioni di ettari in Siberia, Brasile, Australia, non raccontano solo una storia di territori bruciati e animali in pericolo. Parlano di un rapporto ormai gravemente compromesso, quello tra l’uomo e il fuoco, in cui il secondo sta prendendo il sopravvento. 

“Abbiamo creato un’epoca equivalente alle ere glaciali, ma sul fronte opposto. I gas serra emessi finora rimarranno ancora a lungo nell’atmosfera e gli effetti sul clima saranno persistenti” (Stephen Pyne)

Gli incendi sono dei fenomeni naturali, ciclici e non sono intrinsecamente buoni o cattivi, fintanto che gli equilibri alla base vengono rispettati. Piante, animali e uomini usano da sempre il fuoco per i propri scopi (evoluzione delle specie, agricoltura, sicurezza, calore..) e in armonia con l’ambiente. I cambiamenti climatici in atto e una gestione impropria degli ecosistemi (vedi Brasile) sono due aspetti che stanno modificando sinergicamente, anche se in misura diversa, questo scenario.

Vediamo quindi quali sono le dinamiche naturali degli incendi, come sono cambiate oggi e cosa fare in futuro per fronteggiare questi cambiamenti. 

Il fuoco e gli ecosistemi

Il fuoco è entrato a far parte degli ecosistemi naturali molto prima che l’homo sapiens facesse il suo ingresso sulla scena. Basti pensare che la traccia più antica di un incendio boschivo risale a circa 420 milioni di anni fa, mentre la nostra specie è sul pianeta da 200.000 anni. Se immaginiamo che la nostra presenza sulla Terra sia iniziata solo un’ora fa, il primo incendio sarebbe avvenuto più di 87 giorni fa. 

Proprio perché presente da sempre, il fuoco è stato un agente evolutivo per molti ecosistemi. Gli incendi hanno favorito lo sviluppo di alcune composizioni floristiche piuttosto che altre, svolgendo un ruolo determinante nell’attuale conformazione e distribuzione degli ecosistemi. 

In aree incendiate frequentemente si è selezionata una flora caratterizzata da un alto grado di adattamento al fuoco. È il caso delle specie dotate di elevata infiammabilità e capaci di rigenerarsi dalle proprie radici o di produrre semi che si attivano solo ad alte temperature. Territori come quelli dei bush australiani, ma anche della macchia mediterranea, sono un esempio del risultato di queste dinamiche.  

Gli incendi sono necessari (sporadicamente) anche in altri ecosistemi, dove è più difficile immaginarli. Nelle foreste boreali sono auspicabili per il mantenimento dei cicli degli elementi nutritivi: la combustione della sostanza organica che si accumula al suolo negli anni (foglie, corteccia e così via), consente la liberazione dei minerali presenti, che diventano disponibili a seguito degli incendi per dare nuova vita alla vegetazione.

Ogni ecosistema si è sviluppato e continua a vivere secondo delle dinamiche ben precise, che comprendono anche fenomeni di “disturbo” come gli incendi. Il fuoco diventa una forza distruttiva solo quando non rispetta i tempi e le strategie di adattamento e risposta delle specie presenti. Questo significa che intensità e frequenza degli incendi fanno la differenza tra preservazione e distruzione di un ecosistema.

Come stanno cambiando gli incendi

L’incendio è un fenomeno costituito da due fasi distinte, accensione e propagazione, e dipende dall’interazione di molteplici fattori naturali e antropici. Per avvenire, la combustione ha bisogno necessariamente di tre cose: combustibile (la vegetazione), ossigeno (dall’aria) e un innesco (una scintilla, un fulmine, un’eruzione vulcanica, interventi antropici). Umidità, tipo di vegetazione, temperatura, vento, uso del suolo, presenza di strade o centri abitati sono solo alcune delle condizioni al contorno che giocano un ruolo fondamentale nel determinare l’intensità e la propagazione di un incendio

Ma cosa ha reso gli ultimi incendi diversi dal solito? Sono stati descritti come fenomeni “senza precedenti”, perché hanno avuto caratteristiche (estensione, intensità, velocità di propagazione, interessamento di aree già recentemente percorse dal fuoco) mai osservate prima. E sono tutte imputabili al riscaldamento globale.

Il cambiamento climatico determina la variazione delle temperature e delle condizioni di umidità, generando effetti locali diversi. Se da una parte può provocare eccessiva piovosità, dall’altra crea eccessiva aridità. Inoltre, le ondate di estrema aridità sono sempre più ravvicinate nel tempo e interessano aree geografiche sempre nuove. Di conseguenza gli incendi sono più intensi, più frequenti e più diffusi, oltre le nostre possibilità di controllo.

Le variazioni nelle dinamiche degli incendi stanno procedendo a una velocità innaturale, molto maggiore di quella che servirebbe a flora e fauna per adattarsi. Se lasciamo andare avanti questo processo indisturbato, e magari gli diamo anche una mano, i danni a cui andiamo incontro saranno sempre più pesanti. 

Come se non bastasse, gli incendi sono fonte di massicce emissioni di particolato e gas serra, che contribuiscono ad aggravare il cambiamento climatico. Gli incendi australiani, ad esempio, hanno prodotto oltre 300 milioni di tonnellate di CO2, pari alle emissioni dell’Australia di tutto il 2019.

Imparare a convivere con gli incendi 

Se un fenomeno inizia a manifestarsi con nuove modalità, allo stesso modo dovranno essere aggiornate le strategie di contrasto, di mitigazione e adattamento

Incendi come quelli degli ultimi mesi sono stati impossibili da spegnere, perché troppo intensi e veloci, perciò prima di tutto bisogna prevenire che si inneschino.

Una tecnica preventiva usata in molte parti del mondo (tra cui l’Italia) è il fuoco prescritto: delle squadre di terra specializzate si occupano di ridurre la quantità di combustibile presente negli ambienti naturali con degli incendi controllati, abbassando il rischio di incendi spontanei. Chiaramente, operazioni di questo tipo non possono essere effettuate a tappeto, dato che parliamo di aree molto estese e spesso di difficile accesso.

Ancora meglio sarebbe aumentare la nostra capacità di prevedere le risposte degli ecosistemi ai cambiamenti climatici. A tal proposito, ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di sviluppare modelli forestali ed ecosistemici all’avanguardia, con cui saremmo in grado di monitorare da remoto le aree a rischio e intervenire lì dove necessario, usando in maniera più efficace tempo e risorse.  

Uno spunto di riflessione e d’azione

Gli incendi non sono dei disastri solo per il Paese in cui avvengono o solo nel momento in cui avvengono. Hanno ripercussioni sugli equilibri globali e indirettamente su quelli locali, anche se lontani nello spazio o nel tempo. Le ripercussioni si presenteranno ancora sotto la veste dei cambiamenti climatici, che dobbiamo tutti egualmente fronteggiare con impegno. 

Facciamo in modo che l’attenzione mediatica ricevuta da Siberia, Brasile, Australia non svanisca nel nulla fino al prossimo incendio, ma diventi uno spunto di riflessione e soprattutto di azione.  La storia dell’uomo con il fuoco è una storia antica di timore, addomesticamento e uso. Cerchiamo di non ritornare al punto di partenza. 

 

Fonti e approfondimenti

Mazzoleni, Stefano, and Giovanna Aronne. 1993. Introduzione All’ecologia Degli Incendi. Napoli: Liguori.

Aldersley, A., Murray, S. J., & Cornell, S. E. (2011). Global and regional analysis of climate and human drivers of wildfire. Science of the Total Environment409(18), 3472-3481

Penelope Morgan, Gregory H. Aplet, Jonathan B. Haufler, Hope C. Humphries, Margaret M. Moore & W. Dale Wilson (1994) Historical Range of Variability, Journal of Sustainable Forestry, 2:1-2, 87-111

G. Vacchiano, “Gli incendi senza precedenti stanno cambiando il Pianeta per sempre. Siamo nell’epoca del Pirocene“, Lifegate, 14/02/2020

S. Pyne, “Winter Isn’t Coming. Prepare for the Pyrocene.“, History News Network

“Wildfires are ruinous – so how to stop them happening in the first place?“, The Guardian

H. Stevens, “More than 1 million fires in Australia detected by satellites since September“, The Washington Post, 10/01/2020

G. Giulianini,  “Incendi in Australia: la colpa è di tutti  noi”EarthDay.it, 14/01/2020

G. Peparello, “Perché l’Australia brucia così tanto?“,  IlGiornaledellaProtezioneCivile.it, 19/01/2020 

I. Inguscio, “L’Australia brucia, il Pianeta implora pietà. Cosa fare?“, The Freak, 26/01/2020

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