La diaspora cinese in Malesia, tra etnonazionalismo e localizzazione: sino-malesiani, ma non cinesi

In Malesia secoli di migrazioni dalla Cina hanno dato vita a realtà sociali, culturali e politiche complesse. Il contesto malesiano ci permette di apprezzare come le comunità cinesi nel sud-est asiatico abbiano attraversato dei processi di integrazione molto diversi tra loro. Recentemente, sono stati determinanti anche nelle relazioni tra comunità “diasporiche” e Partito Comunista Cinese (PCC), che ha cercato di (ri)connettersi alla diaspora cinese.

La diaspora cinese in Malesia: una prospettiva storica

Insediamento della diaspora cinese in Malesia

Nonostante le prime testimonianze di comunità cinesi insediatesi nella penisola malese risalgano al XV secolo, oggi la maggioranza degli appartenenti a queste comunità discende dalle ondate migratorie che dalla Cina del sud si diressero verso la penisola a partire dal XIX secolo. In quel periodo lo sviluppo economico della Malesia, che era sotto controllo britannico, richiedeva un sostanziale flusso di manodopera dai Paesi vicini. Dalla Cina meridionale quindi si spostarono in migliaia, principalmente da Guangdong e Fujian, per lavorare in miniere di stagno, piantagioni di gomma, agricoltura e commercio.

Nel XIX secolo, queste comunità giunsero a ricoprire un ruolo importante nel commercio grazie ai loro contatti con la Cina. Nel corso del XX secolo, i sino-malesiani espansero il loro ruolo nell’economia del Paese, dedicandosi al settore bancario e assicurativo per rispondere ai bisogni crescenti della loro comunità. Durante questo periodo, la loro partecipazione politica cominciò a essere percepita come una minaccia alla stabilità del governo coloniale britannico. Infatti, quest’ultimo iniziò a temere che la diaspora veicolasse l’influenza delle due nascenti forze politiche cinesi: il Partito Nazionalista Cinese (KMT) e il PCC.

La migrazione dalla Cina diminuì dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, a seguito di politiche coloniali che limitavano l’immigrazione. Con la fine del secondo conflitto globale cessò la libera immigrazione in Malesia, e così ogni movimento dalla Cina al Paese fu interrotto. Tuttavia, questo blocco all’immigrazione portò a una maggiore integrazione delle comunità diasporiche cinesi nel tessuto locale. Progressivamente, i discendenti di migranti cinesi assunsero cittadinanza malesiana e ridussero – o persero – i contatti con la Cina.

La “minaccia” della diaspora cinese durante la decolonizzazione

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’avvio della decolonizzazione, in Malesia si definirono marcate distinzioni etniche e religiose tra le comunità malesi, sino-malesiane e indo-malesiane che la compongono. Queste distinzioni sono un’eredità coloniale: per sviluppare l’economia del Paese, il governo britannico aveva infatti spinto masse di lavoratori migranti da Cina e India verso la Malesia. Queste migrazioni avevano generato una crisi identitaria nella comunità malese, crisi che è alla base del desiderio di rivendicare l’identità e il ruolo di queste comunità “native” nello sviluppo del Paese.

Tra il 1946 e il 1957, le comunità sino-malesiane erano divise. Alcune supportavano il Partito Comunista Malesiano mentre altre, composte da conservatori che ricoprivano importanti ruoli economici nel Paese, supportavano le élite malesi. Furono proprio queste ultime a guidare il processo di decolonizzazione, definendo diritti e ruoli sociali per i vari gruppi etnici che costituiscono il Paese.

La costituzione del 1957 rispecchia i risultati delle negoziazioni all’interno dell’élite coloniale, indigena e non, sulla quale si fonda l’odierna Malesia. Durante le conferenze che portarono alla ratifica di questo testo, le élite raggiunsero un compromesso: alle comunità malesi sarebbe stato permesso di mantenere il controllo politico e di godere di diversi privilegi, mentre a quelle sino-malesiane di salvaguardare il loro ruolo economico. Infatti, la costituzione stabilisce la supremazia politica dei “Bumiputra”, ossia gli appartenenti a comunità indigene e malesi, nella nuova Malesia indipendente.

In particolare, l’articolo 153 rispecchia il delicato equilibrio del Paese agli albori dell’indipendenza. Questo articolo sancisce la necessità di salvaguardare la posizione speciale dei Bumiputra, riservando loro borse di studio, posti nella pubblica amministrazione e altri privilegi a livello di educazione e impiego. Allo stesso tempo, l’articolo stabilisce che ciò non dà al Parlamento il potere di limitare le libertà economiche di altre comunità per garantire i privilegi dei Bumiputra, salvaguardando così gli interessi economici delle comunità sino-malesiane. Inoltre, le élite si accordarono per rivedere e abolire questi privilegi entro 15 anni dalla ratifica della costituzione.

Diaspora nella Malesia indipendente

Questo equilibrio vacillò nel 1969 con gli incidenti del 13 maggio, quando la progressiva perdita di peso politico da parte della coalizione malese sfociò in rivolte contro le comunità sino-malesiane e il loro potere economico. Infatti, il governo non era riuscito a sollevare la posizione economica dei Bumiputra nonostante le politiche in loro favore. D’altra parte, nel decennio post-indipendenza le opportunità imprenditoriali per le comunità sino-malesiane si erano espanse, e il ruolo economico di queste comunità era andato crescendo.

Nelle elezioni del 1969, la coalizione malese subì delle pesanti perdite elettorali mentre l’opposizione, che rappresentava le comunità sino-malesiane, si rafforzò seppur rimanendo in minoranza. La parata celebrativa dell’opposizione fu seguita da quella della coalizione malese, durante la quale scoppiarono incidenti a sfondo etnico. La notte del 13 maggio, Kuala Lumpur fu attraversata da rivolte che secondo stime ufficiali conservatrici portarono alla morte di 143 sino-malesiani, 25 malesi, 13 indo-malesiani e 13 persone la cui provenienza etnica non venne specificata. Negozi e case di cittadini sino-malesi vennero distrutti e saccheggiati.

Per sedare le rivolte e consolidare la sua posizione, la coalizione malese al governo attuò una serie di politiche sociali ed economiche volte a rafforzare ulteriormente i privilegi delle comunità malesi. La New Economic Policy (NEP) adottata nel 1971 rappresenta il coronamento di questo processo etnonazionalista. Una politica che mira a ridistribuire la ricchezza tra comunità sino-malesiane e malesi, favorendo queste ultime non solo nell’assegnazione di lavoro, borse di studio e posti universitari, ma anche nel possedimento di compagnie e in generale, nell’intera economia. Di fatto, la NEP limita la possibilità per i non-Bumiputra, sino-malesiani in particolare, di partecipare all’economia nazionale.

Composizione della popolazione malesiana per gruppi etnici nel 2019. Immagine creata dall’autore su https://www.canva.com/graphs/. Proprietà: Lo Spiegone

La diaspora cinese in Malesia oggi: tra tentativi di (ri)coinvolgimento e resistenze

Eterogeneità delle comunità sino-malesiane contemporanee

Il passato coloniale ha influenzato la creazione della Malesia per come la conosciamo oggi, stimolando la formazione di uno Stato multietnico che tuttavia gestisce politica, economica e società seguendo politiche marcatamente etnonazionaliste. Nonostante le comunità sino-malesiane costituiscano attualmente il 30% della popolazione, i membri di queste comunità ricoprono ruoli marginali nell’economia e nella politica del Paese.

La possibilità d’azione delle comunità sino-malesiane è stata influenzata da queste politiche, che fanno del retaggio etnico un elemento fondamentale nella vita dei cittadini. Infatti, la maggioranza dei membri di queste comunità si identifica primariamente come “cinese”, un dato che riflette la priorità accordata all’etnia nella costruzione identitaria in Malesia.

Nonostante questa identificazione comune, le comunità sino-malesiane sono molto eterogenee. Ciò è dovuto in parte ai processi di localizzazione culturale e socializzazione etnica che hanno attraversato. Tali processi hanno portato alla creazione di sottogruppi etnico-culturali, originati da differenti percorsi di integrazione e in particolare, dallo sviluppo di nuove pratiche interculturali. Alcune comunità sino-malesiane hanno infatti sviluppato tradizioni religiose e culinarie che uniscono elementi della madrepatria ancestrale – spesso andate perse nella Cina continentale contemporanea – a tradizioni locali.

Un altro elemento che rende le comunità sino-malesiane molto diverse al loro interno è l’esistenza di forti diseguaglianze economiche. Molti sino-malesiani fanno parte della classe media e con la NEP hanno visto restringersi la possibilità di accesso all’economia del Paese. Altri invece provengono da classi più basse e sono stati esclusi, solo su base etnica, dai processi di lotta alla povertà avviati dal governo malesiano.

Un (ri)coinvolgimento fallimentare

Le relazioni tra Malesia e Repubblica Popolare Cinese (RPC) sono generalmente positive. Tuttavia, il governo malesiano e i diversi gruppi etnici sono particolarmente sensibili all’idea che le comunità sino-malesiane possano intrattenere rapporti stretti con la RPC.

Le comunità sino-malesiane enfatizzano le caratteristiche malesiane del loro “essere cinesi”. Dunque, sono state meno attratte dal processo di (ri)coinvolgimento della diaspora attuato dal PCC e dalla versione essenzializzata dell’ “essere cinese” proposta dal Partito. Queste comunità sono già limitate nella loro possibilità di azione per via del loro background etnico, venendo spesso accusate da nazionalisti malesi di esser più fedeli alla RPC che alla Malesia. Per questo, hanno reagito freddamente ai tentativi del PCC di porsi come loro protettore, di supportare lo sviluppo dell’educazione cinese nel Paese e di rafforzare legami economici tra Cina e sino-malesiani.

Le comunità sino-malesiane sono state tra le più caute nel sud-est asiatico a manifestare supporto o a rivendicare affiliazione con la RPC. Tuttavia, il governo malesiano si è mostrato particolarmente sensibile agli sforzi del PCC di espandere la sua influenza sulle comunità sino-malesiane. L’argomento è così sentito da essere diventato oggetto di tensioni diplomatiche tra i due Paesi. Nel 2015, l’ambasciatore cinese visitò il quartiere cinese di Kuala Lumpur dopo alcune manifestazioni di nazionalisti malesi contro commercianti sino-malesiani. Lì dichiarò che la Cina si opponeva a qualsiasi forma di discriminazione razziale, e che avrebbe agito per difendere i propri interessi nazionali. Questo commento portò il governo malesiano ad accusare la Cina di interferenza negli affari domestici del Paese, interpretando la dichiarazione dell’ambasciatore come un segno che i sino-malesiani fossero considerati cittadini cinesi.

Sino-malesiani, ma non cinesi

Etnonazionalismo e localizzazione culturale sono i due elementi principali che hanno definito le comunità sino-malesiane. L’etnonazionalismo limita la partecipazione politica ed economica nel Paese di queste comunità, storicamente percepite come una minaccia dalle élite al potere. La localizzazione culturale, invece, ha fatto sì che le comunità sino-malesiane sviluppassero usi e costumi specifici, difficili da conciliare con la versione essenzializzata dell’ “essere cinese” proposta dal PCC.

Questi due fattori spiegano perché le comunità sino-malesiane abbiano reagito con cautela alle offerte di supporto del PCC. Infatti, in Malesia i tentativi di (ri)coinvolgimento della diaspora cinese avviati dal PCC hanno perlopiù fallito. In un Paese in cui economia, politica e società in generale si reggono su delicati compromessi a sfondo etnico, non stupisce che le comunità diasporiche cinesi si siano guardate dall’alimentare ulteriori retoriche etnonazionaliste.

 

Fonti e approfondimenti

Chang, P.T.C., Ethnic Chinese in Malaysia are celebrating China’s rise – but as multicultural Malaysians, not ChineseSouth China Morning Post, 2018

Freedman, A.L., Malaysia: Institutionalized Participation, in Political Participation and Ethnic Minorities: Chinese Overseas in Malaysia, Indonesia, and the United States, Routledge, pp. 65–104, 2000

Freedman, A.L., The effect of government policy and institutions on Chinese overseas acculturation: The case of Malaysia. Modern Asian Studies, 35, pp. 411–440, 2001

Souchou, Y., Tasting the night: Food, ethnic transaction, and the pleasure of Chineseness in Malaysia, in Chinese Migrants Abroad: Cultural, Educational, and Social Dimensions of the Chinese Diaspora, World Scientific Publishing Co., pp. 41–62, 2003

Strauch, J., National Politics at the Village Level: Paradoxical Perspectives on Chinese-Malaysian “Factionalism”, American Ethnologist, 10(1), pp. 41-58, 1983

Von Vorys, K., Democracy Without Consensus, Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1975

Yow, C.H., The Chinese Diaspora in China-Malaysia Relations: Dynamics of and Changes in Multiple Transnational ‘Scapes’. Journal of Contemporary China, 25(102), pp. 836–850, 2016

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