Il Sultano e le formiche: gli abitanti fantasma del Cairo

Il Grande Governatorato del Cairo è la più grande megalopoli del continente africano. Oggi Il Cairo è polo economico e finanziario del Paese, calamita per investimenti esteri provenienti da tutto il mondo e teatro di progetti di innovazione urbanistica di ultima generazione, come la famosa Nuova Capitale Amministrativa. Ciononostante, l’incontrollata crescita demografica, insieme alle disuguaglianze economiche e sociali che caratterizzano la società egiziana, continuano a incentivare l’espansione informale e deregolamentata della megalopoli. Inoltre, gravi problemi di inquinamento e viabilità affliggono la generale vivibilità della capitale egiziana.

Il Cairo, tra città fantasma e slums

La costante e vertiginosa espansione della capitale egiziana ha dettato la necessità di costruire case per una popolazione di venti milioni di abitanti, estremamente eterogenea dal punto di vista sociale ed economico. La cittadinanza dell’area metropolitana del Cairo, infatti, cresce mediamente del 2% ogni anno. Tra il 2017 e il 2019, il numero di abitanti del Cairo è aumentato di un milione.

La risposta governativa è stata la pianificazione di nuove comunità urbane, come New Cairo, Badr City, al Sharouk e la Nuova Capitale Amministrativa, secondo un principio di decentralizzazione urbana. In queste zone sono stati costruiti nuovi complessi abitativi, con lo scopo di alleggerire il centro della città del traffico congestionato tipico del Paese. Tali progetti hanno attratto ingenti somme di investimenti pubblici ed esteri: il mega-progetto nazionale della Nuova Capitale Amministrativa vale, da solo, cinquantotto miliardi di dollari.

Ciononostante, questi nuovi complessi residenziali sono economicamente inaccessibili alle fasce di cittadini con reddito basso. Considerando che più del 30% degli egiziani vive al di sotto della soglia di povertà, si stima che metà della popolazione non abbia accesso al regolare mercato immobiliare, al punto che, nel 2017, oltre undici milioni di unità abitative rimanevano vuote in tutto l’Egitto.

La causa del fallimento della strategia di decentralizzazione è duplice: da una parte, gli investimenti governativi concentrati nella costruzione delle nuove comunità urbane causano il rialzo dei prezzi del mercato immobiliare, rendendolo sempre più costoso e fuori portata; dall’altra, la definizione legale delle fasce di reddito basso, così come enunciate dall’Autorità per le Nuove Comunità Abitative (NUCA), include la classe media egiziana. I prezzi del mercato immobiliare di queste zone rimangono quindi tarati sul PIL pro capite della classe media e non su quello delle fasce più vulnerabili, i cui problemi abitativi rimangono irrisolti.

Le nuove città satellite, inoltre, sono sprovviste di un’adeguata rete di trasporto pubblico che le colleghi al centro, un fattore che impatta direttamente sulle possibilità di impiego dei loro abitanti, rimanendo il mercato del lavoro del Cairo concentrato nel cuore della capitale. 

Vista l’assenza di alternative, negli anni Il Cairo si è sviluppato e allargato in maniera informale. Secondo uno studio di UN-Habitat, tra il 1986 e il 1995 il 45% delle unità immobiliari costruite sono state di carattere privato e informale. Queste sono generalmente abitate dalle fasce di popolazione più povere, le quali faticano ad accedere a cibo, cure mediche, acqua e impiego, dal momento che queste immense porzioni della capitale egiziana sono illegali agli occhi dell’amministrazione del Cairo e del governo centrale.

Uno degli slum più famosi del Cairo è la cosiddetta “Garbage City”. Situata a sud dei sobborghi del quartiere copto del Cairo, questa è abitata da oltre duecentomila cristiani copti emigrati negli anni Settanta verso la capitale dalle zone rurali del Paese. Gli occupanti di questa zona vivono in condizioni di assoluta precarietà, in complessi abitativi spesso privi di elettricità e di servizi fognari e idrici. La principale fonte di reddito di “Garbage City” deriva dalla raccolta informale e dal riciclaggio delle tonnellate di rifiuti prodotte annualmente al Cairo. Il quartiere, pertanto, appare a prima vista come un’immensa discarica a cielo aperto. I suoi residenti, gli zabbaleen (“collettori di rifiuti”, in arabo), si aggirano per le strade della città raccogliendo rifiuti, per poi portarli a casa e affidare a donne e bambini il compito di dividere i diversi materiali e riciclarli. I materiali riciclati (carta, vetro e plastica) vengono in seguito rivenduti alle aziende. Il metallo viene venduto al chilo, mentre i rifiuti organici sono dati in pasto ai maiali allevati nel quartiere.

Per anni, questo sistema di raccolta informale ha fornito un servizio relativamente efficace ai cittadini cairoti, dando “professione” e reddito agli zabbaleen, i quali raccolgono e riciclano circa l’80% dei rifiuti solidi prodotti dalla megalopoli. Ciononostante, questa attività viene costantemente ostacolata dalla volontà dell’amministrazione egiziana di centralizzare e privatizzare il sistema di raccolta dei rifiuti. 

L’inquinamento: un problema sociale e ambientale

Strettamente connesso alle problematiche dello sviluppo urbano del Cairo, l’inquinamento dell’aria peggiora la generale vivibilità e sostenibilità della città, minacciando le condizioni di salute dei suoi abitanti e pesando sull’economia del Paese. Nel 2016, uno studio della Banca Mondiale ha infatti classificato Il Cairo come città più inquinata del mondo; un titolo che si concretizza in morti premature e malattie, nonché nella perdita del 3,58% del PIL del Paese, dato l’impatto dell’inquinamento sull’afflusso degli investimenti esteri nella città. 

Il problema dell’inquinamento atmosferico cairota deriva dalle mancanze del trasporto pubblico. L’inefficacia del sistema e la sua inesistente capillarità, infatti, costringono milioni di cittadini all’utilizzo massiccio di macchine e motorini. La possibilità di muoversi in bicicletta o a piedi è anch’essa limitata e invalidata dalla presenza limitata di zone pedonali, metodi di attraversamento e marciapiedi sicuri.

L’eterno paradosso del Cairo

Il Cairo rimane, quindi, una città che cresce a dismisura, riflettendo però la diseguaglianze sociali ed economiche che caratterizzano il tessuto cittadino dell’Egitto. L’espansione strabiliante della megalopoli egiziana si articola secondo estremi opposti, tra ricchezza e povertà, centro e periferia, sovraffollamento e vuoto, formale e informale. Molti dei nuovi insediamenti rimangono inabitati, mentre la città si allarga in maniera informale e deregolamentata: le classi di cittadini economicamente svantaggiate popolano le periferie del Cairo, in quartieri che presentano tutte le caratteristiche e i disagi degli slums, e l’inquinamento atmosferico non fa che esacerbare le disparità e acuire il malcontento generale degli egiziani.  

 

 

Fonti e approfondimenti

Center for Economic and Social Rights, Egypt social progress indicators reveal how austerity feeds gross inequalities, 28/05/2019.

UN-Habitat, Cairo, a city in transition, Study 2, 2011.

Luiz Sanchez, Air pollution costs Egypt 3.58% of GDP in welfare losses, Mada Masr, 8/9/2011.

Egypt disposes 80 million tons of garbage annually: Environment MinisterEgypt Independent, 22/3/2018.

David Wood, “No rules in this job”: Cairo’s violent waste wars pit sorters against startups,The Guardian, 12/4/2019.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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