Ricorda 1961: Il 23esimo emendamento statunitense

23esimo emendamento statunitense
Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - Carol M. Highsmith - pubblico dominio

D.C. caput regionis

La costituzione americana prevede che la sede del governo statunitense debba essere in un distretto che sia al massimo di dieci miglia quadrate, il quale sia  separato e distinto dagli altri Stati. Con questo pretesto, fu istituita nel 1791 la capitale che prese il nome dal presidente della neonata federazione, George Washington. Insieme all’area circostante, chiamata District of Columbia, viene tutt’oggi considerata un’entità unificata ai fini del governo e da esso controllata direttamente.

Da allora il Distretto, abbreviato in D.C., è diventato più che un’espressione geografica e la sua popolazione è centuplicata. Se all’inizio del diciannovesimo secolo ammontava a circa ottomila abitanti, questa ha superato a metà del ventesimo secolo gli ottocentomila cittadini. Tale crescita demografica avrebbe collocato il D.C. al trentaseiesimo posto per popolazione tra gli Stati statunitensi, dove i cittadini hanno però diritto di voto e di rappresentazione. Tale paradosso ha spinto gli Washingtonians a battersi per ottenere il diritto di voto.

Sulla spinta della campagna per i diritti di voto, il Congresso ha avviato una procedura per il cambiamento della Costituzione attraverso un emendamento. Questa fu approvata dal Congresso nel giugno 1960, mentre il 23esimo emendamento venne ratificato solo nel marzo del 1961, quando l’Ohio divenne il trentottesimo Stato ad approvarlo, adempiendo così all’Articolo V della Costituzione che prevede una maggioranza di oltre due terzi degli Stati.  

Il 23esimo emendamento è importante perché permette ai cittadini americani residenti nel D.C. di votare per gli elettori presidenziali, che a loro volta votano nel Collegio Elettorale per il presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti. A tal proposito, il D.C. ha diritto allo stesso numero di voti dello Stato meno popoloso del Paese, ovvero tre. Prima di esso, quasi un milione di cittadini statunitensi erano quindi esclusi dal diritto di voto, a meno che non fossero validamente registrati per votare in uno degli Stati.

Una questione politica

All’epoca della sua istituzione, il 23esimo emendamento fu percepito come politicamente neutrale, seppur leggermente liberal-leaning (con tendenze liberali). Tuttavia, fin dalla prima elezione presidenziale del 1964, risultò evidente come l’orientamento politico del Distretto tendesse verso il Partito democratico. Negli Stati Uniti scossi dai moti di protesta per i diritti di voto, con le lotte di Martin Luther King, Malcolm X, Rosa Parks e tanti altri, l’oltre 70% di popolazione afroamericana del D.C. portò ad una maggiore partecipazione politica pro dem, che fu resa poi possibile dopo la forma del Voting Rights Act fortemente voluto da John F. Kennedy e dal suo successore Lyndon B. Johnson. Di conseguenza, The District ha sempre eletto tre grandi elettori in favore dei democratici, compreso nella debacle democratica del 1984, quando solo il D.C. e il Minnesota, Stato d’origine del candidato, votarono per il dem Walter Mondale invece che per Ronald Reagan.

Stato, non-Stato

Il 23esimo emendamento ha trasformato il Distretto in uno pseudo-Stato. Esso è infatti considerato uno Stato ai fini della riscossione delle tasse federali e locali, per il servizio nelle forze armate, per la diversità di giurisdizione e per la regolamentazione del commercio. Ciononostante, esso non è considerato come Stato per ciò che concerne la rappresentanza al Congresso. Gli Washingtonians hanno solo il diritto di eleggere tre grandi elettori e un delegato senza diritto di voto alla Camera dei Rappresentanti.

Questa condizione è ritenuta dalla maggior parte dei residenti del Distretto (e non solo) come incostituzionale. Su questo punto, nel 1978, il Congresso aveva adottato un provvedimento che avrebbe reso il D.C. uno Stato a tutti gli effetti, con seggi alla Camera e al Senato. Tuttavia, solo 16 dei 38 Stati necessari per la ratifica approvarono il provvedimento, che fu prescritto dopo i sette anni previsti per la ratifica.

Sviluppi recenti

Dopo il 1978, la questione del D.C. ha assunto sempre più la forma di battaglia politica tra i due maggiori partiti politici statunitensi. Nel 1993, quando una proposta per la “statalizzazione” del Distretto arrivò al Congresso, solo un deputato repubblicano votò a favore alla Camera. Negli anni a seguire alcuni esponenti repubblicani hanno mostrato di appoggiare l’idea della rappresentanza degli Washingtonians. Nel 2007 ad esempio, il rappresentante dell’Indiana Mike Pence, successivamente vicepresidente nel quadriennio 2016-2020, ha definito un “errore storico”, la non-rappresentanza del Distretto al Congresso. Tuttavia, il disegno di legge non è mai passato e negli anni successivi la questione è rimasta accesa solo negli ambienti democratici.

Attualmente la polarizzazione sempre più accesa concorre alla strumentalizzazione della questione del D.C. in chiave politica, rendendo difficile pensare che il Distretto possa diventare uno Stato a tutti gli effetti. Specialmente nel circolo repubblicano le idee sembrano essere abbastanza chiare, di sicuro più esplicite rispetto alle timide prese di posizione degli ultimi decenni. Ad esempio il capo politico dei repubblicani, l’ex presidente Donald J. Trump, ha affermato che D.C. non sarà mai uno Stato, una visione condivisa che cancella ogni dubbio su un’eventuale campagna bipartisan per fare ottenere agli Washingtonians una rappresentanza al Congresso.  

La 51esima stella

La storia ci rivelerà se D.C. sarà effettivamente il 51esimo Stato statunitense. Resta il fatto che per la democrazia più anziana del mondo, avere più di mezzo milioni di cittadini ai quali manca il diritto di rappresentanza al Congresso risulta essere una macchia abbastanza evidente. L’introduzione della 51esima stella, seppur sgradita a molti rappresentanti politici, è necessaria affinché la democrazia statunitense possa definirsi come tale. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Baker, John S., & Anderson Bellegarde, François, “The Twenty-Third Amendment”, National Constitution Center.

Giorgis, Hannah, “D.C. Statehood Is More Urgent Than Ever”, The Atlantic, 9/1/2021.

Graham, David A., “There Once Was a Republican Fight for D.C. Statehood”, The Atlantic, 17/6/2021.

Spiegato, “Che cosa è il 23esimo Emendamento?”.

United States Senate, “Constitution of the United States”.

 

 

Editing a cura di Matilde Mosca

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