Portogallo: la vittoria dei socialisti e la fine dell’era della “Geringonça”

Gerinconça
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Lo scorso 28 ottobre l’Assembleia da República, il parlamento portoghese, ha bocciato la legge di bilancio proposta dal governo, guidato dal primo ministro António Costa, aprendo una crisi politica sfociata nel voto del 30 gennaio 2022.

La mancata approvazione della proposta di legge non ha soltanto portato i portoghesi a un ritorno alle urne anticipato, ma ha anche sancito la fine di un esperimento politico osservato e applaudito per anni dal resto d’Europa: la cosiddetta “Geringonça”.

La maggioranza assoluta ottenuta dal Partido Socialista (PS) alle urne segna l’inizio di una nuova stagione politica per il Portogallo. Per la prima volta da quando è diventato primo ministro sei anni fa, Costa potrà, infatti, governare senza il sostegno esterno di altre forze politiche

L’esperimento politico del governo Costa

L’esecutivo monocolore guidato dal socialista António Costa si basava su una maggioranza singolare: nato nel 2015 come governo di minoranza, il PS aveva trovato l’appoggio esterno di due forze della sinistra più estrema – il Partido Comunista Português (PCP) e il Bloque de Izquierda – in cambio dell’inserimento nel programma politico di riforme progressiste a loro particolarmente care. 

L’esperimento, ribattezzato dalla stampa portoghese con il termine “geringonça”, ossia “pasticcio”, è stato riconfermato anche dopo il voto del 2019, quando la forza di centrosinistra guidata da Costa ha mancato di pochi seggi la maggioranza assoluta dell’Assembleia.

Con il tempo, la Geringonça si è dimostrata tutt’altro che un pasticcio. Le riforme avviate da questo governo hanno permesso al Portogallo di veder crescere la propria economia e il livello di occupazione, riuscendo a risollevare le sorti di un Paese uscito in ginocchio dalla crisi del debito sovrano, iniziata nel 2009. 

Il governo di sinistra è inoltre riuscito a dare una sterzata verso una linea economicamente più progressista, dopo gli anni di austerity imposti dalla “troika” e dal precedente governo di centrodestra. Nel corso dei sei anni al governo, infatti, Costa è riuscito ad aumentare il salario minimo e le pensioni

Oltre ai provvedimenti economici, anche sotto il punto di vista delle politiche sociali, la Gerinconça ha raggiunto degli obiettivi storici. Tra i risultati più importanti troviamo la legge sulle adozioni e la fecondazione assistita per le coppie gay e la discussa legge sul fine vita, a cui il presidente della Repubblica, il conservatore Marcelo Rebelo de Sousa, ha posto il veto per ben due volte.

La Gerinconça, un esempio per il resto d’Europa

L’idea di formare una maggioranza di governo basata su un’alleanza tra la forza, principale, di centrosinistra e le forze minoritarie di estrema sinistra, rappresentava una novità assoluta per il Portogallo. Negli altri casi in cui si era ritrovato al governo il PS o aveva formato delle maggioranze alternative oppure – come era accaduto l’ultima volta nel 2005 con il primo ministro José Sócrates – aveva governato da solo, avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei voti alle elezioni. 

L’esperimento avviato nel 2015 da Costa è stato anche oggetto di particolare attenzione dei politici di sinistra del resto d’Europa. Dopo la nascita della Geringonça, si sono recati in visita a Lisbona delegazioni del Partito Socialista francese e di quello olandese. In entrambi i casi le forze politiche erano in cerca di ispirazione per uscire dalla crisi che ha colpito le sinistre europee nel periodo di ascesa di populismi e nazionalismi di destra. 

Nonostante l’interesse destato e la volontà dei partiti di sinistra europei di prenderlo come esempio, il modello portoghese non è stato poi così imitato. Se si escludono i governi di centrosinistra dei Paesi del Nord Europa, tradizionalmente più inclini a questo tipo di alleanze, l’unico esecutivo che ha preso ispirazione dalla Geringonça è quello nato a Madrid, a guida Pedro Sánchez, nel gennaio 2020. Il secondo governo consecutivo del leader del Partido Socialista Obrero Español, infatti, poggia su una coalizione che coinvolge, attivamente, la sinistra di Podemos, i comunisti e i socialisti di Catalogna. 

La crisi di governo

Nell’ottobre 2021, il governo Costa è arrivato al capolinea, non riuscendo a ottenere la maggioranza sulla legge di bilancio, con 117 voti contrari e 108 a favore. L’alleanza si è arenata davanti alla mancata volontà di entrambe le parti di scendere a compromessi. Il PS ha accusato i partiti di sinistra di non aver voluto in alcun modo negoziare i punti discussi della legge, comunisti e Bloque hanno invece accusato i socialisti di non aver voluto accettare i loro emendamenti (su lavoro, previdenza sociale e SSN). La frattura era insanabile per continuare con un’alleanza di governo e sembra tuttora insanabile, soprattutto alla luce del risultato, sorprendente, ottenuto dai socialisti alle elezioni del 30 gennaio. 

Esperimento fallito?

Considerando i sei anni di lavoro congiunto e il modo in cui il rapporto si è interrotto, sarebbe riduttivo definire la Geringonça un esperimento fallito. Come visto, i risultati ottenuti sono stati diversi e hanno garantito al Portogallo una crescita in un periodo particolarmente delicato della sua storia. 

In questo contesto devono anche essere analizzate le radici più profonde all’origine di questa crisi. Nelle ultime tornate elettorali, infatti, sia il Bloque che il Partido Comunista avevano fatto registrare preoccupanti emorragie di voti nella maggior parte dei casi, secondo gli analisti, proprio a favore dei socialisti. Questi partiti avrebbero, quindi, negato l’appoggio al governo non soltanto per la presenza di reali divergenze ideologiche o programmatiche, ma anche come tentativo ultimo per cercare di recuperare quella fetta di elettorato perduto negli anni di appoggio al governo Costa

Alla ricerca della stabilità perduta

La parola al centro della campagna elettorale del primo ministro uscente è stata “stabilità”. Secondo Costa, infatti, quello che serve al Portogallo, in una situazione – politica, sociale, economica – in cui a fatica si mantiene l’equilibrio, è una forma di stabilità che può essere garantita solo attraverso la continuità politica. 

D’altronde, la posta in gioco per il Portogallo è molto alta. Ne sono esempio la gestione della pandemia da Covid-19 e soprattutto la conseguente campagna vaccinale, considerata un successo a livello globale grazie al 90% della popolazione vaccinata con terza dose. Continuità e stabilità necessarie anche per poter gestire in maniera ottimale i 16,6 miliardi di euro del NextGenerationEU, in parte già arrivati e in parte che arriveranno in futuro, fondamentali per mettere il Paese al sicuro da possibili ricadute di una crisi economica da cui il Portogallo si è trascinato fuori con non poche difficoltà.  

L’auspicio del leader socialista era quello di scongiurare la crisi politica anche per questi motivi. Non essendoci riuscito, sperava di ottenere un risultato elettorale che gli permettesse di formare un nuovo governo in tempi brevi. L’obiettivo è stato raggiunto

La stabilità ritrovata

Con il 41,7% dei consensi ottenuti, al Partido Socialista sono stati riservati 117 seggi, 9 in più rispetto al voto del 2019 e uno in più di quelli necessari ad avere la maggioranza assoluta del parlamento

I timori sul declino elettorale delle forze politiche di sinistra che facevano parte della Geringonça si sono rivelati, invece, più che fondati. I comunisti hanno ottenuto 6 seggi – numero dimezzato rispetto all’ultima tornata elettorale – mentre il Bloque de Izquierda, passando dal 9,5% al 4,5%, ha perso ben 14 dei 19 seggi ottenuti nel 2019. 

Per quanto riguarda le altre forze politiche, sono da sottolineare i risultati ottenuti dai socialdemocratici (il principale partito del centrodestra portoghese) che, ottenendo il 29,3%, si affermano come seconda forza più votata, e quelli dei nazionalisti conservatori di Chega che hanno ottenuto il 7,2% dei consensi, un grande passo avanti rispetto ai voti ottenuti tre anni fa (1,3%), ma comunque meno di quanto quanto stimavano i sondaggi. 

Con l’Assembleia ridisegnata dal voto del 30 gennaio, i portoghesi hanno quindi riconosciuto ad António Costa il merito di poter formare un governo monocolore senza aver bisogno del sostegno di alcun “pasticcio”. Alle forze di sinistra va invece attribuita la colpa di aver sbagliato i tempi e i modi di una crisi di governo che ha portato come epilogo la loro stessa sconfitta. 

 

Fonti e approfondimenti

Ames Paul, “European left wants piece of Portugal’s ‘contraption’”, POLITICO, 24/02/2017.

Il Post, “Il Portogallo può essere un modello per la sinistra?”, 11/03/2017.

Ames Paul, “How Portugal became Europe’s coronavirus exception”, POLITICO, 14/04/2020.

Santora Marc e Minder Raphael, “In Portugal, there is virtually no one left to vaccinate”, The New York Times, 1/10/2021. 

Santana Pereira Jose, “State Budget rejected in Portugal; what happened and what will happen?”, Agenda Pública, 24/10/2021.

Ames Paul, “End of the affair: Portugal’s far left dumps António Costa”, POLITICO, 27/10/2021. 

The Guardian, “Portugal faces snap election as parliament rejects draft budget”, 27/10/2021. 

Lochery Neill, “Why Portugal’s troubled history of political crisis will continue”, The Spectator, 28/10/2021. 

Demony Catarina e Goncalves Sergio, “Portugal heads to polls on Jan. 30, political stability fades”, Reuters, 4/11/2021.

Kakissis Joanna, “Portugal has one of the top vaccination rates but isn’t taking chances with Omicron”, NPR, 15/12/2021.  

Ames Paul, “Heartlands key as António Costa seeks majority in Portugal’s early election”, POLITICO, 20/01/2022.

POLITICO, Poll of Polls, “Portugal – 2022 general election”, (consultato il 31/01/2022). 

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

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