Stati Uniti sud-occidentali e Nord del Messico: intrecci economici (parte prima)

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Foto di Edoardo Cicchella

L’area corrispondente agli odierni Stati Uniti sud-occidentali e Messico del Nord è caratterizzata da un terreno arido e difficile da coltivare, ma estremamente ricco di risorse naturali e minerarie. Queste caratteristiche geologiche e climatiche hanno fatto sì che gli insediamenti europei nell’area si sviluppassero molto più lentamente rispetto ad altre aree del continente nordamericano più adatte invece all’insediamento umano.

L’arrivo degli Spagnoli

Parallelamente, anche le popolazioni native che abitavano le Americhe prima dell’arrivo degli Europei si concentravano nelle aree del Messico del Sud e America centrale, occupando solo sporadicamente gli aridi territori ora corrispondenti al Nord Messico e Stati Uniti sud-occidentali.

In questo contesto, la colonizzazione dell’area corrispondente all’attuale California, New Mexico, Arizona, Nevada,Texas, Utah e odierno Messico del Nord fu inizialmente lasciata alla Spagna, che vi instaurò un sistema economico di carattere estrattivo, soprattutto legato alla fondazione di città minerarie governate per lo più da famiglie nobiliari che avevano stretti legami con la Corona spagnola. In pratica, le colonie spagnole in America ricostruirono il sistema nobiliare e burocratico presente nella Spagna e nell’Europa dell’epoca, basato su una rigida gerarchia sociale con scarsissima mobilità tra le classi economiche. 

Seppur convivendo con un sistema estrattivo e conservatore, fortemente avverso all’innovazione tecnologica e alla competizione di mercato, la grande ricchezza mineraria delle aree del Nord del Messico porto’ grandi vantaggi economici alla popolazione spagnola colonizzatrice (a discapito della forza lavoro nativa) che fino al 1800 poteva contare su un PIL pro capite spesso superiore a quello della madrepatria spagnola. In particolar modo, il sistema delle encomiendas, mitas e repartimientos per la divisione dei terreni, instaurato dagli spagnoli in Messico del Nord, non si discostava molto dal sistema dei latifondi medievali europei. 

La forza lavoro (spesso nativa, ma non esclusivamente) lavorava in cambio di mera sussistenza economica e la classe dirigente sostanzialmente non doveva far altro che attendere per accrescere la propria ricchezza personale. Ancora al giorno d’oggi, viaggiando per le città di media-piccola dimensione del Messico del Nord è possibile notare come poche famiglie, discendenti dirette dei primi esploratori e colonizzatori spagnoli,  posseggano grandi appezzamenti di terreni e diverse proprietà tramandate di generazione in generazione. 

Come menzionato in precedenza, la scoperta di argento e oro in Messico del Nord contribuì fortemente alla colonizzazione dell’area, con intere città fondate attorno a depositi minerari. In particolare, l’aumento delle riserve d’oro, che queste scoperte portarono alla Corona spagnola, resero la Spagna una delle Nazioni più ricche del mondo nel 1600 e 1700. Bisogna infatti considerare che quasi tutte le economie dell’epoca (1600-1800) basavano il proprio sistema monetario sul cosiddetto “Gold Standard” ovvero lo Standard dell’oro, in vigore in Occidente fino al 1972. Secondo questo sistema, tutta la moneta circolante in un’economia poteva essere convertita in oro a vista dalla Banca Centrale (in alternativa, quando l’oro non era abbondante si usavano spesso monete d’argento convertibili in oro). Per questo motivo, la scoperta delle riserve minerarie in Messico del Nord e in altre aree dell’America Latina ebbe un effetto altamente positivo sull’economia del Regno di Spagna, almeno inizialmente. 

La situazione del Vecchio West

Al contrario, data la relativa minore importanza economica delle colonie americane per la Corona inglese (la sede coloniale della Virginia stessa fu una delusione sul fronte delle risorse naturali), gli Inglesi optarono per un sistema economico che lasciava ampia autonomia ai coloni, con la promessa di appezzamenti di terreni per chiunque (inclusi criminali e/o nullatenenti) volesse trasferirsi dal Vecchio Continente in America del Nord. Per chi partiva dall’Europa verso il Nuovo Mondo, tra il Sedicesimo e il Diciottesimo secolo, emigrare verso il Viceregno del Messico aveva, almeno inizialmente, un appeal molto maggiore rispetto al freddo e inospitale New England. 

Con l’arrivo di un maggior numero di coloni durante l’Ottocento, la spinta verso Ovest in cerca di fortuna accelerò ancora di più, e si spinse fino alla scoperta dei primi depositi d’oro in California e Nevada attorno al 1850. Poco prima del ritrovamento dell’oro nell’odierna California, la geografia politica dell’area cambiò repentinamente dopo la Guerra messicano-americana del 1846 – 1848, che si concluse con il Messico pesantemente sconfitto dagli Stati Uniti. Al termine della guerra, gli USA guadagnarono gli odierni Stati del Colorado, New Mexico, Arizona, California e Nevada. Dalla scoperta dell’oro in avanti, l’immigrazione nel Sud-Ovest degli Stati Uniti aumentò fortemente, anche spinta dall’avvento delle ferrovie. 

Similmente ai primi coloni inglesi e spagnoli del 1600, la colonizzazione anglosassone dei nuovi territori statunitensi conquistati al Messico, seguì un modello decentralizzato e deregolamentato, da cui appunto deriva il famoso modo di dire “è un Far West” per indicare una situazione o luogo senza regole o legge. Questo sistema economico-politico contrastava nuovamente con il sistema vigente a sud del Rio Grande (il fiume tra Messico e Stati Uniti che forma un confine naturale tra Texas e Messico). Nei territori del Messico del Nord infatti, poco era cambiato dai tempi dei pionieri spagnoli a metà dell’Ottocento, l’epoca dell’avvento di nuove tecnologie rivoluzionarie come il motore a vapore e le ferrovie. L’instabilità politica in Messico e gli interessi personali delle famiglie grandi proprietarie dell’area del Messico del Nord finirono per creare differenze economiche e di sviluppo tra le due aree ancora oggi osservabili. 

Differenze politico-economiche

La differenza dei sistemi politico-economici tra gli Stati Uniti sud-occidentali e Nord del Messico è quindi fondamentale per comprendere il divario economico sviluppatosi nelle due aree a partire dalla Rivoluzione industriale in avanti.  

Da un lato, i territori sotto controllo spagnolo e poi messicano soffrirono di stagnazione economica e periodiche crisi sociali, pur essendo estremamente ricchi di risorse naturali e minerarie. Dall’altro, le colonie statunitensi seppero sfruttare la Rivoluzione industriale appieno (a partire dal 1800), ottenendo uno sviluppo economico e tecnologico molto più elevato nel tempo. 

Per questo motivo, lo storico cubano José Marti descrisse questo divario affermando che: «l’America del Nord era nata con l’aratro in mano, quella del Sud era nata col cane da caccia a fianco». Questa frase è da interpretarsi considerando che l’America del Nord fu colonizzata, nonostante le avverse condizioni climatiche e la carenza di materie prime, tramite l’ingegno e lo sforzo tecnologico, impiegati ad esempio inventando nuovi strumenti per coltivare i campi. Al contrario, sfruttando spesso l’abbondante forza lavoro dei nativi presente in Sud America (all’arrivo di Hernán Cortés il Messico aveva circa 10 milioni di abitanti stimati), le condizioni climatiche favorevoli e le risorse minerarie, i colonizzatori spagnoli si limitarono a estrarre le risorse per beneficio personale, senza perfezionare il proprio sistema economico e politico nel tempo. 

Come accennato, gli scambi commerciali tra Messico del Nord e Stati Uniti rimasero pressoché inesistenti fino alla fine del 1800, soprattutto a causa delle ripercussioni e rivendicazioni da entrambe le parti causate dalla Guerra messicano-americana. Dopo la fine della Guerra civile americana e la conseguente abolizione della schiavitù in America, nel Messico del Nord cominciò anche a svilupparsi l’industria tessile legata al cotone. 

Col tempo, lo sviluppo economico e la rivoluzione industriale nell’Ovest degli USA portò a un aumento di scambi commerciali importanti con il Nord del Messico, con conseguente normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. 

In seguito a questa normalizzazione, il Messico e gli Stati Uniti costruirono, nel 1889, un collegamento ferroviario tra El Paso in Texas e Città del Messico. La costruzione della rete ferroviaria diede un forte spinta allo sviluppo dell’area al confine tra Texas e Messico, con la fondazione di diverse città su entrambi i lati del confine, che al giorno d’oggi rimangono importanti centri economici. In particolare, in aggiunta alle storiche città minerarie fondate intorno al 1600 e 1700 nel Sud-Ovest statunitense e Nord del Messico, l’avvento dell’industria del petrolio e gas naturale ebbe un impatto fondamentale sull’area. Con la scoperta di grandi depositi di petrolio e gas nel Permian Basin del Texas e nel Sabinas e Burgos Basin nello Stato di Coahuila in Messico, l’economia dell’area divenne fondamentale per l’approvvigionamento e l’indipendenza energetica di tutti gli Stati Uniti e Messico.    

Sfortunatamente, le differenze in termini di sviluppo economico del Messico del Nord e degli Stati Uniti sud-occidentali crebbero ulteriormente durante gli anni Dieci del 1900, gli anni della Rivoluzione messicana. Questo conflitto portò l’inasprirsi delle relazioni con gli Stati Uniti e a una chiusura del confine e dei commerci tra le due nazioni. Solo l’avvento della Seconda guerra mondiale e la forte domanda di materie prime provenienti dagli Stati Uniti per lo sforzo bellico riavvicineranno i due Paesi e rilanceranno l’economia dell’area.

 

Fonti e approfondimenti

Abad, Leticia Arroyo and Jan, Luiten van Zanden, “Growth under Extractive Institutions? Latin American Per Capita GDP in Colonial Times”, Cambridge University Press, 11/17/2019.

Gómez, Alejandro, “AMÉRICA, ¿Por qué unos PAÍSES son RICOS y otros POBRES?”, Visual Politk, 24/06/2018.

Narron, James and Donald, Morgan, “Crisis Chronicles–The California Gold Rush and the Gold Standard”, Liberty Street Economics, 08/07/2015.

Rippe, John, Manufacturing on the Northern Border of Mexico, TECMA, 01/10/2019.

The Economist, “North and South”, 24/04/2008.

Salvucci, Richard, “The Economic History of Mexico”, Trinity University, 10/11/2019.

Shinn, Charles Howard, “Pioneer Spanish Families of Florida”, San Diego History Center, 06/28/1965.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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