Contro la parità: i movimenti anti-gender in Europa

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@Blandine Le Cain - Wikimedia commons - CC BY 2.0

Di Beatrice Fanucci

I movimenti o campagne anti-gender si oppongono all’avanzamento della parità di genere e dei diritti LGBTQ+ e concentrano il loro attivismo nella lotta contro quella che definiscono “ideologia gender” o “teoria gender“. Questi movimenti sono emersi in diverse aree d’Europa principalmente tra il 2010 e il 2020. Tali movimenti condividono strategie, narrazioni e modi di agire, nonostante si articolino in modalità diverse a seconda del contesto in cui hanno luogo. Gli attori principali che danno vita alle campagne anti-gender possono essere i più disparati: gruppi religiosi, conservatori, nazionalisti o di estrema destra. Ciò che li unisce è l’opposizione alla fantomatica ideologia gender che, però, di fatto non ha una definizione specifica.

Il concetto di “ideologia gender” è uno strumento retorico, definito anche come “significante vuoto”, costruito ad arte per il semplice scopo di avere qualcosa a cui opporsi. Non si riferisce propriamente agli studi di genere, ma è stata creata appositamente per opporsi all’attivismo per i diritti LGBTQ+ e ai diritti delle donne e a tutto il corpo di ricerca che decostruisce la concezione naturalistica ed essenzialista di genere e sessualità. 

Il termine nasce in ambienti vaticani, nello specifico durante i dibattiti per l’elaborazione di una strategia da opporre alla Conferenza delle Nazioni Unite su popolazione e sviluppo, tenutasi al Cairo nel 1994 e quella sulle donne avvenuta a Pechino nel 1995. Lo sviluppo dell’ideologia gender è stata una risposta all’affermazione dei diritti sessuali e riproduttivi nel sistema ONU. La Chiesa cattolica ha dunque giocato un ruolo fondamentale sull’origine di questo strumento, che poi si è evoluto e adattato a diverse esigenze e contesti.

L’uso dell’ideologia gender nelle campagne

Coloro che prendono parte ai movimenti anti-gender si oppongono a una serie di riforme etiche e sociali che giudicano aberranti e l’ideologia gender offre una cornice interpretativa che rende possibile opporsi a tali riforme attribuendole a una presunta “cospirazione gender“. Tra queste troviamo tutto ciò che riguarda l’avanzamento dei diritti LGBTQ+, come l’introduzione del matrimonio egualitario o delle unioni civili, le adozioni, la step-child adoption (adozione dei figli del partner), le tecnologie riproduttive, la gestazione per altri e le terapie per l’affermazione del genere. Inoltre, si concentrano anche su alcune lotte per la parità di genere, come quelle per i diritti riproduttivi (tra i quali l’aborto e l’accesso ai contraccettivi) e anche su iniziative volte a contrastare la violenza di genere. 

Emblematico è stato il caso della Convenzione di Istanbul, la cui ratifica non è stata autorizzata in alcuni Paesi che l’hanno dichiarata incompatibile con i propri “valori sociali e culturali” a causa della definizione della parola “gender” contenuta al suo interno. Anche l’inserimento dell’educazione sessuale nei curriculum scolastici diventa oggetto di strenua opposizione. Nel farlo viene invocata l’immagine del bambino innocente indottrinato a scuola e si rivendica il diritto dei genitori a crescere i figli con i propri valori morali e religiosi.

Coloro che si oppongono all’ideologia gender affermano di essere i difensori della “famiglia naturale” e del matrimonio come “sacra unione tra un uomo e una donna”. Essi sostengono anche di difendere il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre. Si accusa l’ideologia gender anche di iper-sessualizzare i bambini e, addirittura, di pedofilia. Questo tipo di attivismo viene anche chiamato etero-attivismo, in quanto teso a promuovere l’eteronormatività e l’eterosessualità come orientamento sessuale superiore e pertanto “migliore” per la società.

Attori e strategie

I movimenti anti-gender sono portati avanti da vari attori. Tra questi, ci sono gruppi che esistevano anche prima dell’emergere del concetto di ideologia gender e che l’hanno usata per rinvigorire il proprio attivismo e tornare a essere rilevanti (ad esempio i gruppi anti-abortisti). Altri gruppi sono stati creati con lo scopo specifico di combattere l’ideologia gender. È il caso di gruppi quali Manif pour Tous in Francia o le Sentinelle in Piedi in Italia.

In alcuni Paesi, come Slovenia e Croazia, le campagne anti-gender hanno portato alla creazione di veri e propri partiti che concentrano i loro programmi sulla lotta all’ideologia gender. In generale, partiti o politici singoli in vari Paesi hanno sfruttato le campagne anti-gender per attrarre voti, migliorare la propria immagine pubblica o aumentare la propria visibilità. Infatti, sembra esserci una forte interazione fra questi movimenti e la recente ondata di populismo di destra che ha attraversato il continente europeo. Le campagne anti-gender e il successo dei partiti populisti di destra si sono rinforzati a vicenda, ottenendo nuovi sostenitori l’uno per l’altro. L’ideologia gender funge da “collante simbolico“, permettendo a diversi attori con differenti strategie e obiettivi di formare un fronte comune.

I movimenti anti-gender e i populisti condividono una strategia fondamentale: quella di instillare paura nei confronti di pericoli reali o immaginari tramite la strumentalizzazione di minoranze o altri gruppi sociali. Attraverso questo meccanismo, il gruppo sociale designato cambia il proprio status da quello di vittima – ad esempio, il matrimonio egualitario non viene riconosciuto – a quello di colpevole – il matrimonio egualitario distruggerà la famiglia tradizionale. Questo permette di generare paura, usata per dipingere sé stessi come le vittime reali e per identificare in queste minoranze la vera minaccia al futuro della società.

Imposizione dall’Occidente

Un altro aspetto importante da considerare è che, secondo coloro che credono nella cospirazione gender, le élite politiche corrotte giocano un ruolo fondamentale per la sua espansione. Le organizzazioni internazionali come UE e ONU sono considerate veicoli dell’ideologia, che tentano di minare alla base i principi della sovranità nazionale e della democrazia. Questo accade specialmente in Paesi dell’Europa dell’est, in cui l’ideologia gender viene dipinta come una minaccia occidentale alle loro società che metterebbe in pericolo l’umanità intera. In questi contesti, l’ideologia gender è vista non solo come qualcosa che è nata e si è sviluppata nelle società occidentali, ma anche come qualcosa che l’Occidente cerca di imporre al resto del mondo. 

Diventa in questo caso un progetto neocoloniale attraverso il quale i governi e gli attivisti occidentali tentano di esportare i loro valori decadenti e di secolarizzare le altre società. Per questo, la difesa della sovranità nazionale diventa un punto fermo della lotta dei movimenti anti-gender. Per rinforzare l’idea che l’ideologia gender sia un’imposizione dall’estero viene appunto utilizzato l’inglese “gender” senza traduzione. In questo modo, si rende l’oggetto in discussione ancora più estraneo e sconosciuto e si aumenta la diffidenza verso di esso.

Tutto questo risulta particolarmente curioso se constatiamo che un report pubblicato dal Parlamento europeo nel 2021 ha identificato un collegamento tra alcune campagne anti-gender avvenute all’interno dei confini dell’UE e alcune campagne di disinformazione finanziate dal governo russo e da altri attori esterni all’UE. Lo scopo di tale interferenza sarebbe stato quello di influenzare le politiche europee e di rafforzare lo status della Russia come potenza mondiale. I diritti LGBTQ+ sembrano essere lo strumento principale per creare tensioni all’interno e fra gli Stati europei, in un tentativo di indebolirne la coesione e creare polarizzazione sociale. Tuttavia, non si hanno ancora dati precisi sull’impatto che tali campagne di disinformazione hanno avuto nel mobilitare le persone contro i diritti delle donne e i diritti LGBTQ+.

Fondi

Uno degli aspetti fondamentali di come si articolano le campagne anti-gender è la quantità di fondi a loro disposizione. In generale, questi movimenti vengono finanziati in maniera assai più consistente di molte organizzazioni che si occupano di parità e di diritti umani. 

Nel 2021, il forum di europarlamentari EPF (European parliamentary forum on sexual and reproductive rights) ha scoperto che i movimenti anti-gender in Europa hanno ricevuto circa 707 milioni di dollari in finanziamenti tra il 2009 e il 2018. Questi fondi provenivano principalmente da tre aree geografiche: gli Stati Uniti, la Federazione russa e l’Unione europea.

Il progetto Tracking the Backlash (“Monitorando la reazione”) dell’organizzazione di media indipendenti OpenDemocracy ha pubblicato i dati del 2020 che mostrano come il movimento US Christian Right ha speso 280 milioni di dollari per finanziare campagne contro leggi progressiste per i diritti delle donne in cinque continenti. Una parte importante di questi fondi era diretta verso l’Europa ed è stata utilizzata per finanziare campagne in diversi Paesi membri, come quella contro il matrimonio egualitario in Italia e in numerosi casi in Polonia. I fondi provenienti dalla Federazione russa, invece, vanno a supporto degli interessi geopolitici russi in Europa tramite il sostegno ad attori anti-UE e non liberali. Un’altra inchiesta ha mostrato il contatto con partiti politici di estrema destra in tutto il continente, in un esplicito tentativo di influenzare le elezioni nell’Europa occidentale, come le elezioni europee del 2014 e 2019 o le elezioni nazionali in Francia e Italia.

La maggioranza dei fondi, però, viene dall’interno degli stessi confini europei. I più grandi finanziatori sono fondazioni cattoliche provenienti da Francia, Italia, Germania, Spagna e Polonia. Oltre a questi finanziatori, le campagne anti-gender riescono a raccogliere denaro anche attraverso iniziative popolari, specialmente se la narrazione che viene fatta si concentra su “salviamo la famiglia naturale”. Iniziative di questo tipo sono in grado di smuovere numeri molto ampi di persone a donare piccole somme di denaro. In più, il movimento anti-gender sembra avere accesso ai miliardi delle élite economiche e sociali europee.

Che questi finanziamenti, e di conseguenza le campagne anti-gender, abbiano riscontrato un qualche successo nell’influenzare la politica lo si può evincere dal fatto che dal 2016 al 2020 il numero dei membri del Parlamento europeo che possono essere considerati sostenitori delle campagne anti-gender è duplicato. Questo crea un circolo vizioso: la loro presenza nel Parlamento genera nuove opportunità di finanziamento per le attività del movimento anti-gender.

 

Fonti e approfondimenti

Denkovski, Damjan, and Kreitlow Annika.“Funding (in)equality? A comparative look at the funding landscape for pro-and anti-gender initiatives and campaigns in the European Union (EU).Centre for Feminist Foreign Policy, 2021. 

Graff, Agnieszka, and Korolczuk Elżbieta. 2022. Anti-Gender Politics in the Populist Moment. Routledge Taylor & Francis. London. 213 pag.

Kováts, Eszter, and Maari Põim. 2015. Gender as Symbolic Glue: The Position and Role of Conservative and Far Right Parties in the Anti-Gender Mobilizations in Europe. Foundation for European Progressive Studies. Budapest. 148 pag.

Kuhar, Roman, and Paternotte David. 2017. Anti-Gender Campaigns in Europe: Mobilizing against Equality. Rowman & Littlefield. London. 302 pag.

Sosa, Lorena. 2021. “Beyond gender equality? Anti-gender campaigns and the erosion of human rights and democracy.Netherlands Quarterly of Human Rights. 39(1), pp. 3-10. 

Strand, Cecilia and Svensson Jakob. 2021. European Parliament Report. Disinformation campaigns about LGBTI+ people in the EU and foreign influence.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

 

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