Repubblica Popolare Cinese e Taiwan: i limiti di un’invasione su larga scala dell’isola

Di Andrea Laroni

In risposta alla recente visita della speaker della Camera statunitense Nancy Pelosi a Taipei, la Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha annunciato una vasta serie di esercitazioni militari che risulteranno nella simulazione di una più che mai realistica operazione di accerchiamento e blocco navale dell’isola di Taiwan.

L’iniziativa di Pechino rappresenta una dimostrazione di forza senza precedenti, marcando di fatto il punto più basso nella storia delle relazioni tra RPC, Taiwan e Stati Uniti dai tempi della terza crisi dello stretto nella metà degli anni ’90.

Per questa ragione, diversi analisti non hanno esitato a descrivere gli attuali sviluppi con l’espressione “quarta crisi dello stretto”, riportando il dibattito sulla possibilità di un’invasione cinese di Taiwan al centro dell’attenzione internazionale.

Ciononostante, questa speculazione va contestualizzata prendendo in considerazione i limiti che ostacolano il successo di un’invasione su larga scala dell’isola in uno scenario militare realistico. 

Comparazione generale delle rispettive capacità belliche

In termini assoluti, il potenziale militare cinese è indiscutibilmente superiore a quello di Taiwan. Uno degli esempi più eloquenti del divario è rappresentato dal personale militare. Mentre la RPC dispone di 2 milioni di soldati e circa mezzo milione di riservisti, Taiwan può contare solamente su 170 mila unità bilanciate in parte da 1.5 milioni di riservisti. Simili sproporzioni si registrano anche nel numero complessivo di mezzi pesanti, navi e velivoli da combattimento.

Spostando però l’analisi sui teatri di comando orientale e meridionale, che per ragioni geografiche sarebbero i protagonisti di un’azione offensiva, la situazione è differente.

Infatti, secondo i dati forniti dal dipartimento di difesa degli Stati Uniti nel 2020, la schiacciante superiorità militare cinese inizia ad assottigliarsi. La dinamica è particolarmente marcata in ambito aereo ed è esemplificata dal rispettivo numero di velivoli fighter (700 cinesi e 400 taiwanesi) che giocano un ruolo di punta nella lotta per la supremazia nei cieli.

A tal riguardo, è necessario considerare anche che Taiwan dispone di solide capacità contraeree, in grado di alzare in modo sostanziale il costo delle incursioni aeree cinesi nel proprio territorio. Queste capacità vengono regolarmente migliorate anche grazie al supporto degli Stati Uniti, come dimostrato dalla recente approvazione di un pacchetto del valore di 95 milioni di dollari mirato a incrementare l’efficacia dei sistemi di difesa aerea Patriot taiwanesi. 

Premettendo che, in ambito marittimo, le capacità belliche cinesi rimarrebbero inevitabilmente maggiori e meglio differenziate, la superiorità assoluta negli scontri aerei, un elemento essenziale alla luce della natura dell’operazione, non sarebbe altrettanto certa

Attacco missilistico a sorpresa

L’attuazione di un attacco missilistico a sorpresa, volto a neutralizzare preventivamente parte delle risorse militari strategiche taiwanesi, viene considerato uno tra i più probabili scenari di apertura del conflitto. Alcuni bersagli privilegiati includerebbero i centri di comando politico-militare, i velivoli e le navi militari in condizione di vulnerabilità, sistemi radar e di comunicazione, e un’ampia serie di infrastrutture logistiche e belliche.

Se l’iniziativa producesse un risultato sufficientemente positivo, la RPC guadagnerebbe del tempo vitale per preparare e implementare una inevitabilmente lenta traversata dello stretto, oltre che assicurarsi uno schiacciante grado di superiorità aerea e navale.

Ciononostante, questa scelta porterebbe con sé una serie di svantaggi sul piano tattico. In primo luogo, al fine di preservarne il carattere a sorpresa, la RPC sarebbe impossibilitata dall’iniziare una sostanziale mobilizzazione della flotta, cedendo a Taiwan e ai suoi alleati il tempo necessario per preparare una maggiore resistenza allo sbarco. In secondo luogo, è improbabile orchestrare un attacco di tale portata senza essere individuati preventivamente dai servizi d’intelligence taiwanesi e statunitensi. 

Secondo alcuni analisti, questi sarebbero in grado di individuare i preparativi per un’invasione con 60 giorni di anticipo e di confermare che questa avrà luogo ben 30 giorni prima dell’attacco iniziale. Ciò consentirebbe a Taiwan di mettere al sicuro le proprie risorse militari strategiche (aviazione e commando militare in particolare) e di portare a pieno regime i sistemi di difesa antiaerea.

A questo proposito, Taiwan dispone di una fitta rete di infrastrutture militari sotterranee costruite con il preciso scopo di garantire la continuità operativa dell’esercito durante un conflitto. I velivoli militari potrebbero facilmente operare e rifornirsi al riparo da attacchi nemici sfruttando una serie di tunnel scavati nelle montagne dell’isola. Similmente, il centro di comando militare sotterraneo di Heng Shan, nelle prossimità della capitale Taipei, è una delle varie strutture adibite a garantire la protezione e la continuità di comando dei vertici politici e militari.

Mobilitazione della flotta e traversata dello stretto

Una volta attuata l’offensiva iniziale, la RPC si troverebbe ad affrontare il primo reale ostacolo della campagna di invasione: la traversata del braccio di mare, ampio quasi 130 chilometri nel suo punto più stretto, che la separa da Taiwan.

Al fine del successo di un’invasione, gli analisti militari considerano tradizionalmente necessaria una mobilitazione di almeno il triplo delle truppe a disposizione del difensore. In caso di terreno ostile invece, si ritiene sia necessario un numero cinque volte maggiore. Di conseguenza, nella migliore delle ipotesi, la RPC dovrebbe trasportare, e rifornire, almeno mezzo milione di soldati, inclusi centinaia di mezzi pesanti, mobilitando diverse migliaia di navi da trasporto e supporto.

Il convoglio militare che ne risulterebbe sarebbe estremamente lento negli spostamenti e apertamente esposto ad attacchi taiwanesi sferrati da terra, dalla marina e dall’aviazione, che infliggerebbero inevitabilmente dei danni significativi.

Un secondo elemento da considerare è il potenziale difensivo delle isole minori sotto il controllo di Taiwan. Molte tra queste isole (come le Penghu, situate indicativamente a metà dello stretto) rappresentano una risorsa strategicamente posizionata per opporre un tentativo d’invasione, essendo ben fortificate e disponendo di capacità offensive a lungo raggio, antiaeree e antinave, e di sistemi radar di allerta preventiva.

Per queste ragioni, la RPC sarebbe costretta a occuparle nelle fasi iniziali di un’invasione, allertando di conseguenza le forze taiwanesi. Nel caso in cui, invece, si optasse per una strategia incrementale, dove la presa di questi territori fosse il primo passo di una prolungata operazione di annessione, Taiwan e i suoi alleati avrebbero il tempo di implementare una serie di azioni dissuasive come sanzioni economiche e il rinforzo delle difese dell’isola.

Sbarco anfibio 

Ipotizzando che le forze cinesi raggiungano le coste dell’isola in una tempistica e uno stato di forze che consenta loro di attuare un credibile tentativo di invasione, si ritroverebbero ora ad affrontare la complessa fase di sbarco.

Esistono circa 14 siti costieri adatti a uno sbarco militare di queste proporzioni. Queste località sono pesantemente fortificate e presidiate dalle forze di difesa. La loro stessa morfologia gioca a favore di Taiwan, essendo spesso caratterizzate da alture posizionate nell’immediato proseguire verso l’entroterra. Questa conformazione fornirebbe ai difensori una posizione privilegiata, mentre rappresenterebbe per gli invasori un’ulteriore barriera fisica da oltrepassare nelle prime fasi di un’invasione.

La RPC avrebbe anche la necessità di catturare e sfruttare infrastrutture come porti e aeroporti, senza dei quali l’invio continuativo di truppe e rifornimenti a sostegno della campagna militare sarebbe messo a rischio.  

Questo espone ulteriormente l’esercito cinese in due sensi. Nel tentativo di penetrare le difese nemiche, la RPC potrebbe essere costretta ad attaccare pesantemente i siti di sbarco e avanzamento, con il rischio di rendere inutilizzabili queste infrastrutture. Altrimenti, esiste la possibilità che diversi siti strategici vengano distrutti dalle forze taiwanesi in ritirata, per sabotare lo sbarco e l’avanzata nemiche.

In termini più generali, vi sono inoltre dubbi sulle capacità effettive della RPC, essendo gli sbarchi anfibi tra le più complesse operazioni militari. 

Storicamente, tre elementi hanno contribuito al loro successo: la superiorità aerea, la possibilità di manovrare truppe flessibilmente e utilizzare l’elemento sorpresa per sbarcare dove la forza relativa dell’attaccante supera quella del difensore e la capacità di rinforzare la posizione di sbarco più velocemente del difensore.

Come discusso in precedenza, vi sono incertezze circa l’indiscutibilità della superiorità aerea cinese mentre l’elemento sorpresa è difficilmente garantito. Inoltre, la flessibilità nello sbarco è limitata dal numero e dalle caratteristiche morfologiche dei siti di sbarco.

La complessità di questo scenario giustifica quindi il dipartimento di difesa degli Stati Uniti nel sostenere che il modesto aumento delle capacità cinesi in questo ambito denoti la scarsa sicurezza della leadership nell’intraprendere questo tipo di operazione. 

Avanzata nell’entroterra

Penetrando nell’entroterra, l’esercito cinese si ritroverebbe a combattere in zone urbane densamente edificate, naturalmente portate a ostacolarne l’avanzata e consentire operazioni di resistenza da parte delle truppe taiwanesi.

A ciò si aggiungono ulteriori barriere naturali come il carattere montuoso dell’isola, la fitta forestazione e la presenza di un numero di fiumi che si estendono sul lato ovest dell’isola.

È immaginabile come l’esercito cinese, e in particolare i mezzi pesanti, si ritroverebbero impossibilitati nell’avanzare con efficacia e rapidità o, nella peggiore delle ipotesi, verrebbero resi inutilizzabili da un ambiente operativo fortemente ostile combinato con attacchi di guerriglia taiwanese.

 Infine, è importante sottolineare come Taiwan implementi regolarmente una serie di esercitazioni volte a familiarizzare le proprie truppe con i vari scenari fino a ora descritti, dimostrando una chiara comprensione delle azioni offensive a disposizione della RPC e la prontezza ad attuare delle speculari misure difensive.

 Alla luce di questi ostacoli, un’operazione di sbarco e invasione dell’isola resta un’opzione dall’alto grado di incertezza e rischio.

 Salvo il verificarsi di fattori scatenanti gravi (come il tentativo di un percorso di indipendenza o l’acquisizione di armi nucleari da parte di Taiwan) l’uso della forza militare su larga scala rappresenta una extrema ratio attualmente troppo remota per alimentare preoccupazioni credibili nel medio termine. 

Fonti e approfondimenti

Alex Gatopoulos, How difficult would it be for China to invade Taiwan, Al Jazeera, 4 Aprile 2022

Anthony Kuhn & Emily Feng, What 3 past Taiwan Straits Crisis can teach us about U.S.-China tensions now, NPR, 2 Agosto 2022.

Dipartimento di difesa degli Stati Uniti d’America, Military and Secuirty Developments Involving the People’s Republic of China 2021.

Eric Cheung, Taiwan holds massive Han Kuang military drills as tensions with China build, CNN, 29 Luglio 2022.

Global Fire Power, Comparison of China and Taiwan Military Strengths (2022).

Harlan Ullman, Reality Check #10: China will not invade Taiwan, Atlantic Council, 18 Febbraio 2022.

Ian Easton, Why a Taiwan Invasion Would Look Nothing Like D-Day, The Diplomat, 26 Maggio 2021.

James Holmes, Taiwan’s Geography Will Greatly Complicate a Chinese Invasion, The National Interest, 4 Gennaio 2021.

Michael O’Hanlon. Why China Cannot Conquer Taiwan. International Security, 2000.

Missile Threat – CSIS Missile Defense Project, Missiles of Taiwan, 10 Agosto 2021.

Tanner Greer, Taiwan Can Win a War With China, Foreign Policy, 25 Settembre 2018.

U.S. approves $95 mln boost to Taiwan’s air defense system, Reuters, 6 Aprile 2022.

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