Spiegami le elezioni: ambiente ed energia

Elezioni ambiente
@Stevepb - pixabay

Il 25 settembre si andrà a votare mentre si fanno i conti con effetti tangibili della crisi climatica e del caro bollette. Per questo motivo, durante la campagna elettorale i partiti non si sono risparmiati stoccate sulle tematiche ambientali ed energetiche, ritenute ora più che mai cruciali per la tenuta socio-economica del Paese e per la lotta al cambiamento climatico. Dopo tutto, il prossimo Parlamento resterà in carica fino al 2027, e sarà chiamato a lavorare su questi temi in anni determinanti per il successo degli Accordi di Parigi e per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e del Green Deal europeo.

Caro energia e transizione energetica: which way forward?

Quello dedicato all’energia è in assoluto uno dei capitoli più corposi all’interno dei programmi elettorali. Del resto, il contrasto alla crisi climatica e alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, parte sempre dal settore energetico, che in Italia è responsabile del 78,4% delle emissioni di gas serra (dati ISPRA relativi all’anno 2020). Alla centralità dell’urgente transizione energetica si è unita poi l’emergenza dell’aumento dei prezzi del gas, che ha fatto schizzare il costo di carburanti e bollette. Iniziati a lievitare a metà 2021 per via del rapido aumento della domanda di gas, i prezzi sono stati poi ulteriormente gonfiati per effetto del conflitto in Ucraina, che ha bloccato il commercio e la produzione di materie prime, generando, secondo la Banca mondiale, il più grande shock dalla crisi petrolifera del 1973.

“Come si esce dalla crisi?” è dunque la prima domanda che i partiti si sono posti, e in questo caso le risposte che si sono dati sono molto simili. Innanzitutto, gran parte di loro sono favorevoli all’introduzione di un tetto al prezzo del gas a livello europeo (il cosiddetto price-cap) – solo Forza Italia (FI), Partito democratico (Pd) e Unione popolare (Up) non lo menzionano nei loro programmi. Diversa, invece, la proposta del Movimento 5 stelle (M5S): per contrastare la “pandemia energetica”, il partito guidato da Giuseppe Conte vorrebbe istituire un vero e proprio “Energy Recovery Fund” europeo. 

Inoltre, quasi tutti concordano, con le dovute differenze, sulla necessità di introdurre un sistema di aiuti a famiglie e imprese per alleviare gli effetti del “caro bollette”. Tra le fila del centrodestra, la Lega vuole sia continuare con le misure adottate nell’ultimo anno che introdurre la riduzione dell’Iva al 5% anche per le bollette di energia elettrica, mentre Fratelli d’Italia (FdI) suggerisce di svincolare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas mentre si sostengono famiglie e imprese con credito d’imposta e interventi mirati. Sul fronte del centrosinistra, il Pd risponde con “luce sociale”, un contratto per fornire energia da fonti rinnovabili a prezzi calmierati a famiglie a reddito basso e medio, e l’Alleanza verdi- sinistra suggerisce interventi selettivi per sostenere il reddito delle famiglie e le imprese in difficoltà. Un focus spostato esclusivamente sulle imprese è invece quello del Terzo polo: la lista guidata da Carlo Calenda e Matteo Renzi si propone di ridurre i costi della bolletta elettrica delle imprese, incentivando la produzione di energia rinnovabile per autoconsumo. Infine, il M5S vorrebbe potenziare il fondo ETS per sostenere le imprese energivore, e adottare misure per contrastare il caro bollette, nello specifico revisionando il sistema di formazione del prezzo del gas.

Infine, tutti tranne M5S e Up, che non li citano nei loro programmi, aprono ai rigassificatori per ovviare alla diminuzione di gas russo, convenendo sulla necessità di ridurre, se non eliminare, la dipendenza dal gas di Mosca, che oggi copre tra il 35 e il 45% del nostro fabbisogno. Come si fa quindi la transizione energetica? A parte la quasi totale convergenza sui rigassificatori, le ricette dei partiti per uscire dalla crisi e iniziare a produrre energia da fonti pulite sono diverse e coinvolgono anche il dibattito sul nucleare.

Partiamo dal centrodestra, che per vincere “la sfida dell’autosufficienza energetica” propone di aumentare la produzione energetica da rinnovabili e lasciarsi aperta la possibilità di valutare anche il ricorso a un “nucleare pulito e sicuro”, mentre sul medio periodo si prevedono approvvigionamenti e sfruttamento di tutti i giacimenti italiani, riattivando vecchi pozzi e creandone di nuovi. Nonostante queste proposte comuni, i programmi dei singoli partiti della coalizione nascondono in realtà alcune differenze.

Una differenza rilevante emerge su nucleare e idrogeno, fonti d’energia sostenute solo da FI e Lega. Infatti, mentre i primi ritengono necessario ricorrere al “nucleare di quarta generazione” e investire in idrogeno blu e verde, i secondi propongono di sviluppare nuovi reattori nucleari di piccola taglia e delineare una strategia per l’idrogeno, muovendosi dal presupposto che le rinnovabili non possono soddisfare da sole il nostro bisogno energetico. Più cauto appare l’approccio al nucleare di FdI: il partito di Giorgia Meloni si dice favorevole alla sola ricerca sul “nucleare di ultima generazione”, e non menziona l’idrogeno come fonte per il mix energetico del futuro.

Meno divergenze si registrano sul ruolo di gas e rinnovabili nella transizione energetica. Tutti e tre i partiti di centrodestra propongono, infatti, di ricominciare a sfruttare i giacimenti di gas nazionali, con FI che suggerisce addirittura di raddoppiare la produzione. In aggiunta, FdI e Lega propongono anche di far diventare l’Italia un hub europeo dell’energia installando rigassificatori, potenziando i gasdotti esistenti e creandone di nuovi. Quanto alle rinnovabili, tutti si dicono favorevoli ad aumentarne la produzione, con FdI che suggerisce in particolare di sburocratizzare le pratiche di autorizzazione, mentre si avviano le comunità energetiche, e si crea una filiera produttiva italiana per le rinnovabili. 

Rinnovabili è la parola chiave della transizione energetica proposta da Pd e Alleanza verdi-sinistra. La coalizione guidata Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni suggerisce di usare l’attuale crisi del gas come una spinta ad accelerare l’uscita dalle fossili, mentre non viene considerato il nucleare come un’opzione compatibile con la necessità di ridurre significativamente le emissioni entro il 2030. Se il Pd propone di investire subito nelle rinnovabili e installarne 85 nuovi GW entro il 2030, Verdi e Sinistra italiana alzano ulteriormente la posta, ponendosi l’obiettivo di 15 GW all’anno per eliminare l’uso del gas metano dal sistema energetico ed elettrico entro il 2035. Visioni sostanzialmente comuni anche sui rigassificatori, visti come “soluzioni-ponte” necessarie. Mentre il partito di Enrico Letta dichiara di volerli smobilitare ben prima del 2050, quelli di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni li considerano, insieme a stoccaggi e gasdotti, come soluzioni preferibili a qualsiasi nuova infrastruttura necessaria a compensare la diminuzione di importazioni di gas russo. Tuttavia, l’Alleanza verdi-sinistra, che analogamente al centrodestra propone anche di usare il gas prodotto in Italia sul mercato interno, puntualizza che stipulare nuovi contratti per le forniture di gas sarà accettabile solo fin quando strettamente necessario e solo limitatamente alla cattura del “gas di scarto” e non di nuova produzione. Una specifica, questa, non menzionata dal Pd. 

In linea con la sua vocazione centrista, il Terzo polo fa una sintesi delle posizioni di centrodestra e centrosinistra e, nei fatti, la sua proposta si configura come una sorta di via di mezzo. Sul breve periodo Azione e Italia viva (Iv) propongono di installare due rigassificatori e incrementare la produzione di gas nazionale riattivando e potenziando gli impianti già esistenti, senza crearne però di nuovi, mentre sul medio e lungo periodo si propone di sviluppare sistemi di cattura della CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche, e includere il nucleare, insieme alle rinnovabili, nel mix energetico – una scelta motivata dall’opportunità di generare energia occupando un terzo del suolo richiesto dalle rinnovabili e ridurre della metà i costi del sistema elettrico. 

Per quanto riguarda le tematiche energetiche, e in particolare il nucleare, +Europa è molto più vicina al Terzo polo che ai partiti con cui è in coalizione. Il partito di Emma Bonino sostiene, infatti, la necessità di rafforzare la ricerca per lo sviluppo di reattori a fusione nucleare e mini reattori modulari di ultima generazione.

Posizioni di assoluta rottura sulle fossili rispetto a quelle degli altri partiti sono presentate da Up, che non solo si oppone a nuove trivellazioni ma vuole anche interrompere tutti i progetti di estrazione in corso, oltre che abolire sussidi e finanziamenti alle aziende energetiche, e introdurre una tassazione al 90% sui loro extra-profitti. La proposta della lista guidata da Luigi De Magistris spicca anche per la spinta verso le rinnovabili: a partire dalla nazionalizzazione del settore energetico, Up vuole creare un’azienda pubblica che investa in energie rinnovabili e garantisca al Paese la sicurezza energetica con 10 GW di nuove installazioni ogni anno. In parallelo, vorrebbero finanziare comunità energetiche locali e creare poli lungo la filiera delle tecnologie rinnovabili per favorire la crescita interna – proposta, questa, simile a quella di FdI. 

Infine, programma essenziale per il Movimento 5 stelle, che si è prefisso il modello della “società 2000 Watt”, propone di favorire la creazione di impianti di energia rinnovabile tramite la sburocratizzazione delle procedure e promuove un modello sostenibile di consumo energetico.

Efficientamento energetico: tra bonus e altre misure

Un altro tema elettorale che trova un ampio consenso in tutte le parti politiche è quello dell’efficientamento energetico, vale a dire l’insieme di azioni volte a migliorare il rapporto tra fabbisogno energetico ed emissioni climalteranti, riducendo il consumo di energia. Infatti, solo Up non si esprime su queste tematiche.

Il centrodestra sostiene in blocco i bonus edilizi dedicati all’efficientamento energetico di immobili residenziali pubblici e privati, proponendo però prima un riordino degli incentivi. Scendendo nei dettagli, le proposte dei singoli partiti assumono sfumature diverse: FI propone “sostegni e incentivi strutturali” per le azioni di efficientamento di edifici pubblici e privati, mentre la Lega si pone come obiettivo stabilizzare gli ecobonus per la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare privato, e FdI sostiene la necessità di partire a efficientare dal patrimonio immobiliare pubblico, mentre si progettano e creano delle “smart cities”

Fatica a trovare una quadra in tema di efficientamento energetico il centrosinistra. Da una parte, l’Alleanza verdi – sinistra si pone come focus principale i cittadini. I partiti di Bonelli e Fratoianni vorrebbero mettere l’efficienza e il risparmio energetico fra le loro priorità d’azione, rendendo tutti gli incentivi stabili almeno fino al 2030 e accessibili a tutte le fasce sociali, comprese quelle più deboli. Dall’altra parte, il Pd propone di sburocratizzare gli interventi per l’efficientamento di stadi, impianti sportivi e natatori, ponendosi quindi come obiettivo gli edifici pubblici. Infine, +Europa si sofferma sulla necessità di introdurre una duplice riforma del sistema di incentivi: da un lato, si propone di sostituire gli incentivi legati alle tecnologie con premi per interventi integrati, e dall’altro lato si introduce un sistema di valutazione dell’intervento per cui a una maggior riduzione dei fabbisogni energetici corrisponde un maggior contributo.

In continuità con le misure adottate durante le esperienze di governo, il M5S propone non solo di stabilizzare le agevolazioni edilizie per ridurre le bollette e migliorare i livelli di risparmio energetico, ma anche di creare un nuovo super bonus, questa volta rivolto alle imprese, per permettere loro di investire a costo zero in risparmio energetico e rinnovabili.

Direzione opposta rispetto a quella del M5S prende, invece, la proposta del Terzo polo, che, analogamente a FI, FdI e Pd, suggerisce di creare un piano per l’efficientamento energetico dell’edilizia pubblica.

Mobilità sostenibile

Uno dei temi su cui sono più evidenti le differenze tra il centrodestra e il centrosinistra è quello della mobilità sostenibile. Se infatti vi è un certo accordo su alcuni elementi, come la necessità di potenziare il trasporto pubblico, vi sono differenze sostanziali per quanto riguarda le grandi infrastrutture e il ruolo dell’industria dell’automobile

Per il centrodestra è centrale la tutela delle filiere industriali di difficile riconversione, come l’automotive. Per la Lega, in particolare, la priorità dovrebbe essere non l’auto elettrica, ma la decarbonizzazione dei carburanti tramite nuovi investimenti in biocarburanti e carburanti sintetici. Il centrodestra elenca poi altre strategie da mettere in atto: ammodernamento del parco mezzi italiano; sostegno all’alta velocità e al trasporto merci su rotaie; investimenti per le piste ciclabili, la sharing mobility e il trasporto pubblico. 

Il Terzo polo dà la priorità al trasporto su ferro, con la proposta di un investimento di 8 miliardi di euro per integrare le reti ferroviarie italiane con quelle europee. Il programma comprende anche nuovi investimenti nei trasporti pubblici, con nuove costruzioni di metropolitane e tramvie, e nuovi incentivi per l’acquisto di auto ibride ed elettriche.

Il programma del Pd è simile a quello del Terzo polo per quanto riguarda il trasporto delle merci su ferro, la sostituzione del parco mezzi e l’utilizzo dell’auto elettriche. Il Pd si spinge però più avanti dei partiti alla sua destra e propone di rendere il trasporto pubblico locale gratuito per giovani e anziani e di premiare le altre categorie con sconti sulla base dell’intensità d’uso dei trasporti pubblici. 

Anche per l’Allenza verdi-sinistra è importante favorire la diffusione di veicoli elettrici, ma promuovendo nuove politiche per riconvertire le filiere esistenti e riqualificarne i lavoratori. Come il Pd, l’Alleanza verdi-sinistra propone di rendere gratuiti alcuni trasporti per i più giovani, ma a differenza dei suoi alleati, si dichiara contraria a certe infrastrutture, in particolare il TAV – osteggiata anche da Italexit.

Su una traiettoria simile si pone Unione popolare che ritiene centrale il trasporto pubblico a basso costo, completamente elettrico, con un abbonamento unico a livello nazionale. Come l’Alleanza verdi-sinistra, Unione popolare osteggia il TAV e altre opere autostradali, come la Pedemontana, ritenute invasive e non necessarie. La lista guidata da De Magistris propone poi lo stop all’utilizzo dei jet privati e la progressiva eliminazione dei viaggi aerei su tratte brevi.

Per il Movimento 5 stelle, l’obiettivo dev’essere quello di ridurre il trasporto privato, grazie al potenziamento delle linee metropolitane e tranviarie e agli incentivi per l’utilizzo di biciclette e  monopattini elettrici. Importante è la rinnovazione del parco auto circolante, l’agevolazione dell’utilizzo di mezzi ad alimentazione elettrica, idrogeno e combustibili alternativi. Un ruolo centrale nel programma del Movimento 5 stelle è poi dato ai porti verdi, che dovranno essere realizzati soprattutto nel Sud del Paese. 

Agricoltura sostenibile

Come riportato dalla World Bank, il settore agricolo genera a livello globale una cifra compresa tra il 19 e il 29% delle emissioni totali di gas serra, una quota destinata ad aumentare, visto il tasso di crescita della popolazione globale. In Italia, il settore agricoltura ha contribuito nel 2020 a circa il 9% delle emissioni totali.  

A dispetto dell’impatto evidente del settore agricolo sulla crisi climatica, non tutti i partiti riconoscono la necessità di ridurne le emissioni. Alcuni, come Italexit e Fratelli d’Italia, non menzionano il legame tra emissioni e agricoltura e – nonostante gli elevati tassi di spreco alimentare registrati in Italia – propongono di incrementare la produzione agricola, per tutelare la sicurezza alimentare italiana.

La coalizione di centrodestra si concentra quasi esclusivamente sulla tutela economica del patrimonio agricolo italiano, chiedendo politiche più protezioniste all’Europa per limitare l’accesso al mercato europeo di beni provenienti da altri continenti, ma allo stesso tempo promettendo di promuovere il settore agroalimentare italiano nei Paesi terzi. 

Per il Terzo polo l’agricoltura potrà svolgere un ruolo nel contrasto al cambiamento climatico divenendo protagonista della transizione energetica. Secondo il partito, le imprese agricole dovrebbero essere messe nella condizione di vendere le proprie eccedenze energetiche e si dovrà promuovere l’installazione di sistemi “agrivoltaici” in grado di consentire lo sfruttamento dei terreni sottostanti per fini agricoli. Proposte simili sono state avanzate anche dal centrodestra.

Il Movimento 5 stelle propone invece di ridurre gli sprechi favorendo l’utilizzo razionale delle risorse attraverso la tecnologia satellitare. Questo sistema viene proposto anche dal centrosinistra. In particolare, il Pd presenta le innovazioni tecnologiche come strumento per rendere l’agricoltura “il miglior motore per la transizione ecologica” grazie all’agricoltura di precisione

Anche l’Alleanza verdi-sinistra riconosce l’impatto ambientale del settore agricolo. Oltre a sostenere la necessità di ridurre drasticamente l’uso di pesticidi, fertilizzanti e antibiotici, e di aumentare la superficie coltivata a biologico, i partiti di Bonelli e Fratoianni vogliono  una moratoria sull’apertura di nuovi allevamenti intensivi e sull’ampliamento di quelli esistenti e si impegnano a promuovere l’alimentazione vegetale.

Su posizioni simili anche Unione popolare che propone di riformare la Politica agricola comune, tagliando i sussidi agli allevamenti intensivi e vietando l’utilizzo di pesticidi e diserbanti nocivi per gli impollinatori. 

Crisi idrica

Il tema della crisi idrica, emerso con forza nelle scorse settimane, è presente nei programmi di tutti i partiti e sembra esserci un certo consenso sulle strategie da portare avanti.

Il centrodestra sottolinea da una parte la necessità di riqualificare le reti idriche esistenti e realizzare nuovi invasi per la raccolta dell’acqua piovana e nuovi dissalatori e, dall’altra, il bisogno di portare avanti la riqualificazione fluviale attraverso un piano di manutenzione. 

Pur avanzando simili soluzioni tecniche, il Terzo polo ritiene importante rendere obbligatoria l’assicurazione contro i danni da calamità naturali e favorire nuovi investimenti, attraverso la riduzione del numero di operatori pubblici di piccole dimensioni presenti nel settore. Su posizioni completamente opposte si trova Unione popolare, che propone di costituire un’azienda pubblica nazionale degli acquedotti per limitare le perdite idriche. 

Come in campo agricolo, il centrosinistra propone una gestione più efficiente delle risorse grazie alle nuove tecnologie. I tre membri della coalizione sono concordi non solo sulla necessità di favorire nuovi investimenti per la riqualifica delle reti idriche, ma anche su quella di finanziare nuove strategie tecniche, da nuovi sistemi per la raccolta dell’acqua piovana all’utilizzo delle acque reflue. 

Per il Movimento 5 stelle, il primo passo da mettere in atto è il completamento della carta geologica per prevenire i dissesti idrogeologici.

Gestione dei rifiuti ed economia circolare

Il centrodestra propone nuovi sgravi fiscali  per chi mette in atto la raccolta differenziata e la promozione di forme di riciclo-riuso, come il vuoto a rendere. Il centrodestra è poi favorevole alla costruzione di nuovi termovalorizzatori e impianti per il riciclaggio, anche per evitare che i rifiuti vengano trasportati in altre regioni italiane o all’estero. 

Il Terzo polo pone l’accento sul grande divario tra Nord e Sud nella capacità di gestione dei rifiuti e propone di realizzare a livello nazionale una rete omogenea di impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti, primi tra tutti i termovalorizzatori. L’alleanza tra Calenda e Renzi propone poi una riforma della Tari, la tassa sui rifiuti, sulla base del principio secondo cui paga di più chi produce più rifiuti. 

Contrari alla realizzazione dei termovalorizzatori sono invece i Cinque stelle, che propongono la realizzazione di impiantistica di avanguardia per il riciclo dei materiali, da costruire grazie ai fondi del Pnrr. 

Per quanto il centrosinistra sia allineato sulla necessità di favorire l’economia circolare e di ridurre in maniera strutturale la produzione dei rifiuti, vi sono alcune discrepanze all’interno della coalizione: +Europa è favorevole alla realizzazione di un termovalorizzatore a Roma, mentre per l’Alleanza verdi e sinistra è necessario “considerare la termovalorizzazione solo come una soluzione di ultima istanza”.

Fonti e approfondimenti

Azione. 2022. Programma elettorale.
Fratelli d’Italia. 2022. Programma elettorale.
Fratelli d’Italia. 2014. IN EUROPA A TESTA ALTA – Fratelli d’Italia.
Forza Italia. 2022. PER L’ITALIA, Accordo quadro di programma per un Governo di centrodestra.
Italexit. 2022. Programma elettorale.
Lega. 2022. Programma elettorale.
Lega Nord. 2018. ELEZIONI 2018 · PROGRAMMA DI GOVERNO.
Movimento5Stelle. 2022. Programma elettorale.
Partito Democratico. 2022. Programma elettorale.
Unione Popolare. 2022. Programma elettorale.

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