Il personaggio dell’anno: Cristina Villarreal e Ana Cristina González

Remix di Matteo Savi - @causajusta

«Per prima cosa, si è dovuta superare l’idea che “non era il momento”. Avevamo un governo conservatore e la destra in quel momento era particolarmente critica verso la Corte Costituzionale. […] Alle donne si infonde da sempre questa paura che lottare per se stesse possa destabilizzare il sistema.

La nostra risposta fu che non è mai il momento, lo si deve costruire e creare. E la sfida che ci siamo proposte prima del ricorso fu aprire il dibattito pubblico nei nostri termini».

Il contesto: il diritto all’aborto in Colombia

Il 21 febbraio 2022 la Corte Costituzionale della Colombia ha rimosso il delitto di aborto dal codice penale del Paese: cinque giudici hanno votato a favore e quattro contro la depenalizzazione. Cinque organizzazioni per la libertà di scelta delle donne avevano lavorato attivamente e con questo preciso obiettivo dal 2020, anno in cui era stato presentato il ricorso alla Corte. Si era dunque imposto il momento del dibattito, secondo le parole Ana Cristina González, medico specializzato in bioetica, citate poco sopra.

Ciononostante, nella stessa intervista a González pubblicata su La Tercera, l’attivista ci tiene a rimarcare che quando ci si pone come obiettivo una trasformazione sociale profonda, si deve accettare di essere sempre in cammino: la meta non si raggiungerà mai del tutto.

La strada era particolarmente in salita in Colombia – un Paese a forte maggioranza cattolica e che, dalla sua indipendenza, sempre era stato guidato da governi conservatorifino alle elezioni del 2022 che hanno premiato il Pacto Histórico progressista e socialdemocratico di Gustavo Petro.

Il pronunciamento precedente sull’interruzione volontaria di gravidanza, del 2006, aveva depenalizzato l’aborto solamente in tre circostanze: in caso di stupro, gravi malformazioni del feto e pericolo di vita della madre. Chi provava ad abortire all’infuori di questi tre casi o agiva da complice rischiava fino a quattro anni di carcere. Dallo scorso febbraio, invece, una donna in Colombia può scegliere l’aborto fino alla settimana 24 della gravidanza.

Il Movimento Causa Justa per la libertà e l’autonomia riproduttiva

Nato nel 2017 come iniziativa dell’organizzazione Mesa por la Vida y la Salud de las Mujeres, il movimento denominato “giusta causa” ha fatto da apripista per il dibattito sull’aborto in Colombia. Fa parte delle realtà che in modo decisivo hanno lottato perché si arrivasse alla sentenza di febbraio. È guidato da due figure che la pagina ufficiale definisce orgogliosamente “pioniere” e che ne sono anche le co-fondatrici: Cristina Villarreal, psicologa e ricercatrice sulla gravidanza, e dalla stessa Ana Cristina González.

Il movimento accoglie al suo interno associazioni femministe e per i diritti umani e i suoi componenti provengono dall’attivismo, dal mondo accademico e dalla ricerca, ma sono anche lavoratrici e lavoratori nell’ambito della salute.

Il lavoro della Mesa è stato portare allo scoperto il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza sin dal 1998, quando la questione era ancor  più stigmatizzata di oggi e trattata come un tabù totale nel Paese.

La rimozione della vergogna, secondo Cristina Villareal, va di pari passo con quella che chiama “depenalizzazione sociale” perché per quanto la Corte possa essersi dimostrata liberale nella sentenza e nello stabilire un limite ampio come 24 settimane, la vera difficoltà sta nell’implementazione.

Il lavoro di Causa Justa dunque continua, per far sì che il diritto acquisito non rimanga solo “sulla carta”, bensì che sussistano le condizioni per poterlo esercitare. A lungo termine, invece, rimane l’imperativo di vigilare e tenere sotto controllo gli sviluppi giuridici affinché il diritto all’aborto non venga cancellato da nuove sentenze.

Il caso degli Stati Uniti dimostra come un diritto che si considerava acquisito, in quanto protetto dalla Costituzione sin dalla sentenza Roe vs. Wade, può essere ribaltato all’improvviso. «La mia lettura politica – dice Ana Cristina González commentando quanto avvenuto in Colombia e negli USA a solo pochi mesi di distanza – è che ci troviamo in un momento congiunturale».

Le pioniere e la marea verde

In parallelo con Causa Justa, le due pioniere sono state attive in molti altri progetti.

Ana Cristina González ha lavorato come esperta di salute sessuale, riproduttiva e gender equality per le maggiori organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), alcune agenzie delle Nazioni Unite (UNFPA, UNDP, UN Women) e la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL). È anche stata membro della Articulación Feminista del Mercosur e fondatrice del Grupo Médico por el Derecho a Decidir.

Cristina Villareal è inoltre fondatrice di Oriéntame: l’organizzazione che per prima in Colombia ha offerto consulenza sull’aborto sicuro e assistenza nelle situazioni di emergenza legate agli aborti clandestini; e di CLACAI: il consorzio latinoamericano contro l’aborto non sicuro. Fa parte del comitato latinoamericano di Global Doctors for Choice e tra le cause per cui si adopera c’è anche quella per l’eutanasia con la Fundación Pro Derecho a Morir Dignamente.

Il loro instancabile lavoro, sia di ricerca accademica sia di attivismo sul campo, ha fatto sì che la Rivista TIME riconoscesse González e Villareal tra le 100 persone più influenti del 2022. Figurano nella lista con altre quattro figure di spicco provenienti dall’America latina, tra cui un altro colombiano: il fondatore della banca digitale Nubank David Vélez.

Quello che le liste di nomi non possono registrare, in ogni caso, è lo sforzo continuo di mobilitazione che ha portato in strada migliaia di pañuelos verdes (fazzoletti verdi, simbolo della lotta per l’aborto sicuro, a partire dalla tradizione dei movimenti in Argentina) anche in Colombia e soprattutto da parte delle giovani generazioni; pur senza avere alle spalle una consuetudine altrettanto solida a manifestare per questa causa, come nel caso di altri Paesi della regione.

Tutto questo ha dimostrato in modo radicale quanto la necessità di cambiare la percezione di questo tema era sentita in profondità, ed è stato decisivo per fare pressione sulla Corte.

«Da più di cent’anni discutiamo dell’aborto nel quadro del diritto penale, bisogna uscire da questo e regolarlo nell’ambito sanitario – questo è il cambio di paradigma essenziale nelle parole di Ana Cristina Gonzàlez – Certamente ci saranno sempre barriere e resistenze, ma dal momento in cui l’aborto smette di essere visto come un crimine, da lì potremo avanzare un po’ di più».

 

Fonti e approfondimenti

Chávez Rodríguez C. “La medica colombiana que marcó la agenda global por el derecho a decidir” Grazia Magazine, 05/2022

Habib Y. “Two Colombian Reproductive Rights Advocates Among TIME’s Most Influential People” BeLatina, 25/05/2022

Morales P. “Ana Cristina González, médica y doctora en Bioética, destacada por Time como una de las 100 personas más influyentes del mundo”, La Tercera (Paula), 25/07/2022

Stifani BM, Gil Urbano L, Gonzalez Velez AC, Villarreal Velásquez C. “Abortion as a human right: The struggle to implement the abortion law in Colombia”. Int J Gynaecol Obstet. 2018 Oct;143 Suppl 4:12-18

Pagina Web del Movimiento Causa Justa

France24, Cristina Villarreal: “La despenalización social y completa del aborto es una tarea pendiente”, Intervista (YouTube)

 

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