Il personaggio dell’anno: Alexandre de Moraes

Remix di Matteo Savi - foto di @Palácio do Planalto

Il 2022 del Brasile, segnato dalla vittoria alle elezioni presidenziali di Lula e da un altissimo tasso di polarizzazione politica, ha visto emergere come protagonista Alexandre de Moraes, giudice del Tribunale Supremo Federale (TSF), la corte suprema del Brasile. Nell’agosto del 2022 Moraes ha assunto la carica di presidente del Tribunale Elettorale Superiore (Tribunal Superior Eleitoral – TSE), l’autorità che vigila sul corretto svolgimento del processo elettorale brasiliano. 

Negli ultimi mesi, Moraes è diventato celebre per essersi opposto duramente alla diffusione delle fake news, ma anche per aver osteggiato alcune operazioni politiche promosse da Bolsonaro. Il fatto è particolarmente rilevante soprattutto in quanto Moraes non è un simpatizzante di Lula, ma è anzi considerato un membro conservatore del TSF.

Le azioni di Moraes hanno contribuito – seppur indirettamente – a garantire il ritorno al potere di Lula e la sua influenza è stata tale da aprire in Brasile un dibattito sul ruolo politico del potere giudiziario. 

Da ministro della Giustizia a membro del TSF

Nel 2016, Moraes è stato nominato ministro della Giustizia da Michel Temer, che aveva assunto la presidenza ad interim del Paese a seguito dell’impeachment di Dilma Rousseff. Pochi mesi dopo, il 22 febbraio 2017, Moraes è stato nominato da Temer giudice del TSF. 

La nomina è stata criticata dall’opposizione in quanto Moraes era stato affiliato dal 2015 al 2017 al Partito della Socialdemocrazia Brasiliana (PSDB), una delle forze politiche piú contrarie ai governi di Lula e di Rousseff. Per gli oppositori alla sua nomina, Moraes è stato nominato al TSF per ostacolare le indagini per corruzione contro i membri del governo Temer. All’epoca, l’esecutivo del PT, il partito di Lula, definí la nomina “una profonda mancanza di rispetto per la coscienza giuridica del Paese”. 

Il rapporto con Bolsonaro

Nei suoi anni da membro del TSF, Moraes si é distinto per il suo profilo conservatore: si è espresso contro la legalizzazione dell’aborto e dell’eutanasia e ha difeso l’inasprimento delle pene per i minorenni.

Nonostante ciò, Moraes ha sempre agito in difesa delle istituzioni, cosa che lo ha portato a scontrarsi con la politica anti-establishment di Bolsonaro: Moraes ha avviato diverse indagini sull’ex presidente e ha appoggiato l’arresto di alcuni dei suoi principali alleati. In reazione a tali decisioni, il 20 agosto 2021, Bolsonaro ha presentato una richiesta di impeachment contro Moraes al Senato, chiedendone la rimozione dal TFS e l’interdizione dalle cariche pubbliche per otto anni. Questa é stata la prima volta che un presidente ha chiesto l’impeachment di un giudice del TSF. Il 25 agosto 2021, il Presidente del Senato ha respinto la richiesta, ritenendola infondata.

Il ruolo di Moraes durante le elezioni presidenziali

Durante le elezioni Moraes, in quanto capo del TSE, ha spinto tale istituzione ad agire in maniera dura contro la diffusione delle fake news, imponendo multe alle piattaforme online che non rimuovevano i contenuti falsi. Il TSE ha fatto poi rimuovere alcuni video, promossi direttamente dalle campagne elettorali di Lula e Bolsonaro in cui i due venivano accusati di pedofilia, cannibalismo e satanismo. Le azioni di Moraes sono state criticate dai due candidati alle presidenziali che lo hanno accusato di aver censurato alcune loro posizioni. Il giudice supremo è stato poi criticato anche da alcuni giuristi che hanno definito arbitrarie le sue scelte riguardo a quali contenuti rimuovere, definendole un abuso di autorità. 

Moraes non è stato messo in discussione solo in quanto presidente del TSE, ma anche per le sue azioni in quanto relatore di una serie di indagini portate avanti dal TSF. Moraes sta infatti indagando sugli attacchi tramite fake news, calunnie e minacce che colpiscono i membri del TSF e i loro familiari, ma anche sull’esistenza di una organizzazione criminale digitale che agisce per destabilizzare la democrazia diffondendo fake news per conto di Bolsonaro. 

Michael Mohallem, professore della Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, ha segnalato come il fatto che il TSF sia allo stesso tempo vittima e giudice di tali indagini potrebbe andare a costituire un problematico precedente, permettendo al potere giudiziario di ampliare notevolmente i suoi poteri.

Coloro che appoggiano invece l’azione di Moraes sostengono che, dato l’alto volume di fake news circolanti durante le elezioni, il TSF e il TSE avessero l’obbligo di agire in maniera veloce e pratica per arginare il diffondersi della disinformazione. 

Le azioni di Moraes dopo le elezioni

Anche in seguito alla vittoria di Lula, Moraes è rimasto al centro dell’attenzione pubblica. 

Bolsonaro ha accettato di iniziare la transizione del potere, rimanendo però lontano dai riflettori per settimane: il suo vicepresidente ha dichiarato che il presidente era alle prese con un’infezione alla pelle che gli rendeva difficile indossare i pantaloni. Nel frattempo i suoi alleati ispezionavano i risultati elettorali alla ricerca di anomalie. 

Poche settimane dopo le elezioni, il Partito Liberale, una delle forze politiche che hanno supportato Bolsonaro, ha presentato una richiesta al TSE sostenendo che la maggior parte dei macchinari utilizzati per il voto – che in Brasile si svolge in modalitá elettronica – sono affetti da un bug, che renderebbe invalidi i voti espressi attraverso il 60% di tali macchinari. Dei voti rimanenti, secondo questa analisi, il 51% sarebbe andato a Bolsonaro, che sarebbe stato quindi il legittimo vincitore delle elezioni. 

Il bug evidenziato – effettivamente esistente – riguarda il numero di identificazione dei macchinari e, secondo le accuse, ha reso difficile certificare la veridicitá dei voti. Esperti indipendenti, consultati dalla Associated Press, hanno peró dichiarato che tale bug non influisce sull’affidabilità delle elezioni, dato che esistono diversi altri strumenti per identificare le macchine per il voto.

Marcos Simplício, esperto di cybersicurezza presso l’Università di San Paolo, ha sostenuto che voler annullare le elezioni a causa di tale bug è come sostenere che un’auto è distrutta a causa di un graffio sulla portiera.

Moraes – che in quanto presidente del TSE ha avuto il compito di esaminare tale esposto – ha concesso al Partito Liberale ventiquattro ore per spiegare perché fosse stato messo in discussione solo il secondo turno delle elezioni, in cui Bolsonaro aveva perso, e non il primo, in cui il presidente uscente aveva conquistato molti seggi al Congresso utilizzando gli stessi macchinari. Quando il Partito Liberale ha dichiarato di non avere informazioni sul primo turno, Moraes ha respinto la denuncia e ha multato il Partito per 4,3 milioni di dollari.

Moraes ha giustificato la sue decisione dichiarando che le argomentazioni presentate erano “assolutamente false” e che la richiesta di annullare le elezioni era “un attacco allo stato di diritto democratico (…) condotta in modo sconsiderato, con l’obiettivo di incoraggiare movimenti criminali e antidemocratici”.

 

Fonti e approfondimenti

Andrew Rosati e Simone Preissler Iglesias, Bolsonaro’s Brawl With a Top Justice Tests Brazil’s Democracy, Bloomberg, 29/06/2022

David Biller, Brazil election agency rejects Bolsonaro push to void votes, Independent, 24/11/2022

Jack Nicas e André Spigariol, Judge Slaps Down Bolsonaro’s Late Bid to Overturn Brazil’s Election, The New York Times, 23/11/2022

Lucas Moraes, Moraes toma decisão que isola PL e impõe pagamento sozinho da multa de R$ 22,9 milhões, Jornal do Commercio, 26/11/2022

Redazione, Alexandre de Moraes: o presidente do TSE acusado de ‘ditador’ por Bolsonaro que já foi alvo do PT, BBC, 27/10/2022

Redazione, Farsa punida, Folha de S.Paulo, 26/11/2022

Tori Otten, A Closer Look at Alexandre de Moraes, Brazil’s Top Election Official, The New Republic, 02/11/2022

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