Il personaggio dell’anno: Olusegun Obasanjo

Fonte foto: Friends of Europe - Flickr - CC BY 2.0 (https://www.flickr.com/photos/friendsofeurope/5878839880) Remix de Lo Spiegone, a cura di Matteo Savi

Se doveste incontrare Olusegun Obasanjo durante un evento internazionale, senza riconoscerlo, vi apparirebbe come un distinto signore nigeriano di 85 anni. Attenzione però a chiedergli informazioni sulla sua storia: Obasanjo vanta una storia politica e militare più lunga addirittura di quella del suo Paese, al punto che per riassumerla “brevemente” in una pagina Wikipedia sono servite più di 17.000 parole. Potrebbe tenervi lì per ore.

Obasanjo è ancora oggi un protagonista assoluto della diplomazia africana, tanto che il suo intervento nelle trattative per la pace nel Tigray lo rende un ottimo candidato per il titolo di “Personaggio dell’anno 2022” de Lo Spiegone. 

La carriera militare

Matthew Olusegun Aremu Obasanjo è nato nel 1937 nel villaggio di Ibogun-Olaogun, nella Nigeria nordoccidentale, nella comunità Owu, appartenente al popolo Yoruba. Impossibilitato a proseguire gli studi per via di una situazione economica precaria, al fine di assicurarsi istruzione e reddito, nel 1958 entrò nell’esercito, nonostante la sua avversione al dominio coloniale britannico (già da ragazzo aveva abbandonato il nome “Matthew”).

Negli anni Sessanta, Obasanjo perseguì una brillante carriera militare, iniziata con la partecipazione del suo battaglione a una missione di peacekeeping dell’ONU nell’ex Congo belga. Proprio nel 1960, infatti, la dichiarazione d’indipendenza del Congo era stata funestata da una serie di scontri armati culminati con l’omicidio di Patrice Lumumba, il primo presidente congolese. Una delle situazioni più calde era quella della regione secessionista del Katanga, dove fu avviata l’operazione delle Nazioni Unite per il Congo (ONUC) con l’obiettivo di ripristinare la pace e l’ordine. 

Obasanjo proseguì poi la sua carriera nell’esercito, fino a diventare uno dei capi del genio militare nigeriano. Nel 1966, la Nigeria fu scossa da una serie di colpi di stato militari che terminarono con la presa del potere da parte del generale Yakubu Gowon. Nel 1967, poi, lo Stato secessionista nigeriano del Biafra dichiarò la sua indipendenza e Obasanjo fu investito del comando di parte delle truppe impegnate nella guerra civile scaturita da questo evento.

In quei tre anni, Obasanjo guidò circa 35.000 uomini nella protezione delle città dagli attacchi dei ribelli e, dopo la loro sconfitta, fu incaricato di mediare la reinclusione pacifica del Biafra nello Stato nigeriano. Grazie al successo di questa operazione, divenne una figura politicamente rilevante, oltre che un eroe nazionale della guerra civile. 

La carriera politica

Nel 1975 un altro colpo di stato militare allontanò Gowon e pose a capo del Paese un triumvirato guidato dal generale Murtala Muhammed, con Obasanjo come suo vice e il supporto di Theophilus Danjuma. L’anno dopo, però, un ulteriore tentativo di colpo di stato organizzato dal colonnello Buka Suka Dimka terminò con l’omicidio di Murtala e, a quel punto, Obasanjo fu convinto a prendere il suo ruolo.

Obasanjo fu quindi capo di Stato militare della Nigeria tra il 1976 e il 1979. In quegli anni cercò di svincolare il Paese dall’influenza britannica, rafforzando i legami con gli Stati Uniti di Carter e si pose come uno dei maggiori oppositori del regime di apartheid in Sudafrica e del governo di minoranza bianca in Rhodesia del Sud. Nel periodo in cui fu presidente di turno dell’Organizzazione per l’unità africana, antenata dell’Unione africana, cercò anche di mediare, senza successo, il conflitto tra Etiopia e Somalia per la regione dell’Ogaden e la faida tra Repubblica Democratica del Congo e Angola.

Nel frattempo, in Nigeria si preparava il passaggio di potere dalla giunta militare a un governo civile e Obasanjo negoziò la scrittura della nuova Costituzione e le prime elezioni democratiche, vinte da Shehu Shagari. Questo gli fece acquisire un’ottima reputazione presso la popolazione e gli permise di rimanere una figura politicamente rilevante nei successivi venti anni. Negli anni Ottanta prese parte anche al Gruppo delle Persone Eminenti (EPG) del Commonwealth, un insieme di importanti diplomatici impegnati a negoziare la fine dell’apartheid in Sudafrica. 

Negli anni Novanta, la politica nigeriana entrò nuovamente in crisi e, nel 1993, Sani Abacha prese il potere con quello che a oggi è l’ultimo colpo di stato registrato in Nigeria. Per essersi opposto ferventemente al nuovo leader, Obasanjo fu arrestato e imprigionato. Alla morte di Abacha, la Nigeria andò verso un processo di normalizzazione e nel 1999 si tennero nuovamente le elezioni democratiche. 

Presidente della Nigeria e diplomatico

Nuovamente libero, Obasanjo si unì al nuovo Partito democratico popolare (PDP) e vinse le elezioni, diventando presidente. Si ripeté anche nel 2003 contro Muhammadu Buhari. Nel 2007, dopo una controversia legata al suo tentativo di abolire il limite costituzionale dei due mandati alla presidenza, lasciò il ruolo

Nei suoi anni al governo, dovette affrontare i gravi problemi socioeconomici della Nigeria, legati alle riforme ultra liberali del Washington Consensus e alle tensioni tra le varie comunità del Paese, oltre al fatto che negli anni della dittatura di Abacha i legami internazionali della Nigeria si erano deteriorati. 

Durante la sua presidenza, Obasanjo ha gestito una situazione economica compromessa, avviando iniziative per migliorare l’offerta scolastica, combattere l’inflazione e aumentare il salario minimo, riducendo i livelli di povertà del Paese. Ha anche spinto per la controversa privatizzazione di molte aziende statali nigeriane, comprese alcune di quelle petrolifere presenti nel delta del Niger, cancellando parzialmente l’enorme debito estero del Paese. In politica estera, Obasanjo ha lavorato per dimostrare che la Nigeria può avere un ruolo importante negli equilibri dell’Africa occidentale, non solo dal punto di vista economico e diplomatico. Negli anni, infatti, l’esercito nigeriano ha preso parte a molte missioni internazionali di peacekeeping in Liberia, Sierra Leone, Guinea-Bissau e Costa d’Avorio. 

Terminata l’esperienza di governo, Obasanjo ha partecipato a numerosissime commissioni diplomatiche in Nigeria e nell’ambito delle Nazioni Unite, prendendo parte a varie missioni. Molto importante è stata quella per la mediazione tra le parti ancora in conflitto nella Repubblica Democratica del Congo dopo la fine della Seconda guerra del Congo.

Quest’anno, a ottantacinque anni, ha nuovamente avuto un ruolo di primo piano in una trattativa di pace, mediando tra il governo etiope e il Fronte popolare di liberazione del Tigray (TPLF) per conto dell’Unione africana, ottenendo un cessate il fuoco nella regione. 

Il ruolo di Obasanjo nella pace in Tigray

Il Tigray è la regione più a Nord dell’Etiopia, al confine con l’Eritrea, e dal 2020 è teatro di un sanguinoso conflitto tra il governo centrale di Addis Abeba e il TPLF. Storicamente, il TPLF è stato il partito egemone della politica etiope, nonostante sulla carta rappresenti una minoranza della popolazione, ma questo dominio si è interrotto nel 2018, quando ha perso il predominio nella coalizione di governo e il potere è passato all’attuale Primo ministro, Abiy Ahmed Ali, leader del Partito della prosperità.

Da allora, le relazioni tra il governo e il TPLF sono state molto tese e l’estensione del mandato di Abiy Ahmed, determinata anche dalle misure anti-Covid, le ha portate all’esasperazione. A quel punto, il consiglio regionale del Tigray ha indetto le elezioni locali, nonostante il divieto di Addis Abeba, e il TPLF le ha vinte con il 98,2% dei voti.

Dopo attacchi tigrini a basi militari federali nel Nord del Paese, Abiy Ahmed ha lanciato un’offensiva per ristabilire il controllo statale sulla regione. La risposta militare del TPLF è stata dura e l’escalation reciproca ha trasformato la situazione in un vero e proprio conflitto interno. La guerra ha avuto fasi alterne, ma la tensione non è mai scomparsa.

Le vittime sono difficili da quantificare, ma sono comprese tra le 385.000 e le 600.000, anche se alcune fonti parlano di 750.000 morti. Ai combattimenti vanno aggiunti gravi episodi di crimini contro l’umanità, tentativi di genocidio, violenze sui civili e una carestia causata dalla devastazione del territorio. Dopo il fallimento della tregua del 2021, sono iniziate nuove trattative di pace, mediate da un gruppo guidato da un inviato dell’Unione africana, il cui nome a questo punto potrebbe suonare familiare a qualcuno: Olusegun Obasanjo.

L’accordo sembra essere efficace, ma non è ancora chiaro se sarà in grado di porre fine una volta per tutte alle ostilità e le trattative per il disarmo della regione procedono ancora. Obasanjo ha dichiarato spesso di essere pronto ad andare in pensione e prendersi cura della sua fattoria, ma gli eventi dell’ultimo anno sembrano averlo smentito nuovamente. Per questo non escludiamo di vederlo di nuovo in campo in futuro.

 

 

Fonti e approfondimenti

Reuters. 2022. Nigeria’s Obasanjo clinches unlikely Ethiopia truce

Center for Preventive Action, “War in Ethiopia, Global Conflict Tracker, 20/10/2022.

Kunle Daramola, “Obasanjo: How I helped to resolve Ethiopia’s Tigray conflict, The Cable, 30/11/2022. 

Britannica. 2022. Olusegun Obasanjo

Chuks Obiora, “Olusegun Obasanjo Biography: A Look At His Age, Education and Life Achievements, Buzz Nigeria, 25/7/2022.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

Be the first to comment on "Il personaggio dell’anno: Olusegun Obasanjo"

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: