Nigeria. Etnie, petrolio, guerre: il conflitto del Biafra (1966-1970)

Continua il nostro progetto sull’analisi delle guerre che hanno segnato la storia interna della Nigeria. In questo articolo parleremo della guerra civile nigeriana, conosciuta anche come guerra del Biafra: il primo vero conflitto etnico che colpì la Nigeria dopo soli 7 anni dall’indipendenza dello Stato.

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La guerra del Biafra viene considerata una tragedia di proporzioni enormi, che ha causato quasi 3 milioni di morti tra vittime della guerra e della fame. Le immagini della popolazione Igbo, l’etnia che abita la regione del Biafra, soprattutto dei bambini malnutriti, destarono scalpore in ogni parte del mondo, cambiando la percezione delle crisi umanitarie; il conflitto in Biafra fu il punto d’avvio per una nuova generazione di organizzazioni umanitarie, che hanno infranto la regola di non ingerenza da parte di organizzazioni civili e no profit nei problemi interni ad uno stato sovrano. La fondazione di Medecins sans Frontieres nel 1971 è l’esempio più famoso della scossa che il Biafra diede alle organizzazioni umanitarie.

La guerra del Biafra durò all’incirca quattro anni, dal 1966 al 1970, periodo durante il quale la provincia sud-orientale della Nigeria, popolata da etnia Igbo, tentò la secessione dallo stato centrale, cosa che scatenò la risposta immediata dell’esercito nigeriano. Il 15 gennaio 1966, la parte dell’esercito nigeriano di etnia Igbo, comandata dal generale Johnson Aguiyi-Ironsi, prese il potere tramite un colpo di Stato, motivato dai presunti brogli elettorali che avevano stravolto le elezioni dell’anno precedente. Il risultato delle elezioni aveva favorito le etnie del nord della Nigeria a discapito delle regioni del Sud, area dove si concentra tuttora la maggior parte delle risorse naturali della Nigeria, soprattutto petrolio e gas.

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Il generale Johnson Ironsi

La presenza di ricchissimi giacimenti petroliferi nella zona del Delta del Niger, il cuore della regione, è stata sicuramente la vera causa scatenante del conflitto. Infatti, il 29 luglio 1966, l’esercito “settentrionale”, composto da soldati prevalentemente di etnie Yoruba e Hausa, organizzò un contro-golpe dando il potere al colonnello Yakubu Gowon, massacrando le minoranze cristiane Igbo del nord ed escludendo completamente dalla gestione dello stato gli Igbo del Biafra.

Questi ultimi, preoccupati dalla possibilità di perdere tutti i proventi del petrolio a causa dell’ingerenza delle etnie del Nord, il 30 maggio 1967 dichiararono la loro indipendenza dalla Nigeria, fondando la Repubblica del Biafra, con a capo il colonnello Odunegwu Ojukwu. La nuova nazione sarà ufficialmente riconosciuta solo dal Gabon, da Haiti, dalla Costa d’Avorio, dallo Zambia e dalla Tanzania. Le motivazioni che Ojukwu diede alla stampa internazionale sulla dichiarazione d’indipendenza si incentrarono sulla frode ellettorale e sulle violenze perpetrate nei confronti delle popolazioni del Biafra.

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Odunegwu Ojukwu proclama la Repubblica del Biafra

La Nigeria cercò dapprima di instaurare un timido dialogo diplomatico, ma visti gli scarsi risultati, il 6 Luglio 1967 decise di invadere l’enclave secessionista. Il 12 Luglio l’esercito governativo espugnò la città di Garkem e due giorni più tardi fece il suo ingresso a Nsukka. La risposta del Biafra non tardò ad arrivare e la controffensiva risultò vincente portando le truppe di Ojukwu a 200 km da Lagos, la capitale nigeriana di allora.

Il governo nigeriano, sentendosi alle strette, rispose acuendo le violenze contro gli Igbo: dopo aver riconquistato i territori persi iniziò un lungo assedio, mettendo in atto un blocco economico navale, terrestre e aereo. Il Biafra venne così completamente escluso dalla federazione nigeriana senza poter accedere nè ai proventi delle estrazioni petrolifere, che continuarono indipendentemente dal conflitto in corso, nè a qualsiasi tipo di approvigionamento e servizi di prima necessità. Il protrarsi del blocco, unito alle incursioni dei nigeriani nelle fattorie del Biafra, portò a un disastro umanitario, con innumerevoli morti per fame fra i civili Igbo. Le immagini dei bambini gravemente denutriti fecero il giro del mondo e i leader biafrani iniziarono a chiedere aiuto ai paesi stranieri nel tentativo di porre fine a quello che definirono “un autentico genocidio”.

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Il governo nigeriano cercò in tutti i modi di risolvere l’aspro conflitto in Biafra in tempi brevi, ma non riuscì nelll’intento a causa dei vari problemi logistici che si vennero a creare all’interno dell’autoproclamato Stato, dove gli Igbo continuavano strenuamente la difesa dei propri territori anche grazie all’aiuto di volontari stranieri. Il sostegno internazionale nei confronti del Biafra non ci fu soltanto da parte delle organizzazioni umanitarie, infatti, ad esempio, il Portogallo, all’epoca l’ultimo Stato a possedere ancora colonie in Africa, giocò un ruolo fondamentale nella difesa dello Stato del Biafra, utilizzando la colonia di Sao Tomè e Principe come base per la protezione delle alte cariche biafriane e spedizione di fondi, beni di prima necessità e ogni sorta di aiuti.

Nonostante il sostegno che ottenne il Biafra, la guerra era destinata a risolversi a favore del governo nigeriano: il blocco economico messo in atto dalla Nigeria risultò cruciale nel porre fine alla guerra. Stremato dalla malnutrizione, il Biafra non riuscì a bloccare l’avanzata finale dell’esercito nigeriano del 1969. Le truppe federali arrivarono al cuore dello Stato, riuscendo a conquistare le città più importanti, tra le quali Port Harcourt, Owerri, Uli e Umuahia.

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Il 13 gennaio 1970 cade anche l’ultima città del Biafra, Amichi. In pieno collasso militare e umanitario, Ojukwu fuggì in esilio in Costa d’Avorio, lasciando al suo luogotenente Philip Effiong il compito di occuparsi della resa. La Repubblica del Biafra ebbe così breve vita, concludendo la sua esperienza di autogoverno il 15 gennaio 1970.

Come ritorsione nei confronti degli Igbo,  nell’immediato dopoguerra il governo federale applicò una serie di misure restrittive, come la limitazione all’accesso ai conti correnti, e diede corso a pesanti discriminazioni nell’impiego pubblico e spesso anche in quello privato. Allo stesso tempo l’amministrazione di alcune delle città con forte presenza Igbo venne affidata a gruppi etnici rivali come gli Ijaw e Ikwerre; senza contare che il nome Biafra è stato cancellato da tutte le mappe geografiche della Nigeria e quello che per tre anni fu uno Stato indipendente ora è un territorio smembrato in ben nove Stati federati della Repubblica di Nigeria (Enugu, Ebonyi, Cross Rivers, Abia, Anambra, Imo, Rivers, Beyelsa, Akwa e Ibom). In conseguenza di tutto ciò, nei primi anni settanta gli Igbo divennero uno dei gruppi etnici più poveri di tutta la Nigeria.

Le questioni che erano alla base della guerra del Biafra – gli interessi derivanti dai ricchi giacimenti di petrolio della regione – appare ancora oggi irrisolta, anzi è all’attenzione della comunità internazionale per quello che già si configura come il conflitto del delta del Niger, dove ancora oggi i molti centri di trivellazione vengono giornalmente colpiti da atti di sabotaggio e bunkering da parte dei popoli che rivendicano i diritti sulle loro terre d’origine, ormai martoriate dallo sfruttamento petrolifero. Il Biafra sta cercando gradualmente di lasciarsi alle spalle il brutto passato, anche se le cicatrici non sembrano del tutto rimarginate: persistono ancora problemi per quanto riguarda malnutrizione e sanità, molte persone vivono tuttora sotto la soglia di povertà e il popolo Igbo perde sempre più terreno coltivabile a causa delle compagnie petrolifere che espandono sempre di più il loro monopolio sulla zona. Nonostante il trascorrere degli anni, l’insoddisfazione popolare rimane e il risentimento nei confronti del governo centrale aumenta sempre di più.

 

 Fonti e Approfondimenti:

https://www.litencyc.com/theliterarymagazine/biafra.php

https://www.globalsecurity.org/military/library/report/1992/AAA.htm

https://web.archive.org/web/20170214103207/http://www1.american.edu/ted/ice/biafra.htm

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2017/07/13/news/nigeria_50_anni_dalla_guerra_del_biafra_tra_impuniti_e_sognatori-170719711/

http://www.africamasterweb.com/BiafranWarCauses.html

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