Elezioni in Tigray: l’ultima sfida di Abiy Ahmed

Tigray
TPLF Monument Mekele

Lo scorso 9 settembre nella regione del Tigray, in Etiopia, si è votato per eleggere i rappresentanti che siederanno nel Regional State Council. La votazione è stata dichiarata illegittima, nulla e senza nessuna base legale. L’evento da ulteriore prova delle difficoltà del premio Nobel per la pace Abiy Ahmed di tenere insieme un Paese così frammentato.

Elezioni e Covid-19

Il 31 marzo, a pochi giorni dalla scoperta dei primi casi di Covid-19 nel Paese, il governo di Abiy ha deciso di interrompere le operazioni per la preparazione delle elezioni generali. Esse avrebbero dovuto tenersi sarebbero dovute tenere il 2 agosto. Il 10 aprile il Parlamento ha approvato la dichiarazione dello stato di emergenza per 5 mesi.

Secondo la legge elettorale etiope le elezioni generali prevedono la scelta dei deputati che siederanno alla House of Peoples’ Representatives – la camera bassa del Parlamento – e la formazione dei Regional State Council – organi legislativi degli Stati regionali in cui è suddiviso il Paese. Le elezioni devono tenersi ogni 5 anni, come previsto dalla Costituzione all’art. 58, con il metodo del fist-past-the-post: in ogni circoscrizione viene eletto il candidato con il maggio numero di voti.

Lo stato di emergenza

Sempre all’art. 58, la Costituzione afferma che le elezioni debbano avvenire almeno un mese prima della scadenza del mandato della House of Peoples’ Representatives, che in questo specifico caso sarà il 5 ottobre. Il governo ha però deciso che la giornata elettorale sarà rinviata al 2021, a data da destinarsi. Se inizialmente anche l’opposizione aveva appoggiato la scelta del governo, l’allontanarsi sempre di più della data delle elezioni ha causato lo scontento dei tigrini, etnia minoritaria, che ha però tenuto le redini del Paese per quasi trent’anni.

Nonostante le decisioni del governo, i leader dei partiti di rappresentanza regionale hanno rifiutato l’estensione del mandato e in Tigray si è deciso di rispettare le tempistiche previste dalla legge in condizioni di normalità e di procedere alle elezioni dello State Regional Council. In merito si sono pronunciati gli ufficiali elettorali federali sostenendo che la decisione non ha alcuna base legale. La camera alta del Parlamento (House of People’s federation) ha etichettato le elezioni come nulle e prive di validità. Mentre il premier Abyi Ahmed le ha definite “shanty elections” (elezioni baracca), come metafora di qualcosa costruito dove non è permesso costruire.

La scelta tigrina: risultati e cause

A seguito delle scelte elettorali dei tigrini del 9 settembre, tutti i 190 consiglieri che compongono l’organo sono oggi esponenti del Tigray People’s Liberation Front (TPLF). Il TPLF è un partito di stampo marxista che per trent’anni è stato alla guida del Paese. La transizione che ha portato all’ascesa di Abiy Ahmed lo ha messo da parte. L’isolamento del partito e, di conseguenza, della regione e dell’etnia che rappresenta, si è intensificato con la costituzione del Prosperity Party.

Alla fine del 2019 il Prosperity Party ha preso il posto della coalizione Ethiopian People Revolutionary Democratic Front (EPRDF). Quest’ultima si è formata alla fine degli anni ’80. Ha combattuto contro la dittatura Derg rimanendo al potere fino al 2018, quando a seguito delle proteste popolari, l’ex premier Hailemariam Desaleign è stato sostituito da Abyi. Il TPLF è stato uno dei fondatori della coalizione, a cui poi si sono uniti l’Oromo Democratic Party (ODP); l’Amhara Democratic Party (ADP) e il Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM). L’obiettivo della coalizione era unire le varie etnie sotto un’unica forza, incentivando lo sviluppo di un nazionalismo etiope che trascendesse dalle differenze etniche. Il gruppo fu sempre trainato dalla minoranza tigrina.

Il suo successore, il Prosperity Party, è riuscito a tirare dentro le stesse forze politiche, fatta eccezione per il TPLF. Il partito di maggioranza dello stato del Tigray ha deciso di non entrare a far parte della nuova coalizione, in quanto il passaggio era avvenuto senza consultazioni. Di tutta risposta, il premier ha escluso dal suo gabinetto i ministri tigrini.

In reazione all’isolamento, nella regione hanno acquistato consenso le forze indipendentiste, come il Tigray Independence Party. Probabilmente queste forze non raggiungeranno mai considerevole supporto, in quanto i tigrini si considerano etiopi a tutti gli effetti, forse più delle altre etnie a loro dire, ma segnalano il diffuso malcontento, evidente soprattutto tra i giovani.

Questioni etniche e territoriali

Inoltre, il Tigray si trova sul confine con l’Eritrea, Paese con il quale le relazioni si sono normalizzate a seguito dell’avvicinamento tra Abiy e Isaias Afewerki. Esse hanno portato, tra le altre cose, anche all’apertura dei confini. I tigrini hanno assistito però a una progressiva nuova chiusura da parte dell’Eritrea, giustificata con la necessità di controllare immigrazione e commercio. Il fatto ha causato un abbassamento della fiducia dell’elettorato regionale nei confronti del governo centrale, avendo toccato con mano il fallimento delle trattative coi vicini. Afewerki da parte sua appoggia completamente il governo centrale, condannando le azioni delle forze regionali, fattore che forse è rimasto l’unico a tenere in piedi la neonata amicizia tra vicini.

E ancora, i tigrini accusano Abyi di “giustizia selettiva”. A loro dire, il premier avrebbe condannato i loro leader a severe pene per le accuse risalenti al periodo Desaleign, cosa che non sarebbe accaduta per gli esponenti amhara.

Infine, da decenni va avanti una disputa territoriale tra la regione Amhara e il Tigray, che il governo centrale ha provato a sedare inviando una commissione ad hoc. Il Tigray ha però ritenuto l’azione incostituzionale.

I problemi di Abiy

I tigrini non sono stati gli unici a lamentare la decisione unilaterale di Abyi di estendere il mandato del suo governo. Nei mesi precedenti alle shanty elections le strade di Addis Ababa erano piene di manifestanti, violenti e non. Tra di loro, anche molti oromo, maggiore gruppo gruppo etnico e regionale del Paese di cui fa parte lo stesso premier.

Il governo ha reagito bloccando internet per 3 settimane e limitando la libertà di stampa arrestando giornalisti e proprietari di testate accusandoli di istigazione alla violenza. Anche in occasione delle elezioni in Tigray molti giornalisti sono stati convinti a restare ad Addis Ababa e gli è stato suggerito di non recarsi a Makelle, capitale del Tigray.

Ma non è stata soltanto la scelta di rimandare le elezioni il problema, le tensioni già esistevano: le proteste degli oromo sono cominciate a ottobre 2019, quando l’opposizione ad Abiy ha denunciato il poco interesse del premier per il benessere della regione. Tra oromo e amhara la disputa per ottenere maggiore influenza su Addis Ababa e sul governo centrale non sono mai cessate.

Il Paese era e resta diviso tra un forza centripeta, la coalizione al governo, prima EPRDF e ora Prosperity Party, e una serie di forze centrifughe che rappresentano gli interessi regionali da anteporre a quelli nazionali. Tutto questo nonostante gli sforzi del governo volti alla creazione di un sentimento nazionale che superasse le divisioni interne.

 

Fonti e approfondimenti

AfricaNews, Voters take part in ‘illegal’ election in Ethiopia’s Tigray region, Rédaction Africanews with AFP , 09/09/2020

AfricaNews, Ethiopia – Eritrea peace deal reviewed as Abiy visits Afwerki, By Abdur Rahman Alfa Shaban, 19/07/2020

AlJazeera, Governing party in Ethiopia’s Tigray sweeps regional polls, 11/09/2020

AfricaNews, Ethnic Tension-Causing Tigray Polls in Ethiopia, By Kizzi Asala with AFP, 08/09/2020

AfricaNews, Ethiopia ‘fully’ restores internet connectivity after three week outage, By Abdur Rahman Alfa Shaban, 23/07/2020

BBC News, By Desta Gebremedhin of BBC Tigrinya, Why there are fears that Ethiopia could break up, 04/09/2020

International Crisis Group, Bridging the Divide in Ethiopia’s North, Crisis Group Africa Briefing N°156, Nairobi/Addis Ababa/Brussels, 12 June 2020

International Crisis Group, Managing the Politics of Ethiopia’s COVID-19 Crisis, 15/04/2020

Michelle Ndiaye et al., Ethiopia Conflict Insight, Peace and Security Report, Vol. 1 May 2020, Institute for Peace and Security Studies | Addis Ababa University

The New York Times, Ethiopian Region Holds Local Elections in Defiance of Prime Minister, By Simon Marks and Abdi Latif Dahir, 10/09/2020

Washington Post, Ethiopia’s week of unrest sees 239 dead, 3,500 arrested,  Elias Meseret, 08/07/2020

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