L’Ecuador approva il trattato di libero commercio con la Cina

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

All’inizio di febbraio 2024 è stato definitivamente approvato dall’Assemblea Nazionale Ecuadoriana, con 76 voti a favore, il trattato di libero commercio con la Cina, portando così a termine un processo di negoziazione iniziato nel 2022. Il trattato è stato presentato come un’enorme finestra di opportunità per il Paese latinoamericano, ora il quarto nel continente ad aver firmato un trattato di libero commercio (TLC) con la Cina, aprendo oltre 50.000 posizioni di lavoro e ampliando l’accesso al mercato internazionale a milioni di produttori agricoli.

Il trattato, in breve

I due Stati firmatari si sono accordati su misure riguardanti il commercio di beni e servizi e stabilito standard mirati a ridurre le tasse su import/export e favorire gli investimenti. Il focus è stato posto sull’export da parte dell’Ecuador di prodotti non-petroliferi, quindi principalmente agricoli e ittici, e l’import di rifiuti, prodotti farmaceutici, pesticidi e prodotti elettronici. 

Il TLC tra i due Paesi è il frutto della ristrutturazione del debito contratto dall’Ecuador con la Cina nel 2007 dall’allora presidente Rafael Correa. Da quel momento la dipendenza economica, commerciale e politica dell’Ecuador nei confronti del gigante asiatico non si è mai interrotta, dando vita a rapporti contrattuali tra lo Stato ecuadoriano e le compagnie petrolifere cinesi che hanno incrementato nel Paese sudamericano la produzione intensiva di idrocarburi con scarsa attenzione all’impatto ambientale di tale attività.

Con l’elezione dell’ex presidente Guillermo Lasso, le relazioni dell’Ecuador con la Cina sono cambiate, passando dalla ricezione di finanziamenti all’apertura del mercato agli investitori cinesi e alla promozione del commercio. Le tariffe per l’esportazione del petrolio sono scese allo 0% e ciò ha portato ad un aumento della domanda proveniente dalla Cina, quindi dell’estrazione di petrolio.

Per questo motivo, fino ad oggi, il prodotto più esportato dall’Ecuador in Cina è sempre stato il greggio. Tuttavia i dati sono destinati a cambiare ora che l’accordo di libero scambio tra i due Paesi è stato approvato dall’Assemblea Nazionale, e che una vasta gamma di beni provenienti dal settore agro-alimentare riceverà agevolazioni fiscali volte a facilitarne l’esportazione.

Rischi per l’ambiente e le comunità indigene

Se economicamente una élite del settore industriale ecuadoriano potrà trarre giovamento dal trattato, dal punto di vista ambientale e sociale le conseguenze per il Paese non si prospettano altrettanto rosee. La domanda del colosso cinese rischia di portare ad un aumento del tasso di deforestazione collegata alla produzione agricola e i danni a ecosistemi sensibili potrebbero mettere a repentaglio la preziosa biodiversità dell’Ecuador.

“E’ un trattato orientato principalmente al settore agroalimentare, di cui beneficeranno i grandi gruppi industriali di bananeros e camaroneros (pescatori di gamberi) a discapito dei piccoli agricoltori che non hanno preso parte alle negoziazioni. Questa è un’enorme limitazione alla possibilità che lo Stato si impegni a redistribuire la ricchezza equamente” – mi dice durante un’intervista telefonica Tito Madrid, economista e sociologo ecuadoriano. 

Infatti, tra i beni più richiesti dalla Cina figurano il calamaro, il rame, le banane, la pitajaia e la balsa. Il calamaro viene allevato intensivamente nelle aree costiere di El Oro e nel golfo di Guayaquil con impatti estremamente pesanti sull’ecosistema costiero, che danneggiano in primo luogo le mangrovie. Questo si ripercuote anche sulle comunità costiere che perdono una fondamentale protezione dalle mareggiate, ogni anno più frequenti a causa del cambiamento climatico. Anche il legno della balsa (Ochroma Pyramidale) è un prodotto che sta minacciando l’integrità degli ecosistemi amazzonici. Utilizzato in Cina per la costruzione di pale eoliche, il legno di balsa viene ottenuto da piantagioni intensive, realizzate abbattendo a ritmo crescente le foreste vergini.

Vista la crescente domanda del mercato cinese per la costruzione di pale eoliche, il legno di balsa sta acquisendo priorità sulle foreste vergini, che vengono abbattute a ritmi crescenti. Basti pensare che solo nel 2021 l’Ecuador ha esportato in Cina legno di balsa per un valore complessivo di $20 milioni, gran parte del quale proveniente dalle provincie di Pastaza e Morona Santiago, dove centinaia di comunità indigene sono costrette a lottare contro le industrie per proteggere i loro territori dalla deforestazione. 

Infine, c’è il tema dei rifiuti, discusso nel capitolo 4.3 del trattato. “L’Ecuador diventerà la discarica della Cina” – ha detto la membra dell’Assemblea Esther Cuesta. Infatti con il TLC l’Ecuador ha accettato di importare i rifiuti del colosso asiatico, supponendo di avere un piano per smaltirli. Tra questi ci sono gli scarti dell’industria del legno, scarti alimentari, scorie e ceneri, come la cenere di alghe, fanghi con residui di piombo, residui radioattivi anche nucleari, e scarti di pile e batterie elettriche. Questi si sommeranno ad altri residui che già l’Ecuador importa dalla Cina, come residui plastici, metallici, alcuni destinati al riciclo, altri allo scarto. Come potrà l’Ecuador, uno dei paesi con la superficie più piccole dell’America Latina, a gestire i rifiuti di uno dei Paesi più popolosi del mondo?

Investimenti pericolosi

A questo scenario, si aggiunge la forte presenza di imprese cinesi sul territorio Ecuadoriano nel settore minerario ed energetico, le quali riceveranno una spinta finanziaria notevole per intensificare le attività.  “Già abbiamo esperienza di come operano le imprese cinesi qui da noi” – afferma Cecilia Cherrez di Accion Ecologica durante un’ intervista – “spesso hanno causato danni ambientali e alle comunità locali senza ricevere sanzioni.. con il trattato viene eretto un ulteriore scudo legale intorno a questi attori dal momento che apre la possibilità di fare ricorso a pannelli di arbitraggio internazionali che ben sappiamo come funzionano…stanno sempre dalla parte delle imprese”.  Cecilia fa riferimento a casi come lo scandalo di CocaCodo Sinclair, la centrale idroelettrica di dominio cinese che ha prosciugato la cascata San Rafael e alterato irrimediabilmente il corso del Rio Coca senza portare alcun beneficio al fabbisogno energetico della regione.

L’economista Ecuadoriano Alberto Acosta mi ha spiegato che nonostante il TLC si concentri maggiormente sui beni non petroliferi, porterà all’aumento della produzione di tutti i settori estrattivi dell’economia ecuadoriana. Questo perché l’accordo creerà un ambiente favorevole agli investitori “semplificando i rigidi processi di richiesta e approvazione degli investimenti” e aumentando quindi il controllo delle attività estrattive da parte della Cina.

“Ora che il TLC è stato approvato dall’Assemblea Nazionale, è probabile che un aumento degli investimenti porti all’installazione di nuovi gas flares (sistemi di combustione dei gas derivanti dall’estrazione del petrolio), dato che il governo continua a tollerare questa pratica invece di investire nel gas nazionale” – mi commenta durante un’intervista Diana Castro di LatinoamericaSustentable –  “In effetti, ci sono clausole del capitolo 9 del trattato pensate per creare un ambiente fertile per gli investitori nel settore energetico e agricolo, con tanto di garanzie e canali preferenziali per il processo di approvazione di licenze ambientali. Questo rende ancora più debole la sovranità dell’Ecuador e quindi la capacità del governo di tutelare i diritti umani e ambientali. Di conseguenza aumenteranno i comportamenti criminosi delle imprese nella foresta amazzonica e i conflitti legati alla contaminazione.”

I trattati di libero commercio sono meccanismi che permettono alle economie dominanti di continuare a drenare le risorse dei Paesi meno sviluppati economicamente secondo una logica esportatrice, dove le materie prime vengono vendute a poco prezzo impedendo ai Paesi che le possiedono di svilupparsi autonomamente.

Lo scorso febbraio l’Ecuador ha perso un’occasione per rafforzare la propria indipendenza economica e proteggere la popolazione e la natura dal modello di industria intensiva. Se prima del TLC l’Ecuador già si trovava vincolato a interessi economici imposti dalle sue relazioni con la Cina, ora questa dipendenza è diventata irreversibile. Ma il beneficio che ne trarranno i grandi gruppi industriali che monopolizzano l’economia del Paese sembra aver avuto di nuovo la meglio sugli interessi della popolazione e sull’indipendenza politica.

Secondo Diana Castro, l’unico possibile modo per uscire da questo giogo è il rafforzamento delle istituzioni locali e l’implementazione di normative nazionali, che possono almeno mitigare gli impatti negativi del TLC.

 

Fonti e approfondimenti

Fundaciòn Mil Ojas. Los secretos de la deuda china 

Latinoamérica Sustentable, “Negociación y desafíos socioambientales del TLC China-Ecuador“, 1/05/2023 

Voz de America, “Asamblea de Ecuador aprueba Tratado de Libre Comercio con China“, 7/02/2024

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