Vita e morte a Baghdad

Il 3 luglio a Baghdad si festeggiava la fine del Ramadan e, come da tradizione, la gente era scesa in strada per le vie dello shopping, davanti alle insegne al neon e alle vetrine per riprendersi da un mese di caldo e venti di guerra. Quando è scoppiato un camion pieno di esplosivo Baghdad si era scordata di essere un terreno di guerra, voleva semplicemente vivere tranquilla, ma è stata riportata alla realtà dal più cruento degli attacchi terroristici della storia con 200 vittime.

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La vita a Baghdad è molto diversa da tutte le capitali del mondo. In una città normale solo una bassissima percentuale degli abitanti ha assistito ad un attentato nella propria vita. Nella capitale irachena difficilmente un abitante non è stato coinvolto in un attentato, con la perdita di un parente o con una ferita. Dall’inizio dell’anno sono già più di 50 gli attentati perpetrati nella capitale, con una media di 30 vittime per ogni attacco. Questi sono solo alcuni dei numeri e solo gli attacchi certificati dall’ONU.

L’arma di distruzione di massa a Baghdad sono le auto bombe. Il primo ministro iracheno Haider al Abadi aveva assicurato che la città sarebbe stata più sicura dopo che, con la presa di Fallujah, erano state distrutte venti fabbriche di autobombe, ma è stato subito smentito. Questo è il clima che si vive a Baghdad l’insicurezza, l’incertezza sulla propria vita e questo è il clima che l’ISIS vuole che rimanga in città per poter coltivare e sopravvivere grazie alla paura che cresce.

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Mappa delle Autobombe a Baghdad negli ultimi 8 anni

La città è divisa in molte fette e strisce controllate da innumerevoli posti di blocco, che controllano le auto per assicurarsi che non vi siano esplosivi a bordo. Questa tattica è stata portata e sponsorizzata dagli americani che prima presidiavano i posti di blocco, usando bastoni specchiati o bomb detector.

mideast-iraq-bombing-baghdadjpeg-02a3f_c0-241-5760-3599_s885x516 Proprio un mese fa l’imprenditore britannico, James McCormick, è stato condannato in Inghilterra a dieci anni di carcere per aver messo in pericolo la vita altrui a scopo di lucro. L’imprenditore è stato condannato ma nessuno ha spiegato che l’ordine dei finti detector veniva proprio dalla Nato e dal governo iracheno, evidentemente una vita a Baghdad non vale abbastanza per spendere questi dollari.

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Quartier Karrada

Il quartiere di Karrada era l’emblema dello shopping a Baghdad, soprattutto per gli sciiti, adesso è una lunga strada piena di macerie e palazzi crollati con la strada ancora macchiata dal sangue, ricoperta da bandiere irachene. La popolazione è scesa in piazza per denunciare questa situazione e ha manifestato il proprio disgusto verso uno stato che non riesce a difendere i proprio concittadini con una pioggia di scarpe e sassi contro le vetture del primo ministro Al Abadi, venuto alla commemorazione delle vittime.

L’estate sarà molto calda per il primo ministro. Dopo aver cercato per mesi di superare la paralisi del governo e del parlamento, creata dalla protesta degli sciiti verso il governo che considerano corrotto e poco rappresentativo. Il primo ministro con la conquista di Fallujah era riuscito a riprendersi nell’opinione pubblica, ma questo attentato ha colpito il cuore della città e ha riportato alla luce la fragilità di un paese che più che vivere sembra sopravvivere.

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Il primo ministro Al Abadi

L’ISIS ha rivendicato l’attentato ponendolo come la vendetta sunnita dopo la perdita di Fallujah. Gli analisti guardando alla crudeltà dell’attentato hanno descritto l’ISIS come una bestia ferita, forse più debole ma ancora più pericolosa. Le prospettive non sono per niente positive per gli abitanti di Baghdad. Sanno perfettamente che l’ISIS sta perdendo colpi sul terreno di battaglia, ma sanno che vi sono decine, se non centinaia, di cellule terroristiche jihadiste nella capitale e nelle altre città.

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Nessuno dei cittadini di Baghdad passa vicino ad una macchina con tranquillità e questa è la vittoria di Daesh. Insinuare il panico, vuol dire distruggere i sogni e le aspettative di  felicità, vuol dire negare il movimento, vuol dire negare la vita. L’unico obiettivo è creare un possibile continuo collegamento tra vita e morte nelle vie di Baghdad.

IRAQI FREEDOM

Approfondimenti:

http://osservatorioiraq.it

http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/baghdad-bombing-death-toll-rises-to-nearly-300-in-isis-car-bombing-a7127386.html

 

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