GATT e OMC: come è organizzato il commercio internazionale?

Spesso sentiamo parlare della globalizzazione e dei suoi effetti positivi o negativi, ma approfondiamo quali sono gli accordi e le regole che hanno determinano il commercio mondiale.

Negoziati commerciali multilaterali

La teoria tradizionale della politica commerciale concentrava la propria attenzione sui dazi, partendo da due princìpi generalmente accettati fino alla Prima Guerra Mondiale. Tali principi erano che:

  1. le barriere al commercio internazionale per scopi protettivi dovessero essere confinate ai dazi e
  2. non ci dovessero essere discriminazioni commerciali nei confronti dei vari paesi, cioè che un eventuale dazio dovesse essere applicato nella stessa misura a tutte le importazioni qualunque ne fosse l’origine.

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Nonostante nel periodo fra le due guerre mondiali, e in particolare negli anni seguenti alla grande depressione, si assistesse a una sistematica violazione di tali princìpi, essi furono ripresi e posti alla base dell’accordo mondiale che avrebbe dovuto regolare il commercio internazionale dopo la seconda guerra mondiale.

 

L’accordo, come pensato dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, doveva istituire l’Organizzazione Internazionale per il Commercio (International Trade Organization) come organizzazione permanente che regolasse il commercio mondiale, da affiancare a quelle nate dalla Conferenza di Bretton Woods ovvero Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. L’accordo relativo all’ITO fu effettivamente raggiunto nell’ambito della Conferenza sul Commercio e l’Occupazione delle Nazioni Unite, tenutasi a L’Avana (Cuba) tra il 21 novembre 1947 ed il 24 marzo del 1948 e conclusasi con l’adozione dello statuto dell’ITO (noto come Carta dell’Avana), ma rimase bloccato per la mancata ratifica statunitense.

Per tale ragione i 23 paesi, seduti al tavolo delle contrattazioni, dovettero ripiegare sulla creazione del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), organizzazione non permanente che entrò in vigore nel 1948. L’argomento al centro del dibattito era la riduzioni dei dazi che, come detto, avrebbe permesso un più florido commercio tra i paesi e di conseguenza una maggior ricchezza.

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Principio fondamentale su cui si basava il GATT era quello della “nazione più favorita”: le condizioni applicate al paese più favorito (vale a dire quello cui vengono applicate il minor numero di restrizioni) sono applicate incondizionatamente a tutte le nazioni partecipanti.

Dall’entrata in vigore del GATT ci sono state otto serie di negoziati (rounds) commerciali, mentre un nono, in base agli accordi di Doha (Qatar), è in corso. L’Uruguay round è senza dubbio il negoziato più importante.

Uruguay Round e WTO

Sono 123 i paesi che hanno partecipato alle negoziazioni iniziate nel 1986 a Punta del Este (Uruguay) e concluse nel 1994 a Marrakech. Tale negoziato ha portato alla creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization) che ha trasformato il GATT in una organizzazione con personalità giuridica.

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La sede dell’organizzazione si trova a Ginevra ed è oggi composta da 163 paesi e altri 21 che vengono definiti “paesi osservatori”. Stando ai dati pubblicati dall’organizzazione stessa, il budget a disposizione sfiora i 200 milioni di franchi svizzeri e lo staff dell’organizzazione è composto da 634 impiegati. Il direttore generale è il diplomatico brasiliano Roberto Azevedo, la sua nomina è entrata in vigore il 1º settembre 2013 per un mandato di quattro anni.

La partecipazione degli Stati al WTO comporta l’accettazione degli accordi GATT e degli Accordi in materia di commercio di servizi (GATS), di investimenti (TRIMS), di proprietà intellettuale (TRIPs) e di risoluzione delle controversie (DSU). Obiettivo generale dell’OMC è quello dell’abolizione o della riduzione delle barriere tariffarie al commercio internazionale; a differenza di quanto avveniva in ambito GATT, oggetto della normativa dell’OMC sono non solo i beni commerciali, ma anche i servizi e le proprietà intellettuali; inoltre vengono posti al centro del dibattito anche le misure non tariffarie (contingentamenti, restrizioni volontarie alle esportazioni, le barriere tecniche ecc..) che già avevano avuto un ruolo centrale nella negoziazione precedente (c.d. Tokyo Round, 1973-79).

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Possiamo riassumere le funzioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio in:

  • supervisionare l’attuazione, l’amministrazione e il funzionamento del presente accordo e degli accordi commerciali;
  • fornire un contesto nel cui ambito si possono svolgere negoziati tra i suoi membri per quanto riguarda le loro relazioni commerciali multilaterali nei settori contemplati dagli accordi riportati in allegato al presente accordo (forum negoziale);
  • amministrare e risolvere le controversie internazionali in ambito commerciale;
  • monitorare le politiche commerciali nazionali dei Paesi (aderenti);
  • fornire assistenza tecnica e formazione per i paesi in via di sviluppo;
  • cooperare con altre organizzazioni internazionali per lo sviluppo economico globale (in particolare con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale).

Post Uruguay Round

Negli anni immediatamente successivi alla nascita dell’OMC, la conferenza ministeriale di Singapore (1996) definì la struttura dell’Organizzazione, mentre l’incontro ministeriale di Ginevra (1998), dette mandato di lanciare una nuova serie di negoziati al successivo vertice di Seattle (1999). Quest’ultimo fu un fallimento completo date le posizioni contrastanti tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo.

Fu proprio il conflitto tra le due posizioni a generare la nascita di una nuova serie di negoziati, denominati Doha Round, nel 2001. Al centro del dibattito c’è proprio lo sviluppo, di cui il commercio internazionale viene ritenuto uno fattore fondamentale. Tuttavia l’agenda di Doha non si è ancora conclusa e non sembra essere in dirittura di arrivo. L’inconciabilità delle posizioni dei PVS e dei paesi industrializzati è talmente ampia che Pascal Lamy (ex direttore dell’OMC) si vide costretto ad interrompere i negoziati del Doha Round il 24 luglio 2006. Negoziati che ripresero a inizio 2007.

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Ad oggi, si dibatte sulla possibilità dello smantellamento dei sussidi alle esportazioni agricole dei paesi più avanzati e di stabilire misure in grado di facilitare l’accesso dei paesi in via di sviluppo ai mercati internazionali più avanzati che permetterebbe secondo la teoria di politica commerciale un miglioramento delle possibilità economiche di questi paesi.

 

 

 

FONTI:

https://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/who_we_are_e.htm

https://www.wto.org/english/tratop_e/dda_e/dda_e.htm

https://www.wto.org/english/thewto_e/whatis_e/tif_e/org6_e.htm#observer

http://www.bankpedia.org/index.php/it/88-italian/b/18695-barriere-non-tariffarie

https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_mondiale_del_commercio#Critiche_all.27OMC

https://it.wikipedia.org/wiki/General_Agreement_on_Tariffs_and_Trade

 

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