La strada iraniana verso il WTO

Negli ultimi mesi è tornato di moda il tema dell’accordo sul nucleare iraniano, il JCPOA, che Trump minaccia di voler cambiare, mentre l’Iran e gli altri 5 partner firmatari( Francia, Gran Bretagna, Cina, Russia, Germania e l’Unione Europea) vogliono mantenerlo intatto e farlo rispettare. Questo trattato coinvolge moltissimi settori dei vari paesi, compreso quello militare e quello diplomatico, ma va ricordato che è anche molto presente il tema economico, in particolare riguardo l’embargo e le sanzioni poste sul paese.

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Nonostante questi ultimi due punti siano sempre stati sotto i riflettori internazionali un aspetto che viene sempre trascurato è l’accesso dell’Iran nella World Trade Organization. Per due decenni la Repubblica islamica ha cercato di ottenere l’entrata ma è sempre stata  frenata dal veto americano. Cerchiamo di analizzare la parabola della richiesta iraniana per l’entrata, le ragioni( ufficiali e non) del “NO” americano e le paure interne ed esterne per questo accesso.

La richiesta iraniana

L’Iran ha presentato per la prima volta la richiesta di adesione al WTO nel 1996, sotto la presidenza del riformista Akbar Hashemi Rafsanjani. Le motivazioni di questa domanda risiedevano nel progetto del primo presidente riformista del paese, sempre convinto che il modo migliore per velocizzare la modernizzazione del paese fosse quello di aprire il paese al mondo attraverso il commercio. La richiesta non fu neanche mai valutata dal consiglio del WTO per il veto degli Stati Uniti. Il no di Washington fu legato ufficialmente a presunti rapporti tra Iran e terrorismo islamico, ma la realtà era ben diversa. Il presidente Clinton in quel momento era troppo legato a Israele, da sempre nemico dell’Iran, per poterselo inimicare con un’apertura a Rafsanjani; dovendo, inoltre, correre per la rielezione Clinton non voleva andare contro la volontà dell’elettorato americano, ostile all’Iran dai tempi della crisi degli ostaggi all’ambasciata di Teheran.

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La pratica iraniana al WTO rimase congelata per circa 9 anni, fin quando nel 2005 Washington tirò fuori la questione per cercare di mantenere Teheran al tavolo deI negoziati sul nucleare. La presidenza Bush pensava di poter usare questo strumento come carota e bastone, essendo sicuro di avere davanti un partner totalmente inaffidabile. Ma questa previsione si rivelò errata: il paese degli Ayatollah mantenne un comportamento costruttivo e propositivo durante tutti i negoziati così da obbligare Washington ad un compromesso. Teheran fu ammessa come paese “osservatore”, ma i successivi negoziati furono congelati pur di non arrivare ad un accesso diretto. L’Iran ha anche presentato il memorandum, in cui ci si propone una riforma dei propri strumenti economici così da renderli uniformi al libero mercato, che tutti i paesi sono obbligati a fornire per vedersi garantito l’accesso.

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Il rallentamento aveva creato grande indignazione nei palazzi del potere di Teheran, ma allo stesso tempo non aveva mai azzerato le relazioni con gli USA e gli altri membri del WTO, come si nota dal rilancio delle trattative sotto l’era Obama- Rouhani. Il presidente democratico era stato molto chiaro e aveva proposto l’accesso come futuro frutto dell’accordo sul nucleare, ma neanche lui ha rispettato la propria promessa. Attualmente l’Iran è ancora solo al secondo step, come si può vedere dal grafico sottostante, e dovrebbe ancora affrontare tutti i procedimenti plurilaterali e bilaterali con l’organizzazione. Se il procedimento iniziasse oggi l’adesione ufficiale si potrebbe avere nel 2023, secondo alcune ottimistiche stime.

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I motivi del NO americano

Washington non ha mai aperto alla richiesta iraniana per motivi contingenti e per la storica inimicizia tra l’Iran, Israele e le monarchie del Golfo. A questi motivi politici vanno aggiunte anche una serie di considerazioni da farsi sulla natura dell’economia iraniana.

Come abbiamo già detto in passati articoli, buona parte dell’economia di Teheran è retta e guidata da agenti parastatali, come le Guardie Rivoluzionarie, che non mantengono livelli accettabili di trasparenza. Washington ha quindi nutrito grandi dubbi su questo accesso perché potrebbe comportare un massiccio afflusso di fondi e investimenti nelle tasche dei nemici degli Stati Uniti. Un esempio che spesso è stato portato avanti dai politici americani è quello di un eventuale bando governativo americano vinto da un’azienda edilizia iraniana, legata ai Pasdaran, ma accettata dal WTO. Uno scenario che potrebbe scandalizzare.

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Senatori americani a lavoro sul fascicolo Iran

 

Il secondo dubbio americano è invece legato proprio alla questione della liberalizzazione  iraniana. Il mercato americano è aperto e da anni è abituato ad accogliere merci straniere, ma un mercato che è stato abituato per decenni a vivere isolato come si comporterebbe? Vi sarebbe un reale guadagno da parte americana o solo da parte iraniana? Gli USA non si vorrebbero trovare un nuovo competitor in patria senza avere reali possibilità nel panorama iraniano.

Lo scetticismo dei vicini mediorientali

Non solo gli Stati Uniti nutrono grandi dubbi sull’entrata del paese nel WTO, ma anche molti altri paesi mediorientali che temono il gigante assopito iraniano. Negli ultimi decenni i paesi dell’area hanno potuto gareggiare tra di loro senza avere un reale rivale nei propri punti di forza.

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Le monarchie del Golfo, Arabia Saudita e Qatar, non hanno mai dovuto affrontare la competizione di un paese che potesse gareggiare con loro in base alla quantità di idrocarburi. Allo stesso modo la Turchia non ha mai affrontato un paese gemello con un sistema industriale così sviluppato da poterla impensierire.

Questo è stato possibile perché l’Iran era tenuto in una gabbia dove poteva essere limitato. Nel caso in cui il paese degli Ayatollah fosse ammesso al WTO non potrebbe più essere così facilmente accusato di dumping, come adesso regolarmente fanno gli altri paesi mediorientali e occidentali.

La paura è anche più forte per gli alleati che negli anni Teheran ha saputo avvicinare, come Cina, Russia e adesso Qatar. Questa serie di alleanze potrebbe essere distruttiva per l’intera sistema economico mediorientale ribaltando equilibri stabili da molto tempo, come si può già in parte vedere nel sistema del petrolio e dell’OPEC.

Le paure interne all’Iran

Gli scetticismi non sono stati solamente esterni sulla questione dell’entrata nel WTO, ma anche interni, in particolare sotto due punti di vista principali.

Il primo è quello delle oligarchie iraniane, come i pasdaran e i religiosi, che temono questo strumento possa indebolire il proprio potere. Nell’ultimo periodo le Guardie rivoluzionarie, ma anche alcuni esponenti del clero conservatore, hanno cercato di far capire il rischio di una totale apertura. Dall’altra parte il Generale Soleimani, leader dei Pasdaran, ha affermato che le forze conservatrici non si possono porre solo come freno alla modernizzazione altrimenti verranno espulse dal popolo.

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Il Generale Soleimani

Il secondo dubbio invece riguarda la possibile tenuta dell’economia iraniana. Alcuni esperti sostengono che l’economia, ancora troppo debole, rischierebbe di essere spazzata via davanti ad un sistema più competitivo. In questo ragionamento si guarda in particolare all’industria dei beni al consumo che non regge gli standard qualitativi e di produzione con economie occidentali. Altri economisti, come i consiglieri del presidente Rouhani, sostengono che le riforme avviate forniranno una copertura prima della possibile entrata dell’Iran, soprattutto attraverso l’uso degli strumenti del WTO per la protezione temporanea di settori industriali poco sviluppati.

 

Fonti e approfondimenti

https://www.wto.org/english/thewto_e/acc_e/a1_iran_e.htm

https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2017/09/iran-wto-world-trade-organization-accession-nuclear-deal.html

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2016/08/iran-world-trade-organization-wto-accession-bid.html

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2016/05/iran-resistance-economy-interpretation-misunderstanding.html

http://sharghdaily.ir/News/84244/مخالفت-آمریکا-با-الحاق-ایران-به-سازمان-جهانی-تجارت

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2016/07/iran-foreign-direct-investment-fdi-post-jcpoa.html

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